Cambieranno le sigle, ma i clichè della sinistra, quelli, non muoiono mai. Non transeunte è quello del vecchio saggio, che, per comodità, si potrebbe chiamare vecchio rincoglionito. Trattasi di un anziano, meglio se molto avanti negli anni, che viene osannato, incensato, rispettato, canonizzato: “lo dice anche il vecchio rincoglionito, non può essere falso”. Il vecchio rincoglionito dice cose estremamente banali, è l’aedo del nulla, il cantore dello scontato, il cuoco dell’aria fritta, eppure quello che dice non può essere soggetto a revisioni, è Vangelo: e così sia, caro vecchio rincoglionito innalzato dalla cultura dominante e progressista. C’è l’ipse dixit: chiunque se ne distacchi è un eretico, un maleducato. La mummia in questione può anche avere un passato “parallelo”, trascorso in un campo di avversari, ma se diventa funzionale alla causa, diventa honoris causa vecchio saggio ed allora ha accesso alla trasmissione di Fazio, alla prefazione di Veltroni, alla compassione di Santoro, alle case editrici (quelle che contano), agli editoriali, alle citazioni, alla lusinga.
Il lettore vorrà un esempio: Pietro Ingrao. Novantenne, comunista mai rinnegato ed ancora ora rifondatore convinto, se parla, quando parla, si crea il clima da lacrimoni: e l’uditorio, commosso, applaude. Pubblica un libro? Diventa “l’ultima fatica” da leggere necessariamente, a prescindere dal contenuto. Dopo aver diretto “L’unità” negli anni di Stalin, un foglio illeggibile e violento, aver incensato la “gloria imperitura di Giuseppe Stalin” ed aver manganellato e calunniato i manifestanti ungheresi nel ’56, come minimo dovrebbe le sue scuse. Invece, guadagnato l’appellativo ed il titolo di vecchio saggio, continua a fare le stesse cose: pubblicare libri, andare ai cortei, pontificare. “Voleva la luna”, dice, ha contribuito all’inferno del comunismo, ma si guarda avanti, in fondo era un romanticone.
Abbiamo appreso, con grande disdoro, che ai senatori a vita non si possono regalare stampelle, anche se essi stessi fungono da stampelle per il governo. In fondo, cosa sono un paio di stampelle per la neo – positivista Montalcini, dopo che ella stessa ha sostenuto che i vegliardi come lei, ma che non hanno la facoltà di “pensare” come lei, hanno da morire? Ma il premio-nobel-Rita-Levi, quant’è vero Iddio, non si tocca. Ma come: accetta di entrare nella dialettica politica e poi, di fronte ad un paio di stampelle, decide di uscirne (ma ci rientra, per il sollievo dei sinistrati)? Andreotti, quel vecchio rincoglionito di Andreotti, colluso con la mafia, Belzebù, nemico in mille e più battaglie? Ma, neanche a dirlo!, da quando gli capita di salvare Prodi dal baratro, è diventato un vecchio saggio. Pure Cossiga sarebbe adatto: ma non è molto dedito alla causa, lo è invece molto di più alla frequentazione della bottiglia. Ciampi, Scalfaro, Tina Anselmi, Sartori sono dei vecchi rincoglioniti che per un motivo o per un altro sono stati elevati al rango di vecchi saggi: principalmente perché sono utili idioti: l’uno ti vota i di.co., l’altra ti commemora la Resistenza, l’altro ti bastona Berlusconi. D’altronde, se bastoni Berlusconi, e sei di destra come Montanelli, i nerboruti della sinistra mettono comunque il tuo santino nel portafogli: se sei democristiano, come Enzo Biagi, anche. Parleranno di te con infinito rispetto, fino a quando non ti muoverei nella gloria in eterno: o almeno fino a quando l’egemonia culturale sfornerà un altro vecchio saggio o un altro vecchio rincoglionito, che dir si voglia. Come Umberto Veronesi, utile idiota per le battaglie di bioetica, quotato in borsa, che è arrivato a sostenere financo che l’embrione umano è uguale a quello dello scimpanzé: ma, dopo qualche dovuta ironia, ci si è accorti che questa menzogna patentata poteva tornare utile alla causa: ed allora, viva Veronesi, ad honorem vecchio saggio o venerato maestro, come scriverebbe Edmondo Berselli. Ma il capo dei venerati maestri è Eugenio Scalfari (e con il tuo spirito), trasformista ed arrivista di sette cotte, tracotante ateo che gioca a fare l’ateo, illuminista senza lumi e senza neanche cultura, che con i suoi illeggibili, vuoti, anonimi e sgrammaticati editoriali si permette di dare consigli al Padre Eterno, ma mai di criticare un potente gerarca del centrosinistra: Prodi è il bene, Berlusconi il male, anzi io, Scalfari, sono il Bene. E poi c’è Giorgio Bocca, e ripeto, Giorgio Bocca, e non so se mi spiego. Uno che ha fatto la Resistenza, uno che ha fatto la Resistenza. Ma chi è Giorgio Bocca? È un altro prodotto della fabbrica delle glorie targata Pci, addetto ad impedire ogni sana revisione della storia o della storiografia, come fa Giampaolo Pansa (che si candidava ad essere un vecchio saggio, senonchè, con quei libracci sulla guerra civile, s’è giocato l’agognato titolo). Bocca da giovine scriveva articoli razzisti, è facilmente eccitabile su questo: ma potrebbe, una volta tanto, dire la verità: abbiamo ucciso Mussolini per paura che in un tribunale facesse i nostri nomi, di noi intellettuali o pseudo tali che, una volta intuita la direzione del vento, abbiamo candidamente fatto il salto della quaglia: da un giorno all’altro, tutti comunisti.
Quando questi vecchi moriranno, tutti cercheranno o raccoglieranno la loro “eredità” spirituale o intellettuale. Si scoverà qualche altro vecchio saggio, mentre l’accademia degli intellettuali di potere si sperticherà in inutili omaggi alla vecchia gloria, in fin dei conti cortigiana, defunta.
Tremano i polsi al solo pensiero di cosa accadrà quando un Bertinotti o un D’alema, con la loro verbosità vuota, inutile ed ingannatrice, assurgeranno alla categoria delle mummie profetesse. Ed è logico che in lizza non ci siano solo loro: Adriano Sofri, Santoro e Luttazzi in-quanto-epurati, Roberto Benigni (il quale è già a suo agio nel potere e già è nell’Olimpo: ha preso in braccio il “Dolce Enrico” Berlinguer), si candidano.
Viva l'italica cultura, viva la cultura dominante, viva i vecchi saggi, viva l'egemonia, viva l'intellighenzia cortigiana, viva il bivacco salottiero.
Gabriele Vecchione




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