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Discussione: Luca DONINELLI

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    Predefinito Luca DONINELLI

    Luca DONINELLI
    Fondamentalismo figlio dei lumi?
    tratto da Il Giornale, 30.07.2003.

    Tra i molti testi interessanti pubblicati dall'editore Carocci non bisogna citare Fondamentalismi religiosi, del teologo tedesco Klaus Kienzler (pagg. 150, euro 11,90), da noi acquistato e letto nella speranza di trovarvi una guida semplice e chiara (era questa la promessa della quarta di copertina) alla comprensione di un fenomeno fin troppo presente nelle cronache e persino nella nostra vita quotidiana.
    Se l'interesse preponderante dei cronisti va, naturalmente, al fondamentalismo islamico, è tuttavia utile chiarire innanzitutto il significato della parola in sé, a prescindere dalla sua applicazione a questa o quella religione. Di qui la curiosità per questo libretto. Esistono, infatti, anche un fondamentalismo ebraico, uno protestante e uno cattolico. Ma è proprio nell'esame della semantica del termine che si palesa la prima e principale pecca del libro, là dove si definisce il fondamentalismo -sulla scorta delle parole di un altro teologo, Thomas Meyer- come la negazione colpevole di alcune istanze (pensiero autonomo, responsabilità personale, dovere di argomentare e provare quel che si afferma) «cui il pensiero e il vivere sono stati esposti [...] a partire dall'Illuminismo e dall'età moderna».
    Due i vizi, uno formale e uno di contenuto. Quello formale sta nel fatto che questa stessa definizione viene avanzata in modo dogmatico, visto che nel libro non si trova traccia di una vera discussione su questo punto, limitandosi l'autore ad elencarne le conseguenze. Quello di contenuto riguarda la consuetudine a considerare l'Illuminismo e l'età moderna come i portatori indiscutibili di tutte le libertà, a cominciare dalla libertà di pensiero.
    Lo stesso Kienzler sembra non volersi interrogare su un dato che la sua stessa ricerca mette in luce, e cioè che il fondamentalismo é un atteggiamento tipicamente moderno, e che l'accusa di dogmatismo (che è l'anima del fondamentalismo) grava, fin dall'inizio, sui presupposti teoretici di tanto pensiero moderno, a cominciare da Cartesio, che ne è il padre. In altre parole, prima di dire che il fondamentalismo nasce «in reazione» ai Lumi, sarebbe il caso di vedere se, magari, non sia innanzitutto «figlio» dei Lumi. Secondo Vittorio Messori, che non é uno sciocco, gli orrori nazisti sono una diretta conseguenza dei Lumi. Senza volerci spingere così lontano, ricordiamo che Alexis de Tocqueville ritiene il Totalitarismo una conseguenza della Rivoluzione, non il suo tradimento.
    Si direbbe infatti, che la reazione legalistica, tipica del fondamentalismo, appartiene a una fede minata in pieno dal dubbio moderno, dall'incertezza e da tutte le operazioni di smantellamento della fede perpetrate, più che dallo spirito scientifico, dallo scientismo prima illuminista e poi positivista. Il fondamentalismo mi pare, in altri termini, un atteggiamento totalmente moderno che, persa la ragionevolezza originale della fede, crea un limite devozionale e legalistico, una remissione obtorto collo che nasce dallo sgomento di una devastazione che la modernità ha già operato in noi senza colpo ferire.
    L'orribile moralismo fondamentalista, così lontano dalla naturale apertura del cuore umano alla realtà tutta, somiglia, in tal senso, più al moralismo kantiano che al rigore dei santi.

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    Luca DONINELLI
    Fondamentalismo figlio dei lumi?






    tratto da Il Giornale, 30.07.2003.

    Tra i molti testi interessanti pubblicati dall'editore Carocci non bisogna citare Fondamentalismi religiosi, del teologo tedesco Klaus Kienzler (pagg. 150, euro 11,90), da noi acquistato e letto nella speranza di trovarvi una guida semplice e chiara (era questa la promessa della quarta di copertina) alla comprensione di un fenomeno fin troppo presente nelle cronache e persino nella nostra vita quotidiana.
    Se l'interesse preponderante dei cronisti va, naturalmente, al fondamentalismo islamico, è tuttavia utile chiarire innanzitutto il significato della parola in sé, a prescindere dalla sua applicazione a questa o quella religione. Di qui la curiosità per questo libretto. Esistono, infatti, anche un fondamentalismo ebraico, uno protestante e uno cattolico. Ma è proprio nell'esame della semantica del termine che si palesa la prima e principale pecca del libro, là dove si definisce il fondamentalismo -sulla scorta delle parole di un altro teologo, Thomas Meyer- come la negazione colpevole di alcune istanze (pensiero autonomo, responsabilità personale, dovere di argomentare e provare quel che si afferma) «cui il pensiero e il vivere sono stati esposti [...] a partire dall'Illuminismo e dall'età moderna».
    Due i vizi, uno formale e uno di contenuto. Quello formale sta nel fatto che questa stessa definizione viene avanzata in modo dogmatico, visto che nel libro non si trova traccia di una vera discussione su questo punto, limitandosi l'autore ad elencarne le conseguenze. Quello di contenuto riguarda la consuetudine a considerare l'Illuminismo e l'età moderna come i portatori indiscutibili di tutte le libertà, a cominciare dalla libertà di pensiero.
    Lo stesso Kienzler sembra non volersi interrogare su un dato che la sua stessa ricerca mette in luce, e cioè che il fondamentalismo é un atteggiamento tipicamente moderno, e che l'accusa di dogmatismo (che è l'anima del fondamentalismo) grava, fin dall'inizio, sui presupposti teoretici di tanto pensiero moderno, a cominciare da Cartesio, che ne è il padre. In altre parole, prima di dire che il fondamentalismo nasce «in reazione» ai Lumi, sarebbe il caso di vedere se, magari, non sia innanzitutto «figlio» dei Lumi. Secondo Vittorio Messori, che non é uno sciocco, gli orrori nazisti sono una diretta conseguenza dei Lumi. Senza volerci spingere così lontano, ricordiamo che Alexis de Tocqueville ritiene il Totalitarismo una conseguenza della Rivoluzione, non il suo tradimento.
    Si direbbe infatti, che la reazione legalistica, tipica del fondamentalismo, appartiene a una fede minata in pieno dal dubbio moderno, dall'incertezza e da tutte le operazioni di smantellamento della fede perpetrate, più che dallo spirito scientifico, dallo scientismo prima illuminista e poi positivista. Il fondamentalismo mi pare, in altri termini, un atteggiamento totalmente moderno che, persa la ragionevolezza originale della fede, crea un limite devozionale e legalistico, una remissione obtorto collo che nasce dallo sgomento di una devastazione che la modernità ha già operato in noi senza colpo ferire.
    L'orribile moralismo fondamentalista, così lontano dalla naturale apertura del cuore umano alla realtà tutta, somiglia, in tal senso, più al moralismo kantiano che al rigore dei santi.

  2. #2
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    il moralismo fondamentalista non e' nato con i lumi ma e' antecedente al cristianesimo.

 

 

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