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Discussione: ritrasecolo

  1. #1
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    Predefinito ritrasecolo

    Carissimo Nebbia, mi rivolgo principalmente a te perché, su consiglio di Le Tableau, ho letto il tuo scritto dal titolo “trasecolo” e ho condiviso quanto suggerivi. Manco a dirlo, martedì 3 aprile stavo lavorando sul PC ed avevo accesa la tele, come abitudine la tengo a basso volume e mi fa compagnia, sintonizzata su una nota emittente (non cito il nome perché nella mia incompetenza non so se è permesso farlo) che vende arte. Il signore che presentava, un toscano “esperto” in più campi merceologici, vendeva una nutrita collezione di Nain Habibian. Dopo aver dato una sapiente descrizione sulla vita e l’opera di questo grande maestro, sinceramente non so quanto frutto della sua fantasia o realtà effettiva, e mi permetto di dire questo visto i precedenti che poi spiegherò, si è messo a disquisire sulle difficoltà incontrate da Habibian per annodare un sei fili di Nain. Parte da una descrizione su cosa sia un sei fili e quindi, con un’ignoranza tecnica da far “più che trasecolare”, spiega di come sia stato difficile per il maestro “sciogliere i sei fili dell’ordito ed infilare, al loro interno, nono su nodo”. Questo signore, per me erede di un grande come Carmelo Bene, visto il suo modo di porsi davanti all’obbiettivo quasi entrandovi dentro, o sdraiandosi a terra, o assumendo toni ora drammatici ora comici, sarebbe certamente un grande attore pirandelliano ma non un presentatore di tappeti. In passato ricordo che, mostrando tappeti di Nishapur, descrisse questa manifattura, per lui ora estinta e quindi quei pochi tappeti presentati ormai rari, come fondata nel settecento dal sultano Ferjid ( e chi era costui? ) ignorando completamente che in quella città del Khorasan, già famosa per la produzione di ottime lane, da anni la Sherkate Fars (Compagnia del Tappeto Iraniano) ha impiantato dei laboratori dove, fra l’altro, è stato annodato il più grande tappeto del mondo su commissione del governo dell’Oman. Siccome anche altri presentatori di questa emittente incappano spesso in affermazioni prive di qualsiasi fondamento, mi chiedo se i vertici aziendali si rendono conto a chi affidano i loro prodotti. Personalmente da simili personaggi non acquisterei uno stuoino di saggina.
    Un caro saluto.

  2. #2
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    Buonasera,
    e ti basta così poco per trasecolare????
    Vuoi che ti faccia l'elenco di tutte le caxxate che si dicono nelle televendite?
    O forse preferisci che dia una risposta al tuo ultimo quesito?
    Forse è meglio:
    La direzione sa benissimo a chi affida i propri prodotti, compresi i precedenti penali per truffa e le cause pendenti. Ma conosce benissimo anche i dati di vendita ora per ora presentatore per presentatore merceologia per merceologia. Si da il caso che proprio il personaggio al quale tu ti riferisci sia proprio uno dei recordman di prenotazioni su qualsiasi cosa presenti.

    Ciò fa riflettere che quelli che devono cambiare non sono i presentatori e le aziende ma gli acquirenti.... o per meglio dire questo conferma che la maggiorparte degli acquirenti hanno come loro background di competenza ciò che i venditori dicono e che diventa scienza esatta.

    Da qui mi riallaccio alla mia tesi espressa altrove nell'unico punto da te non condiviso:
    il compito di chi vende è quello di trasmettere la conoscenza di ciò che propone, in Italia nel mondio del tappeto orientale ciò è stato attuato solo da pochi e con tanti sacrifici e mai da chi ha avuto enormi successi e guadagni come i titolari dell'azienda da te citata.

    In ogni caso, e per concludere, gli ORRORI tecnici riportati sono zucchero se confrontati alle datazioni dei tappeti antichi proposti, alle origini e preovenienze dichiarate e, cosa forse ancor più deprecabile, gli sconti 50+40+15+5+2.5% . Nel primo caso infatti ci troviamo a disquisizioni tecniche e basta, nel secondo si altera volutamente la percezione di valore e quindi la determinazione del cliente ad effettuare l'acquisto.

    Per fortuna che in giro ci sono anche tanti clienti intelligenti e che sanno apprezzare piccoli ma seri professionisti amanti del proprio mestiere e rispettosi del mondo nel quale si trovano ad operare.

    saluti,
    leo

  3. #3
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    Predefinito ritrasecolo

    Caro Leo, certamente quell’azienda, che non solo vende attraverso televendite ma che è anche proprietaria di Case d’asta, negozi, e che condiziona in buona parte il mercato antiquario italiano, proteggerà un venditore incompetente perché gli produce reddito: questo lo so anch’io. Quello che mi disturba è che ogni volta vengano da loro definite”trasmissioni culturali”. Un paio di presentatori che li hanno lavorato li conosco di persona ed uno di loro, molto preparato, che si era lamentato per le numerose caxxate che venivano dette, in contrasto con quello che poi diceva lui, ebbe come risposta: “Ma cosa ci frega di quel 5% che s’accorge”. Io continuo a pensare che un commerciante non sia obbligato a fare cultura, ma solo a comportarsi con onestà. Ne conosco tanti, con alcuni sono fraterno amico, che così fanno con umiltà e serietà, spesso in difficoltà economiche, come tu già hai citato. Conosco anche commercianti, che cultura fanno. Scrivono articoli o libri, organizzano mostre, tengono corsi e conferenze sul tappeto; qualcuno penserà sia per pubblicità, e in parte è vero, ma soprattutto lo fanno per una cosa: per amore.
    Un saluto.

  4. #4
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    Cool

    Citazione Originariamente Scritto da saruq Visualizza Messaggio
    Caro Leo, certamente quell’azienda, che non solo vende attraverso televendite ma che è anche proprietaria di Case d’asta, negozi, e che condiziona in buona parte il mercato antiquario italiano, proteggerà un venditore incompetente perché gli produce reddito: questo lo so anch’io. Quello che mi disturba è che ogni volta vengano da loro definite”trasmissioni culturali”. Un paio di presentatori che li hanno lavorato li conosco di persona ed uno di loro, molto preparato, che si era lamentato per le numerose caxxate che venivano dette, in contrasto con quello che poi diceva lui, ebbe come risposta: “Ma cosa ci frega di quel 5% che s’accorge”. Io continuo a pensare che un commerciante non sia obbligato a fare cultura, ma solo a comportarsi con onestà. Ne conosco tanti, con alcuni sono fraterno amico, che così fanno con umiltà e serietà, spesso in difficoltà economiche, come tu già hai citato. Conosco anche commercianti, che cultura fanno. Scrivono articoli o libri, organizzano mostre, tengono corsi e conferenze sul tappeto; qualcuno penserà sia per pubblicità, e in parte è vero, ma soprattutto lo fanno per una cosa: per amore.
    Un saluto.
    mi sa quel presentatore lo conosco anche io di persona... se è "quasi" milanese!!!!

  5. #5
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    se giocassimo a battaglia navale si direbbe: colpito e affondato. Un saluto

  6. #6
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    Immagino che il "toscano" in questione sia Alessandro Orlando. Inutile dire che di tappeti non sa nulla di nulla, ma con una faccia di bronzo incredibile ne parla con eccezionale disinvoltura. Però assieme a Boni è il presentatore che vende di più, e perciò se lo tengono. Almeno comunque hanno la decenza di non fargli presentare l'antico.

 

 

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