Un attento studio filologico condotto secondo una prospettiva pienamente tradizionale può permettere sviluppi della massima importanza. In questo breve studio ci occuperemo di due termini presenti nel libro Genesi, secondo la versione greca dei LXX: «`Eν αρχή» ed «επεφέρετο», ossia «In principio» e «aleggiava». Per quanto segue rimandiamo il lettore anche alla consultazione dell’opera di Monique Alexandre, “Le commencement du livre Genése I – V”, informandolo però che per il taglio estremamente accademico dell’opera, sarà necessario un lavoro successivo di “estrazione” dei soli materiali utili per una ricerca di tipo tradizionale.
Il termine αρχή traduce l’ebraico rē’šît. `Eν + dativo può avere un valore temporale, ma anche specificare lo strumento, il mezzo, la causa. La traduzione dei LXX, `Eν αρχή, non presenta l’articolo e in ciò corrisponde letteralmente alla versione originale ebraica: si deve dunque tradurre «In principio».
La parola αρχή può avere più valenze: 1° inizio temporale o spaziale, cf. Gen. 10,10: «l’origine del suo regno…(αρχή)»; 2° ciò che è primo nel suo genere e primo «in dignità», cf. Gb 40,19 :«Esso è la prima (αρχή) delle opere di Dio»; in numerosi casi i LXX utilizzano απαρχή per «primizie sacrificali»; 3° αρχή «principio» significa anche «comandamento», «colui che comanda» (cf. αρχομαι e αρχω; sulla Parola divina che è «ordine» (amr) per il quale è effettuata la creazione si veda quanto scrive Guénon nel capitolo “Verbum, Lux et Vita” in Considerazioni sulla via iniziatica). Un testo di Aristotele (Meta.Δ,7,1012 b 34-1013 a 23) classifica i sensi di αρχή. Aquila traduce rē’šît con `εν κεφαλάιω, derivato da κεφαλή, come rē’šît è derivato da rō’ŝ, «testa» (cf. LXX κεφάλιον: Lev. 6,4, Num. 4,2; 5,7; 31,26: «ciò che costituisce la testa», «punto capitale», «principio». `Eν κεφαλάιω in Platone, Convivio 186c, significa «in sintesi»).
Nei testi sapienziali fa eco a Gen. 1,1 la Sapienza in Prv. 8,22 « Il Signore mi ha creato all’inizio (αρχήν) della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. Dall’eternità sono stata costituita, fin dal principio (`εν αρχή), dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata».
Il tema della Sapienza, della Legge preesistente, per mezzo della quale Dio creò il mondo accompagnerà spesso l’esegesi ebraica di Gen.1,1. Così scrive Filone d’Alessandria criticando un’interpretazione di `Eν αρχή «secondo il tempo»: «Poiché il tempo non esisteva prima del mondo, ma è nato sia con lui, sia dopo, poiché il tempo è l’intervallo del movimento del mondo». `Eν αρχή va inteso «secondo il numero», intendendo questo nel suo valore metafisico. Fra le realtà create simultaneamente (άμα) esiste un ordine (τάξις) e in Gen 1,1, in perfetta concordanza con le altre Tradizioni, «in principio» Dio creò il cielo e la terra.
Con `Eν αρχή si apre il Vangelo secondo Giovanni e il Logos come la Sapienza di Prv 8,22 era «in principio, presso Dio. Tutto per mezzo di lui fu fatto e senza di lui non fu fatto nulla di ciò che esiste». Apocalisse 3,14, definisce il Cristo come η αρχή της κτίσεως του θεου, «il Principio della creazione di Dio». Col. 1,15-18 vede «in sintesi» in Gesù Cristo l’ `Eν αρχή di Gen 1,1: «Egli è l’immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura…in Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili …Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui. Egli è anche il capo del corpo (κεφαλή), cioè della Chiesa. Egli è il principio (αρχή), il primogenito dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose».
Vorremmo ora portare l’attenzione sul termine επεφέρετο in Gen.1,2: «lo spirito di Dio aleggiava (επεφέρετο) sulle acque».
Il parallelismo con Gen. 7,18 (επεφέρετο η κιβωτός ´επανω του ύδατος, «l’arca si muoveva sulla superficie delle acque» dove επεφέρετο nella versione greca dei LXX corrisponde all’originale ebraico wattēlek) farebbe propendere per una traduzione medio-passiva di tale verbo, nel senso di «essere portato», «superferebatur» per i latini e così nella Vulgate con «ferebatur».
Nelle glosse e nei commentari oltre a tale idea di movimento (talvolta specificata maggiormente insistendo sulla determinazione data dal prefisso επί/super al verbo φέρω, cf. Agostino Gen. Lib. Imperf., PL 34,225: «Lo Spirito è portato al di sopra dell’acqua non come fosse olio, ma come la luce al di sopra di ciò che illumina») vi è anche un particolare senso dato a επεφέρετο, cioè quello di «coprire».
I Padri greci citano quest’ultima interpretazione e Basilio riferisce dell’esegesi di un Siriano (può essere Diodoro di Tarso) in un passaggio per noi molto importante: «Egli diceva che il termine in siriano era più espressivo e, in ragione di una sua parentela con la lingua ebraica, più vicino in qualche modo al senso delle Scritture…Egli era portato era per lui un’interpretazione per egli riscaldava (συνέθαλπε) e rendeva vivente (εξωογόνει) la sostanza delle acque, a somiglianza dell’uccello femmina che cova le sue uova (επωαζούσες) e con il suo calore comunica loro una certa forza vitale» (Hom. Hexa. II, PG 29,44 B). Questa interpretazione ha un parallelo nella tradizione ebraica, cf. Rachi:«Il Trono della Maestà divina si tiene sopra l’aria e plana sulla superficie delle acque, per la sola forza del soffio della Parola del Santo, benedetto sia Lui, e per suo ordine. Come una colomba che plana sul suo nido»; la rappresentazione dello Spirito Santo che copre con le sue ali il mondo trova posto in molti testi e rappresentazioni medioevali (cf. A. Tarabocchia Canavero, Esegesi biblica et cosmologia. Note sull’interpretazione patristica e medioevale di Genesi 1,2).
Questa accezione particolare del verbo επεφέρετο troverebbe perfetta risonanza con il simbolo tradizionale dell’”Uovo del Mondo”, ciò a partire da cui si effettuerà tutta la manifestazione del cosmo, “avviluppamento” dunque che in forma di Uovo contiene in sé i germi sottili di tutta la creazione (aspetto questo pure simbolizzato dall’uso di επεφέρετο in Gen. 7,18, «l’arca si muoveva sulla superficie delle acque»). Questo parallelo dell’Uovo del Mondo con le acque di Gen 1,2 sulle quali aleggia lo spirito di Dio sarebbe anche rafforzato da un altro simbolo spesso raffigurato insieme all’Uovo nelle Tradizioni, soprattutto quella indù, ossia il Cigno iperboreo circa il quale rimandiamo il lettore alla discussione presente in questo stesso forum in “Simboli iperborei”. In rapporto poi a Gen.1,7 («Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne») va inoltre notato che le due metà in cui secondo il simbolismo tradizionale si divide l’”Uovo del Mondo” sono rispettivamente il cielo e la terra.




Rispondi Citando
