VECCHI SAGGI
Una delle specialità della sinistra politico-intellettuale italiana — ma attenzione: è anche così che si crea una tradizione — è il «vecchio saggio». A scadenza fissa, cioè, viene attribuita questa qualifica a un anziano, illustre, militante ormai in pensione, e da allora in avanti sul capo del prescelto, così assurto a emblema storico della nazione e a epitome di avvedutezza, si rovescia una pioggia di richieste di interviste, di dichiarazioni, di giudizi, ogni volta riprodotti con la dovuta enfasi pubblica. Dopo la stagione di Vittorio Foa ora tocca a Pietro Ingrao. Ma fateci caso: anche per Ingrao, ciò di cui perlopiù egli parla (e gli fa onore) sono gli errori a suo tempo da lui commessi, con relativo pentimento; di appena ieri è quello di aver sostenuto la linea della fermezza durante il sequestro Moro. Il «vecchio saggio», insomma, non è chi ha avuto tante volte ragione: no, è chi non ne ha mai indovinata una, accorgendosene però dopo anni. Mah!




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