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  1. #1
    Sionista
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    Per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finchè non sorga come il sole la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola ardente. Isaia 62.1
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    Predefinito Al tavolo con i talebani e con Hamas ?

    la politica estera italiana si fonda su un'incomprensione: l'analisi di Carlo Panella

    Testata: Il Foglio
    Data: 20 marzo 2007
    Autore: Carlo Panella
    Titolo: «Perché Fassino e D’Alema non hanno capito la vera natura del terrore»


    Dal FOGLIO del 20 marzo 2007:


    La proposta di Piero Fassino di invitare i Talebani a una conferenza di pace sull’Afghanistan segue la scena di Massimo D’Alema a Beirut a braccetto con un leader Hezbollah e cade nel giorno in cui il ministro palestinese Mustafà Barghouti rivela che l’Italia ha gia deciso di allacciare rapporti pieni col governo Haniye, nonostante rifiuti di riconoscere Israele, esalti il terrorismo e lanci razzi sul Negev. Gesti sconcertanti, che hanno una origine ben più complessa e drammatica di quanto non appaia. Non sono solo infatti sintomi di una cinica navigazione a vista: sono invece il prodotto di una drammatica incultura politica. D’Alema e Fassino, infatti, non sono mossi solo da realpolitik – peraltro indispensabile a ogni buona politica estera – o dalla volontà di accattivarsi i voti della sinistra comunista. L’origine di queste mosse sconnesse è ben più grave: non hanno idea di chi siano realmente i Talebani, Hamas, Hezbollah e l’Iran di Ahmadinejad. Non maneggiano strumenti che permettano loro di definirli. Non hanno elaborato la fine del comunismo, sono stati trasformisti anche sul piano culturale e non padroneggiano nessuna dottrina che permetta loro di comprendere la natura del totalitarismo islamico. Del soviettismo mantengono il gusto per la manovra tattica, ma del più recente pensiero liberale hanno appreso ben poco. Danno mostra di non aver compreso nulla di Hannah Arendt, François Furet, Renzo De Felice. Guardano al mondo usando solo le categorie vetuste dei contrasti tra nazionalismi. Fuorusciti senza pentimenti dal pensiero marxista, non comprendono l’attualità del terribile evento emerso nel Novecento, nel 1933: l’azione devastante di pensieri e partiti totalitari, forti di consenso, di quel “quid” che spinge i popoli ad amare ideologie assassine, che il marxismo non spiegò mai. Non capiscono che il problema in Iraq, Afghanistan, Palestina e Iran è che i gruppi terroristi sono la manifestazione di un totalitarismo con adesione di popolo. I terroristi che Fassino e D’Alema (e Bertinotti) comprendono e contrastano sono solo i “nemici del popolo”, gruppi marginali, come le Br, ma se invece i terroristi riescono a godere di seguito popolare, loro non comprendono più nulla. D’Alema stesso ha rivendicato questo suo vuoto culturale, quando ha affermato che “Hezbollah non può essere definito terrorista perché dispone di parlamentari e di ministri”. Appunto. Il fatto che esattamente questa fosse la situazione delle Sa hitleriane nel 1934 non stimola in lui alcuna riflessione, tanto che – con Fassino – auspica “evoluzioni di Hezbollah verso sbocchi di movimento democratico, come già è accaduto per l’Eta e l’Ira”. La sua totale incomprensione delle ragioni di Israele, il suo giudicare “sproporzionate” le sue risposte, deriva anche dal fatto che non comprende, che non sa vedere che Israele lotta contro un nuovo nazismo islamico. Fassino è ben più solidale con Israele, ma dà prova di disporre dello stesso bagaglio culturale: siccome i Talebani hanno seguito popolare, non sono più quei terroristi alleati di bin Laden che l’Onu incita a combattere, ma “nemici con cui trattare”. Naturalmente i Talebani hanno più facce, come i nazi-fascisti: sono Ss aguzzini alla Himmler; sono popolar-rivoluzionari alla Ernst Röhm; sono nazionalisti alla Goering, hanno addirittura leader “di mondo”, alla Speer o Ribbentrop. Sono un movimento composito, ma sono nazisti, come Hezbollah, come Hamas, che giura che “il Giudizio Finale verrà solo quando sarà ucciso l’ultimo ebreo”. Trattare con loro è peggio che un crimine. E’ un errore.

  2. #2
    USA
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    L'imprenditore paga lo stipendio anche a chi lo tartassa... fino a quando?
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    Quoto

  3. #3
    Ha da venì Baffone
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    Si può andare a tavola oppure in una bara avvolta da una bandiera...
    le alternative sono queste

    Saluti

  4. #4
    marcus22
    Ospite

    Predefinito Tavola o tabula rasa

    Citazione Originariamente Scritto da Piotr Visualizza Messaggio
    Si può andare a tavola oppure in una bara avvolta da una bandiera...
    le alternative sono queste

    Saluti
    Le liti fra i coniugi si regolano al letto.Quelle fra i politici ...al tavolo.

  5. #5
    email non funzionante
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    Situazione drammatica
    Parisi ha ragione ma la missione italiana va difesa

    A nemmeno quarantotto ore dalla liberazione di Daniele Mastrogiacomo, i nostri soldati in Afghanistan si sono trovati sotto il fuoco dei talebani, e solo grazie alla loro alta professionalità, hanno saputo limitare i danni. Non crediamo si tratti di un caso ma, al contrario, che il contingente italiano possa diventare un bersaglio. La disponibilità alla trattativa, l'elevare un nemico forsennato ed omicida al rango di possibile interlocutore di una conferenza di pace nella regione, ha fatto sì che si vedesse l'Italia come l'anello debole dello schieramento occidentale su cui forzare la mano. Avevamo scritto precedentemente di essere rimasti molto colpiti, in questi giorni concitati, dal rigido silenzio del ministro della Difesa Arturo Parisi. Poteva essere quella del ministro una scelta opportuna di riserbo, ma ci sembrava di intuire qualche preoccupazione. Il ministro Parisi si è sempre dimostrato sensibile alle alleanze ed agli impegni internazionali dell'Italia e si poteva comprendere una sua difficoltà.

    Non ci immaginavamo però, leggendo un articolo del "Corriere della Sera" di Francesco Verderami, giornalista più che attendibile, che il ministro la pensasse a riguardo sostanzialmente come noi, che siamo all'opposizione. Perché se è vero che ci sono stati elementi di dissenso fra il titolare della Difesa del governo Prodi ed il suo collega alla Farnesina, in questo caso il problema concerne direttamente il premier ed il governo. Come avevamo già scritto, in Afghanistan è in ballo "l'immagine e la credibilità del nostro Paese" e come noi Parisi sostiene che "il prezzo politico che abbiamo pagato, potrebbe in futuro rivelarsi ancora più alto". A proposito della liberazione di Mastrogiacomo, Parisi ha osservato: "Abbiamo trattato altre volte per salvare delle persone, ma lo abbiamo fatto con gli uomini giusti. Ed è stato lo Stato a farlo, sapendo fin dove era possibile spingersi". Dunque il ministro della Difesa ha la nostra stessa idea sull'atteggiamento ed il ruolo svolto dal fondatore di Emergency che, allontanando i nostri servizi per trattare con i talebani, ha "sfregiato l'immagine dello Stato" oltre che trasmettere "un messaggio pericoloso ai terroristi". Come noi nell'editoriale della "Voce" di ieri, Parisi ha ricordato le parole del cancelliere tedesco ("la Germania non si fa ricattare"), e meglio di noi egli ha collegato quel pensiero all'azione dei nostri soldati, chiedendosi "con quale spirito, dopo quanto è successo, potranno operare". E, sempre come noi, si è posto questa domanda prima del ferimento del soldato italiano. Se tutto ciò non fosse già sufficientemente esauriente, Parisi è di nuovo d'accordo con noi nel ritenere che il problema delle relazioni con gli alleati esiste, tanto da non apparire sorpreso * secondo la ricostruzione del "Corriere" * del modo in cui Washington ha preferito sorvolare sulla gestione del sequestro Mastrogiacomo. E tantomeno lo hanno colpito la freddezza di Karzai ed il silenzio delle cancellerie europee. Più di noi, il ministro della Difesa sottolinea il rischio di credibilità dell'Italia ricordando il caso Abu Omar: "Quella storia - sostiene * ha danneggiato il nostro Paese", perché in un solo colpo ha causato lo smantellamento della struttura dei servizi in Italia, ha distrutto la rete all'estero e ha incrinato il rapporto con i servizi di intelligence stranieri, che ora, per tutelarsi, diffidano degli 007 italiani.

    Non ci vanteremo di aver detto a suo tempo che l'attuale maggioranza, che era contraria alla guerra al terrorismo, ma sostenitrice della necessità dell'intelligence, è riuscita a contrastare la guerra e a sbarazzarsi dell'intelligence. Ed ora è il ministro della Difesa di questo governo a darcene atto.

    Aggiungiamo che Parisi offre una perfetta lettura della nostra Costituzione per la quale è vero che l'Italia ripudia la guerra, ma è anche vero che il nostro Paese è impegnato a operare per assicurare la pace. Cosa che certo non significa aggiungere un posto a tavola per i talebani e tantomeno delegare a Gino Strada il ruolo dello Stato.

    Dovremmo ritenere un grande successo il fatto che le nostre valutazioni si riflettono perfettamente in quelle del ministro della Difesa. Purtroppo siamo propensi a ritenere, da questa autorevole conferma, che la situazione sfugga di mano. E se la situazione dovesse diventare drammatica i repubblicani difenderanno gli interessi generali del Paese e dell'Occidente senza badare a chi gioverebbe questa posizione.

    Roma, 21 marzo 2007

    tratto da http://www.pri.it

  6. #6
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    Per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finchè non sorga come il sole la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola ardente. Isaia 62.1
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    Predefinito Dadullah ringrazia ( a modo suo)

    Il Middle East Media Research Institute (MEMRI) ha appena pubblicato la traduzione di un’intervista concessa dal comandante talebano Mullah Dadullah ad Al Jazeera lo scorso 2 marzo. La casuale coincidenza delle date ( la trasmissione ha coinciso col rapimento di Mastrogiacomo e dei due accompagnatori afghani, la pubblicazione ha coinciso con il trionfale rientro in patria di Mastrogiacomo ma anche con la proposta di Fassino di coinvolgere i talebani nei colloqui di pace) rende questa intervista meritevole di una particolare attenzione. Ne riportiamo alcuni passaggi salienti.

    “I talebani non sono più deboli come in passato. In questi giorni tutto il popolo sostiene i talebani...In alcune regioni le nostre forze hanno il controllo totale. Oggi vi sono interi distretti sotto il controllo di talebani. Sono i talebani quelli che prendono le decisioni per il popolo, sia nel centro (del paese) sia in periferia...”.

    “Nella prossima primavera noi costringeremo gli ebrei ed i crociati ad una vergognosa disfatta. Le grida di terrore che voi sentite ora levarsi da loro una volta al giorno – voi le sentirete venti volte al giorno. Il numero di paesi che abbandoneranno l’America raddoppierà e le nazioni eviteranno di aiutare gli Stati Uniti o di allearsi con loro. L’America rimarrà sola”.

    Domanda dell’intervistatore: “Avete intenzione di controllare città specifiche, come ad esempio Kandahar, Helmand, Jalalabad?”

    Dadullah: “Sì. Il nostro obiettivo sono queste città, ed anche il controllo sulle province. Qualcuno potrebbe dire che noi non controlliamo Helmand, ma di fatto invece è così. I mujaheddin controllano dieci distretti della provincia di Helmand...Sono tutti sotto il totale controllo talebano...In primavera, se Allah lo vorrà, tutte le province saranno in mano nostra...Ovviamente noi le occuperemo con le armi...Il paese sarà messo a fuoco, e brucerà i piedi del nemico...”.

    Intervistatore: “Attualmente sono in corso operazioni (militari) contro l’esercito pakistano nelle regioni tribali del Pakistan. Cosa dice ai combattenti che attaccano l’esercito pakistano in Pakistan?”

    Dadullah: “...Il mondo intero conosce le nostre teorie e sa che la nostra guerra non è condotta contro chiunque sia americano o inglese, ma contro chiunque cerchi di fermarci dal combattere contro l’America e la Gran Bretagna , sia esso pakistano o perfino appartenente al nostro popolo...Il nostro obiettivo non è di combattere contro il Pakistan o chiunque altro, ma se il Pakistan ci impedisce di raggiungere il nostro scopo,allora, con qualunque mezzo, dovrà scontrarsi con noi su un campo di battaglia”.

    E prosegue:

    “Gli americani ci hanno invitati a negoziare. Per Allah, non sarebbe degno di un uomo se noi rispondessimo a tali messaggi mentre loro occupano il nostro paese...Per quanto riguarda la riconciliazione con gli americani – loro dovrebbero offrirci questa riconciliazione solo dopo essersi ritirati da qui e dopo essersene tornati in America e dopo aver chiesto perdono per gli odiosi crimini che hanno commessi contro gli afghani, offrendo un risarcimento agli afghani ed ammettendo pubblicamente le loro violazioni...Non vi potrà essere alcuna riconciliazione con gli americani e se qualcuno dovesse riconciliarsi con loro noi non lo lasceremmo in vita”.

    Dadullah conclude:

    “Noi abbiamo legami stretti con i mujaheddin in Iraq. I mujaheddin passano un mese in Iraq, per esempio, e poi vengono qui. Ogni volta che i mujaheddin ne hanno l’occasione vanno da qui in Iraq e viceversa. Ogni mujahid che voglia compiere un’operazione in Iraq vi può andare”.

    Questa intervista, pur nella sua confusa enunciazione, conferma in maniera esplicita una recentissima analisi di esperti israeliani in base alla quale sarebbe già in atto una forte saldatura del fronte islamico sunnita, terrorizzato dal pericolo rappresentato dagli sciiti iraniani a tal punto da allearsi perfino con Al Qaeda. In base a questo scenario l’Iraq sarebbe il primo campo di battaglia sul quale si confronteranno – in parte ciò avviene già – sunniti e sciiti con in palio la posta del controllo regionale; il Libano e Gaza diverrebbero in breve altri luoghi di scontro in quanto questi sarebbero, a giudizio degli iraniani, gli anelli deboli di una catena che essi tenteranno di spezzare.

  7. #7
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    Perchè no, ci si può tranquillamente discutere coi Talebani.

    Con Hamas è doveroso discutere essendo i rappresentanti eletti del popolo palestinese.
    Anche perchè il portare il confronto sul piano della politica ha come effetto di attenuare il conflitto armato, il muro contro muro invece lo esalta (ma è il muro contro muro che Israele e USA vogliono, è una strategia che parte dall'ostracismo contro arafat).

  8. #8
    Breiner252
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    Maroni ieri, in un impeto di lucidità, ha detto una cosa: se al tavolo delle trattative per porre fine a una guerra non si invita chi sta combattendo la guerra...chi cazzo si deve invitare???


    E la propaganda va: Talebani=Terroristi. Ma ne siete proprio sicuri? Io li considero guerriglieri, ieri mi facevano schifo ma oggi c'è qualcuno che mi fa più schifo di loro...

  9. #9
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    Con i Talebani è possibile discutere ma pensate che saranno disponibili ad accettare una soluzione di compromesso?

  10. #10
    Breiner252
    Ospite

    Predefinito

    Se il compromesso è: noi restiamo qui e comandiamo, voi rintanatevi in un minuscolo angolo di deserto, ovviamente no.

 

 
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