Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Registered User
    Data Registrazione
    17 Jul 2006
    Messaggi
    142
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Su due termini dal libro "Genesi"

    Un attento studio filologico condotto secondo una prospettiva pienamente tradizionale può permettere sviluppi della massima importanza. In questo breve studio ci occuperemo di due termini presenti nel libro Genesi, secondo la versione greca dei LXX: «`Eν αρχή» ed «επεφέρετο», ossia «In principio» e «aleggiava». Per quanto segue rimandiamo il lettore anche alla consultazione dell’opera di Monique Alexandre, “Le commencement du livre Genése IV”, informandolo però che per il taglio estremamente accademico dell’opera, sarà necessario un lavoro successivo di “estrazione” dei soli materiali utili per una ricerca di tipo tradizionale.



    Il termine αρχή traduce l’ebraico rē’šît. `Eν + dativo può avere un valore temporale, ma anche specificare lo strumento, il mezzo, la causa. La traduzione dei LXX, `Eν αρχή, non presenta l’articolo e in ciò corrisponde letteralmente alla versione originale ebraica: si deve dunque tradurre «In principio».
    La parola αρχή può avere più valenze: 1° inizio temporale o spaziale, cf. Gen. 10,10: «l’origine del suo regno…(αρχή)»; 2° ciò che è primo nel suo genere e primo «in dignità», cf. Gb 40,19 :«Esso è la prima (αρχή) delle opere di Dio»; in numerosi casi i LXX utilizzano απαρχή per «primizie sacrificali»; 3° αρχή «principio» significa anche «comandamento», «colui che comanda» (cf. αρχομαι e αρχω; sulla Parola divina che è «ordine» (amr) per il quale è effettuata la creazione si veda quanto scrive Guénon nel capitolo “Verbum, Lux et Vita” in Considerazioni sulla via iniziatica). Un testo di Aristotele (Meta.Δ,7,1012 b 34-1013 a 23) classifica i sensi di αρχή. Aquila traduce rē’šît con `εν κεφαλάιω, derivato da κεφαλή, come rē’šît è derivato da rō’ŝ, «testa» (cf. LXX κεφάλιον: Lev. 6,4, Num. 4,2; 5,7; 31,26: «ciò che costituisce la testa», «punto capitale», «principio». `Eν κεφαλάιω in Platone, Convivio 186c, significa «in sintesi»).
    Nei testi sapienziali fa eco a Gen. 1,1 la Sapienza in Prv. 8,22 « Il Signore mi ha creato all’inizio (αρχήν) della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d’allora. Dall’eternità sono stata costituita, fin dal principio (`εν αρχή), dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata».
    Il tema della Sapienza, della Legge preesistente, per mezzo della quale Dio creò il mondo accompagnerà spesso l’esegesi ebraica di Gen.1,1. Così scrive Filone d’Alessandria criticando un’interpretazione di `Eν αρχή «secondo il tempo»: «Poiché il tempo non esisteva prima del mondo, ma è nato sia con lui, sia dopo, poiché il tempo è l’intervallo del movimento del mondo». `Eν αρχή va inteso «secondo il numero», intendendo questo nel suo valore metafisico. Fra le realtà create simultaneamente (άμα) esiste un ordine (τάξις) e in Gen 1,1, in perfetta concordanza con le altre Tradizioni, «in principio» Dio creò il cielo e la terra.
    Con `Eν αρχή si apre il Vangelo secondo Giovanni e il Logos come la Sapienza di Prv 8,22 era «in principio, presso Dio. Tutto per mezzo di lui fu fatto e senza di lui non fu fatto nulla di ciò che esiste». Apocalisse 3,14, definisce il Cristo come η αρχή της κτίσεως του θεου, «il Principio della creazione di Dio». Col. 1,15-18 vede «in sintesi» in Gesù Cristo l’ `Eν αρχή di Gen 1,1: «Egli è l’immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura…in Lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili …Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui. Egli è anche il capo del corpo (κεφαλή), cioè della Chiesa. Egli è il principio (αρχή), il primogenito dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose».

    Vorremmo ora portare l’attenzione sul termine επεφέρετο in Gen.1,2: «lo spirito di Dio aleggiava (επεφέρετο) sulle acque».
    Il parallelismo con Gen. 7,18 (επεφέρετο η κιβωτός ´επανω του ύδατος, «l’arca si muoveva sulla superficie delle acque» dove επεφέρετο nella versione greca dei LXX corrisponde all’originale ebraico wattēlek) farebbe propendere per una traduzione medio-passiva di tale verbo, nel senso di «essere portato», «superferebatur» per i latini e così nella Vulgate con «ferebatur».
    Nelle glosse e nei commentari oltre a tale idea di movimento (talvolta specificata maggiormente insistendo sulla determinazione data dal prefisso επί/super al verbo φέρω, cf. Agostino Gen. Lib. Imperf., PL 34,225: «Lo Spirito è portato al di sopra dell’acqua non come fosse olio, ma come la luce al di sopra di ciò che illumina») vi è anche un particolare senso dato a επεφέρετο, cioè quello di «coprire».
    I Padri greci citano quest’ultima interpretazione e Basilio riferisce dell’esegesi di un Siriano (può essere Diodoro di Tarso) in un passaggio per noi molto importante: «Egli diceva che il termine in siriano era più espressivo e, in ragione di una sua parentela con la lingua ebraica, più vicino in qualche modo al senso delle Scritture…Egli era portato era per lui un’interpretazione per egli riscaldava (συνέθαλπε) e rendeva vivente (εξωογόνει) la sostanza delle acque, a somiglianza dell’uccello femmina che cova le sue uova (επωαζούσες) e con il suo calore comunica loro una certa forza vitale» (Hom. Hexa. II, PG 29,44 B). Questa interpretazione ha un parallelo nella tradizione ebraica, cf. Rachi:«Il Trono della Maestà divina si tiene sopra l’aria e plana sulla superficie delle acque, per la sola forza del soffio della Parola del Santo, benedetto sia Lui, e per suo ordine. Come una colomba che plana sul suo nido»; la rappresentazione dello Spirito Santo che copre con le sue ali il mondo trova posto in molti testi e rappresentazioni medioevali (cf. A. Tarabocchia Canavero, Esegesi biblica et cosmologia. Note sull’interpretazione patristica e medioevale di Genesi 1,2).
    Questa accezione particolare del verbo επεφέρετο troverebbe perfetta risonanza con il simbolo tradizionale dell’”Uovo del Mondo”, ciò a partire da cui si effettuerà tutta la manifestazione del cosmo, “avviluppamento” dunque che in forma di Uovo contiene in sé i germi sottili di tutta la creazione (aspetto questo pure simbolizzato dall’uso di επεφέρετο in Gen. 7,18, «l’arca si muoveva sulla superficie delle acque»). Questo parallelo dell’Uovo del Mondo con le acque di Gen 1,2 sulle quali aleggia lo spirito di Dio sarebbe anche rafforzato da un altro simbolo spesso raffigurato insieme all’Uovo nelle Tradizioni, soprattutto quella indù, ossia il Cigno iperboreo circa il quale rimandiamo il lettore alla discussione presente in questo stesso forum in “Simboli iperborei”. In rapporto poi a Gen.1,7 («Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne») va inoltre notato che le due metà in cui secondo il simbolismo tradizionale si divide l’”Uovo del Mondo” sono rispettivamente il cielo e la terra.

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    26 Jan 2003
    Messaggi
    1,849
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Grazie per lo scritto.
    Ti segnalo anche una traduzione folgorante dell'inizio della Genesi, che Girolamo attribuisce ad Aristone di Pella: <In filio Deus fecit coelum et terram>.
    Segno che presso i primi cristiani arché era un titolo del Figlio di Dio. Sulla stessa linea Ireneo porta: <Il figlio all'inizio, poi Dio creò il cielo e la terra>.

  3. #3
    VINCIT OMNIA VERITAS!
    Data Registrazione
    13 Sep 2002
    Località
    "O voi che avete gli intelletti sani, mirate la dottrina che s'asconde sotto'l velame de li versi strani."
    Messaggi
    2,120
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Molto interessante.
    Grazie ad entrambi per i notevoli spunti.
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  4. #4
    Registered User
    Data Registrazione
    17 Jul 2006
    Messaggi
    142
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ciao Senatore, grazie a te per il contributo. Ecco qualche approfondimento in merito:

    Nel Liber Quaestiones hebraicae in Genesim, così scrive Girolamo: «Molti ritengono, come è scritto nella Controversia di Iasone e Papisco, e come Tertulliano ne discute nel suo libro contro Praxeas e Ilario anche nell’esposizione di un Salmo, che in ebraico si avrebbe: “nel Figlio, Dio fece il cielo e la terra”; che ciò sia falso, la verità stessa delle cose lo dimostra. Poiché i LXX, Simmaco e Teodoro hanno tradotto in principio e in ebraico, è scritto bresith che Aquila interpreta in capitulo, e non baben, che significa in filio. È dunque piuttosto secondo il senso che secondo la parola che si può accettare la traduzione sul Cristo». Ilario, Tract. Psalm. II,2: «Bresith…tres significantias habet, id est in principio, in capite et in filio». Ireneo ci tramanda una versione analoga (Dimostrazione sulla predicazione apostolica. 43): «Bisogna credere che un figlio esisteva presso Dio e che egli è, non solamente prima di essersi manifestato nel mondo, ma ancor prima che il mondo fosse. Colui che per primo ha profetizzato, Mosè, dice in ebraico: Baresit΄ bara Elovim basan benowam sament ‘ares e ciò si traduce…: Dio creò un figlio in principio, poi il cielo e la terra.» Sembra che dal IV sec. si sia evitata talvolta questa esegesi sul Verbo a causa della crisi ariana. Sulle prime esegesi cristiane di Gen. I,I, cf P. Nautin, «Gen. I,1-2 da Giovanni a Origene», in In Principio, Parigi 1973 p. 61-94.

    Una questione molto interessante per il suo valore.
    Saluti

  5. #5
    ian mono
    Ospite

    Predefinito

    Nel giorno dedicato all'Annunciazione è particolarmente stimolante trattare del Principio, il quale, da infinito, eterno, invisibile e tracendente, pur restando tale in se stesso, si è reso finito, temporale, visibile ed immanente per noi, passando attraverso l'immacolato seno della Vergine.
    Figlio di Dio e figlio dell'uomo, dunque vero Dio e vero uomo, Gesù Cristo racchiude in sè tutti i misteri che dall'inizio dei tempi sono stati rivelati all'uomo.
    "Le acque" si dice in ebraico Maym, (MIM, mem-iod-mem), sulle quali aleggia lo Spirito di Dio, sono simboliche dello Spazio Infinito, grembo universale di ogni vita. Esse, fecondate dallo Spirito, sono state divise in "acque superiori" ed "acque inferiori".
    La Tradizione esoterica ebraica, la Cabala, parla a tale proposito del mi' e del ma', intesi rispettivamente come l'interno e l'esterno delle cose, della realtà; lo stesso concetto è più conosciuto per mezzo dell'assioma ermetico:
    come in alto, così in basso
    essendo l'alto assimilabile alla dimensione interiore o soggettiva ed il basso alla dimensione esteriore o oggettiva della Realtà.
    Ma questi due aspetti della Realtà, prima di essere separati (essendo la creazione propriamente una separazione) costituivano una sola ed unica Realtà.
    La Vergine Maria, in ebraico Miryam, (MRIM, mem-resh-iod-mem), costituisce un simbolo oltremodo adeguato per ri-velare questi misteri. Nel suo nome "le acque" sono ancora unite (contenendo le tre lettere della parola Maym, MIM, nella quale il mi' ed il ma' sono uniti); ed è proprio da lei che nascerà colui che è l'espressione tanto della separazione-diversità quanto della unione-uguaglianza.
    La creazione, infatti, necessita questa polarizzazione, questa separazione che è propria della forma, sia essa sottile o grossolana. E questa stessa separazione, che in oriente viene denominata la "Grande Illusione", è anche la fonte di tutti i nostri conflitti e le nostre sofferenze. Ma ecco che nella pienezza dei tempi il Logos, la Legge, il Figlio Unigenito di Dio Gesù Cristo viene in mezzo a noi a ri-velare e ri-solvere il mistero della creazione, ovvero il dualismo o polarità :

    "Egli infatti è la nostra pace,
    colui che ha fatto dei due un popolo solo,
    abbattendo il muro di separazione che era frammezzo,
    cioè l'inimicizia,
    annullando, per mezzo della sua carne,
    la legge fatta di prescrizioni e di decreti,
    per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
    facendo la pace,
    e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
    per mezzo della croce,
    distruggendo in se stesso l'inimicizia.
    Egli è venuto perciò ad annunziare pace
    a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini.
    Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
    al Padre in un solo Spirito". (Ef. 2, 14-18)

    Saluti a tutti.

  6. #6
    Registered User
    Data Registrazione
    17 Jul 2006
    Messaggi
    142
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Grazie per il tuo contributo ian mono.

    Ecco un passaggio del Guènon che si riferisce parzialmente ad "aleggiava" del Libro della Genesi:

    Se l’«Uovo del Mondo» è dunque, in certi casi, un «uovo di serpente», in altri è anche un «uovo di cigno»; vogliamo alludere soprattutto al simbolismo di Hamsa, il veicolo di Brahmâ nella tradizione indù. Accade spesso, e in modo particolare nelle figurazioni etrusche, che la doppia spirale sia sormontata da un uccello; quest’ultimo è evidentemente identico a Hamsa, il cigno che cova il Brahmânda sulle Acque primordiali, il quale si identifica peraltro con lo «spirito» o «soffio vitale» (perché Hamsa è anche il «soffio») che, secondo l’inizio della Genesi ebraica, «aleggiava sulla superficie delle Acque». Un’altra cosa non meno degna di nota è il fatto che, tra i Greci, dall’uovo di Leda, generato da Zeus, in forma di cigno, escano i Dioscuri, Castore e Polluce, i quali si trovano in corrispondenza simbolica con i due emisferi, e perciò con le due spirali ora in esame, che di conseguenza rappresentano la loro differenziazione in questo «uovo di cigno», cioè,in definitiva la divisione dell’«Uovo del Mondo» nelle sue due metà superiore e inferiore. Qui però non possiamo dilungarci ulteriormente sul simbolismo dei Di oscuri, che invero è molto complesso, come quello di tutte le analoghe coppie formate da un mortale e da un immortale, rappresentati spesso l’uno bianco e l’altro nero, al pari dei due emisferi dei quali uno è illuminato mentre l’altro è nell’oscurità. Diremo soltanto che tale simbolismo, in fondo, è abbastanza vicino a quello dei Dêva e degli Asura, la cui opposizione si trova anch’essa in rapporto con il duplice significato del serpente,a seconda che questo si muova in una direzione ascendente oppure discendente intorno a un asse verticale, o ancora srotolandosi oppure arrotolandosi su se stesso, come nella figura della doppia spirale.

    (René Guénon, La Grande Triade, pag.50-51)

  7. #7
    ian mono
    Ospite

    Predefinito hamsa

    Quanto segue è un estratto dell'introduzione (di Roberto Donatoni) del Jivanmuktiviveka, un testo del XIV secolo scritto da Vidyaranya, il quale fu a capo del centro monastico sankariano di Srngeri, dove morì probabilmente nel 1386; è considerato (Adelphi edizioni, copertina) "la più ampia e dettagliata trattazione esistente sulla <liberazione in vita> secondo la prospettiva dell'Advaitavedanta".

    <...> Paramahamsa significa letteralmente <supremo hamsa>, e
    hamsa è l'oca selvatica. Ma lo hamsa che si leva dalle acque e vola alto nel cielo è spesso simbolo del sole, quindi dell'atman, è "l'aureo uccello stabilito nel cuore e nel sole <1>". Secondo l'Atharvaveda, "alzandosi in volo lo hamsa non solleva dalle acque una zampa: se la levasse non ci sarebbe l'oggi nè il domani; non ci sarebbe la notte nè il giorno; nè mai albeggierebbe <2>". Similmente, nel Sanatsujatiya del Mahabharata si legge: "Alzandosi in volo lo hamsa non solleva dalle acque una zampa: se levasse quell'elemento continuo (satata) non ci sarebbe nè morte nè immortalità. <Solo> gli yogin vedono quello <hamsa>, il beato eterno". Secondo il commento ascritto a Sankara, se lo hamsa - l'atman - sollevasse dalle acque, che rappresentano gli elementi grossolani e sottili (ovvero il samsara), quella sua parte immersa che è l'anima (jiva), non potrebbero esistere nè il ciclo della vita e della morte nè la liberazione.
    Hamsa è inoltre un mantra detto ajapa gayatri, la "gayatri che non è recitata", in quanto viene ripetuto <spontaneamente> con ciascuno dei ventunmilaseicento respiri quotidiani: l'inspirazione è associata alla sillaba sa e l'espirazione a ham, o viceversa <3>. Esso potrebbe essere collegato ad una <grande sentenza> (mahavakya) contenuta nell'Aitareyaranyaka: "Lui è ciò che io sono, io sono ciò che Lui è" (yo 'ham so 'sau yo 'sau so 'ham).
    <4>
    La Hamsopanisad chiama hamsa l'anima individuale e paramahamsa il Sé supremo, "pari a dieci milioni di soli, da cui tutto è pervaso". <...>(pagg. 77-80)

    NOTE

    <1> Si vedano ad esempio: Satapathabrahmana, VI, 7, 3, 11 ("lo hamsa che dimora nella chiarezza è quel sole"); Svetasvataropanisad, III, 18; VI, 15 ("c'è un unico hamsa nel centro di questo mondo: è Agni risiedente nelle acque; conoscendolo si oltrepassa la morte"); Kathopanisadbhasya II, 2, 2 ("si assuma che il sole abbia la forma del proprio Sé"). La parola hamsa viene fatta derivare dalla radice han-, nei due sensi attestati dal dhatupatha, <uccidere> e <andare>, con il suffisso unadi -sa: il sole distrugge l'oscurità e solca il cielo; il Sé annienta l'ignoranza e pervade l'universo.

    <2> Atharvavedasamhita, XI, 4, 21. Si veda il commento di Sayana, che propone l'identificazione di hamsa sia con il sole sia con il prana.

    <3> Una relazione tra lo hamsa e il respiro è già stabilita in Kathopanisad, II, 2, 3, e forme più o meno complesse di meditazione con questo mantra - associato al risveglio di kundalini, attraverso l'unificazione dei due soffi ascendente e discendente nel canale centrale della susumna - si trovano nelle cosiddette Yoga Upanisad (Pasupatabrahma I, 12 sgg.; Dhyanabindu, 61 sgg.; Brahmavidya, 16 sgg. e 60 sgg.; Yogacudamani, 82 sgg.; Yogasikhopanisad, VI, 51 sgg.), e soprattutto nella Hamsopanisad, che è ad esso interamente dedicata.

    <4> Aitareyaranyaka, II, 2, 4. Il testo si riferisce al purusa che è nel sole, "al Sé di ciò che si muove e di ciò che è immobile", con il quale ci si identifica mediante un upasana del tipo ahamgraha. Yo 'ham so 'sau, "Lui è ciò che io sono", afferma l'identità dell'anima (jiva) con Isvara e yo 'sau so 'ham, "io sono ciò che Lui è", quella di Isvara con l'anima; ai fini della meditazione (adhyana), tale reciprocità deve essere mantenuta. Nel Tattvanusandhana,Mahadevanandasarasvati descrive la ripetizione del mantra dell'Aitareyaranyaka come alternativa a quella dell'OM: dal mantra completo si passa in un secondo momento alla forma abbreviata so 'ham, "io sono Lui", e infine, sopprimendo le lettere s e h, si ottiene il mantra OM, che racchiude allora il significato "io sono il Sé supremo".

    * * *

    E' possibile trovare una traduzione in inglese di diverse Upanisad, ed in italiano di alcune, al seguente indirizzo web:

    http://www.visionaire.org/advaitavedant/Advaita.htm

    Un sito in lingua inglese dove sono esposte diverse tecniche di meditazione, prevalentemente delle scuole Yoga e Vedanta:

    http://swamij.com/index.htm

    Saluti.

  8. #8
    Registered User
    Data Registrazione
    17 Jul 2006
    Messaggi
    142
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ritornando a quanto tempo addietro si è scritto sul significato e la giusta interpretazione della prima parola del libro Genesi, «Bereshit» «In principio» («`Eν αρχή» secondo la traduzione greca dei LXX), riportiamo ora alcuni brani tratti dall’opera di P. Vulliad, La Kabbale juive, tomo I, pp. 215-6 e 7 così come sono commentati da R.Guénon nel suo Il Simbolismo della Croce.
    Sottolineiamo solo due aspetti: l’errore di un’interpretazione letterale e grossolana di «Bereshit» quale “posizione” di Dio nel tempo (cfr. più sopra: «Così scrive Filone d’Alessandria criticando un’interpretazione di `Eν αρχή «secondo il tempo»: «Poiché il tempo non esisteva prima del mondo, ma è nato sia con lui, sia dopo, poiché il tempo è l’intervallo del movimento del mondo». `Eν αρχή va inteso «secondo il numero», intendendo questo nel suo valore metafisico. Fra le realtà create simultaneamente (άμα) [cioè, «nella permanente attualità» d’ogni cosa nell’«eterno presente»] esiste un ordine (τάξις) e in Gen 1,1, in perfetta concordanza con le altre Tradizioni, «in principio» Dio creò il cielo e la terra.) e, di conseguenza, l’importante trasposizione analogica, secondo un senso trascendente, che le realtà di «spazio» e «tempo» (condizioni proprie solo del nostro «mondo») possono subire qualora divengano simboli «dell’insieme di tutte le possibilità, siano esse quelle di un essere particolare, o siano quelle dell’Esistenza universale». Solo in questa prospettiva infatti il Verbo, “Cuore dell’Universo”, risulta essere davvero «luogo dei possibili». Per una lettura completa e con note rimandiamo invece alle opere originali dei due autori Vulliaud e Guénon citate sopra.


    «Clemente d'Alessandria dice che da Dio, "cuore dell'universo", prendono origine le estensioni indefinite che si dirigono l'una in alto, l'altra in basso, questa a destra, quella a sinistra, l'una avanti e l'altra indietro; dirigendo il suo sguardo verso queste sei estensioni come verso un numero sempre uguale, egli definisce il mondo; egli è l'inizio e la fine (l'alfa e l'omega); in luiterminano le sei fasi del tempo, ed è da lui che ricevono la loro estensione indefinita; questo è il segreto del numero sette ».
    Lo stesso simbolismo si trova anche nella Qabbalah ebraica, in cui si parla del « palazzo santo » o «palazzo interiore » situato appunto al centro delle sei direzioni dello spazio. Le tre lettere del nome divino Jehovah, mediante la loro sestupla permutazione secondo queste sei direzioni, indicano l'immanenza di Dio in seno al mondo, cioè la manifestazione del Logos al centro di tutte le cose, nel punto primordiale di cui le estensioni indefinite non sono che l'espansione o lo sviluppo: «Egli formò dal Thohu (il vuoto) qualche cosa, e fece di ciò che non era ciò che è. Egli intagliò delle grandi colonne nell'etere inafferrabile.' Egli rifletté, e la parola (Memra) produsse ogni oggetto e ogni cosa con il suo Nome Uno ». Il punto primordiale da cui viene proferita la parola divina, si sviluppa, come abbiamo detto, non solo nello spazio, ma anche nel tempo; è il « centro del mondo » sotto tutti gli aspetti, cioè è ugualmente al centro degli spazi e al centro dei tempi. Tutto ciò, se inteso alla lettera, riguarda evidentemente soltanto il nostro mondo, l'unico le cui condizioni di esistenza siano direttamente esprimibili in linguaggio umano: infatti soltanto il mondo sensibile è soggetto allo spazio e al tempo. Ma, poiché in realtà si tratta del Centro di tutti i mondi, si può passare all'ordine soprasensibile effettuando una trasposizione analogica, in cui lo spazio e il tempo non mantengono che un significato puramente simbolico. […]
    Il Vulliaud cita, a questo proposito, il commento di Mosè di Leòn: « Dopo avere ricordato che il Santo inconoscibile - che sia benedetto - non può essere còlto che attraverso i suoi attributi (middoth), mediante i quali ha creato i mondi, passiamo all'esegesi della prima parola della Thorah: Bereshith. Antichi autori ci hanno insegnato, relativamente a questo mistero, che è nascosto nel grado supremo, l'etere puro e impalpabile. Questo grado è la somma totale di tutti gli specchi posteriori (cioè esteriori in rapporto appunto a questo grado). Questi ultimi derivano da esso attraverso il mistero del punto, che è in sé e per sé un grado nascosto e procedente dal mistero dell’etere puro e misterioso. «Il primo grado, assolutamente occulto (cioè non manifestato), non può essere còlto. Invece il mistero del punto supremo, benché sia profondamente nascosto, può essere còlto nel mistero del "palazzo interiore". Il mistero della corona suprema (Kether, la prima delle dieci Sephiroth) corrisponde a quello dell'etere (Avir) puro e irraggiungibile. È la causa di tutte le cause e l'origine di tutte le origini. É in questo mistero, origine invisibile di tutte le cose, che nasce il "punto" nascosto da cui tutto deriva. Per questo è detto nel Sepher Ietsirah: "Prima dell'Uno, che cosa puoi contare?"; in altre parole: prima di questo punto, cosa puoi contare o comprendere? Prima di questo punto non vi era nulla, eccetto Ain, cioè il mistero dell'etere puro e irraggiungibile, così chiamato (con una semplice negazione) a causa della sua incomprensibilità. L'origine comprensibile dell'esistenza risiede nel mistero del "punto" supremo. E poiché questo punto è l'origine di tutte le cose, esso viene chiamato "Pensiero" (Mahasheba).Il mistero del Pensiero che crea, corrisponde al "punto" nascosto nel Palazzo interiore poiché, puro e irraggiungibile, l'etere rimane sempre misterioso. II "punto" è l'etere reso palpabile (in virtù della "concentrazione", punto di partenza di ogni differenziazione) nel mistero del palazzo interiore o Santo dei Santi. Tutto, senza eccezione alcuna, è stato anteriormente concepito nel Pensiero. E se qualcuno dicesse: "Guardate! Vi è qualcosa di nuovo nel mondo", intimategli il silenzio, perché quel qualcosa fu prima concepito nel Pensiero. Dal "punto" nascosto scaturisce il Santo Palazzo interiore (attraverso le linee emanate da questo punto secondo le sei direzioni dello spazio). È il Santo dei Santi, è il cinquantesimo anno (allusione al Giubileo, che rappresenta il ritorno allo stato primordiale), chiamato anche la Voce che emana dal Pensiero. Tutti gli esseri e tutte le cause provengono allora dalla forza del "punto" che sta in alto. Ecco quanto concerne i misteri delle tre Sephiroth supreme ».Abbiamo voluto citare questo passaggio per intero, nonostante la sua lunghezza, perché, oltre al suo interesse particolare, è in relazione molto più diretta con l'argomento del presente studio di quanto possa supporsi a prima vista.» (R. Guénon, Il Simbolismo della Croce, pagg. 37, 38 e 40-43)

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 13-05-12, 15:37
  2. Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 16-12-11, 22:24
  3. I termini "Politici" che non hanno più alcun senso
    Di Eyes Only (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 16-10-07, 11:53
  4. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 26-04-07, 19:51
  5. "Forza Italia: genesi di un partito nato dall'emergenza"
    Di Österreicher nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 10-07-03, 08:08

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito