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Dal Bresciaoggi di Giovedì 26 Aprile 2007
GARDONE. In Comunità montana si è discusso della riqualificazione del corso d’acqua
Al capezzale del Mella malato
Discussione sul «Contratto di fiume», convegno in giugno
Nei giorni scorsi, il benvenuto del presidente Fabio Ferraglio al nuovo direttore generale Massimiliano Trudu (in servizio dal 19 marzo al posto di Dante Bontempi) ha aperto una riunione speciale della Comunità montana della Valtrompia.
Il protagonista della seduta è stato il Mella. Infatti, introdotti dall’assessore all’Ambiente Antonio Bazzani, Maria Luisa Borasi e Luca Bisogni del Politecnico di Milano hanno presentato ai consiglieri lo stato dell’arte sul «Contratto di fiume» per la riqualificazione del bacino fluviale: una intesa successiva alla firma, nel luglio 2006, del protocollo d’intesa firmato da Comunità e comuni della Valtrompia, compresa Lumezzane, Comune di Brescia e Provincia.
Lo scopo? La progettazione di un processo partecipato per ribaltare la situazione del Mella, nei secoli motore dello sviluppo della valle del ferro e oggi pesantemente inquinato, a rischio di alluvione, non utilizzabile, non balneabile e a tratti anche nascosto.
L’impegno, in sintesi, prevede di intervenire sulla qualità dell’acqua e sulla sicurezza attraverso l’integrazione delle politiche ambientali dei singoli comuni. Per avviare l’operazione, tempo fa è stata costituita una segreteria tecnica, affiancata dal Politecnico di Milano per la rielaborazione e valutazione dei dati, con l’obiettivo di individuare una metodologia comune di lavoro e di linguaggio. E poi è stato formato un gruppo tecnico di lavoro che ha visto partecipare alle diverse riunioni un folto gruppo di operatori indicati dagli enti, insieme a funzionari di organi sovraccomunali come l’Autorità d’ambito o aziende (Asvt e Asm), e tecnici già impegnati con Agenda 21.
Tutte queste operazioni hanno portato finora alla elaborazione di una serie di tavole illustrative dello stato ambientale, della situazione degli insediamenti civili e industriali, delle politiche e dei progetti in campo (come l’autostrada).
In sintesi, finora c’è stata da un lato la verifica della reale possibilità di quel ribaltamento della situazione posto come obiettivo primario, e dall’altro l’indicazione della possibilità di accedere ai finanziamenti necessari. Primi fra tutte il piano di sviluppo rurale 2007-20013 della Lombardia e progetti regionali come «10 mila ettari di nuovi sistemi verdi», che ha una «dote» di 200 milioni di euro per imprese agricole, agroforestali e forestali.
Ci sono insomma risorse umane qualificate da riorganizzare e capacità finanziarie da sfruttare per avviare il progetto di una «comunità fluviale» attraverso una «Agenzia di scopo»: non un nuovo ente, ma la «macchina» del processo destinata a essere «smontata» una volta raggiunto l’obiettivo. Il lavoro fatto finora, semplicemente preparatorio di quello di risanamento vero e proprio, verrà presentato in un convegno il 21 giugno; ma tutto il materiale è già consultabile sul sito www.comune.sarezzo.bs.it.e.bert.


Dal Bresciaoggi di Giovedì 26 Aprile 2007
Dopo le «resistenze» di Ceto, Malegno e Lozio
Acqua privatizzata? Il fronte del no cresce
Rifondazione: «Le lobby dei gestori pensano solo ai profitti»
Sulla questione dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) da qualche temo a questa parte tutti in Vallecamonica, dai comuni alle associazioni, agli enti, stanno prendendo posizione. A fiancheggiare l’iniziativa «resistenziale delle amministrazioni comunali di Ceto, Malegno e Lozio si fanno partecipi anche i partiti.
Nella circostanza Rifondazione Comunista Vallecamonica-Sebino dice la sua, sostenendo che «l’acqua è un bene comune e diritto di tutti». In una informativa distribuita nei giorni scorsi i rappresentanti del circolo di Vallecamonica Stefano Bonafini e del circolo di Iseo Gianluigi Di Giorgio hanno evidenziato come «la risorsa idrica non deve essere privatizzata poichè l’acqua non è una merce ma un bene comune, è vita per gli animali, piante e uomini». Senza mezzi termini Rifondazione Comunista sostiene che «le lobbi dei servizi invece di fare gli interessi dei cittadini cercano di dare maggior profitto dalla loro gestione. La divisione della nostra Provincia in tre Ato e la legge Galli sono scelte che tendono alla privatizzazione anche in parte dell’acqua. Ora in commissione affari costituzionali al Senato è in corso una discussione sulla liberalizzazione dei servizi pubblici, dove Rifondazione si batterà perché l’acqua rimanga pubblica».
Per quanto attiene il problema sul territorio camuno, Bonafini e Di Giorgio affermano che «noi proponiamo che ogni territorio come la Vallecamonica e il Sebino debbano definire un bilancio idrico che preservi la risorsa d’acqua e la sua qualità. Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico privo di rilevanza economica, sottratto alle leggi del mercato e della concorrenza e finalizzato ad obiettivi di carattere sociale ed ambientale».
Luciano Ranzanici


Ma per voi ratti fascio-tricoloruti è così difficile restarvene nelle vostre fogne?![]()
salucc