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  1. #1
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    Predefinito In Resurrectione Domini



    "
    Abbiamo un unico appoggio: la resurrezione reale... Il regno di Dio è il regno della vita che trionfa attraverso la resurrezione: in essa dunque consiste il bene reale, compiuto, definitivo. Qui è tutta la potenza e l'opera di Cristo, qui il Suo amore efficace per noi e il nostro amore per Lui. Tutto il resto non è che condizione, mezzo, abitudine. Senza la fede nella resurrezione compiuta da Uno Solo e senza l'attesa della resurrezione futura di tutti, non si può trattare che a parole sul regno di Dio, di fatto tutto si riduce al regno della morte."


    (V. Solov'ev, Tre diaologhi, terzo dialogo)


    Mentre mi appresto a celebrare il Signore Risorto nella santissima grande Veglia, il mio pensiero corre a voi tutti. Pregherò stanotte per tutti e per ciascuno affinchè Dio Padre onnipotente, che ha chiamato dai morti l'autore della nostra salvezza, ci conceda attraverso lo Spirito Santo di risuscitare con il suo Figlio Gesù a vita nuova perchè anche noi possiamo trionfare sul mondo e prendere parte alla resurrezione dei giusti, nel giorno finale in cui tutte le cose saranno rinnovate.

    Christus resurrexit! Resurrexit vere!
    Χριστός ἀνέστη! Ἀληθῶς ἀνέστη!

  2. #2
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    Predefinito

    Cristo è risorto!
    Christòs anesti!
    Christòs voskrese!
    Hristòs a inviat!
    Christ is risen!____________________________________________ _
    «Nessuno pianga le sue colpe,
    poiché il perdono ha riversato la sua luce dal Sepolcro.
    Nessuno tema la morte,
    poiché il Signore ci ha liberato.
    Egli ha distrutto la morte, Lui che n'era stato ritenuto.
    Egli ha imprigionato l'Inferno, Lui che v'era disceso,
    l'ha contristato, Lui che gli aveva fatto gustare la sua carne.

    Avendo conosciuto questo in anticipo Isaia esclama:
    L'Inferno si è attristato quando T'ha incontrato sotto terra.
    S'è attristato perché è stato annientato;
    s'è attristato perché è stato umiliato;
    s'è attristato perché è stato messo a morte;
    s'è attristato perché è stato sconfitto;
    s'è attristato perché è stato legato.

    L'inferno ha ghermito un corpo, e s'è trovato davanti Dio;
    ha ghermito la terra, e ha incontrato il cielo;
    ha ghermito ciò ch'è visibile, e s'è imbattuto in ciò ch'è invisibile.

    Morte, dov'è il tuo dardo? Inferno, dov'è la tua vittoria?

    Cristo è risorto e tu sei stato sconfitto.
    Cristo è risorto, e i demoni sono caduti.
    Cristo è risorto, e gli angeli si rallegrano.
    Cristo è risorto, e la vita trionfa.
    Cristo è risorto, e non vi sono più morti nei sepolcri.

    Poiché Cristo è divenuto primizia dei dormienti,
    essendo risuscitato dai morti.
    A Lui la gloria e l'onore nei secoli dei secoli,
    Amen.»
    (Dalla /Catechesi pasquale/ di San Giovanni Crisostomo)
    __________________________________________

  3. #3
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    Non mortui laudabunt te Domine: neque omnes qui descendunt in infernum. Sed nos qui vivimus, benedicimus Domino, ex hoc nunc et usque in sæculum.
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    Buona Pasqua!!!

    Surrexit Dominus vere, alleluia!


  4. #4
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    MESSAGGIO URBI ET ORBI
    DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
    PASQUA 2007
    Fratelli e sorelle del mondo intero,
    uomini e donne di buona volontà!

    Cristo è risorto! Pace a voi! Si celebra oggi il grande mistero, fondamento della fede e della speranza cristiana: Gesù di Nazaret, il Crocifisso, è risuscitato dai morti il terzo giorno, secondo le Scritture. L’annuncio dato dagli angeli, in quell’alba del primo giorno dopo il sabato, a Maria di Magdala e alle donne accorse al sepolcro, lo riascoltiamo oggi con rinnovata emozione: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato!” (Lc 24,5-6).
    Non è difficile immaginare quali fossero, in quel momento, i sentimenti di queste donne: sentimenti di tristezza e sgomento per la morte del loro Signore, sentimenti di incredulità e stupore per un fatto troppo sorprendente per essere vero. La tomba però era aperta e vuota: il corpo non c’era più. Pietro e Giovanni, avvertiti dalle donne, corsero al sepolcro e verificarono che esse avevano ragione. La fede degli Apostoli in Gesù, l’atteso Messia, era stata messa a durissima prova dallo scandalo della croce. Durante il suo arresto, la sua condanna e la sua morte si erano dispersi, ed ora si ritrovavano insieme, perplessi e disorientati. Ma il Risorto stesso venne incontro alla loro incredula sete di certezze. Non fu sogno, né illusione o immaginazione soggettiva quell’incontro; fu un’esperienza vera, anche se inattesa e proprio per questo particolarmente toccante. “Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!»” (Gv 20,19).
    A quelle parole, la fede quasi spenta nei loro animi si riaccese. Gli Apostoli riferirono a Tommaso, assente in quel primo incontro straordinario: Sì, il Signore ha compiuto quanto aveva preannunciato; è veramente risorto e noi lo abbiamo visto e toccato! Tommaso però rimase dubbioso e perplesso. Quando Gesù venne una seconda volta, otto giorni dopo nel Cenacolo, gli disse: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!”. La risposta dell’Apostolo è una commovente professione di fede: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,27-28).
    “Mio Signore e mio Dio”! Rinnoviamo anche noi la professione di fede di Tommaso. Come augurio pasquale, quest’anno, ho voluto scegliere proprio le sue parole, perché l’odierna umanità attende dai cristiani una rinnovata testimonianza della risurrezione di Cristo; ha bisogno di incontrarlo e di poterlo conoscere come vero Dio e vero Uomo. Se in questo Apostolo possiamo riscontrare i dubbi e le incertezze di tanti cristiani di oggi, le paure e le delusioni di innumerevoli nostri contemporanei, con lui possiamo anche riscoprire con convinzione rinnovata la fede in Cristo morto e risorto per noi. Questa fede, tramandata nel corso dei secoli dai successori degli Apostoli, continua, perché il Signore risorto non muore più. Egli vive nella Chiesa e la guida saldamente verso il compimento del suo eterno disegno di salvezza.
    Ciascuno di noi può essere tentato dall’incredulità di Tommaso. Il dolore, il male, le ingiustizie, la morte, specialmente quando colpiscono gli innocenti - ad esempio, i bambini vittime della guerra e del terrorismo, delle malattie e della fame - non mettono forse a dura prova la nostra fede? Eppure paradossalmente, proprio in questi casi, l’incredulità di Tommaso ci è utile e preziosa, perché ci aiuta a purificare ogni falsa concezione di Dio e ci conduce a scoprirne il volto autentico: il volto di un Dio che, in Cristo, si è caricato delle piaghe dell’umanità ferita. Tommaso ha ricevuto dal Signore e, a sua volta, ha trasmesso alla Chiesa il dono di una fede provata dalla passione e morte di Gesù e confermata dall’incontro con Lui risorto. Una fede che era quasi morta ed è rinata grazie al contatto con le piaghe di Cristo, con le ferite che il Risorto non ha nascosto, ma ha mostrato e continua a indicarci nelle pene e nelle sofferenze di ogni essere umano.
    “Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1 Pt 2,24), è questo l’annuncio che Pietro rivolgeva ai primi convertiti. Quelle piaghe, che per Tommaso erano dapprima un ostacolo alla fede, perché segni dell’apparente fallimento di Gesù; quelle stesse piaghe sono diventate, nell’incontro con il Risorto, prove di un amore vittorioso. Queste piaghe che Cristo ha contratto per amore nostro ci aiutano a capire chi è Dio e a ripetere anche noi: “Mio Signore e mio Dio”. Solo un Dio che ci ama fino a prendere su di sé le nostre ferite e il nostro dolore, soprattutto quello innocente, è degno di fede.
    Quante ferite, quanto dolore nel mondo! Non mancano calamità naturali e tragedie umane che provocano innumerevoli vittime e ingenti danni materiali. Penso a quanto è avvenuto di recente in Madagascar, nelle Isole Salomone, in America Latina e in altre Regioni del mondo. Penso al flagello della fame, alle malattie incurabili, al terrorismo e ai sequestri di persona, ai mille volti della violenza - talora giustificata in nome della religione - al disprezzo della vita e alla violazione dei diritti umani, allo sfruttamento della persona. Guardo con apprensione alla condizione in cui si trovano non poche regioni dell’Africa: nel Darfur e nei Paesi vicini permane una catastrofica e purtroppo sottovalutata situazione umanitaria; a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, gli scontri e i saccheggi delle scorse settimane fanno temere per il futuro del processo democratico congolese e per la ricostruzione del Paese; in Somalia la ripresa dei combattimenti allontana la prospettiva della pace e appesantisce la crisi regionale, specialmente per quanto riguarda gli spostamenti della popolazione e il traffico di armi; una grave crisi attanaglia lo Zimbabwe, per la quale i Vescovi del Paese, in un loro recente documento, hanno indicato come unica via di superamento la preghiera e l’impegno condiviso per il bene comune.
    Di riconciliazione e di pace ha bisogno la popolazione di Timor Est, che si appresta a vivere importanti scadenze elettorali. Di pace hanno bisogno anche lo Sri Lanka, dove solo una soluzione negoziata porrà fine al dramma del conflitto che lo insanguina, e l’Afghanistan, segnato da crescente inquietudine e instabilità. In Medio Oriente, accanto a segni di speranza nel dialogo fra Israele e l’Autorità palestinese, nulla di positivo purtroppo viene dall’Iraq, insanguinato da continue stragi, mentre fuggono le popolazioni civili; in Libano lo stallo delle istituzioni politiche minaccia il ruolo che il Paese è chiamato a svolgere nell’area mediorientale e ne ipoteca gravemente il futuro. Non posso infine dimenticare le difficoltà che le comunità cristiane affrontano quotidianamente e l’esodo dei cristiani dalla Terra benedetta che è la culla della nostra fede. A quelle popolazioni rinnovo con affetto l’espressione della mia vicinanza spirituale.
    Cari fratelli e sorelle, attraverso le piaghe di Cristo risorto possiamo vedere questi mali che affliggono l’umanità con occhi di speranza. Risorgendo, infatti, il Signore non ha tolto la sofferenza e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice con la sovrabbondanza della sua Grazia. Alla prepotenza del Male ha opposto l’onnipotenza del suo Amore. Ci ha lasciato come via alla pace e alla gioia l’Amore che non teme la morte. “Come io vi ho amato - ha detto agli Apostoli prima di morire -, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).
    Fratelli e sorelle nella fede, che mi ascoltate da ogni parte della terra! Cristo risorto è vivo tra noi, è Lui la speranza di un futuro migliore. Mentre con Tommaso diciamo: “Mio Signore e mio Dio!”, risuoni nel nostro cuore la parola dolce ma impegnativa del Signore: “Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà” (Gv 12,26). Ed anche noi, uniti a Lui, disposti a spendere la vita per i nostri fratelli (cfr 1 Gv 3,16), diventiamo apostoli di pace, messaggeri di una gioia che non teme il dolore, la gioia della Risurrezione. Ci ottenga questo dono pasquale Maria, Madre di Cristo risorto. Buona Pasqua a tutti!

  5. #5
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    Predefinito

    Felice e santa Pasqua che nella confessione cattolica si protrae per l' Ottava.
    Che pensereste gentili Signori , se mi è consentito proprre l' argomento, ad un recupero dlel' Ottava di Pentecoste, archiviata dalla riforma liturgica seguente al 1965?
    Non potrebbe essere un passo di riavvicinamento ai Fratelli della Confessione Ortodossa, che con grande attenzione contempla l' agire dello Spirito nella Chiesa?
    Auguri Vs Bizzzarrro

 

 

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