

Tu che odi dio e la vita cristiana
Senti la sua presenza come un doloroso cancro
Vengano profanate e profanate aspramente
Le praterie del cielo bagnate di sangue
Odiatore di dio
E della peste della luce
Guarda negli occhi paralizzati di dio
E sputa al suo cospetto
Colpisci a morte il suo miserevole agnello
Con la clava
Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
Hai distrutto con la tua orrida parola
Ora vai via dalla nostra terra!




Guarda, io , ancora oggi non so esattamente cosa abbia tagliato le gambe alla Lega Nord in Emilia Romagna, ma so che non è l'unica regione del nord a presentare un quadro del genere......... ad esempio la LIGURIA è un altro esempio di attecchimento mancato, da parte della Lega nel nord-italia. Ora, sia l'Emilia Romagna, sia la Liguria sono due regioni "rosse" per tradizione ; pertanto : le regioni rosse sono di difficile penetrazione per la Lega (lo sono sempre state). Questo a mio avviso è il più grande fallimento storico del movimento "Lega Nord" : vale a dire non essere riuscito, se non in piccola parte, a prescindere la divisione tra destra e sinistra. L'elettore leghista è sempre stato, sin dagli esordi, inquadrato in un più generale elettorato di stampo "destrorso", più che in un area neutrale a destra e sinistra. Questo è stato ovviamente immediatamente percepito da chi è autenticamente di sinistra, il quale di conseguenza non ha mai votato Lega....................diciamoci la verità, si è sempre detto che l'ideale federalista-leghista si poneva in una prospettiva che andava al di là del continuum destra-sinistra, ma in realtà non ci è mai riuscita, ha sempre parlato male dei comunisti, e la propria maggioranza di iscritti proveniva da forze come la democrazia cristiana e affini (ad esempio non ho mai sentito parlare di "comunisti padani", che pure dovrebbero esistere in un quadro che prescinde destra e sinistra)


Padania, prego. È il suo nome.
I padani hanno sempre oscillato fra impero e papato, prima; fra destra e sinistra, dopo. A differenza dei fratelli elvetici, che dal 1291 hanno deciso di rispondere solo a sé stessi, hanno continuato a farsi infinocchiare dagli opposti estremismi.
Al parlamento padano di Chignolo Po erano presenti.


Se fai uno sforzo di memoria e torni al 1996, ricorderai che alle elezioni per il Parlamento Padano c'erano fazioni che andavano dall'estrema destra al centro all'estrema sinistra (Salvini era uno dei leader dei comunisti padani, ad esempio). Sul fatto che nel concreto non si sia mai dimostrato a livello Lega di essere oltre il concetto dx - sx sono d'accordo, eccezion fatta per i primi anni.


Indubbiamente sì.
Però l'anticlericalismo è più che altro una componente della Romagna e delle Alte Marche (terre che per secoli furono papaline e veri punti forza del repubblicanesimo italiano prima, ma anche dopo, la nascita dei movimenti socialisti a fine Ottocento).
In Emilia (quindi da Parma a Bologna oltre che nel Ferrarese) è più un discorso di tradizione che trova origine nelle lotte nelle campagne e in un'antica vocazione al cooperativismo. Camillo Prampolini, figura storica del socialismo reggiano, viene considerato come un socialista "evangelico" fondatore di cooperative. Più o meno analogamente Agnini nel Modenese e Massarenti nella pianura tra Bologna e Ferrara e altre figure locali.
I veri "mangiapreti" in Italia, oltre che in Toscana, si trovano oltre Bologna, nelle Romagne...
L'avatar raffigura Andrea Costa, il primo italiano che ebbe l'onore di portare l'Idea Socialista in Parlamento.






Sì, da noi c'è sempre stata una divisione netta tra la grande città e il resto.
Ma in Piemonte la campagna non è tutta uguale.
Un conto è la Granda e l'Astigiano, zone rurali e di indirizzo conservatore. Un conto il resto.
C'erano zone al di fuori del Torinese dove il PCI era molto forte (la Bassa Vercellese e Novarese, dove nelle pianure del riso le leghe bracciantili già a inizio Novecento indirizzavano i voti sui socialisti, il Biellese degli operai del tessile e anche diversi comuni dell'Alessandrino).
Ecco, nel 1992 la Lega invece riuscì ad attecchire anche in zone prevalentemente rosse, come il Biellese, dove in certi comuni arrivò all'incirca al 25%.
Oggi ad esempio le percentuali elettorali dell Biellese e dell'Astigiano sono pressapoco le stesse. Ma sulla base di due dinamiche differenti.
Nel primo caso un riflusso da sinistra verso Lega e Forza Italia, nel secondo una ricollocazione di una parte di vecchi voti DC verso il PPI prima, poi Margherita e in futuro a quanto pare Partito Democratico.
Oggi succede che una città come Cuneo, giolittiana prima, democristiana poi, si spacca a metà tra destra e sinistra. Mentre Alessandria, che fu il primo capoluogo ad avere un sindaco socialista nel 1900 e dove il PCI ai tempi di Berlinguer andava stabilmente oltre il 40%, alle politiche dà il 53% al centrodestra e il 47% al centrosinistra...
L'avatar raffigura Andrea Costa, il primo italiano che ebbe l'onore di portare l'Idea Socialista in Parlamento.


Condivido ciò che dici.
Mi sono limitato a parlare dell'Emilia perché numericamente più importante e perché è una realtà che conosco meglio. Ma è verissimo che anche nella rossa Liguria la LN non è riuscita a penetrare per ragioni spesso similari.
La LN, nella sua fase secessionista, in verità aveva le sue componenti di sinistra e di destra tanto che aveva creato dei partitucoli per le Elezioni Padane, ma era tutta una farsa o un tragico inganno.
I Comunisti Padani erano Salvini e la Sapori quindi ti lascio immaginare...![]()
Uno tra i tanti grandi problemi della LN è stato proprio quello di non essere riuscita a trovare consensi tra il popolo della sinistra. Come dici giustamente, la tanto proclamata trasversalità ed equidistanza dalla dx e dalla sx, in realtà, non è mai, o quasi, esistita. Dai più la Lega è stata percepita come un partito destrorso, razzista, ignorantotto, reazionario e populista. In effetti, col senno di poi, come dar loro torto?
Il paradosso è che tra i tanti fuoriusciti vi sono addirittura quelli che se ne sono andati perché non ritenevano più la LN sufficientemente di destra!
Non che la perdita di questi individui conti qualcosa, anzi... ma la loro esistenza per un certo periodo all'interno del movimento è significativa per farci riflettere su quanto certi colonnelli leghisti abbiano strizzato l'occhio ad un certo tipo di sentire.
Il mio pensiero è che un movimento federalista o indipendentista o autonomista non dovrebbe avere marcate connotazioni ideologiche e dovrebbe essere fermamente laico.
Facendo un passo avanti, io credo che la maggioranza del suo elettorato ideale stia in quello che nel mondo anglosassone si considera il popolo dei democratici.