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Discussione: l'Ultimo Congresso DS

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    Predefinito l'Ultimo Congresso DS

    AL VIA IL CONGRESSO DEI DS

    ROMA - Nel nuovo partito democratico vorrebbe coinvolgere anche Carlo Azeglio Ciampi. Piero Fassino, leader della Quercia. La 'confessione' e' stata raccolta dal ''Corriere della sera'', prima dell'avvio del congresso Ds a Firenze. Fassino nel Pd vorrebbe anche quei ''grandi vecchi'', ''personaggi che magari votavano Pci alla Camera e Pri al Senato'', esponenti delle cultura azionista. I vecchi insieme a quei giovani che incalzano la politica ponendo domande ineludibili come quelle scritte nella metropolitana ''il futuro non e' piu' quello di una volta''.

    Il Partito democratico, spiega Fassino ''e' gia' cominciato'' e snocciola il timing: Costituente a ottobre, congresso fondativo la prossima primavera. La leadership? Non e' detto che il presidente del Pd debba essere anche il candidato premier: ''Questo puo' essere vero in linea di principio ma se guardo in Europa vedo esperienze diverse. Ne riparleremo''. Quanto alle sue personali ambizioni ripete: ''Vengo da una scuola dove si insegnava a non negare le ambizioni personali ma ad anteporvi il bene del progetto politico. Qualcosa da fare la trovero'''. Firenze, precisa, non e' la Bolognina: ''Comincia una nuova storia, evoluzione della precedente. E' come quando due persone si uniscono per generare una creatura che poi diviene autonoma. Nel nostro caso il generatore e' l'Ulivo''. E il segretario, dopo aver annunciato che aprira' la relazione con ''Compagni e compagne'' seguite da ''amiche e amici'' perche' intende rivolgersi ai vecchi compagni di viaggio e ai nuovi, rivela che nel simbolo restera' la 'U': ''cosi' come faremo le feste della doppia U Unita' e Ulivo''. Spera ancora che non vi sia la scissione: ''Sono il retaggio del passato, una delle tante cose del '900 di cui dovremmo avere la forza di liberarci. Un tempo si pensava di risolvere i problemi separandosi. Mussi e le sue idee peserebbero di piu' dentro un grande partito che in un piccolo movimento''. Il leader della Quercia non rinnega il suo passato comunista: ''Sono stato un dirigente del partito comunista italiano e non ho niente da rimproverarmi per quanto vi ho fatto e imparato''. Ricorda, tra l'altro, che Togliatti fondando gli Editori Riuniti volle che il primo libro fosse il ''Trattato sulla tolleranza'' di Voltaire. E un ammonimento: esiste un linguaggio antisemita anche a sinistra e non solo nella sinistra radicale. Com'e' ovvio la sinistra rifiuta l'antisemitismo ma non si accorge che l'antisionismo e l'opposizione pregiudiziale a Israele possono essere forme mascherate di antisemitismo. Questo non significa che non si possa criticare il governo israeliano. Significa che il nuovo partito deve nascere depurato da queste scorie, consapevole che le origini della sinistra e del sionismo sono comuni e le due vicende si sono intrecciate piu' volte''.

    SINISTRA DS DECIDE A UNANIMITA' ROTTUR
    A

    I 250 delegati al Congresso della sinistra Ds hanno deciso all'unanimita' di lasciare la Quercia venerdi' dopo che il leader Fabio Mussi interverra' alle assise di Firenze. Dopo una discussione di quasi quattro ore, i delegati hanno approvato la linea dura proposta da Fabio Mussi, cioe' un unico intervento al congresso e la decisione di non partecipare alle Commissioni congressuali, e di non entrare negli organismi dirigenti. Da quel momento, spiega Mussi, ''la sinistra Ds si impegnera' in un momento politico autonomo che ha come obiettivo la costituzione della sinistra italiana in un progetto alternativo al Partito democratico''. Non e' stato stabilito se i delegati lasceranno il congresso dopo l'intervento di Mussi, lasciando ad ognuno liberta' di scelta. ''Niente corteo'' spiega Mussi facendo capire che la sinistra evitera' toni plateali.

    ''Noi scendiamo qui - afferma Mussi - se come dicono Fassino e Rutelli l'Italia ha bisogno del Partito democratico serve anche una forza di sinistra di ispirazione socialista perche' se Bersani dice che la sinistra esiste in natura, va rappresentata politicamente non e' un bagaglio che si porta dietro''. Il leader della sinistra Ds rifiuta una scissione o di una uscita della minoranza. ''Quando una casa non c'e' piu', si chiude una porta''. Il primo appuntamento per avviare il nuovo progetto e' il 5 maggio a Roma quando, spiega il ministro dell'Universita' ''daremo piu' corpo e piu' contenuto al percorso da compiere io mi rivolgo a tutti i compagni e alle compagnie dei Ds e alle persone di sinistra perche' si apra subito un dialogo per una sinistra unita''.

    MUSSI, VENERDI' INTERVENTO PIU' DIFFICILE DELLA MIA VITA

    ''Venerdi' sara' l'intervento piu' difficile della mia vita. Con Fassino, D'Alema e altri c'e' sempre stata un'amicizia al di sopra dei dissapori, io faro' di tutto perche' questo rapporto rimanga anche dopo''. Il leader della sinistra Ds Fabio Mussi si lascia andare ai ricordi e alla difficolta' umana che provochera' la rottura dentro la Quercia dopo il Congresso.. ''Non mi aspetto novita' - afferma Mussi - dal discorso di Fassino. Piu' che altro aspetto me stesso''. Il ministro dell'Universita' racconta che i primi dubbi sulla possibilita' di creare una sinistra forte divennero realta' ''nel 2001 al Congresso di Pesaro, dove intravidi una china verso un approdo sbagliato''. Pure, ricorda Mussi, ''nel 2000 rinviammo al mittente l'invito di Parisi di scioglierci e la linea era di una grande sinistra e un grande Ulivo... ora l'Ulivo e' piu' piccolo e la sinistra sparisce''.

  2. #2
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    Buttiglione, Pd sarebbe compromesso storico deteriore

    ROMA - Non fate il Partito Democratico perché sarebbe "il compimento del compromesso storico nella sua versione deteriore". E' l'invito rivolto a Ds e Margherita da Rocco Buttiglione, intervenuto ieri sera alla trasmissione 'Temporale' su Sky. 'Non fatelo, siete ancora in tempo'', ha detto il presidente dell'Udc. Cattolici e comunisti, ha aggiunto, "rinunciano ai loro valori invece di fare un esame critico. Si trovano in un compromesso dove tutto è negoziabile. Temo che questo sia il partito del relativismo culturale".

  3. #3
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    Dietro le quinte: il congresso dei Ds e il leader che non c'è

    Scritto da Laura Cesaretti

    (Velino) - Oggi in molti ascolteranno l'intervento di Fassino, che apre alle 15 il congresso dei Ds a Firenze, cercando di cogliere segnali sulla futura destinazione del Partito democratico, questione che da mesi anima le conversazioni dei delegati, dei commentatori e dei simpatizzanti. E l'eterno tema del "con chi andrete in Europa".

    Oggi arrivera' Martin Schulz, che ieri e' stato un po' tirato per la giacca da qualche dichiarazione di area socialista: il combattivo capo del Pse al Parlamento europeo avrebbe fatto sapere ai suoi colleghi italiani che Fassino gli ha assicurato che il Pd finira' nel Pse. Fassino, ha spiegato Schulz, avrebbe anche aggiunto che se il Pd non entra nel Pse "allora vorra' dire che non si fa il Partito democratico". E Schulz avrebbe anche promesso ai suoi supporters che "a Firenze andremo giu' duri", piu' di quanto fecero lui e Rasmussen a Fiuggi pochi giorni fa.

    Pare che una delle novita' del congresso potrebbe essere la scomparsa della figura del presidente: Massimo D'Alema, sulla base del ragionamento "che senso ha un presidente in un partito che non ci sara' piu'", si preparerebbe al "bel gesto" "ammantato da motivazioni politiche coerenti con la novita' assoluta di un partito a tempo", spiega Europa. In molti pensano ovviamente che il presidente stia pensando ad altro, magari a incarichi europei, ma sicuramente D'Alema e Fassino sono d'accordo: nei prossimi dodici mesi a guidare il partito dovra' essere una struttura piu' snella, serve uno "sfrondamento", e la diarchia non ha piu' senso.

    Raccontando oggi l'avvio della "fusione" di Ds e Margherita, il Financial Times ritira fuori il sondaggio Swg che aveva sancito la leadership di Walter Veltroni: il sindaco di Roma e' considerato dall'elettorato di centrosinistra - sia diessino che diellino - il piu' votato capo del nuovo partito, con oltre il doppio dei consensi di Romano Prodi, che comunque si posizionava buon quarto dopo Fassino e D'Alema. In quel sondaggio si notava anche uno scarso risultato di Rutelli, agli ultimi posti dopo Bersani, Bindi e Finocchiaro.

    Di certo non hanno molta voglia di parlare di leadership i leader dei due partiti. Fassino non ha commentato le indiscrezioni su Schulz e il Pse, Rutelli ha voluto evitare riferimenti ai "Pantheon" rispettivi, ha auspicato un "riformismo del futuro", ha ricordato che il vero banco di prova saranno le europee del 2009. Quasi a voler congelare fino a quel momento la scelta di un capo, il leader della Margherita ha ricordato che il futuro del nuovo partito dipende molto dalla "performance del governo", la cui seconda fase - a base del famoso dodecalogo - non e' davvero iniziata ancora. Per questo secondo Rutelli quello della leadership e' un "argomento abusivo", e che non serve la "foto dell'esistente", non servono i sondaggi che dicono quel che succederebbe ora. "A casa nuova corrispondono soluzioni nuove".

    E tuttavia non e' secondario affrontare fin da oggi la questione del leader, che dovra' essere "una sola persona", sottolinea oggi Paolo Mieli. Perche' - per dirla con il direttore del Corriere della sera - solo se un leader si manifestera' nelle prossime "poche" settimane il nuovo Partito democratico "potra' avere successo".

  4. #4
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    Gli zeri, per valere qualcosa,
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  5. #5
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    Contrordine compagni...


    «POTREI ISCRIVERMI» - Ma il leader della Cdl si è spinto anche oltre: «Se questo è il Partito democratico - ha detto parlando dei temi toccati dal segretario della Quercia - al 95 per cento sarei pronto ad iscrivermi anche io».



 

 

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