
Originariamente Scritto da
Jaki
Sarebbe davvero riduttivo definire Mica Penniman la stella del momento. Perché, nonostante gli esordi più che recenti, si capisce subito di non essere di fronte ad una meteora. Basti pensare al travagliato iter che ha preceduto l’unica data italiana di questo giovane e virtuoso artista, questa sera in città. Inizialmente programmato ai Magazzini Generali, il concerto è stato spostato al Lime Light, ex Propaganda, infine, per lo spropositato numero di richieste, si è scelto l’Alcatraz, location che solitamente accoglie nomi ben più altisonanti. Anche se indiscrezioni dicono che se fossero stati disponibili altri biglietti si sarebbe potuto riempire lo stadio Meazza. Insomma, un risultato non da poco per un ragazzo classe ’83, di cui, fino a pochi mesi fa non conoscevamo nemmeno l’esistenza. Alto, moro, riccioluto, due occhi intensi e penetranti e una presenza scenica non indifferente, Mika potrebbe essere uno dei tanti artisti emergenti. Ma basta un nome per capire la differenza: “Grace Kelly”, la hit del momento, un inebriante mix di sonorità nel quale traspare una potenza vocale e carisma che molti, a ragione, hanno paragonato al mitico Freddy Mercury. Nel ritornello Mika passa con disinvoltura da falsetti alla Jake Shears ad esplosioni vocali che evocano nostalgici ricordi di tempi andati. In effetti, in alcuni stralci del brano sembra davvero di ascoltare il leader dei Queen all’apice della sua fama. Accompagnata da un video ad effetto, in realtà molto semplice ma fatto ad arte, “Grace Kelly”, a differenza di quanto possa sembrare al primo ascolto, è uno sfogo contro lo star system e le case discografiche, incapaci di cogliere il talento quando è slegato dalle comuni logiche del business: «Why dont you like me? Why dont you like me without making me try? I try to be like Grace Kelly, but all her looks were too sad, so I try a little Freddie, I’ve gone identity mad!»
«Perché non ti piaccio – sussurra Mika – Perché non ti piaccio senza neanche farmi provare?», in un lampo di rabbia contro le major, che agli albori lo scartavano per il suo stile fuori dai canoni considerati «di successo». Un periodo nero in cui gli si richiedeva di essere un clone di Craig David, «tutti i manager che ho incontrato volevano indirizzarmi verso altre sonorità, e seguire così le ondate musicali più in voga in quel momento. Mi sono demoralizzato molto». In piena crisi di identità urla quindi «Provo ad essere come Grace Kelly, ma il suo aspetto è così triste, allora provo ad essere un po’ Freddie, ma la mia identità impazzisce!». In preda a questi sentimenti, il giovane nato a Beirut e vissuto tra Londra e Parigi, dopo alcune piccole esperienze pubblicitarie (ha inciso il jingle per una nota marca di chewing gum) crea una pagina web dove proporre i suoi brani e farli ascoltare agli utenti. Il risultato è sorprendente, e il suo blog registra più di 700.000 contatti, elevando Mika, come già successo a Lily Allen e Artic Monkeys, a divo della rete. Da qui in poi il suo percorso è in discesa, Tommy Mottola si accorge di lui e dà vita al battage mediatico che finalmente porta il giovane talento sulla cresta dell’onda. Del resto basta poco per capire che Mika è una spanna sopra molti emergenti del momento: ilsuo background musicale spazia dalla Royal Opera al flamenco, passando per Joan Baez, Prince, Elton John, Serge Gainsbourg, il suo sound combina sapientemente Scissor Sisters, il primo George Michael e naturalmente i Queen, con un risultato unico e personale. Una ventata di freschezza nello spesso scialbo panorama pop fatto di tanti lustrini e poca sostanza, personaggi artefatti e corde vocali ai minimi termini. Non a caso Mika è stato eletto dalla Bbc artista dell’anno, e questa sera all’Alcatraz darà prova di tutta la sua verve proponendo i brani del suo primo fortunatissimo lavoro “Life in a cartoon motion”. Occasione per apprezzare la sua predilezione per i live, come lui stesso confessa: «Spesso mi ritrovo stressato durante le sessioni di registrazione, perché ci sono tante decisioni da prendere. Sei sempre lì a pensare a quello che dovrebbe o potrebbe restare per sempre in una canzone. Non sto nella pelle al pensiero di sconvolgere tutto nei miei concerti e andare in giro a suonare!». Signori, è nata una stella.