



Per economia intendo anche la base geografica ovviamente..






Eurussia può avere un riscontro pratico, ma Chimerica veramente no, basta con questi stereotipi giornalistici nati dalla mente malata di RampiniTantopiù che in Turkmenistan Zapatero ha appena concluso un patto di rilevanza non indifferente con la Cina a nome della UE.
Quanto alla comunità panturca, ne sono nate tre o quattro negli anni 90, nessuna delle quali di successo...




Centro Italo Arabo e del Mediterraneo - IL NUOVO PROTAGONISTA E LA SUPERPOTENZA IN MEDIO ORIENTE
OGGI NEL MONDO ARABO E ISLAMICO, NON SI PARLA D’ALTRO CHE DELLA TURCHIA, IL NUOVO PROTAGONISTA IN MEDIO ORIENTE.
MTV INTERVISTA TALAL KHRAIS*, GIORNALISTA ESPERTO DI QUESTIONI MEDIORIENTALI
A CURA DEL CONDUTTORE ALI DHAINI
Gli arabi sono scomparsi della scena e all’interno della comunità internazionale. Negli ultimi tempi, la Turchia sta salendo sempre più frequentemente alla ribalta delle cronache mediorientali e internazionali, non solo in qualità di potenza economica, ma anche in quanto Paese intenzionato a giocare un ruolo politico sempre più incisivo in Medio Oriente e a livello internazionale. Di questo nuovo scenario parliamo con Talal Khrais, giornalista esperto di questioni mediorientali, di cui si occupa da anni. Di origini libanesi, Talal Khrais ha lavorato come corrispondente in diverse parti del mondo, ha sempre intuito ciò che sarebbe accaduto, anticipando vedute di scenari di guerra e di pace. Oggi, è di nuovo con noi per approfondire i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni in Medio Oriente. Dott. Khrais,grazie di essere qui con noi per questa intervista .
Secondo Lei, esiste un cambiamento radicale negli equilibri strategici in Medio Oriente? E’ possibile che la situazione attuale sia risultato della frattura tra la Turchia e il vecchio alleato Israele?
rPotrebbe essere così, alla luce di due clamorosi eventi che hanno attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale: la crisi nei rapporti fra Israele e Turchia, seguita all’incidente della “Freedom Flotilla” diretta a Gaza, e il voto contrario espresso dalla Turchia in occasione dell’approvazione di nuove sanzioni all’Iran da parte dell’ONU.
Questi due fatti non significano che Ankara si stia allontanando dall’Occidente e stia cercando di proporsi come Paese guida di un nuovo fronte mediorientale alternativo ad un ruolo europeo. Al contrario, Ankara chiama l’Europa al suo dovere e partecipa attivamente alla missione di pace in Libano UNIFIL 2. La Turchia vede nell’arroganza e degli Stati Uniti un fattore di destabilizzazione nella regione.
La Turchia ha sempre guardato verso Occidente e si considera una potenza europea; con la sua identità turca, ha forti legami con le regioni del Caucaso, del Caspio e dell’Asia centrale, e rappresenta un Paese musulmano moderno che guarda al mondo islamico e al mondo arabo, che ne costituisce il cuore.
I recenti episodi, come l’incidente della “Freedom Flotilla” e il diverso approccio alla questione nucleare iraniana, sono solo la manifestazione esteriore di divergenze originate dalle trasformazioni politiche degli ultimi vent’anni all’insorgere di incomprensioni fra la Turchia e l’Occidente nelle sue tre componenti: Stati Uniti, Europa e Israele. La tensione con lo stato ebraico, aumentata dopo la guerra israeliana a Gaza, è cresciuta ulteriormente con l’aggressione alla “Freedom Flotilla!.
La Turchia aveva agito di fronte all’incapacità degli Stati Uniti e dei Paesi dell’UE di esprimere una ferma condanna nei confronti delle azioni israeliane che hanno trasformato lo stato ebraico in uno stato di guerra. Il cittadino turco è ovviamente deluso dall’ipocrita insensibilità dell’Occidente nei confronti delle sofferenze dei popoli musulmani.Non c’è dubbio che l’ascesa al potere del partito “Giustizia e Sviluppo” (AKP), guidato da Recep Tayyip Erdogan, ha spinto sempre più il Paese a stringere legami con il mondo arabo-islamico, all’insegna della cooperazione economica e della riscoperta di comuni radici culturali.
La Turchia sta diventando uno snodo delle principali rotte energetiche eurasiatiche. L’ambizione turca è stata colta dal presidente americano Barack Obama quando, in un suo discorso del 6 aprile 2009 ad Ankara, disse: “La grandezza della Turchia sta nella sua capacità di essere al centro delle cose. Questo non è il luogo in cui l’Oriente e l’Occidente si separano, è il punto in cui si riuniscono: nella bellezza della vostra cultura; nella ricchezza della vostra storia; nella forza della vostra democrazia; nelle vostre speranze per il domani”.
Ciò significa che la Turchia di Erdogan non è più l’avamposto della Nato nella Regione?
Le cose sono cambiate da tempo. In passato la leadership turca considerava la Rivoluzione iraniana un vero nemico. Oggi, non solo rappresenta un partner economico privilegiato, ma Istanbul conta sul sostegno iraniano e siriano nella lotta contro a guerriglia del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK).
Il cambiamento è cominciato con la cattura del leader del PKK Abdullah Ocalan nel 1999. Negli anni successivi, i rapporti tra la Turchia e la Siria migliorarono notevolmente per svilupparsi ulteriormente con la salita al potere del partito AKP nel 2002. Con il progressivo ridimensionamento del potere dell’esercito in Turchia, anche le relazioni tra Ankara e Teheran cominciarono a migliorare.
Si può dire che rapporto tra Ankara e Tel Aviv è cambiato radicalmente, in negativo?
Certamente, oramai i due Paesi sembrano avere visioni divergenti riguardo al Medio Oriente. Israele considera ostili la maggior parte dei Paesi della regione, la Turchia ha risolto le antiche controversie e ha stabilito importanti rapporti economici e commerciali con molti di questi Paesi, dalla Siria all’Iran, allo stesso Kurdistan iracheno. Basti pensare al lavoro condotto dalla leadership turca per l’integrazione economica e la stabilità politica. Questo spiega anche l’atteggiamento di Ankara nei confronti dell’Iran.
La Turchia non vuole un Medio Oriente nucleare, condivide con la Repubblica Islamica dell’Iran interessi economici ed energetici strategici. Ankara non permetterà una escalation della crisi con Teheran che potrebbe compromettere la stabilità regionale.
A mio avviso, l’Occidente deve accettare la mediazione turca col Brasile sul nucleare, altrimenti Tehran andrà avanti comunque, sfidando sanzioni ancora più pesanti.
La Turchia ha iniziato a guardare a Oriente e si trova bene, la sua economia cresce e diventa protagonista. Secondo Lei, perché il suo ingresso nell’Unione Europea sembra ancora lontano?
Secondo me, perché è un grande Stato musulmano, moderno e potente, e in Occidente esiste una vera islamofobia mascherata. L’Occidente sbaglia allontanando la Turchia, sbaglia quando concentra il suo interesse sul problema curdo in Turchia piuttosto che sul problema turco. L’Occidente non ha apprezzato il processo di democratizzazione del Paese, dove regna da tempo la libertà di espressione.
L’Unione Europea continua a concentrarsi sul problema dei curdi e di altre minoranze, trascurando i problemi della democratizzazione.In ogni caso, se la Turchia si è imposta alla comunità internazionale, non lo ha fatto grazie a un eroe, ma grazie allo sviluppo delle proprie istituzioni.
La Turchia si sposta verso il Mondo arabo e la causa palestinese e non è più l’alleato forte di Israele. Ciò significa un radicale cambiamento geopolitico nella Regione. Cosa ne pensi? Condividi questa posizione?
In realtà, il cambiamento è avvenuto da molto tempo. Le divisioni tra gli arabi e l'incapacità di adottare una strategia che salvaguardi i loro interessi e la loro principale causa, la questione palestinese, nascondono questo cambiamento. Israele non è più l’invincibile in Medio Oriente. Nel 2006 abbiamo assistito alla sconfitta del suo esercito da parte della guerriglia di Hezbollah, e non è in grado di entrare a Gaza.
Ma il cambiamento più radicale è avvenuto con la perdita di un importante alleato: l’Iran della monarchia. La Rivoluzione Islamica del 1979 in Iran e la successiva fondazione della Repubblica Islamica, hanno inferto un duro colpo ad Israele sul lungo periodo, soprattutto dopo la proclamazione da parte del nuovo regime iraniano dell’illegittimità dello stato ebraico e della sua occupazione della Palestina, sostenendo i movimenti che combattono l’occupazione israeliana. La perdita di un alleato regionale come l’Iran spinse Israele a concentrarsi sulla Turchia.
Il rapporto israeliano con la Turchia negli anni ’60 e ’70 ha rappresentato una carta per esercitare pressioni sui Paesi arabi. Così come Israele ha perso l’Iran circa trent’anni fa, vedendo un amico fidato trasformarsi in un nemico giurato, allo stesso modo ora è sul punto di perdere la Turchia.
*socio della Stampa Estera in Italia e Segretario Generale del Centro Italo Arabo Assadakah


Mutti ste cose le diceva cinque anni fa ai tempi dell'eventuale ingresso nell'UE.




E poi dicono che la geopolitica non e' una scienza... :gluglu: