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17/4/2007 (88) - NUOVO FILE D'INCHIESTE
Altre 52 società nello scandalo
dei dossier illegali
Una centralina della Telecom
Da Credit Suisse all'Eni, da Motorola all'Inter, in molti pagavano i "servizi" di Cipriani
PAOLO COLONNELLO
MILANO
«Numero: z0042201; codice cliente: 30/170; nome pratica: operazione consumer. Definizione cliente: Credit Suisse. Descrizione: attività su Rienzi Carlo, Lo Mastro Giuseppe, Cappelli Stefano, Federico Leda, presumibilmente a seguito esposto Codacons. Operazioni esperite: controllo su banche dati delle forze di polizia (SDI, ndr), dell’anagrafe tributaria, dell’Inps, delle banche...». Seguono pagine su mogli, figli, parenti, eventuali amanti. Si finisce con una fattura e l’indicazione del saldo, in questo caso poco più di 38 mila euro. Pagati rigorosamente all’estero.
Stesso schema, stessi metodi illegali, stesse «pratiche riservate»: quelle famose estrapolate dall’archivio «Zeta» della società fiorentina d’investigazioni private Polis d’Istinto di Emanuele Cipriani, il vecchio amico di Tavaroli finito tra i primi in carcere nell’inchiesta Telecom e attualmente agli arresti domiciliari. Niente di nuovo. Se non fosse che i dossier in questione non sono stati commissionati da Telecom o da Pirelli ma da altre società, molte note, tutte di primaria importanza. Sono almeno 52 quelle individuate dalla Procura e segnalate, in un esposto di qualche mese fa, dalla difesa di Tavaroli. Si va dal Credit Suisse all’Eni, dalla Motorola all’Inter, a Prada.
L’elenco è ancora incompleto e viene aggiornato a mano a mano che gli investigatori aprono i file contenuti nel dvd sequestrato nel novembre di due anni fa negli uffici di Cipriani. E rappresenta un filone d’inchiesta finora inedito che va ben al di là della centrale di spionaggio impiantata nella Telecom. In altre parole, se il «sistema Tavaroli» funzionava nella società di Tronchetti Provera, è vero anche che ad avvalersene, attraverso l’efficientissima rete di spioni privati creata da Cipriani, erano in tanti.
La lente d’ingrandimento della Procura potrebbe adesso allargare il campo anche a questi altri «clienti» e ai loro misteri. Fino a dimostrare l’esistenza di un vero e proprio fenomeno di spionaggio generalizzato e senza esclusione di colpi da cui ben pochi sarebbero immuni. Nel caso ad esempio dell’incarico dato da Credit Suisse Italy Spa, la vittima è Carlo Rienzi, il leader di Codacons, «colpevole» di aver presentato un esposto, a tutela di qualche piccolo cliente, nei confronti della banca svizzera. Ma uno dei dossier più corposi riguarda un lavoro per l’Eni, «operazione Usd», conferito dalla società energetica il 17 febbraio del 2004. È relativo al controllo di diversi personaggi, una cinquantina in tutto, di cui vengono fatte accurate analisi bancarie, collegamenti e partecipazioni societarie, SDI, verifiche all’Inps o alla Motorizzazione. Manca, in questo caso, negli atti contenuti in un rapporto dei carabinieri, il saldo della fattura pagata. Più particolareggiati invece alcuni dossier commissionati dalla Motorola. Anche qui la rete di collaboratori attivati è amplissima: si va da controlli «sul territorio» della persona (leggi: pedinamenti) alla verifica presso banche dati che dovrebbero essere inaccessibili ad investigatori privati sulle «vittime» in oggetto. In un caso, «operazione Eldo», si finisce persino con l’analizzare la situazione affettiva della figlia di un presidente della Corte Costituzionale e a incrociare le attività finanziarie di Donatella Zingone, moglie dell’onorevole ed ex ministro Dini.
Colpisce, nei puntuali report della Polis d’Istinto, lo schema delle schede utilizzate per le pratiche «Zeta»: dei prestampati dove i controlli illegali vengono tranquillamente indicati come prassi consolidata, comprese le voci (raramente attivate) dei «controlli telefonici» e dei «tabulati telefonici». Come se insomma fosse assolutamente normale che si potessero ottenere anche informazioni di questo genere. Non a caso, comunque, tutti i pagamenti avvenivano sui conti esteri della WorldWide Consultans Security Ltd, l’interfaccia inglese, una mera scatola vuota, della Polis d’Istinto. A quanto se ne sa, finora nei suoi interrogatori Emanuele Cipriani si sarebbe limitato a fornire l’elenco degli «altri clienti» oltre Telecom, che rappresentava comunque la parte in assoluto più importante della sua attività di spionaggio. Secondo l’istanza presentata dai legali di Tavaroli, solo poche di queste società «di primaria importanza» sono state individuate per esteso. Nei file contenuti in cassafote da Cipriani almeno 32 società erano indicate soltanto con le iniziali.
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8) - NUOVO FILE D'INCHIESTE
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