
Originariamente Scritto da
capaneo
[B]Le nuove Principesse
RAFFAELLA SILIPO
TORINO[/b]
Hanno tra i dieci e i quattordici anni. E sono dei Peter Pan al contrario, travolti dalla fretta di crescere, pronti a spiccare un salto oltre il perimetro della loro infanzia senza fasi intermedie, senza progressioni... diventano grandi senza crescere. Lo fanno mescolando il candore, l’ingenuità dei propri anni con un’irrefrenabile urgenza di bruciare le tappe, di stanare il destino e provocarlo. Urgenza di usare il proprio corpo come i giocattoli riposti solo ieri».
Bravi bambini
Fanno paura i ragazzini raccontati senza pietà da Marida Lombardo Pijola, giornalista del «Messaggero», nel suo libro «Ho dodici anni faccio la cubista mi chiamano principessa» (edizioni Bompiani). Fanno paura perché sono così lontani dall’idea idealizzata che abbiamo di loro, «forse qualche delinquente c’è ma mio figlio è ancora così ingenuo...».
No, non sono tutti bravi bambini ubbidienti come ci piace pensare quando li vediamo tornare allegri da scuola. E dire che non passa settimana, senza che i giornali non riportino casi di bullismo e violenza ripresi dai telefonini e diffusi su Internet, ragazzine che a undici anni filmano e rivendono per un paio di euro la propria immagine nuda, fanno le cubiste nelle discoteche, chiedono cento euro per fare sesso in un angolo del camerino e magari - racconta l’autrice - rimangono incinte, abortiscono e parlano insieme delle Barbie e del loro «non bimbo» mai nato.
Sembrano invenzioni da cinema, sulla scia di «Thirteen», il film di Catherine Hardwicke che quattro anni fa ha terrorizzato un’intera generazione di genitori. Invece sono veri, perché la Lombardo Pijola è andata a stanarli uno per uno su Internet, la piazza virtuale ove i figli primogeniti di una nuova generazione mutante, cresciuta con un’offerta strabordante di tv, schiava dell’iPod e del rito degli sms, si incontrano e rivelano la loro vita, oltre lo schermo di omertà che oppongono agli adulti, restituendo le loro personalità, abitudini e linguaggi quasi totalmente sconosciuti.
Sesso e soldi
Storie di sesso precoce e di precoce devozione al guadagno («e puoi farti pagare se vuoi, così ti diverti e ci guadagni! E’ come se fossi già grande»), di affannati discorsi di gruppo in cui si rincorrono miti come il corpo, la bellezza, l’apparire, i soldi, il successo. «Inutile fingere di meravigliarsi - dice lo psicologo Federico Bianchi di Castelbianco - È evidente che i bambini ci guardano e imitano gli adulti, magari usando un po’ di fantasia. E noi siamo cattivi maestri». E quanto cattivi emerge benissimo nel libro dalle parole dei ragazzini, che trasudano diffidenza e rabbia, quando non disprezzo, verso genitori stanchi, distratti, smarriti, persi nei loro problemi. Per non parlare degli insegnanti, mortificati da un ruolo socialmente svalutato e incapaci di sedurre con la cultura.
Quali adulti?
«Impossibile dire cosa diventeranno questi ragazzini - conclude la Lombardo Pijola - che adulti saranno, mentre corrono a perdifiato, ormai incapaci di tornare indietro, verso qualcosa che scopriremo solo nei prossimi anni». Nessun giudizio, nessuna analisi sociologica, questa la forza sconvolgente del libro. Solo testimonianze dirette. Da leggere per provare a conoscere i nostri figli, ad ascoltarli, ad aiutarli. E ad aiutare noi stessi.