Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: La Nota della Cei

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La Nota della Cei

    Ecco chi ha detto cosa

    Roma. Nel Consiglio permanente della Cei, il dibattito che ha portato alla Nota pubblicata nella tarda mattinata di mercoledì è stato piuttosto acceso. Si è consumato nelle due sedute, mattutina e pomeridiana, di martedì, e in quella di mercoledì mattina.
    E ha visto intervenire buona parte dei trentuno membri del parlamentino della Conferenza episcopale.
    Nessuno ha messo in discussione il fatto che dal Consiglio permanente doveva uscire la Nota a suo tempo annunciata dall’allora presidente, il cardinal vicario Camillo Ruini.
    Il problema è stato quello del contenuto. La traccia consegnata ai presuli – più o meno quella pubblicata su queste colonne il 22 febbraio – aveva il suo nerbo nelle citazioni dei due documenti della Congregazione per la dottrina della fede: la “Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica” del novembre 2002 e le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” del giugno 2003.
    Il tentativo della componente più morbida del Consiglio permanente è stato proprio quello di evitare ogni citazione di questi due documenti. In questo senso – e con toni a volte particolarmente vibranti – si sono pronunciati una mezza dozzina di presuli: il cardinale di Torino Severino Poletto, presidente di quella Conferenza episcopale piemontese che grazie anche all’influsso di fratel Enzo Bianchi sembra essere la più compatta roccaforte anti-ruiniana della chiesa italiana; l’arcivescovo di Lanciano, il martiniano di ferro Carlo Ghidelli; il vescovo di Como, Diego Coletti, anche lui martiniano doc; l’arcivescovo di Ferrara, Paolo Rabitti, da sempre grande oppositore dei nuovi movimenti ecclesiali; l’arcivescovo di Chieti, Bruno Forte, il teologo che pure in pubblico aveva espresso giudizi negativi contro i Dico; il vescovo di Aosta, Giuseppe Anfossi, anche lui pubblicamente contrario ai Dico. Per una Nota più moderata, ma con obiezioni più pacate, si sono espressi anche il vescovo di Ivrea, Arrigo Miglio, e l’arcivescovo di Lucca, Benvenuto Italo Castellani.
    Sostanzialmente in linea con questo fronte è stato percepito dai ruiniani anche l’intervento superequilibrato del vescovo di Terni, Vincenzo Paglia (già assistente ecclesiastico della Comunità di Sant’Egidio).
    La maggior parte di questi interventi si sono sviluppati martedì mattina, tanto che ad alcuni è sembrato che la linea morbida potesse avere la meglio.
    A questo punto il cardinal Ruini, che – sembra – aveva in mente di non intervenire, ha deciso di prendere la parola per ribadire la necessità che la Nota dovesse essere chiaramente percepita come “impegnativa” da parte dei politici cattolici.
    L’intervento dell’ex presidente ha dato una svolta alla discussione. A favore di una Nota che pur nella sua pastoralità facesse riferimento alle Note dottrinali dell’ex Sant’Uffizio si sono espressi i tre vicepresidenti (Luciano Monari di Piacenza, Giuseppe Chiaretti di Perugia e Benigno Papa di Taranto) e il segretario generale Giuseppe Betori. In questo senso si sono espressi anche i cardinali Angelo Scola di Venezia e Carlo Caffarra di Bologna e l’arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Mani, alla sua prima presenza nel Consiglio permanente come neopresidente della Conferenza episcopale sarda (alla quale è stato eletto superando di misura l’arcivescovo di Sassari, il più liberal Paolo Atzei).
    Sostanzialmente allineati con questo fronte sono apparsi poi anche gli interventi dei cardinali di Milano, Dionigi Tettamanzi, e di Firenze, Ennio Antonelli.
    Così alla fine del dibattito si è giunti a una soluzione che ha rispettato la volontà della maggioranza degli intervenuti, confortati dal neopresidente, l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, di citare – seppur con un delicato lavoro di taglia e cuci – i documenti dottrinali firmati dall’allora cardinale Joseph Ratzinger.
    Una soluzione che è stata percepita come una scelta di sostanziale continuità con il passato.

    Da il Foglio di oggi

    saluti

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Fine del cattolicesimo democratico?

    Milano. Un lapsus. Nella Nota sulla famiglia del Consiglio permanente della Conferenza episcopale, è contenuto un passaggio secondo cui il fedele cristiano non “può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società”.
    Un giudizio inequivocabile, anche perché basato sulla “Nota dottrinale” della congregazione per la Dottrina della fede dedicata agli stessi temi, e che rompe un tabù culturale dominante, secondo cui autonomia e pluralismo sono punti imprescindibili per i laici.
    Per il politologo Gian Enrico Rusconi, quella frase è invece “una sorta di gigantesco lapsus” da parte dei vescovi estensori, “che rivela un atteggiamento impaurito ma soprattutto che è destinato a produrre un drammatico impoverimento culturale per tutti i credenti ma anche per i non credenti e per i ‘diversamente credenti’ come mi piace definirli”.
    L’editorialista della Stampa aveva già commentato a caldo, ieri sul quotidiano torinese, il documento della Cei. E ne aveva indicato proprio in quel passaggio cruciale l’essenza dirompente, comunque di novità, sul fronte del rapporto con i laici.
    Per Rusconi quel passaggio sarebbe propriamente “la campana a morto del cattolicesimo liberale o progressista”, in quanto ad essere colpite sono proprio quelle due “procedure democratiche” che sono da sempre lo spazio di garanzia frapposto tra la chiesa e la libera iniziativa politica dei laici.
    Non accetta, il professore, il punto di vista esplicitato dai vescovi, secondo cui di fronte alle “esigenze etiche fondamentali”, a quei valori “non negoziabili” indicati da Benedetto XVI la discrezionalità delle opinioni e la pluralità della prassi politica devono cedere inevitabilmente il passo, facendo prevalere i contenuti sulle procedure.
    Rusconi oppone anzi la necessità di “rinegoziare quei principi”, che nella situazione odierna vanno declinati diversamente, ma comunque declinati, non fatti fuori d’autorità.
    Per Rusconi, la nota della Cei segna la fine del cattolicesimo liberale o democratico (“progressista, ma tra virgolette”) perché esso – nella storia della democrazia italiana –ha avuto come suo tema e campo d’azione la politica.
    Oggi invece oggetto del dibattito pubblico è “la natura umana, come preferisco dire”, e quello spazio di laicità, di autonomia che aveva consentito ai cattolici di dialogare con le altre componenti della società e della politica, “quando ad esempio il comunismo era visto dalla chiesa come oggi sono visti i Dico”, è come prosciugato dall’iniziativa imposta della gerarchia:
    “Trovo scandaloso che i laici cattolici abbiano completamente delegato ai vescovi e ai cardinali la facoltà di parlare su questi temi. E trovo triste, patetico il silenzio del laicato cattolico – perché nessuno protesterà, per timore o per mancanza di strumenti – di fronte all’enormità di una dichiarazione che toglie loro la parola, che attribuisce solo alla gerarchia il monopolio delle verità e delle cose da dire, quando invece oggi la vera sfida teologica sarebbe quella di cercare la via per conciliare Dio con le nuove sfide antropologiche. E su questo sono i laici, che ne hanno le competenze e sono a contatto con il resto della società, che dovrebbero autonomamente intervenire. Mentre i vescovi dovrebbero tacere”.
    Ma la chiesa non ha forse il diritto di dire la sua sui temi che ritiene decisivi? E il fedele che voglia rimanere tale non è forse tenuto ad accogliere quelle indicazioni?
    Diversamente, la rivendicazione dello spazio dell’autonomia e del pluralismo finirebbe con l’apparire un alibi ideologico, che dietro la natura procedurale nasconde la realtà di una presa di distanza culturale, quando non etica, così come in passato è stata politica.
    A queste domande, Rusconi contrappone che è proprio la pretesa totalizzante della chiesa su questi argomenti a rendere necessario il rispetto di
    “procedure” di autonomia per il laicato.
    “Fossi un laico cattolico, al Papa direi: Santità, questo concetto di ‘valori non negoziabili’ è troppo totalizzante. E’ il tono assolutistico che non va”. Anche perché, prosegue, “se c’è un laicato cattolico che si sente in sintonia con la gerarchia, ci sono anche molti che vorrebbero esprimere posizioni diverse: ma se viene negata legittimità all’autonomia di giudizio, alla ricerca di dialogo con le altre componenti della società, ne deriva un impoverimento per tutti”.

    Da il Foglio del 30 marzo

    saluti

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Essere cattolici non è obbligatorio…..

    …ma nemmeno gratuito.

    Si sta arrivando, sulla questione della regolamentazione delle coppie di fatto, allo “spartiacque” che era stato preannunciato da un autorevole editoriale del quotidiano dei vescovi.
    Su questa materia la chiesa chiede obbedienza ai suoi fedeli, compresi quelli che rivestono cariche politiche.
    E’ la chiesa cattolica nel suo insieme a farlo, senza distinzioni possibili tra l’episcopato italiano e la cattedra papale, visto il linguaggio se possibile più esplicito impiegato da Benedetto XVI, confortata dal sostegno delle organizzazioni del laicato, che manifesteranno in piazza San Giovanni a sostegno dell’unicità irripetibile della famiglia.
    Le reazioni dei sostenitori dei Dico a questa richiesta di obbedienza vanno dallo scandalo alla delusione allo sconcerto. L’argomento più ripetuto è che in questo modo i vescovi italiani ledono la libertà di coscienza dei credenti e l’autonomia della politica.
    Si tratta di un uso paralogistico, cioè inappropriato al caso, di nobili concetti.
    La coscienza è libera, libera di aderire o no a una religione, ma se lo fa assume liberamente un impegno.
    Essere cattolici non è obbligatorio, ma il cattolicesimo non è un supermarket nel quale si prende quel che serve e si lascia il resto. L’autonomia della politica, poi, si esercita nelle istituzioni nelle quali gli eletti rispondono alla loro coscienza e ai loro elettori, peraltro senza un cogente vincolo di mandato. Se un esponente politico, però, vanta pubblicamente la sua adesione alla fede cattolica, traendone anche i vantaggi elettorali che ne conseguono, non può negare a chi ha, per così dire, il copyright del cattolicesimo, cioè ai vescovi, di richiamarlo alla coerenza con i valori cui liberamente ma pubblicamente si è impegnato a ispirarsi.
    L’autonomia della politica implica che i cattolici accettino le decisioni delle istituzioni anche quando non le condividono, rispettando le leggi dello stato.
    Una libertà di coscienza che implica la disobbedienza ai vescovi e al Papa non è una novità, si chiama protestantesimo, e com’è noto non fa parte del cattolicesimo.

    Giuliano Ferrara su il Foglio del 30 marzo

    saluti

  4. #4
    Forumista senior
    Data Registrazione
    08 Nov 2012
    Messaggi
    4,746
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Sono un credente e non un suddito della Chiesa . Mi uniformo alle leggi e regolamenti dello Stato , anche a quelle che non mi piacciono . La chiesa si occupi dello spirito e dei preti pederasti

  5. #5
    addestratore di gatte
    Data Registrazione
    08 Mar 2007
    Messaggi
    3
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Bagnasco e company andassero a lavorare e ci portassero pure quel bavoso di Mastella.

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da biochip Visualizza Messaggio
    Bagnasco e company andassero a lavorare e ci portassero pure quel bavoso di Mastella.
    ----------------------
    Bagnasco e company hanno mostrato le palle, grosse e dure.
    E il bavoso Mastella, oggi, ha solo una tirare le somme: o sei con loro, come haifatto e detto e giurato in campagna elettorale, e perdi gli elettori.

    Pure Casini oggi deve aver sentito un leggero fastidio.
    Che "quelli" ce l'abbiano pure con me?

  7. #7
    Forumista senior
    Data Registrazione
    26 Apr 2006
    Messaggi
    1,531
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da gfieramosca Visualizza Messaggio
    Sono un credente e non un suddito della Chiesa . Mi uniformo alle leggi e regolamenti dello Stato , anche a quelle che non mi piacciono . La chiesa si occupi dello spirito e dei preti pederasti
    Se sei un credente allora devi obbedire. Se ti reputi cattolico è come se facessi parte di un grande club. Se il presidente del tuo club (nel nostro caso il papa) ti dice"devi fare questo" allora tu o lo fai..oppure esci dal club! Semplice! Non puoi fare come cavolo vuoi..però ti reputi cattolico!

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Monsignore, che c'entrano i Dico con...

    ...i pedofili?

    Monsignor Bagnasco, il nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, ha riaperto la polemica sui Dico che divide laici e cattolici.
    Sono state sufficienti poche parole, pronunciate venerdì sera a Genova.
    «Quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male - ha detto - ma l'unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell'opinione generale, allora è difficile dire dei " no", è difficile porre dei paletti in ordine al bene». Parole sante.
    Poi però ha proseguito così: «Perché dire di "no" a varie forme di convivenza stabile riconosciute giuridicamente e quindi creare figure alternative alla famiglia?
    Perché dire di "no" all'incesto come in Inghilterra dove un fratello e sorella hanno figli, vivono insieme e si vogliono bene?
    Perché dire di "no" al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano?».
    In fondo, conclude Bagnasco, sono «aberrazioni secondo il senso comune già presenti come germogli iniziali».

    Si potrebbe rispondere: perché, per difendere la famiglia tradizionale, si tirano in ballo pedofilia e incesto? Che c'entrano queste «aberrazioni» con i Dico? Perché mai le unioni civili dovrebbero aprire le porte alla legalizzazione delle «aberrazioni» citate?
    Pedofilia e incesto sono puniti da leggi che nessuno sembra intenzionato a cambiare. Inoltre queste e altre aberrazioni fioriscono rigogliose (da sempre) anche nei matrimoni benedetti da Dio.
    E la cronaca degli ultimi mesi fornisce un numero purtroppo molto ampio di casi. Per questo l'accostamento ha il sapore di una sparata tutta politica per soffiare sul fuoco del dibattito sui Dico.
    Il problema, come dimostrano i sondaggi, non è certo considerato una priorità dall'opinione pubblica, anche se è molto sentito in Parlamento e in Vaticano. Ma suggerire che i Dico siano il primo passo verso lo sdoganamento della pedofilia non è il modo migliore per imporre la questione all'attenzione generale.

    Lo scontro fra laici e cattolici rischia di sfuggire dalle mani dei principali protagonisti. Da una parte, ci sono i mangiapreti pronti a infervorarsi per ogni uscita, anche la più scontata, del Papa o della Conferenza episcopale.
    È un universo confuso, in cui convivono allegramente Pannella, comunisti, comici, giornalisti.
    Dall'altra, c'è un mondo di ex liberali, commentatori, firme autorevoli, direttori di giornale più papisti di Ratzinger stesso.
    In mezzo c'è la gente che osserva spaesata perché le mezze misure non sono concesse. O di qua o di là.
    Se ti sembra sbagliato che i gay possano adottare un bambino, sei un reazionario che nega diritti elementari a una minoranza perseguitata per secoli.
    Fai schifo.
    Se trovi ragionevole che siano riconosciute dalla legge le coppie di fatto, sei un nichilista che attenta alle radici cristiane dell'Occidente.
    Fai comunque schifo.

    da Libero di oggi

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. NOTA DELLA SEGRETERIA DI STATO
    Di Inquisitore nel forum Cattolici
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 03-06-09, 00:12
  2. +++ Nota del Ministro della Giustizia sulla nascita della Riforma +++
    Di Ronnie nel forum Prima Repubblica di POL
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 11-09-07, 11:55
  3. Nota della CEI sui Dico
    Di Affus nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 136
    Ultimo Messaggio: 31-03-07, 17:01
  4. Pagina poco nota della storia della chiesa moderna
    Di vandeano2005 nel forum Tradizionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 01-04-06, 18:02
  5. nota della confindustria
    Di rediga nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 37
    Ultimo Messaggio: 20-03-06, 14:52

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito