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Fredrik Reinfeldt, quarantaquattrenne premier del governo di centrodestra svedese ha deciso di abrogare l’imposta patrimoniale, secondo quanto stabilito dal programma con cui ha vinto le elezioni, la scorsa estate.
Il tributo ha una aliquota dell’1,5 per cento sul valore delle proprietà di azioni, altri titoli, immobili, imprese personali, in eccesso al milione e mezzo di corone (160 mila euro).
Per altro, a causa degli ulteriori esoneri e delle ampie elusioni è pagato solo dal 2,5 per cento dei contribuenti.
Questa patrimoniale, che è uno dei maggiori simboli del partito socialista svedese, che è stato al potere quasi ininterrottamente negli ultimi settanta anni, così dà appena l’1,7 per cento del pil.
Si calcola che negli ultimi anni dalla Svezia siano fuoriusciti, spesso legalmente, millecinquecento miliardi di corone, circa 160 miliardi di euro, pari al 60 per cento del pil.
Per esempio Ingvar Kamprad, fondatore dell’Ikea, uno degli uomini più ricchi del mondo ha costituito all’estero una fondazione che gestisce gran parte delle sue proprietà.
I liberali svedesi sostengono che questa imposta, oltreché essere sperequata, come si desume dallo squilibrio fra il numero esiguo di contribuenti e la modestia del gettito in rapporto alla grande estensione teorica della base imponibile, costituisce un freno allo sviluppo di nuove imprese individuali.
L’abrogazione del tributo, mentre incoraggerà le nuove iniziative imprenditoriali di carattere personale, favorirà il rientro dei capitali dall’estero. E quindi ci sarà un maggior gettito nelle imposte sul reddito e sui profitti.
Il ministero delle Finanze di Stoccolma calcola, perciò, che l’abrogazione non gli darà una perdita di entrate.
D’altra parte, questa tassazione patrimoniale, sbandierata come simbolo di giustizia sociale, ha ostacolato lo sviluppo della democrazia economica: sui 25 paesi membri dell’Unione europea, la Svezia è al 18mo posto nella graduatoria delle imprese di carattere familiare, in percentuale sulla popolazione.
Così l’imposta, che dovrebbe servire a combattere l’accumulazione eccessiva della ricchezza, ha sortito l’effetto opposto, cioè l’accumulazione del potere economico in un numero limitato di grandi capitalisti.
Da il Foglio del 30 marzo
Come “predicava” il governo Berlusconi
saluti




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