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  1. #1
    Neutrino NO-TUNNEL
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    Thumbs up Energia: ecco perchè il nucleare non è una risposta ai problemi del mondo

    ANCHE IL NUCLEARE DEVE FARE I CONTI CON LA SCARSITA’ DELLE RISORSE: IL PREZZO DELL’URANIO SI IMPENNA

    L’energia nucleare non può essere la soluzione per i problemi energetici del pianeta, indipendentemente da tutte le questioni di sicurezza che essa pone. Infatti le centrali nucleari utilizzano una fonte non rinnovabile, l’uranio, che – esattamente come i combustibili fossili – è soggetta a esaurimento. Questo fenomeno è già evidente e si riflette sul prezzo stesso dell’uranio che ha subito una vera e proprio impennata negli ultimi anni.
    La Stampa del 12 marzo pubblica, infatti, un articolo di Luigi Grassia dal titolo “Corsa all’uranio, i fondi scoprono il nuovo bene rifugio - Prezzi moltiplicati per 8 in 4 anni, 85 dollari la libbra”, in cui si legge: “L’attività di estrazione mondiale di uranio si trova adesso deficitaria rispetto al consumo: le 442 centrali nucleari in attività nel mondo consumano 65 mila tonnellate di uranio all’anno, mentre dal sottosuolo se ne estraggono solo 42 mila”. Non ha senso liberarsi dalla schiavitù del petrolio per diventare schiavi dell’uranio...

    Segue il testo integrale dell'articolo

    12 marzo 2007
    La Stampa
    sezione Economia
    di Luigi Grassia

    CORSA ALL'URANIO, I FONDI SCOPRONO IL NUOVO BENE RIFUGIO
    Prezzi moltiplicati per 8 in 4 anni, 85 dollari la libbra

    Non è troppo salutare ammassarlo sotto il letto in forma di lingotti, come invece si può fare (volendo) con l’oro, ma l’uranio - zitto zitto - è diventato un bene rifugio, oggetto di speculazione da parte dei fondi internazionali e attualmente quotato attorno agli 85 dollari la libbra, un prezzo ai massimi storici moltiplicatosi per 3 in soli due anni e addirittura per 8 nel giro di un quadriennio; gli analisti valutano prossima quota 100.

    A spiegare questo boom non bastano i diversi anni consecutivi di ripresa economica (sia pure a strappi) vissuti dall’America e dall’Europa, né il fortissimo sprint dell’Asia da cui è partita la corsa mondiale alle materie prime di cui l’industria ha fame, dal petrolio al ferro, dal rame all’oro; non era affatto automatico che questo movimento trascinasse con sé anche l’uranio, figlio di un dio minore, cioè di un’industria a crescita zero dai tempi dell’incidente di Cernobil e semmai in lento declino ovunque. E invece è arrivato anche il momento dell’uranio.

    Quattro i fattori. Primo. Contrariamente alle previsioni, le centrali nucleari non sono state chiuse. Soltanto l’Italia ha dato loro addio, mentre nel resto d’Europa e del mondo, anche laddove si sono avvicendati al governo partiti verdi (come in Germania o in Svezia) i reattori atomici hanno continuato a generare energia. L’attività di estrazione mondiale di uranio, che era stata programmata in lenta decrescita sulla base di previsioni rivelatesi non corrette, si trova adesso deficitaria rispetto al consumo: le 442 centrali nucleari in attività nel mondo consumano 65 mila tonnellate di uranio all’anno, mentre dal sottosuolo se ne estraggono solo 42 mila. Sono in corso adeguamenti (Australia e Canada stanno aprendo nuove miniere) ma per riequilibrare domanda e offerta ci vorrà tempo.

    Secondo fattore. Dalla caduta dell’Urss (anche un po’ prima) i trattati di disarmo nucleare hanno comportato lo smantellamento di migliaia di bombe. Per lungo tempo l’uranio in esse contenuto, opportunamente lavorato, si è affiancato alla produzione insufficiente delle miniere come fonte alternativa di rifornimento per le centrali, fonte che però andrà a sparire con il completamento di questi programmi. Non può durare all’infinito nemmeno il prelievo dalle scorte strategiche cumulate nei decenni, che è stata l’altro grande espediente finora utilizzato per pareggiare domanda e offerta di combustibile nucleare. Gli investitori internazionali fanno calcoli sulla quota di uranio che verrà a mancare sul lato dell’offerta e regolano di conseguenza le politiche di acquisto.

    Terzo fattore. La corsa alla costruzione di nuove centrali nucleari è ricominciata, dopo una pausa ventennale, sotto la spinta congiunta della fame globale di energia e dell’aumento dei prezzi del petrolio. Ha rotto il ghiaccio la Finlandia, poi la Cina ha ordinato 60 impianti in una volta, altri Paesi si stanno muovendo o sono sul punto di farlo, incluso il gigante Stati Uniti. Ci vorrà molto uranio per far marciare tutte queste centrali, ma chi lo fornirà?

    E questo introduce il quarto e decisivo fattore, la speculazione. Fino a tempi recenti sul mercato dell’uranio sono stati attivi solo gli operatori direttamente interessati al business industriale (o alle applicazioni militari) ma da un po’ i fondi di investimento hanno fiutato l’affare e si sono messi a comprare contando di rivendere a prezzi super-maggiorati.

    Si potrebbe citare un ulteriore fattore di aumento della domanda di uranio, forse troppo modesto per influenzare le quotazioni globali ma legato a un’industria in pieno boom: va forte nel mondo la richiesta di aerei civili, sui quali è sempre presente una considerevole quantità di uranio. Si tratta di un impiego umile: grazie al suo peso specifico, ben più elevato persino di quello del piombo, l’uranio viene utilizzato per equilibrare i velivoli attraverso delle zavorre che si muovono (non viste) lungo la fusoliera e le ali. Ovviamente non si usa il pericoloso minerale «arricchito», ma se ne usa tanto.

    http://sequoiaonline.com/blogs/index...1&pb=1#more200

  2. #2
    Breiner252
    Ospite

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    Ti do una brutta notizia:

    questo è il prezzo del combustibile minerale.

    Ad esso poi devi aggiungere il costo della lavorazione, il costo dell'arricchimento, il costo della fabbricazione delle barre, il costo del riprocessamento.
    Morale della favola? Mentre il prezzo del minerale si impenna, gli altri sono prezzi di lavorazioni industriali, e sono praticamente costanti. Solo che tu, che spendi più di 2000$/kg, paghi tutti i processi, non solo il minerale.
    Quindi, faccio un esempio numerico perchè ora non ho i prezzi giusti:

    Minerale: 40$/kg----X8---->320$/kg
    Lavorazione: 150 $/kg
    Arricchimento: 1000 $/kg
    Fabbricazione: 500 $/kg

    Il tuo costo totale passa da 1690 $/kg a 1970 $/kg, cioè +16,5%.
    Come vedi, le cose bisogna spiegarle bene...adesso provo a cercare i prezzi esatti...

  3. #3
    Breiner252
    Ospite

    Predefinito

    Al 31-6-2006 l'arricchimento dell'uranio al 3,5% costava 1350 $/kg.

    Quindi rifacendo i calcoli sopra da +16,3% si dovrebbe scendere di molto.

  4. #4
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    Interessante questa discussione.....quali sono le fonti per le tue cifre sul costo del combustile fissile e delle sue lavorazioni?
    Direi che ciò rende il nucleare una soluzione ancora più sconveniente per il nostro paese......
    Già da noi non c'é alcuna miniera di minerale (scusate il bisticcio) e per cui saremmo dipendenti al 100%, ma non abbiamo neanche tutte le industrie necessarie per le lavorazioni intermedie...... altra dipendenza dall'estero non recuperabile se non a costi folli, dato il nostro ritardo rispetto agli altri paesi dotati di queste strutture (e son pochi).
    Poi aggiungiamo anche che non esiste una tecnologia italiana per la costruzione di centrali nucleari (che costano un occhi già di per sé)....
    Insomma una dipendenza abissale dall'estero che assolutamente non possiamo permetterci.

  5. #5
    Breiner252
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Interessante questa discussione.....quali sono le fonti per le tue cifre sul costo del combustile fissile e delle sue lavorazioni?
    Ora non le ho qui, comunque puoi trovarli in:
    www.uranium.info
    www.uxc.com
    Devi smanettare un po ma li trovi.
    Troverai tante unità di misura, sarà un casino convertirle in $/kg, comunque ti posso assicurare che le cifre si aggirano su quei valori lì.

    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Direi che ciò rende il nucleare una soluzione ancora più sconveniente per il nostro paese......
    Questo è falso: intanto i produttori mondiali sono: http://www.uxc.com/fuelcycle/uranium...n-uranium.html
    http://www.uxc.com/fuelcycle/uranium...by-region.html
    Come vedi i principali sono paesi stabili.

    Inoltre pare che ce ne sia anche da noi.

    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Già da noi non c'é alcuna miniera di minerale (scusate il bisticcio) e per cui saremmo dipendenti al 100%,
    Non importa. Dipediamo al 90% per il gas e oltre il 90% per il petrolio. Al 99% per il carbone. Cambia qualcosa? La domanda è sempre: soluzioni alternative?

    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    ma non abbiamo neanche tutte le industrie necessarie per le lavorazioni intermedie......
    Intanto, tecnologicamente ci metteremmo 5 minuti a colmare il gap. Comunque di solito sono le grandi società (General Electric, Westinghouse, Areva, ecc ecc) a fornirti di tutto, dal reattore al combustibile. Noi avremmo una piccola società artigianale...si chiama Ansaldo...forse potrebbe riuscirci, che ne dici?

    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    altra dipendenza dall'estero non recuperabile se non a costi folli, dato il nostro ritardo rispetto agli altri paesi dotati di queste strutture (e son pochi).
    I costi sono folli perchè li guardi in valore assoluto. 2000 $/kg ti sembrano pazzesci, confrontati coi prezzi del petrolio.
    Ti sfido, però, a trovare la differenza di potere energetico delle varie materie...ossia, se di carbone ne consumi 5 milioni di tonnellate all'anno, di uranio ne consumi...diciamo 200!!!!
    Capisci dove sta il trucco?

    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Poi aggiungiamo anche che non esiste una tecnologia italiana per la costruzione di centrali nucleari (che costano un occhi già di per sé)....
    Insomma una dipendenza abissale dall'estero che assolutamente non possiamo permetterci.
    Questo è vero e falso insieme. Oggi come oggi, potremmo solo acquistare dall'estero oppure da Ansaldo su concessione Westinghouse (eh si...Ansaldo Nucleare costruisce anche centrali nucleari...).
    Però questo è un punto di forza: potremmo dotarci delle migliori tecnologie esistenti quando gli altri, entro breve, si strapperanno i capelli per trovare il modo di smantellare le loro centrali vecchie.
    Inoltre posso dimostrare conti alla mano che con 20 miliardi di euro copriremmo oltre il 30% del nostro fabbisogno col nucleare, CANCELLANDO il 15% attuale acquistato dall'estero (50000 GWh, ossia 50.000.000.000 kWh!!!! Non so se rendo l'idea...)
    Sulla tecnologia, in verità l'Italia è da sempre (dall'epoca di un certo Enrico Fermi) la punta doi diamante del nucleare: vorrei ricordare che l'IRIS nasce sulle orme dell'ISIS, progettato integralmente...da Ansaldo!

  6. #6
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    In Italia ci sono miniere di uranio sia sulle pli che sugli appennini, e cmq non è l'unico combustibile a disposizione.

  7. #7
    Breiner252
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    Citazione Originariamente Scritto da Venom Visualizza Messaggio
    In Italia ci sono miniere di uranio sia sulle pli che sugli appennini, e cmq non è l'unico combustibile a disposizione.
    Si per ora si. Per ora possiamo usare solo uranio o plutonio (ottenuto dall'uranio). In futuro si spera di sfruttare anche il torio, e potenzialmente sfruttare pure gli attinidi formatisi nella reazione.
    Però siamo ancora almeno 18 anni di distanza da questi obiettivi...2025

  8. #8
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    Con il nucleare di 4^ generazione sarà possibile usare le scorie nucleari, però bisogna muoversi ad aprire i cantieri.

  9. #9
    Breiner252
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    Il nucleare di IV generazione è proprio ciò a cui mi riferisco.
    Ma esso partirà solo dopo il 2025-2030, ci sono grossi ostacoli tecnologici da superare.
    Comunque, l'Italia ha una sua parte: la solita Ansaldo è la conduttrice "industriale" del progetto LFR, Lead-cooled Fast Reactor.
    E ci sono anche università e altri centri, lì e nell'IRIS

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Interessante questa discussione.....quali sono le fonti per le tue cifre sul costo del combustile fissile e delle sue lavorazioni?
    Direi che ciò rende il nucleare una soluzione ancora più sconveniente per il nostro paese......
    Già da noi non c'é alcuna miniera di minerale (scusate il bisticcio) e per cui saremmo dipendenti al 100%, ma non abbiamo neanche tutte le industrie necessarie per le lavorazioni intermedie...... altra dipendenza dall'estero non recuperabile se non a costi folli, dato il nostro ritardo rispetto agli altri paesi dotati di queste strutture (e son pochi).
    Poi aggiungiamo anche che non esiste una tecnologia italiana per la costruzione di centrali nucleari (che costano un occhi già di per sé)....
    Insomma una dipendenza abissale dall'estero che assolutamente non possiamo permetterci.
    Invece quella da perolio e gas ce la possiamo permettere.
    E perchè?

 

 
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