15/3/2007 (7: 54) Caccia allo straniero
Guardati con diffidenza, gli stranieri potrebbero diventare indispensabili alle prossime amministrative
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An prepara il “Tesseramento Mondo”, Fi li candida, l’Ulivo punta sui servizi
TORINO Gli esperti di marketing elettorale non hanno dubbi: «Chiamparin-u» aveva già capito tutto da un pezzo. Sì, avete letto bene, è la versione romena del primo cittadino che più ha visto lungo in quello scenario politico del voto dove i Giovanni Pautasso stanno lentamente per essere scalzati dai Florin Chivulescu.
Ricordate la notte dello scorso Capodanno? Il sindaco dedicò il brindisi e la festa di piazza Castello alla più popolosa comunità di stranieri presente a Torino: i neo-cittadini comunitari di Bacau e dintorni (che oggi all’anagrafe hanno toccato quota 22.578) e che proprio quella notte festeggiarono l’ingresso del loro paese nell’Ue. «Un gran bel furbone - fu il primo commento del 2007 siglato dall’opposizione - quelli sono gli elettori del futuro». Ma lui oggi ribatte: «Se fosse così semmai ne beneficerà l’Ulivo, non io di certo perchè non farò un terzo mandato». E aggiunge: «La festa comunque è una delle tante cose fatte per coinvolgere. In realtà lo straniero si conquista come qualsiasi altro elettore: offrendogli tram migliori, una città pulita, asili. La ricetta non cambia».
Non cambierà la ricetta, ma sta di fatto che lo straniero regolare, romeni innanzitutto, è una realtà con cui i politici torinesi devono fare i conti. Magari coinvolgendoli in prima persona nella cosa pubblica. Un esperimento già compiuto nelle scorse amministrative, da partiti sia del centrodestra sia del centrosinistra. An, per esempio, nell’aprile scorso, candidò l’italo-libanese Franco Trad.
L’Ulivo invece, oltre ad avere (su iniziativa del capogruppo Giorgis) presentato una delibera che nel luglio 2006 dava il via libera al voto degli stranieri per le circoscrizioni presentò in lista lo scrittore iracheno Younis Tawfik. E poco importa se nessuno dei due alla fine fu eletto, e se poi la delibera-pilota sul voto agli stranieri fu bloccata da un ricorso al Tar accolto dall’allora ministro degli Interni Pisanu. «L’importante è che gli stranieri vengano coinvolti nella cosa pubblica» osserva il capogruppo Giorgis. E aggiunge, il suo collega Beppe Borgogno: «A partire dal diritto al voto che è un modo per aumentare la rappresentatività». E i restanti partiti che che fanno? Lega Nord a parte (contraria aprioristicamente all’Amato-Ferrero come ribadito a gran voce in Parlamento da Roberto Cota) si danno tutti un gran da fare.
Il coordinatore regionale Guido Crosetto di Forza Italia, per esempio, dopo aver premesso che da molti anni ha arruolato nelle sue fila un consigliere di San Mauro nato in Egitto, Afifi Dessouki, aggiunge: «Gli azzurri hanno sempre considerato i cittadini extracomunitari come persone e non come una riserva indiana di voti o di clientele».
Agostino Ghiglia di Alleanza nazionale annuncia idee molto concrete: un «tesseramento An Mondo», circoli di stranieri legati al partito, una consulta specifica, un sito Internet multilingue e candidati comunitari in tutte le liste.
Per un esperto cacciatore di voti come Deodato Scanderebech (Udc) che alle scorse regionali scrisse una lettera a tutti gli stranieri residenti sotto la Mole per catturarne il voto, l’approccio non deve cambiare in base al Paese di provenienza: «E’ inutile organizzare fastosi convegni o mega-eventi pubblicitari, basta che il politico sia presente sul territorio e abbia l’umiltà di ascoltare le persone». E’ sufficiente insomma che faccia il politico: per Pautasso come per Chivulescu.
Che ne dicono gli esperti di marketing della politica di questi nuovi elettori? Secondo l’amministratore delegato di Contacta Giacomo Portas alla fine «saranno proprio i partiti, sul territorio, a fare la differenza». La chiave per conquistare i nuovi elettori? «Cominciare sul serio a candidarli nelle proprie liste». Non per niente il suo partito, i Moderati, già alle scorse amministrative ne ha presentati a decine. Sempre i Moderati organizzano cene e incontri fra stranieri, istituzioni e politici: «Bisogna integrarli, ecco la parola d’ordine - conclude Portas - noi su 12 mila simpatizzanti a Torino abbiamo 1000 extracomunitari».





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