Caro Denty, credo che i pareri dipendano dal punto di vista ideologico, politico e pratico. Ad esempio il punto di vista Nazionalista, NazionalDemocratico o Popolare, è probabilmente quello di una nazionalizazione della rete infrastrutturale, decretandola come bene nazionale alla stregua del Colosseo o di Piazza San Marco. Naturalmente un Popolare che vede nella nazionalizazione della rete un pericolo economico grave, può, a prescindere dal suo aprocio ideologico, pensare di poter vendere anche la rete. L'ideologia Socialista potrebbe portare ad una serie di riforme che col tempo possano portare a una efetiva nazionalizazione del comporta telecomunicazoni.
Il punto di vista mio personale è quello pretamente Libertario, Liberista se vogliamo, Minarchico o Anarco-Capitalista a seconda del punto di vista. Il mercato regola tutto e bene (in assenza di stati rompicoglioni, anche se è da stabilire quale sia il limite massimo con cui lo stato possa intervenire affinchè le teorie del vero libero mercato possano andare bene in ogni caso). Purtropo siamo in una condizione mondiale che non è di mercato libero, per cui sono imbarazzato a dover rispondere perchè per me chiunque ha i soldi per comprare il baraccone Telecom compresa la sua infrastruttura tecnologicamente obsoleta, potrebbe comprarla tranquillamente anche se fosse un ricco imprenditore Cambogiano o un finanziere Iraniano. Il problema è che non siamo in regime perfetto. Mi verrebbe in mente il Reagan che divise la compagnia telefonica in decine di società minori per poi provatizzarle, e quindi indicherei una supersuddivisione in un centinaio di pezzi della rete pubblica e affidarla a un'asta, se proprio si deve intervenire. Ma è sempre intervento dello stato quindi, non so. La mia potrebbe essere una tesi valida nel contesto statalizatore odierno, ma di sicuro non ha l'eleganza soave e perfetta del puro e semplice meccanismo Libertario e Capitalista.