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Discussione: Recep Tayyip Erdoğan

  1. #21
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Recep Tayyip Erdoğan

    Recep Tayyip Erdogan: mai stato uno "Yes man"
    di Sami Moubayed - 17/06/2010

    Fonte: Come Don Chisciotte [scheda fonte]




    Nella sua autobiografia "In cerca di un'identità" Anwar Sadat ricorda che, quando era un bambino povero di un villagio sperduto, era solito recarsi nella Cairo cosmopolita e si intrufolava nei giardini reali nelle ore notturne, con il solo risultato di essere percosso dalle guardie del Re. Non avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe varcato le porte di quel palazzo per incontrare il re Farouk I in veste di ufficiale dell'esercito egiziano. Non avrebbe mai immaginato, nemmeno nelle sue più sfrenate fantasie, che un giorno avrebbe oltrepassato quelle stesse porte per sedersi proprio sul trono regale, in seguito alla sua elezione presidenziale del 1970.

    Il gioco del fato è invero strano, come lo statista britannico Winston Churchill ebbe una volta a descriverlo: "E' un errore guardare troppo innanzi. Si può solo considerare un anello della catena del destino alla volta".

    Nel corso dell'ultima settimana, i media dei paesi arabi e musulmani hanno sviscerato in lungo e in largo gli anni della gioventù del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan. Quando era un giovane venditore ambulante di torte, meloni e limonate nelle strade di Istanbul durante le vacanze estive, non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe diventato premier.

    Crescendo negli anni '60, non avrebbe mai immaginato che sarebbe assurto a leader pan-musulmano, risvegliando simpatie filo-turche che erano state sopite dalla caduta dell'Impero Ottomano, ormai novantadue anni fa.

    La famosa televisione saudita Al-Arabiya sostiene in una recente biografia pubblicata sul proprio sito che: "Nella storia recente, solo Erdogan e la diva egiziana Um Kalthoum (morta trentacinque anni fa) sono stati in grado di conquistare le menti e i cuori degli arabi e dei musulmani". Se questo parallelo fosse stato tracciato dieci anni fa, il nome accostato a Um Kalthoum sarebbe stato quello dell'ex presidente egiziano Gamal Abdul Nasser, il "padrino" del mondo arabo moderno. Un uomo di nazionalità turca, con istanze islamiche e che non parla una parola di arabo sarebbe stato decisamente lontano dall'essere all'altezza.

    A gennaio, come riconoscimento di quanto stesse diventando popolare, la Saudi King Faisal Foundation lo ha onorato del King Faisal International Prize per il "servigio all'Islam". Ad aprile, la rivista Time lo ha collocato, per la seconda volta, tra le cento persone più influenti al mondo. Prestando attenzione all'intera carriera di Erdogan, risulta evidente che abbia lavorato duramente, ma è probabile che abbia guadagnato la sua popolarità nel mondo arabo e musulmano in modo fortuito.

    Il primo marzo 2003, due settimane prima che Erdogan si insediasse come primo ministro, Ankara, guidata dal suo partito AKP, pose il veto su una proposta che autorizzava gli USA ad utilizzare il territorio turco per aprire da nord un secondo fronte con l'Iraq, per rovesciare Saddam Hussein. Questo gli permise di iniziare a conquistare consensi tra arabi e musulmani in genere. Due anni dopo, nel marzo del 2005, l'allora segretario della Difesa statunitense Donald Rumsfeld affidò un amaro sfogo alla Fox News: "Ovviamente se avessimo potuto far entrare la 4 divisione di fanteria da nord, attraverso la Turchia, saremmo riusciti a neutralizzare e catturare parti più consistenti del regime Ba'athista di Saddam Hussein. Se la Turchia avesse cooperato maggiormente, la resistenza (in Iraq) oggi sarebbe minore".

    La frustrazione di Rumsfeld, al di là delle sue intenzioni, contribuì ad appuntare al petto di Erdogan un'altra medaglia d'onore agli occhi di milioni di arabi. Lo stesso anno, Erdogan, rifiutò di accettare i diktat statunitensi, rafforzando le relazioni con la Siria in un periodo in cui i rapporti con Damasco e l'amministrazione Bush si stavano inacidendo, e divenne un ospite fisso nella capitale siriana.

    Erdogan disobbedì nuovamente agli Stati Uniti ricevendo Khalid Meshaal, il capo dell'ufficio politico di Hamas, dopo che il movimento palestinese emerse vittorioso dalle elezioni del 2005. Inoltre rifiutò un invito da parte dell'ex primo ministro Ariel Sharon a visitare Israele, attirandosi nuovamente le ire americane, e non incontrò Ehud Olmert quando costui visitò la Turchia nel luglio 2004 in qualità di ministro del Lavoro e del Turismo.

    Erdogan prese posizione per i palestinesi durante la guerra di Gaza del 2008, accusando Israele di commettere crimini di guerra. Rivolgendosi a Shimon Peres nel corso del Forum Economico Mondiale di Davos a gennaio 2009 disse al presidente israeliano: "Presidente Peres, lei è vecchio e nella sua voce echeggia una coscienza sporca. Quando si tratta di uccidere, lei sa benissimo come uccidere. So fin troppo bene come voi colpite e uccidete bambini lungo le spiagge". Questa singola frase lo proiettò di colpo nell'olimpo della fama nel mondo arabo e musulmano, e nelle maggiori capitali dei paesi arabi iniziarono a spuntare sue foto. Ma la sua sfuriata in Svizzera è nulla in confronto alle parole rabbiose della settimana scorsa, dopo che l'esercito israeliano (IDF) ha attaccato la Freedom Flotilla al largo delle coste di Gaza, uccidendo nove cittadini turchi a bordo della nave turca Mavi Marmara.

    Il mondo arabo è insorto in difesa del primo ministro turco, che ha ritirato con acrimonia il proprio ambasciatore in Israele, facendo sì che la propria bandiera fosse sventolata dai manifestanti delle imponenti proteste che hanno attraversato le vie di Damasco, Baghdad, Beirut e Il Cairo.

    "L'amicizia della Turchia è forte, ma che tutti sappiano che anche la nostra ostilità è forte". Ha detto Erdogan di fronte al parlamento turco. "La comunità internazionale deve dire a Israele che la misura è colma! La traversata della Freedom Flottilla è legale; l'aggressione di Israele contro la flottiglia è un'aggressione all'ONU. Israele deve pagare il prezzo per quanto compiuto...Israele non può sciacquarsi le mani del crimine che ha perpetrato nel Mediterraneo. Un paese che sfida la rabbia del mondo intero non potrà mai conquistare la propria sicurezza; Israele sta disperdendo ad uno ad uno i tasselli della pace". Ha poi aggiunto: "Israele non dovrebbe guardare nessuno al mondo prima di aver chiesto scusa ed essere stato punito per i suoi crimini. Ne abbiamo abbastanza delle menzogne di Israele. Le azioni del governo israeliano danneggiano il loro stesso paese prima degli altri".

    Dopodichè gli arabi lo hanno festeggiato quasi attoniti quando ha fatto trapelare che potrebbe imbarcarsi in prima persona alla volta di Gaza, per forzare l'assedio isrealiano che perdura dal 2007. Lo farebbe facendosi scortare dalla marina turca, cosicchè l'IDF si ritroverebbe impotente mentre lui si dirige verso la striscia di Gaza.

    Erdogan è nel suo momento di maggior successo nel mondo arabo e in quello musulmano, grazie a parole decise accompagnate ad azioni altrettanto decise. All'inizio dell'anno, ha obbligato il governo israeliano a scusarsi per aver umiliato l'ambasciatore turco in Israele, inducendo i media arabi ad esclamare: "Israele capisce solo il Turco".

    Il mese passato ha dato il via ad un accordo sullo scambio di uranio con Brasile e Iran, il quale, se fosse stato immediatamente accettato dalla comunità internazionale, avrebbe risparmiato all'Iran il fardello di un quarto round di sanzioni che stanno per essere discusse all'ONU mercoledì prossimo. Sotto l'egida del ministro degli esteri Ahmet Davutoglu, la Turchia ha dismesso la sua immagine risalente alla guerra fredda di mera appendice occidentale, rivendicando allo stesso tempo il proprio desiderio di essere un membro a tutti gli effetti dell'Unione Europea entro il 2014. Se entrasse, l'UE confinerebbe con l'Iran e assisterebbe ad un incremento a sei zeri della propria popolazione musulmana. Mirando a "Non aver alcun problema con i vicini" Ankara ha messo in atto accordi di libera circolazione senza visti con Libano, Giordania, Libia e Siria mentre sta per aver effetto quello stipulato con la Russia. Come ha notato Al-Arabiya: "Da un giorno agll'altro egli (Erdogan) è diventato la persona più amata nel mondo arabo mentre Iran, USA e i paesi europei si sforzavano di ottenere quello che lui ha conquistato in un lampo".

    Forse sono state l'eloquenza e la forte opposizione a Israele che hanno portato Erdogan nell'empireo del mondo arabo. O forse è stata la sua devozione, dato che è un devoto musulmano la cui moglie indossa un foulard intorno alla testa, come milioni di donne musulmane in tutto il mondo. Negli anni '90, fu estromesso dagli uffici governativi per aver recitato pubblicamente una poesia che sfidava il riverito secolarismo turco con queste parole: "Le moschee sono le nostre caserme, le cupole i nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e i fedeli i nostri soldati"

    O magari si tratta del suo umile retroterra, figlio di un guardacoste, ha avuto un'educazione dura poichè la sua famiglia era povera, Erdogan eccelleva alla scuola islamica prima di ottenere una laurea in Amministrazione all'Università di Marmara, mentre giocava a calcio a livello professionistico. La sua scalata non è stata scorrevole, nel 1978 e nel 1991, non è riuscito ad essere eletto in parlamento con una coalizione islamica. La vera ragione ad ogni modo è che ha detto "No" a Israele e si è schierato con convinzione con i palestinesi. Questa è una sorta di panacea in Medio Oriente, che non ha mai fallito sin dalla nascita di Israele nel 1948.

    Ha fatto meraviglie per le carriere dell'egiziano Nasser, il siriano Hafez al-Assad e l'ex presidente Yasser Arafat. E' anche la ragione del perchè Hassan Nasrallah di Hezbollah è così popolare nelle strade dei paesi arabi e musulmani, e perché leader arabi che hanno negoziato accordi di pace con Israele come il presidente egiziano Hosni Mubarak non lo sono.

    Chiunque sappia quanto è stata invisa la Turchia nel mondo arabo durante tutto il ventesimo secolo, grazie al sistematico indottrinamento contro l'Impero Ottomano e con l'alleanza della stessa Turchia con Israele dopo il '48, può comprendere quanto siano stati significativi i traguardi raggiunti da Erdogan negli ultimi sette anni.

    Ha dato nuovo lustro alla Turchia, all'intera eredità ottomana, e ha plasmato un nuovo tipo di leadership che combina tratti di Nasser, Nasrallah e Assad. Questo è il motivo per il quale vale la pena osservare il fenomeno Erdogan mentre si sviluppa la sua carriera e acquisisce il carisma, lo stile e l'indole del talentuoso e polivalente leader che è già diventato.

    Titolo originale: "Turkey's Erdogan: Never a 'yes' man"

    Fonte: Asia Times Online :: Asian news hub providing the latest news and analysis from Asia


    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PIETRO CARRILE

  2. #22
    Si vis pacem, para bellum
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    Predefinito Rif: Recep Tayyip Erdoğan

    Pulsa Denura contro Erdogan
    Maurizio Blondet


    11 Giugno 2010



    Israele ha già mobilitato i suoi assassini professionali per un «cambio di regime» ad Ankara. Esiterei a fare questa affermazione se non la trovassi, nero su bianco, non su un’agenzia di fanatici islamici, bensì sul Giornale berlusconiano. Ecco le frasi dove si plaude, e si dà per scontato, il coinvolgimento del Mossad in sanguinosi atti eversivi all’interno della Turchia:
    «... la Turchia rischia di ritrovarsi al centro di un conflitto politico e militare devastante senza aver avuto il tempo di mettere a segno la mossa principale della propria strategia, ovvero il controllo di Hamas (sic). E anche sul fronte interno lo scontro con il Mossad - sempre vicinissimo ai guerriglieri curdi - rischia di rivelarsi devastante. Molti in Turchia hanno già notato come l’assalto alla flotta pacifista sia stato accompagnato dall’inattesa esplosione di un bomba curda costata la vita a sette militari di una base di Iskenderun. Quell’attentato sospetto potrebbe, secondo alcune voci, portare allo sfratto degli uomini del Mossad da un’importante base segreta al confine con l’Iran considerata strategica per monitorare le mosse del nemico». (Gli 007 turchi dietro la provocazione dei «pacifisti»)

    Il Mossad dunque, per deliziata ammissione del Giornale, manovra i terroristi curdi. L’attentato del PKK cui si fa riferimento è avvenuto nella notte del 31 maggio a Iskenderun (Alessandretta), dove ha stanza la Marina Militare turca: ignoti hanno lanciato sette razzi che hanno ucciso sette militari, appena due ore prima che i commandos israeliani arrembassero la Mavi Marmara in acque internazionali facendo strage dei passaggeri.

    La successione degli eventi porta a credere che il primo attentato «curdo» sia stato messo a segno per ostacolare o impedire un possibile intervento della Marina turca a difesa della sua nave mercantile assaltata.


    Gian Micalessin
    Naturalmente, questo collegamento verrà bollato da Fiamma Frankenstein come «complottismo antisemita»: il fatto è che lo dice il Giornale dove delira la Frankenstein, e l’articolo è firmato quel tal Micalessin – uno che quando lo conobbi era neofascista, ed ha trovato la sua strada, facendo il fascista per un’altra patria. Una volta, tali neofascisti vedevano il conflitto in Medio Oriente come la lotta del «sangue contro l'oro»: adesso sappiamo che Micalessin sta dalla parte dell’oro.

    Infatti, il Micalessin praticamente ha copiato un comunicato-stampa (evidentemente diffuso anche al Foglio e a Libero) degli uffici di sovversione israeliani. Vi si legge infatti il rabbioso sospetto con cui l’intelligence sionista ha accolto la nomina di Hakan Fidan a capo del servizi segreti turchi MIT (Milli Istihbarat Teskilati).

    Chi è mai costui?, si domanderanno i lettori del Gironale, visto che di Hakan Fidan il loro foglio non ha mai parlato. Micalessin, leggendo dal dossier del Mossad, li informa che Fidan è «il 42 enne fedelissimo di Erdogan», e che è «oggi l’uomo più controllato dal Mossad» da quando «un anno fa, ha assunto la carica di vicedirettore dell’ufficio del premier. Da allora Fidan è stato l’indiscusso protagonista delle aperture all’Iran culminate nella mediazione condotta con il Brasile per evitare a Teheran nuove sanzioni e consentirgli di arricchire il suo uranio sul territorio turco».

    Ecco la colpa di Fidan: aver tentato, col governo brasiliano, di risolvere la questione del nucleare iraniano, che ovviamente Israele non vuol risolvere perché vuole aggredire l’Iran.


    Hakan Fidan
    Ma le rivelazioni del Micalessin non finiscono qui. Sempre fedele al testo datogli dal Mossad, ci spiega che «la nomina di Fidan ha innanzitutto una valenza interna. Affidandogli la macchina di un intelligence nazionale che in Turchia concentra le funzioni di Difesa interna ed esterna Erdogan strappa alla nomenclatura laica un assetto strategico per il controllo del Paese e toglie ai generali meno fedeli un canale di collegamento diretto con Israele e con i servizi segreti della NATO».

    Si può essere più chiari? Quando si parla di «nomenklatura laica»e di generali turchi «in diretto collegamento con Israele», manca solo la parola che li definisce in Turchia: dunmeh, i cripto-giudei che dalla «rivoluzione di Ataturk» in poi, hanno compiuto quattro colpi di Stato, applauditissimi dai media europei e americani in quanto «garantivano la laicità della nazione» – un plauso che purtroppo sembra essere mancato quando il colpo di Stato l’ha fatto in Cile il generale Pinochet. Ma Pinochet, contrariamente a Mustafà Kemal detto «Padre dei Turchi», non pregava intonando lo «Shemà Ysrael».

    Da mesi il governo Erdogan sta smantellando questa storica quinta colonna «laica» nell’esercito, dimostrando che stava tramando il quinto golpe attraverso l’organizzazione segreta Ergenekon, la Gladio turca, che era collegata alla NATO come Gladio in Italia. Ad ogni arresto di gallonati dunmeh, la rabbia del regime sionista dev’essere salita agli occhi. Adesso, con la nomina di Fidan, Erdogan ha accecato gli israeliani del loro apparato di spionaggio infiltrato in Turchia.

    E’ la rabbia totale, e infatti Micalessin ci dice che Fidan «è l’uomo più controllato dal Mossad»: ossia che sono già stati sguinzagliati i kidonim, gli assassini di Stato, per eliminarlo.

    Da ventriloquo di Israele, Micalessin ci dice che Erdogan, nominando Fidan, ha commesso «un azzardo forse sottovalutato». I motivi esposti nel pezzo sono pura propaganda e disinformazione sionista. Secondo il mossadiano italiota, Fidan, «rilanciando la politica di aiuti a Gaza e la protesta contro l’embargo il capo dell’intelligence, puntava – d’intesa con Erdogan e il ministro degli Esteri Ahmed Davutoglu – a restituire alla Turchia l’antico ruolo di potenza regionale e strappare Hamas dall’abbraccio con Teheran».

    L’abbraccio di Teheran ad Hamas è una menzogna di cui non c’è alcuna prova, inverosimile fattualmente – se Israele non lascia entrare a Gaza nemmeno i quaderni di scuola come potrebbero entrare emissari di Teheran e i loro fantomatici «armamenti ad Hamas», non si spiega – e tuttavia sinistramente ripetuta ai livelli ufficiali: il nostro ministro degli Esteri Frattini (o per meglio dire, il loro) ha dichiarato senza vergogna che «Gaza è l’avamposto dell’Iran». Il che non è solo servilismo spudorato, visto che a Gaza un milione e mezzo di persone messe alla fame dai giudei sono accampate sulle macerie dei bombardamenti israeliani; mancano di tutto, sono private di contatti col mondo e di soccorsi, e proprio la mancata resistenza all’operazione genocida Piombo Fuso ha dimostrato che Hamas non ha un armamento di qualche significato.

    C’è qualcosa di peggio nella frase di Frattinistein: quando si comincia a dire a livello governativo che Gaza è l’avamposto dell’Iran, si auspica e si giustifica preventivamente il prossimo genocidio contro i palestinesi prigionieri del lager.

    Ma riprendiamo il discorso del Micalessin: dunque, il governo turco non ha cercato di rompere l’assedio della fame a Gaza per motivi umanitari e a difesa dei diritti umani sanciti dall’ONU, bensì per «regalare ad Erdogan l’indiscusso ruolo di Gran Vizir regionale» e soprattutto «strappare Hamas dall’abbraccio con Teheran»: qui la disinformazione rivela il suo scopo, in fondo ingenuo nella sua rozzezza: il tentativo di rappresentare una specie di rivalità tra Teheran e Ankara, che sarebbero sì «alleati», ma in concorrenza reale per il controllo dei «terroristi nel Mediterraneo» (e Micalessin non parla degli israeliani). Ma, dice il Micalessin neofascista per conto terzi, «il regime di Teheran, spregiudicato e spietato come nessun altro quando è in ballo il controllo del Medio Oriente, risponde alle mosse turche con un’iniziativa che rischia di trascinare la regione sull’orlo di una nuova guerra. Una guerra in cui l’Iran sarebbe – grazie agli alleati libanesi di Hezbollah – la vera potenza egemone».

    La mossa spietata dell’Iran sarebbe l’annuncio di Ahmadinejad di voler partecipare alla prossima flottiglia della pace per rompere l’assedio a Gaza, magari con navi da guerra iraniane: asserzione di nessuna consistenza, visto che è difficile anche solo immaginare che Teheran possa inviare un gommone militare nel Mediteraneo, dove regna la Sesta Flotta USA e fa la guardia il piccolo ma armatissimo padrone degli americani. Non c’è, e non ci sarà mai, una flotta militare iraniana nel Mediterraneo; tanto meno in competizione con Ankara, che controlla l’entrata, ossia il Bosforo. Questo è puro delirio, stile Nirenstein e Ferrara (o Frattini).

    Ma è un delirio molto lucido, dietro al quale c’è una minaccia diretta ad Erdogan: la frase di Ahmadinejad è «un’iniziativa che rischia di trascinare la regione sull’orlo di una nuova guerra. Una guerra in cui l’Iran sarebbe – grazie agli alleati libanesi di Hezbollah – la vera potenza egemone. Una guerra in cui il governo di Erdogan dovrebbe invece far i conti con l’aperta avversione di molti generali ancora fedeli alla NATO e a una visione laica dello Stato».

    Insomma, Micalessin recapita il messaggio di Netanyahu come un buon postino: Attento Erdogan, Israele è pronta alla guerra contro di te. E non è solo armata con 2-300 testate nucleari, non solo è protetta da Washington, ma ha anche il controllo dei tuoi generali, quei generali turchi che rifiuteranno l’obbedienza al governo, e che ti sostituiranno con il loro quinto colpo di Stato.





    Israelis demonstrate in support of Israel waves flags and hold a picture of Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan as Hitler in front of the Turkish embassy in Tel Aviv, Israel, Thursday, June 3, 2010


    Ovvia minaccia per il Quarto Reich israelita che – come il Terzo – è convinto che la sola diplomazia efficace consista nell’aggressione bellica. Ma è un’ingenuità sanguinaria ed un errore, che in politica è peggio del delitto. Perchè tutto il passato di Erdogan (che fu incarcerato dai laici militari turchi) testimonia la sua abilità e accortezza politica: certamente non si farà trascinare in una guerra, ed ha dalla sua un’arma che Israele non sa usare e che ha schifato per troppo tempo.

    L’arma di Erdogan è, anzitutto, il diritto, l’adesione ai trattati che Israele ha patentemente violato. In base al tratatto fondativo della NATO, articolo 5, i membri dell’alleanza sono obbligati a considerare l’attacco armato ad uno come diretto a tutti loro. Ankara, dopo l’aggressione israeliana al mercantile turco, poteva apertamente esigere l’applicazione dell’articolo 5, mettendo in grande imbarazzo Washington, le capitali europee e i ministri israeliani lì insediati, a cominciare da Frattini.


    Anders Fogh Rasmussen
    Erdogan non l’ha fatto. Non apertamente, almeno. Ma è vero che alla NATO è stata indetta una lunga e probabilmente penosa seduta a porte chiuse, al termine della quale il segretario generale Anders Fogh Rasmussen è uscito leggendo un brevissimo e secchissimo comunicato, distillato nella riunione: «Esigo la liberazione immediata dei civili e delle navi trattenuti da Israele», insomma dei 700 pacifisti che gli israeliani stavano torturando e rapinando con gran gusto.

    Tempo 24 ore, Israele ha dovuto liberare i detenuti di 60 nazioni: obbedendo alle pressioni riservate ma allarmatissime di Washington, anche perché Erdogan aveva fatto sapere ad Obama che sulla prossima flottiglia della pace si sarebbe imbarcato lui di persona, naturalmente con la scorta della marina da guerra nazionale.

    A questo punto, gli USA hanno dovuto fare ciò che non vogliono (premere sui lobbisti ebrei che controllano il Congresso) per salvare la NATO. Erdogan è riuscito a giocare l’Alleanza Atlantica e le sue regole scritte contro gli interessi USA-Israeliani, è la prima volta in mezzo secolo. Non è certo un caso se Obama e il suo governo col piede nella fossa abbiano ritrovato il coraggio di dire ad alta voce che Israele deve togliere l’assedio della fame a Gaza. Erdogan ha fatto toccare con mano all’Amministrazione quel che sostenevano Walt e Mearsheimer: che la posizione di totale appoggio ad Israele contrasta con gli interessi strategici profondi degli Stati Uniti, e li danneggia.

    Frattanto il tribunale di Istanbul-Bakirkoi hanno aperto un’inchiesta sul massacro della Mavi Marmara, ordinando le autopsie delle vittime; e la violazione del diritto da parte israeliana è così evidente, che la giustizia turca non farà fatica ad elevare l’accusa di pluri-omicidio, pirateria, sequestro arbitrario di navi in acque internazionali contro Netanyahu, il suo ministro della Guerra Ehud Barak e il capo dei militari Gabi Askenazi. Una volta comprovate le accuse – non è certo difficile – i tre compari sionisti dovranno evitare di sbarcare in Turchia o in altro Paesi che ne accetteranno le risultanze giudiziarie, e per di più – con la sentenza di un tribunale nazionale – i tre compari sono stati messi sullo scivolo che può farli finire incriminati da un tribunale internazionale.

    Non avverrà, perché USA, Gran Bretagna e i vari governi Frattini si opporranno: ma saranno loro a dover fare i salti mortali per negare l’evidenza della violazione del diritto da parte di Israele, con ciò dimostrando la loro bassezza morale: davanti al vasto mondo «non-occidentale», che guarda con giustificata irritazione alla politica dei due pesi-due misure per cui l’Occidente fa le prediche morali, e obbliga a sanzionare l’Iran, mentre assolve Israele per delitti peggiori e ben reali.

    Ora, questo vasto mondo non-occidentale è un’entità che sta assumendo dimensioni alquanto preoccupanti per Usraele. Non c’è solo la Turchia, Paese musulmano ma avanzato, col secondo esercito della NATO (dopo gli USA), un’economia prospera e un prestigio internazionale che cresce di ora in ora, e mette nell’ombra i satelliti islamici di Usraele (a cominciare dall’Egitto e dall’Arabia Saudita).

    Alla Conferenza di Ankara partecipano Cina, India, Iran, Giordania, Kazakhstan, Kyrgizistan, Mongolia, Uzbekistan, Pakistan, i palestinesi, la Thailandia, la Russia, la Corea, il Tagikistan: di fatto è una nuova configurazione dei «non allineati». Per di più, al vertice è comparso Vladimir Putin, che non era atteso, ed ha avuto colloqui a parte con il siriano Assad e con Ahmadinejad: probabilmente anche lui cerca una sponda contro la sezione filo-sionista rappresentata dal presidente Medvedev, proprio mentre Mosca, come membro permanente del Consiglio di Sicurezza ONU, ha votato a favore di nuove sanzioni all’Iran. (Putin joins Erdoğan, voices condemnation of Israeli ship raid)




    Russian Prime Minister Vladimir Putin, left. shakes hands with Turkish Prime Minister Recep Tayyip Erdogan, right, after a press conference in Istanbul, Turkey, Tuesday, June 8, 2010


    Gli israeliani invece erano attesi e non si sono visti: timore di essere arrestati.

    Insomma, come cominciano a notare alcuni analisti americani, la Turchia di Erdogan sta diventando il punto di riferimento per una quantità di Paesi ben oltre il Medio Oriente, verso il Caucaso, l’Asia centrale e la Russia: ma anche in America Latina dove non più solo il Venezuela, ma il gigantesco Brasile ha tratto le conclusioni dall’arrogante silenzio americano ed europeo con cui è stata accolta l’iniziativa diplomatica di Brasilia ed Ankara verso l’Iran, un successo che la volontà israeliana ha voluto lasciar cadere nel disprezzo.

    Sono Paesi che hanno buoni motivi per sentirsi perseguitati, danneggiati, strumentalizzati o spregiato dall’«ordine americano» e dalla sua doppia morale.

    «Agli occidentali sfugge che il loro comportamento di dominatori, visto da Istanbul, da Brasilia e non solo, ha indotto alla seguente conclusione: l’Occidente non è più la condizione necessaria per la risoluzione del problema internazionale, ma parte del problema», ha scritto su Hurriyet l’analista Sehmi Idiz. E Michael Vlahos, docente di strategia all’US Naval War College, teme che Erdogan riesca là dove hanno fallito i sauditi, gli egiziani e gli altri aspiranti più ridicoli (tipo Gheddafi): nel diventare la «Guida ben Diretta» che restituirà «un’identità collettiva e uno scopo» al fratturato mondo islamico; cosa a cui del resto lo candida la rivendicata eredità ottomana. La quale significò non già una dittatura islamista accentratrice, ma un Commonwealth di nazioni e Stati governati con esperienza e larghe vedute: ed Erdogan ha ristabilito buoni rapporti con l’Armenia, e l’aggressione israeliana alla flottiglia della pace ha avvicinato alle posizioni turche la Grecia, un altro nemico storico dell’ottomanismo, ma che oggi ha ragione di situarsi tra i danneggiati e gli spregiati del Nuovo Ordine Unilaterale.

    Sta nascendo insomma, dice Vlahos, una vasta realtà politica che «USA e Israele ostinatamente rifiutano di vedere».

    Già questo solo fatto rende la vittoria diplomatica di Hillary Clinton – l’aver comprato con aperture commerciali il voto di Mosca (oltre a quello della Cina) per sanzioni più dure contro l’Iran – alquanto vuota di contenuto. Ahmadinejad non è apparso affatto isolato, ad Ankara. Tant’è vero che Washington punta ad ottenere sanzioni unilaterli più dure, «spontaneamente» messe in atto dagli europei contro Teheran. Questi eseguono infatti, come ci si attendeva da camerieri. Ma il ministro degli Esteri russo Lavrov ha personalmente avvertito la Clinton che la Russia si opporrà categoricamente a sanzioni aggiuntive oltre il quadro deciso all’ONU. Sono le basi per un antagonismo ed un rovesciamento di posizioni nel seno delle «potenze autorizzate» al Consiglio di Sicurezza.

    Peggio se, come fa capire Micalessin, Israele vuol far sapere che ha guidato i militanti del PKK nell’eccidio dei marinai turchi a Iskenderun. La cosa era ben nota ad Ankara, perché il capo storico del PKK, Ocalan, ha fatto sapere che non è lui a guidare il PKK dal carcere. E chi allora, se non lo Stato-canaglia specialista in sovversioni ed assassini all’estero?

    Il vicepresidente dell’AKP, il partito di Erdogan al governo, Celik, ha dichiarato che non credeva che l’attacco dei curdi alla Marina da guerra turca fosse in relazione con l’aggressione alla Mavi Matmara; subito seguito da altri esponenti politici turchi.

    «Esistono le prove», ha detto Sedat Laciner, capo del International Strategic Research Organization (un think tank del governo turco) «che dimostrano che Israele addestra ed arma il gruppo terroristico anti-turco ed anti-iraniano del PKK nelle zone del nord dell’Iraq».

    Sicché il risultato delle violenze israeliane, e delle minacce al nuovo capo dell’intelligence turca, sarà proprio quel che teme – a nome dei sionisti – il Micalessin: «Quell’attentato sospetto potrebbe, secondo alcune voci, portare allo sfratto degli uomini del Mossad da un’importante base segreta al confine con l’Iran considerata strategica per monitorare le mosse del nemico».

    Non più basi israeliane in Turchia, e ben presto non più la NATO.

    Un’aggiunta: non è stata sicuramente una coincidenza nemmeno l’assassinio in Turchia di monsignor Padovese per mano del suo autista. L’autista del prelato era stato scelto ed imposto dai militari, ossia dai dunmeh. Lo strazio di un prete cattolico al grido di «Allah!» è venuto troppo a puntino per accusare la ferocia islamica, in concomitanza con il clamore internazionale per lo sterminio israeliano.

    In questo senso, tento una risposta a un lettore che mi scrive:
    «Carissimo Maurizio Blondet,
    spero che tu segua attentamente cosa c’è dietro l’uccisione di monsignor Padovese... Il Vaticano sbrigativamente ha allontanato pista politica o religiosa. Ma era chiaro che non si trattava dell’azione del ‘solito’ folle. A Cipro il Papa, ancora una volta ha cercato di ‘fraternizzare’ con i musulmani. Risposta: per ben due volte è stato preso in giro. Prima hanno mandato un vecchietto a rappresentare il muftì. Prima di lasciare l’isola, il muftì è arrivato in ritardo, ‘puntualmente’ in ritardo per... evitare il Papa. Sveglia!!!
    Tuo Patavinus»

    Se Patavinus cerca di «svegliarmi» sull’ostilità islamica verso il Papa e i cattolici, la risposta è facile: il muftì ha fatto bene ad evitare di incontrare il Papa. Agli occhi dei musulmani, con il discorso di Ratisbona, Benedetto XVI si è schierato dalla parte di questo «Occidente» che condona ad Israele le violazioni dei principii morali che proprio l’Occidente non si stanca di proclamare per gli altri.

    Perchè un muftì dovrebbe incontrare il Papa? Per sentirsi ricordare ancora una volta che «la fede non deve consentire né condonare la violenza», come se fosse la macchia originale solo dell’Islam?

    Lo dica ai religiosissimi giudei, che sguinzagliano in ogni parte del mondo i loro sicarii, e che non minacciano che guerre e coprono di sangue le navi mercantili ed affamano i palestinesi, riconoscibile strumento scatenato di Satana per qualunque vero credente.

    Identificandosi con l’Occidente che assolve la strage dei pacifisti, si schiera con il violatore massimo dei diritti universali, il Pontefice – e la Chiesa – hanno perso ogni pretesa di superiorità morale nei riguardi di tutte le altre religioni, che in qualche modo il Papato di Woytila s’era guadagnato. Era una sorta di voce pontificale di «tutti i credenti», adesso non più, e non ha alcun diritto di fare la lezione di etica proprio alle vittime del sopruso e della violenza.

  3. #23
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    Predefinito Rif: Recep Tayyip Erdoğan

    Citazione Originariamente Scritto da Anton Hanga Visualizza Messaggio
    il Pontefice – e la Chiesa – hanno perso ogni pretesa di superiorità morale nei riguardi di tutte le altre religioni, che in qualche modo il Papato di Woytila s’era guadagnato. Era una sorta di voce pontificale di «tutti i credenti»
    prima parla di Cia, di sionisti, di trame losche dappertutto e poi conclude così... il solito Blondet :sofico:

  4. #24
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    Predefinito Rif: Recep Tayyip Erdoğan

    Davvero c'è da farne un'apologia.

  5. #25
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    Post Rif: Recep Tayyip Erdoğan

    E scoprono il genocidio armeno
    Maurizio Blondet
    09 Giugno 2010


    I manifestanti-propagandisti israeliani fanno sfilate contro Ankara, colpevole ai loro occhi di non considerare legittimo l’assalto e la strage ad una sua nave. E non trovano di meglio che ritorcere: dite che abbiamo le mani insanguinate? Voi di più. Avete sterminato gli armeni!

    Di colpo, gli israeliani si sentono solidali con gli armeni: al punto, come si vede nella foto, da usare il termine «olocausto armeno», insomma da cedere per un momento il copyright ebraico sulla parola «olocausto» – precisamente l’uso di questa parola per cui Israele ha sempre combattuto, in tutte le sedi internazionali, perchè non si parlasse di «olocausto armeno», essendoci un solo vero e sacro olocausto.

    In questo, Israele è sempre stato al fianco dei militari turchi, che per decenni hanno intimato che un genocidio degli armeni, in Turchia, non è mai avvenuto. Adesso, il rovesciamento: «chi è il colpevole dell’olocausto armeno», domanda lo striscione.

    Domanda mal posta. Perché del genocidio degli armeni non è colpevole – come ripete la disinformazione – l’impero Ottomano. Quando avvenne, tra il 1915 e il 1918, l’imperatore ottomano, il sultano Abdul Ahmid era stato esautorato, e si trovava agli arresti domiciliari a Salonicco, «nella residenza dei banchieri ebreo-italiani del Comitato Unione e Progresso», come scrisse Sir Gerard Lowther, l’ambasciatore britannico presso la Porta, nella sua relazione al Foreign Office del 29 maggio 1910.

    I banchieri ebreo-italiani erano i dirigenti della Banca Commerciale Italiana, probabilmente il capo della filiale di Venezia e Trieste, quel Toeplitz ebreo-polacco, e del suo maneggione in Turchia, il futuro «conte» Volpi di Misurata.

    Quanto al Comitato Unione e Progresso di cui parla Lowther, era la giunta militare che aveva preso il potere mettendo agli arresti il legittimo monarca.

    Si tratta dei Giovani Turchi, i quali turchi non sono, precisa l’ambasciatore: vengono tutti da Salonicco, «che conta una popolazione di 140 mila abitanti, di cui 80 mila sono ebrei spagnoli (espulsi dalla Spagna nel ‘500), e 20 mila della setta di Sabbatai Zevi o cripto-giudei, che professano esternamente l’Islam. Molti di questi ultimi hanno acquisito la nazionalità italiana e sono affiliati a logge massoniche italiane. (Ernesto) Nathan, il sindaco ebraico di Roma, è un alto grado della Massoneria, e i primi ministri ebrei (Sidney) Sonnino e (Luigi) Luzzatti, come altri senatori e deputati ebrei, sembra siano parimenti massoni».

    L’ambasciatore fa i nomi dei capi della giunta golpista: «(D)Javid Bey, deputato per Salonicco, un astutissimo cripo-giudeo e massone, ministro delle Finanze, mentre Talaat Bey, altro massone, è diventato ministro degli Interni (...). Il dottor Nazim, uno dei membri più influenti del Comitato di Salonicco e di cui si dice che sia di origine ebraica, in compagnia di un certo Faik Bey Toledo, cripto-giudeo di Salonicco», nonchè il direttore di «l’Aurore, un giornale sionista aperto un anno fa a Costantinopoli, (che) non si stanca mai di ricordare ai suoi lettori che il dominio dell’Egitto, la terra dei Faraoni che obbligarono gli ebrei a costruire le piramidi, è parte della futura eredità di Israele».

    Di un altro giornale appositamente creato, «Le Jeune Turc», era fondatore e direttore Vladimir Yabotinski, il capo della destra sionista fanatica, accorso da Odessa per dare manforte ai Giovani Turchi.

    Scrive Lowther: «L’ispirazione del movimento di Salonicco sembra essere stato soprattutto ebraico (...). Carasso ha cominciato a giocare una parte importante (...) è notato che ebrei di ogni colore, locali e stranieri, sono sostenitori entusiasti del nuovo governo; fino al punto, come un turco mi ha detto, che ogni ebreo sembra diventato una spia potenziale dell’occulto Comitato (Unione e Progresso)».

    E’ questa la giunta che ha sterminato gli armeni, macchiandosi di atrocità e crudeltà mai viste prima nella storia.

    Ma perché, domanda il disinformato, gli ebrei e i dunmeh turchi (i seguaci del falso messia Sabbatai Zevi) avrebbero voluto uccidere la minoranza armena nell’impero ottomano?

    La risposta è nella Encyclopedia Judaica edizione 1971, volume 3, colonne 472-476. Alla voce «Armenia», si legge:

    «L’Armenia è anche chiamata Amalek, e gli ebrei spesso si riferiscono agli armeni come ad Amaleciti».

    E la Universal Jewish Encyclopedia, New York, 1939, alla voce Armenia è ancora più precisa:

    «Siccome gli armeni sono considerati discendenti degli Amaleciti, essi sono anche chiamati, fra gli ebrei d’Oriente anche ‘Timheh’ (che significa ‘sarai cancellato’, come in Deuteronomio 25:19, riferito agli Amaleciti».

    «Amalek», nella Torah (Genesi, 36, 9-12) è il mitico popolo nemico di Israele, che per ordine di YHVH viene sterminato fino all’ultimo uomo. Una delle tante fantasia genocide degli estensori sacerdotali della Bibbia: in realtà, l’antico popolo di Israele non ebbe mai la forza di compiere tanti stermini; si limitava ad immaginarli. Sotto la giunta dei cosiddetti Giovani Turchi, la loro fantasia potè diventare realtà.

    Prima gli uomini armeni tra i 16 e i 45 anni furono arruolati nell’esercito, assegnati a battaglioni logistici – disarmati – e massacrati. Poi ci si occupò di donne, vecchi e bambini. Uccisi per abbruciamento, per annegamento nel Mar Nero, per inoculazione di tifo o con iniezioni di morfina. Avviati nel deserto della Siria in «marce della morte», alla mercè di bande curde che violentavano le ragazze e i bambini, rapinavano, brutalizzavano gli altri. Quelle marce che finivano nel nulla riducevano i superstiti a scheletri ambulanti, che cadevano morti di fame e di percosse.

    Il New York Times scriveva il 18 agosto 1915: «Le strade e l’Eufrate sono piene di corpi di esiliati, e quelli che sopravvivono sono condannati a morte certa. C’è il piano di sterminare l’intero popolo armeno».

    Il dottor Tevfik Rushdu, medico dunmeh, organizzò l’eliminazione scientifica dei cadaveri, con tonnellate di calce viva.

    Mehmet Nazim e Behaeddin Chakir, due esponenti del Comitato, sicuramente dunmeh (si noti il nome «Beha»; quanto a Nazim, era cognato di Rushdu), allestiscono una «Organizzazione Speciale» per lo sterminio sistematico: migliaia di delinquenti comuni vengono arruolati in questo corpo speciale.

    Il comitato centrale dei Giovani Turchi, che turchi non erano, emanò, nel settembre 1915, la legge sulle «proprietà abbandonate», che dichiarava la confisca delle case, terre, bestiame ed altri beni «abbandonati» dai deportati armenti: una legge del tutto simile è vigente in Israele, dove gli ebrei confiscano le case di palestinesi dichiarati «assenti», perché espulsi. Fuggiaschi, prigionieri, esiliati senza possibilità di ritorno. (
    Palestinians abandon 1,000 Hebron homes under IDF, settler pressure)

    Talaat Pascià, uno dei tre dunmeh della giunta «Comitato Progresso e Unione», diede di suo pugno i seguenti ordini:


    «Tutti i diritti degli armeni di vivere a lavorare sul territorio turco sono abrogati. La responsabilità è assunta dal governo, il quale ordina che non siano risparmiati nemmeno gli infanti nella culla. Nonostante ciò, per ragioni a noi ignote, un trattamento speciale viene accordato a ‘certi individui’ che, invece di essere portati direttamente nelle zone di deportazione, vengono tenuti ad Aleppo, causando con ciò nuove difficoltà al governo. Non si ascoltino le loro spiegazioni o ragioni: siano espulsi, donne e bambini, anche quando non sono in grado di muoversi... Anziché i mezzi indiretti usati in altre zone (ossia la messa alla fame e l’espulsione dalle case, l’avvio verso campi di concentramento, eccetera) si possono usare metodi diretti, se con sicurezza. Informare i funzionari designati per la bisogna che possono adempiere al nostro vero scopo senza timore di essere chiamati a risponderne».

    E ancora, sempre Talaat:

    «E’ stato già riferito che in base agli ordini del Dkemet, il governo ha deciso di sterminare, fino all’ultimo uomo, tutti gli armeni in Turchia. Chi si oppone a questo ordine non può mantenere la sua carica nell’Impero».

    E ancora:

    «Stiamo stati informati che a Sivas, Mamouret-al-Aziz, Darbeikir ed Erzurum, alcune famiglie musulmane hanno adottato, o tenuto come servi, dei bambini di armeni... Ordiniamo con la presente di raccogliere tutti questi bambini nella vostra provincia e di spedirli nei campi di deportazione».

    Ed ancora un altro ordine:

    «Abbiamo udito che certi orfanatrofi da poco aperti ammettono bambini armeni. Ciò vien fatto perché le nostre volontà non sono a loro conoscenza. Il governo ritiene il nutrire questi bambini e prolungare la loro esistenza un’azione contraria alla sua volontà, in quanto ritiene la vita di questi bambini dannosa».
    (dalle «Memoirs of Naim Bey», Londra 1920).

    La giunta del Comitato Unione e Progresso commise un errore: entrò nella Grande Guerra a fianco degli imperi centrali. Sconfitti insieme ai tedeschi e agli austriaci, fu restaurato al potere il sultano, Mehmet VI, che nel 1919 fece aprire un processo contro i membri della giunta; ormai erano tutti fuggiti all’estero, per lo più in Germania.

    La sentenza condannò a morte, in latitanza, Talat, Enver Pascia, il dottor Nazim, Cemal.
    Ultima modifica di José Frasquelo; 18-06-10 alle 13:40

  6. #26
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    Thumbs up Rif: Recep Tayyip Erdoğan

    Turchia: ecco la Road Map per la completa interruzione delle relazioni con Israele

    ANKARA - A seguito dell’assassinio di 9 cittadini turchi da parte di Israele la Turchia ha messo a punto una Road Map che le permetterà “la completa” interruzione delle relazioni con Israele. Dopo che Israele si è persino rifiutato di chiedere scusa o pagare i danni arrecati alle famiglie dei cittadini turchi uccisi il comitato per l’applicazione dei progetti difensivi, giovedi ha esaminato i contratti e gli accordi stipulati in precedenza con Israele, per la precisione 16, ed ha messo a punto la Road Map per interrompere tutti questi contratti e imporre la proibizione di ogni sorta di contatto da parte del governo con le compagnie israeliane. La decisione del governo turco non impone però restrizioni al settore privato. Secondo lo stesso documento approvato in presenza del presidente Gul, la Turchia non riconoscerà validi i risultati della indagine interna di Israele e non invierà più a TelAviv il proprio ambasciatore già richiamato in Turchia.

    fonte: IRIB

  7. #27
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    Predefinito Rif: Recep Tayyip Erdoğan

    TURCHIA HA CHIUSO SPAZIO AEREO A ISRAELE DOPO IL RAID

    (AGI) Gerusalemme, 28 giu.- La Turchia ha chiuso lo spazio aereo ai voli militari israeliani dopo il raid alla flotta umanitaria. Lo ha detto il premier turco, Tayyip Erdogan ai giornalisti a margine del G20 di Toronto. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale Anatolia, Erdogan ha rivelato che il divieto fu imposto dopo l'assalto del 31 maggio, senza pero' spiegare ulteriormente i fatti. Domenica la stampa israeliana aveva rivelato che la Turchia non aveva dato il permesso di volo a un aereo che trasportava militari israeliani, diretti a un tour sui luoghi della memoria ad Auschwitz, in Polonia. Il cargo, con piu' di 100 ufficiali a bordo, era stato costretto a fare una deviazione, ma il ministro della Difesa israeliano aveva evitato di reagire ufficialmente per non inasprire ulteriormente i rapporti.

    13:09
    28 GIU 2010

    Fonte: AGI News

    Erdogan, al G20 ha posto 4 punti per la risoluzione di questo problema:
    1) Chiedere scusa per il raid alla Freedom Flottilla
    2) Pagare un risarcimento alle famiglie delle nove persone uccise nel raid (tutte turche)
    3) Aderire a un'inchiesta internazionale sull'incidente - come voluto dall'ONU
    4) Porre fine al blocco di Gaza
    Ultima modifica di Lucio Vero; 28-06-10 alle 14:22

  8. #28
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    Predefinito Rif: Recep Tayyip Erdoğan

    Benissimo.
    Avanti così!

  9. #29
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Recep Tayyip Erdoğan

    La chiave è la Turchia

    di Israel Shamir

    La ricetta israeliana per affrontare il mondo: "Se la forza non funziona, usa più forza".

    Esplodono bombe in Turchia - un grande profluvio di attentati e attacchi terroristici. Praticamente ogni giorno vengono uccisi soldati e civili turchi. Gli omicidi sono perpetrati in apparenza dai terroristi curdi del PKK, ma in realtà è un nuovo passo nella guerra di Israele contro l'indipendenza turca.


    Incoraggiato da parte di Israele, il PKK ha esteso le sue operazioni all'Egeo e alle località del Mar Nero fino a Smirne.

    Gli israeliani hanno armato, equipaggiato e addestrato i terroristi curdi per molti anni, hanno trasformato il Kurdistan iracheno nel proprio territorio, con molti businessmen israeliani ( http://www.haaretz. com/print-edition/business /report-idan-ofer-visited- kurdistan-1.298197 ) che conducono i loro affari in attesa che il petrolio di Kirkuk fluisca verso Haifa, come ai tempi del dominio coloniale britannico.

    I curdi sono rimasti uno strumento occulto di Israele nella regione per molti anni, la loro attivazione mostra ora che Israele ha ancora voglia di impartire ai turchi una lezione.

    La principale rivista neocon negli Stati Uniti, frontpagemag. com, ha apertamente chiesto ( http://frontpagemag .com/2010/06/24/turkeys- deception/ ) ai curdi di fare rappresaglie per il sostegno della Turchia della Palestina. Un altro think-tank ebreo di destra parla ( http://blog. heritage. org/2010/06/21/congressm en-talk-turkey/ ) di mobilitare il Congresso degli Stati Uniti affinché denunci l’ormai centenaria tragedia armena come un mezzo per indebolire la Turchia. Dopo molti anni di schieramento con la Turchia, la lobby ebraica ha ora deciso di cambiare fronte e sostenere le rivendicazioni armene. Così la Turchia è sotto attacco da tutte le parti. Questo era prevedibile, per via del popolare slogan israeliano che dice: «Se la forza non funziona, usa più forza».

    Questa è la spiegazione del massacro della Flottiglia del 31 maggio 2010. L'attacco alla Mavi Marmara doveva essere un breve e brusco shock da infliggere ai sempre più indipendenti turchi. Gli israeliani intendevano terrorizzarli e spaventarli fino all’obbedienza, per questo hanno ordinato un bagno di sangue a bordo della Mavi Marmara. Come sappiamo, il commando israeliano ha cominciato a sparare ben prima di incontrare alcuna resistenza. Non erano lì per giocare a softball: la sottomissione era quel che cercavano. L’omicidio non era l’effetto dell’essere colti di sorpresa né di una valutazione errata: era un attacco palese alla Turchia.

    L’ostilità di Israele nei confronti della Turchia non è stata una ricaduta sfortunata del raid omicida. Il confronto tra di loro è diventato acuto due settimane prima del massacro, il 17 maggio 2010. Insieme al Brasile, la Turchia aveva predisposto e firmato la Dichiarazione di Teheran - un accordo per lo scambio di combustibile nucleare con l'Iran assediato. Questa dichiarazione avrebbe potuto far deragliare i piani di USA-Israele volti a sanzionare l'Iran fino a morte prima di bombardarlo.

    Israele vuole l'Iran distrutto, tanto quanto voleva l'Iraq demolito, Gaza affamata e il resto intimidito. L'accordo di scambio minava tutta la logica che stava dietro alle sanzioni. Tutte le trame dei lobbisti israeliani in USA e in Europa era stata spazzata via in un istante. Anzi, come dicono i musulmani: loro tramano, ma Allah trama meglio.

    Israele ha ricevuto la notizia dell'accordo Turchia-Brasile- Iran, come un duro colpo. «Siamo stati sconfitti da furbi turchi e iraniani», a leggere i titoli dei giornali israeliani. Non precipitiamo! Il Dipartimento di Stato USA ha minimizzato il danno, chiedendo, in sostanza: «Chi se ne importa delle cose su cui questi emarginati si mettono d'accordo? Se abbiamo deciso di bombardare qualcuno, lo bombarderemo. Non consentiremo mai ai fatti di confonderci.» Thomas Friedman sul «New York Times» era deluso dal fatto che a «un teppista negazionista dell’Olocausto»- era stato consentito di vivere.

    Ignorando sfacciatamente l'accordo, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha approvato le sanzioni il 9 giugno. Mosca e Pechino sono stati corrotti o ricattati per farli stare nell’accordo. La Cina ha preferito giocare la palla, al fine di evitare il confronto sulla Corea del Nord. La storia della nave sudcoreana affondata aveva fornito il pretesto per un attacco alla Corea del Nord, e un simile attacco potrebbe causare molti danni in Cina. I cinesi sono anche vulnerabili nei confronti delle ingerenze occidentali dello Xinjiang e nel Tibet.

    I russi hanno ricevuto alcuni doni preziosi: l'Ucraina è stata riportata sotto il manto della Russia, la Georgia è stata emarginata, il nuovo trattato sulle armi nucleari era il migliore per la Russia di qualsiasi altra cosa potessero attendersi.

    Allo stesso tempo, Mosca ha subito un grave attacco terroristico, che ha ricordato ai russi la capacità dei loro nemici di seminare zizzania. Malgrado ciò, la Turchia ha votato contro le sanzioni, dimostrando il suo attuale ruolo regionale in qualità di nuovo affidabile perno per il Medio Oriente.

    Il conflitto tra la Turchia e Israele non è cominciato con lo scambio iraniano: ha avuto inizio prima, nel gennaio 2010, quando il vice ministro degli esteri israeliano Dani Ayalon ha invitato l'ambasciatore di Turchia e lo ha pubblicamente umiliato. Secondo la moda orientale, all'Ambasciatore Chelikkol è stato offerto un posto a sedere su un divano più in basso della poltrona di Ayalon. Ayalon ha rifiutato di stringere la mano all'ambasciatore e ha detto ai giornalisti in ebraico, mentre le telecamere erano accese: «Gradiremmo mostrare che lui occupa un posto più basso e vi è solo la bandiera israeliana sul tavolo».

    O forse il conflitto è iniziato un anno prima, nel gennaio del 2009, quando il primo ministro turco, Recep Erdoğan, abbandonò il palco del World Economic Forum di Davos. Erdoğan era stato infastidito dal tentativo di un moderatore occidentale di tagliare la sua furente risposta al presidente israeliano Shimon Peres, che aveva giustificato le uccisioni di massa a Gaza.

    O forse è iniziata nel settembre 2007, quando degli aerei israeliani hanno sorvolato la Turchia per bombardare la Siria, senza nemmeno dire un tardivo “è permesso?”.

    Forse è stato anche prima, quando la Turchia ha cominciato ad affermare la sua indipendenza, scaricando la sua ideologia trita e centenaria del kemalismo. Il nazionalismo laico di Mustafa Kemal Atatürk era una trappola per l'ex Impero. La brutale Turchia kemalista era necessariamente un membro della NATO, un nemico di arabi e iraniani, un docile cliente degli Stati Uniti, un fedele alleato di Israele e un persecutore dei curdi.

    Ora è tempo di ringraziare gli europei per come fanno la loro parte al fine di riformare la Turchia. In interminabili negoziati con la Turchia, l'Unione europea ha chiesto un distacco del pugno di ferro dei militari sul potere. Senza questo suggerimento gentile da parte dell’Europa, la Turchia sarebbe ancora governata da un generale sionista o da una persona nominata da un generale sionista. Con il loro popolo liberato dalla dittatura militare, i Turchi hanno posto fine al loro laicismo violento e ritrovato la pace con l'Islam e con i loro vicini.

    Ho visitato la Turchia lo scorso Natale, e ho incontrato gli attivisti che stavano per partire per Gaza. La Turchia se la passa bene: nessuna crisi economica, una crescita costante, la pace con i curdi, un coraggioso tentativo di fare la pace con gli armeni, e un perfetto equilibrio tra religione e libertà. Chi vuole può andare in una moschea ottomana splendidamente restaurata e pregare, o in un caffè e bere un ottimo vino turco. Le ragazze non sono costrette né a disfarsi dei loro veli, né a coprirsi le loro braccia.

    «Abbiamo perso la Turchia», ha detto ( http://spectator. org/archives/2010/06/ 14/who-lost- turkey-not-europe/ ) Robert Gates, il segretario USA della Difesa, e ha accusato l'Unione europea di aver rifiutato di accettare la Turchia. Ma dobbiamo ringraziare gli europei di tale rifiuto. Non vogliamo la Turchia nell'Unione europea, abbiamo bisogno della Turchia per noi stessi, per la regione.

    Vi è un grande nuovo piano volto a creare un'Unione orientale come un equivalente regionale dell'Unione europea. Questo è il posto giusto per la Turchia, a capo di questa nuova formazione. In un certo senso, sarà una restaurazione dell'Impero ottomano - nella stessa misura che l'Unione europea è una restaurazione dell'impero di Carlo Magno. La differenza è che l'Europa è stata frammentata per secoli, mentre la nostra regione è rimasta unita fino al 1917. Anche se la piena unione politica è una prospettiva remota, questo è un buon inizio sulla strada che porta a questo degno traguardo.

    Ci sono già i trattati di libero scambio tra la Turchia ei suoi vicini arabi, la dimensione spirituale è lì, a Istanbul c’è stata l'ultima sede del Califfato nonché la Sede del Patriarcato di Costantinopoli. Ora la Turchia potrebbe istituire un Tribunale internazionale regionale per affrontare i problemi regionali: tra gli altri, gli eccessi sionisti. L'Europa non è ancora libera dal controllo sionista ed è per questo che la Corte internazionale di giustizia e il Tribunale penale internazionale dell'Aia sono luoghi inadatti per processare i criminali sionisti. Inoltre, la loro posizione attuale richiama il mondo eurocentrico di ieri. Un tribunale regionale può anche trattare in maniera convincente i criminali di guerra nell'Iraq occupato e in altri paesi mediorientali. Grandi avvocati come Richard Falk e il giudice Goldstone potrebbero essere invitati a presiederlo.

    L'istituzione del Tribunale Internazionale (orientale) sarebbe un passo serio e realistico verso la decolonizzazione della regione e la sua futura unificazione in un'Unione orientale.

    Tuttavia, l'Unione orientale sarà diversa dall'Impero Ottomano così come l'Unione europea si differenzia dal Terzo Reich, questo precedente tentativo di unire l'Europa. Sarà una unione volontaria di Stati sovrani, in cui tutti conservano le loro originali culture e tradizioni, un buon vicino dell’Europa unita, della Russia, dell’Iran e della Cina.



    Guardando al di là del Medio Oriente

    L'Unione potrebbe tranquillamente espandersi ben oltre il Medio Oriente e, riunire i suoi territori naturali da Gibilterra al Danubio. Questo territorio naturale si formò molto tempo fa, nel IV secolo, quando il potente Impero Romano fu diviso in Impero d'Occidente con capitale a Roma, e Impero d'Oriente, o di Bisanzio, con capitale Costantinopoli, come allora veniva chiamata l’odierna Istanbul. L'Impero bizantino divenne l'Impero Ottomano nel 1456. Eppure, è lo stesso 'grande spazio', la stessa grande civiltà unita di musulmani e cristiani orientali. Le genti di Turchia e Grecia, Serbia ed Egitto hanno gli stessi atteggiamenti, condividono i loro valori comuni, sono più religiose rispetto ai loro fratelli occidentali, si oppongono alla colonizzazione occidentale, l'imperialismo americano e al sionismo israeliano.

    Il rampante Occidente non poteva soggiogare l’Oriente unito e pertanto, al fine di colonizzare le sue terre, ha tentato le nazioni con un futile sogno di indipendenza. Questo miraggio di indipendenza non era che una trappola: i nuovi paesi "liberati e indipendenti" divennero soggetti al governo occidentale. Possiamo paragonare ciò a un corpo umano: se le nostre braccia e le gambe diventassero indipendenti dalla nostra mente, non funzionerebbero bene. Infatti tutte le membra dell’unico corpo, l'Impero Ottomano, non funzionano bene dopo l'amputazione, o l'indipendenza, a loro imposta.

    Questo è stato il caso degli arabi durante la prima guerra mondiale. La rivolta araba è stata portata avanti da Lawrence d'Arabia, un grande agente dei servizi segreti britannici. Le terre arabe sono diventate molto più dipendenti che mai, e ora sono governate da una pletora di sceicchi, burattini e dittatori. L'unico regime democratico in tutto il mondo arabo è l’infelice, assediata Gaza.

    Tuttavia, gli arabi non furono le sole vittime di queste politiche occidentali. Gli intrighi inglesi avevano provocato l'indipendenza della Grecia agli inizi del XIX secolo, e poi fiumi di sangue e di trasferimenti avevano reso questa separazione completa. Ma la Grecia non è di casa nella UE, così come la Grecia antica non era di casa durante l'Impero governato da Roma. La recente crisi finanziaria lo ha dimostrato ancora una volta: le radici e il destino della Grecia sono in Oriente.

    Nessuna persona sana di mente potrebbe suggerire che la Grecia dovrebbe essere incorporata nella Turchia. Allo stesso modo, nessuno suggerisce alla Francia di essere incorporata nella Germania. Tuttavia, la Francia si è unita alla Germania per formare la UE, la Grecia e la Turchia possono unirsi per creare l'Unione orientale, con il tempo abbracciare altre province balcaniche dei Bizantini, musulmane e ortodosse, ossia l'Albania e la Serbia, la Macedonia e il Montenegro, nonché la Romania e la Georgia. Tutti questi paesi troverebbero l'Unione orientale più adatta di quella europea.

    L'Unione orientale raggiungerebbe altri paesi ed ex province che furono strappate e colonizzate dagli europei nel XIX secolo. Soprattutto l'Algeria è un paese che ha bisogno di questo ricollegamento, giacché questa terra ricca di petrolio è gestita da un gruppo di generali laici anti-religiosi e filo-occidentali così come lo è stata la Turchia fino a dieci anni fa. Il Marocco con la sua monarchia obsoleta e fallimentare, che combina la tortura sistematica dei dissidenti con un vile sionismo, l’eccentrica Libia e la fragile Tunisia hanno pure bisogno di un quadro più ampio che non annulli ma anzi rafforzi la loro sovranità.

    L'Unione orientale potrebbe anche creare uno spazio di interessi comuni con i russi nel Caucaso. I russi hanno un problema da quelle parti: la separazione di queste province russe è troppo pericolosa poiché presumibilmente porta le forze ostili della NATO nel cortile della Russia. Tenersele contro la volontà della popolazione è una politica costosa e impopolare. Un tentativo russo di concedere l'indipendenza a tutti gli effetti alla Cecenia ha fatto cilecca non appena il piccolo paese ha immediatamente trasformato il suo territorio in una base di incursioni armate nella Russia vera e propria. L'Unione orientale potrebbe mettere fine a queste insurrezioni e portare la pace e la stabilità nel turbolento Caucaso. In cambio, l'Unione può riconoscere gli interessi russi nei siti cristiani ortodossi.

    La Palestina diventerà un fiore all'occhiello dell'Unione orientale. La scomparsa del colonialismo porrà fine anche al sionismo, perché dopo tutto il sionismo non avrebbe mai guadagnato terreno senza l'appoggio imperialista europeo. I cristiani, gli ebrei e i musulmani di Palestina avranno pari diritti e doveri in Terra Santa, per sempre liberi da ambizioni politiche e rivalità etniche.



    Fonte: http://www.israelsh amir.net/English/Turkey_ Key.htm.

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    Predefinito Rif: Recep Tayyip Erdoğan

    Per chi sa ben vedere: adesso riscopriamo la Turchia che perseguita i cristiani. Buon articolo di Blondy. hefico:

 

 
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