Intervallo: Fiume, Teatro Nazionale.
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Intervallo: Fiume, Teatro Nazionale.
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Solita generalizzazione qualunquista di chi vuole fare propaganda.
Dal punto di vista rigorosamente fascista il fascismo non prevede alcuna legge razziale. Le leggi razziali entrano in gioco nel '38, rappresentando una enorme deviazione dall'Idea fascista. E rimarranno in vigore 2 anni (+5 di guerra, che fanno parte di un altro periodo storico).
Quindi calma e sangue freddo.
Poichè stiamo parlando del PRIMO dopoguerra, siamo appieno nella fase non-razziale. Basta leggere gli articoli di Mussolini sul Popolo d'Italia per capire quale fosse la posizione del fascismo: Istria e Fiume+Dalmazia da Zara a Sebenico. Tutto il resto era "slavo".
Il punto di vista Mazzianiano e Repubblicano va oltre. Basta prendere un compasso, puntarlo su Parma, allargarlo fino al Ticino. Tutto ciò che è sotto è Italiano. Da sempre e per sempre. Compresa la costa Italiana che va dal Friluli alla Dalmazia, passando per l'Istria.
Le leggi razziali entrano in gioco nel '38, rappresentando una enorme deviazione dall'Idea fascista.
Benito Mussolini, 1920
Citazione:
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani".
gli ultimi 5 furono quelli tragici!!!Citazione:
2 anni (+5 di guerra, che fanno parte di un altro periodo storico).
Si stiamo freschi con te...potrai anche estrapolare tutte le frasi che vuoi, ma se solo avessi quel libro sottomano ti riporterei fedelmente degli articoli che ti farebbero star zitto. Perchè certe frasi estemporanee non rappresentano nè un'ideologia, nè una posizione definitiva.
Ti ripeto che sulla questione irredentista, quella che ho citato prima era la posizione di Mussolini nel 19. Scommetto che la frase che hai citato è successiva all'arroganza mostrata dagli slavi nel pretendere più di quanto gli spettasse, a Versailles (accompagnata all'incompetenza dei nostri governanti). Dopo certe richieste Mussolini, col suo tipico stile, rispose in modo molto "colorito"...
A chi lo dici! Col senno di poi era meglio se tutto finiva nel '37!
Non sono razzista, ne provo sentimenti sinistri nei confronti degli slavi, ma la Corazia e la Slovenia, meriterebbero davvero il bastone sulla schiena. A livello politico e istituzionale. Devono renderci ciò che è nostro. Perchè è nostro. Naturalmente i Croati e gli Sloveni capirebbero questa scelta, senza scomodare stupidagini razziste e inutili guerre. E' questione di mercato.
Basta co sto mercatoooooooooooo!!!
Io non sto parlando del fascismo ideale ma di quello pratico:
Citazione:
È solo dopo la prima guerra
mondiale, cioè quando i nazionalismi si affermano fino a sfociare nei razzismi di Stato, che il Regno di Italia comincia una politica diitalianizzazione forzata delle "terre irredente". Da ogni regione, piovono funzionari e impiegati pubblici, che sostituiscono i locali. La lingua ufficiale, anzi, obbligatoria, diventa l'italiano, e dialetti e lingue dei popoli presenti sul territorio sono vietati, proibiti. Se l'effetto di tale norma è assai violento nelle città della costa, dove comunque gli "italiani" erano in maggioranza o assai numerosi, e dove bi e trilingusmo erano la norma, è nelle zone rurali e nell'interno che gli slavi (sloveni, croati, dalmati, cici), in gran parte contadini poco alfabetizzati, si ritrovano ad essere stranieri in patria. Le durissime condizioni imposte dal Regno si fanno ancora più rigide ed intolleranti con il fascismo. Tra gli episodi da ricordare: la chiusura del liceo classico di Pisino, dell'istituto magistrale femminile di Pisino e del ginnasio di Volosca (1918), la chiusura delle scuole elementari slovene e croate, e il confino di alcuni esponenti Sloveni e Croati in Sardegna e in altre località italiane. A ciò si aggiungevano le violenze fasciste non contrastate dalle autorità, come gli incendi delle sedi associative a Pola e a Trieste. In Istria l'uso dello sloveno e del croato nell'amministrazione e nei tribunali era stato limitato già durante l'occupazione (1918-1920). Nel marzo 1923 il prefetto della Venezia Giulia vietò l'uso dello sloveno e del croato nell'amministrazione, mentre per decreto regio il loro uso nei tribunali fu vietato il 15 ottobre 1925. Il colpo definitivo al sistema scolastico sloveno e croato in Istria arrivò il 1 ottobre 1923 con la riforma scolastica del ministro Gentile. L'attività delle società e delle associazioni croate e slovene era stata vietata già durante l'occupazione, ma poi specialmente con l'entrata in vigore della Legge sulle associazioni (1925), Legge sulle manifestazioni pubbliche (1926) e Legge sull'ordine pubblico (1926). Nel 1927 fu il turno del cambiamento dei cognomi (la toponomastica era già stata italianizzata nel 1923). Così vennero italianizzati quasi tutti i cognomi sloveni e croati. Un vero atto di brutalità verso le identità personali. (Non dobbiamo dimenticarci che tali provvedimenti vennero presi anche a Zara e Fiume, città "extraterritoriali" che furono annesse a forza dopo la prima guerra mondiale.)
Le leggi razziali antiebraiche e genetiche del 1938 (che seguono le meno famose, meno organiche, ma altrettanto famigerate leggi razziali del '36-'37 emanate nei confronti dei popoli di pelle nera, e altri "coloniali") dividono ancor più la cittadinanza in due categorie, gli "italiani puri" e gli inferiori. Duramente colpita, in particolare, la numerosa e antica comunità ebraica di Trieste, da sempre città cosmopolita e multiculturale.
esempio di italianizzazione
il cognome medveced (piccoli orsi) diviene orsolini