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Discussione: Immigrazione

  1. #1
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    Lightbulb Immigrazione

    Apro questo thread sulla scia delle discussioni che sono state intervallate qui e lì da altri argomenti, lette un po' dappertutto, che hanno avuto come argomento molto dibattuto l'immigrazione. Anche dal vivo, con i compagni di Roma, abbiamo discusso a lungo sui vari piani del "problema" immigrazione, cercando di sviscerare tutte le tematiche ad esso collegate.
    Mi piacerebbe che tutti e tutte ne dibattessero qui, in modo tale da avere un quadro generale sulle posizioni dei forumisti.

    Ricordiamoci che il discorso è molto importante ai fini della battaglia anticapitalista, ma lo è anche su un pino più strettamente legato alle politiche locali, soprattutto quando c'è una destra (più o meno estrema) che vive delle pulsioni securitarie della gente, fatte emergere da abili comunicatori, che spostano l'asse dei problemi dove meglio credere. Dall'altra parte abbiamo una sinistra che "ama" l'immigrazione come "bene assoluto" e ne auspica un ingresso in massa.

    Insomma, cari compagni, ci sono vari piani su cui discutere: linguistico (migranti o immigrati ed emigrati?), politico, sociale, filosofico, realistico, etc...

    Discutiamone.

  2. #2
    Socialista
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    Red face

    Il problema dell'immigrazione non si risolve con il razzismo e la xenofobia, cosa che fa abitualmente la destra.
    Bisogna aiutare gli immigrati all'integrazione, valutando chi veramente vuole integrarsi nella nostra società.
    Però se partiamo prevenuti nei loro riguardi, e facendo di tutta l'erba un fascio, si rischia in Italia quello che è successo nelle baunliee parigine.
    Il problema rischia di diventare serio.
    Davide Zerillo

  3. #3
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    Predefinito

    La migrazione è un problema globale e va affrontato globalmente abolendo il capitalismo con le sue profonde disuguaglianze e la sua divisione in stati-nazione.
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  4. #4
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    Bravo Outis.
    tentai anche io di stimolare questo tipo di dibattito con scarso esito ( con l'eccezione di sandokan e sandinista le cui opinioni nel merito sono state ben espresse ).

    La mia idea ormai la conoscerete, visto che ho battuto il chiodo con un paio di discussioni nel merito. Vorrei dire innanzitutto che sarebbe un gran bene per il gruppo dei C.N. avere una posizione più o meno ( dico più o meno ) comune su un tema cosi' importante. Non dico una posizione comune sulle soluzioni politiche da suggerire nel breve termine ( li, credo che le divergenze possano essere anche forti ) ,ma per lo meno sulla comprensione del fenomeno in sè.

    Ripeto con estrema brevità la mia visione.

    1 - L'immigrazione è il più forte espediente utilizzato dal capitale per mantenere inalterato o crescente nel tempo il suo margine di profitto. Non vi è nessun altro mezzo politico più potente dello stimolo dei flussi migratori.
    I governi capitalisti lo sanno benissimo ed adottano ( sotto la spinta dei gruppi di interesse innumerevoli legati al capitale ) politiche ad hoc, fatte per attirare il maggior numero di migranti possibile, e allo stesso tempo facendo in modo che vivano da noi in condizioni di paura e di ricatto continue, in modo tale da poter essere sfruttati sistematicamente dai datori di lavoro fino al tempo della successiva regolarizzazione di massa ( in genere ogni tot anni ) che ha il circolare obiettivo di attirare nuovi flussi da precarizzare per un nuovo lasso temporale.

    2- non si può capire l'immigrazione senza partire dal presupposto ( che i liberali e la sinistra liberale fingono di non capire ) che i migranti non scelgono liberamente di migrare ma lo fanno o per disperazione totale o per accecamento mediatico ( spinti dal mito dell'occidente ricco). Se si inizia a capire questo già è un passo avanti.

    3-la miglior maniera di risolvere il problema non è certo ( nemmeno finchè dura questo capitalismo scellerato) spalancare le frontiere. Questo non farebbe altro che ridurci ad una società di ghetti, distruggerebbe i tessuti sociali, annichilirebbe lo stato sociale accelerando senza ritorno l'abbassamento voluto dal potere del livello di vita dei salariati nostrani, omologherebbe verso il basso tutti i livelli di dignità per cui si è lottato per decenni in Europa.

    4- la soluzione politica deve essere antitetica sia al securitarismo destrorso ( che è sicuramente la peggior maniera di vedere il problema ) sia al fintobuonismo e innamoramento del migrante sinistrorso ( che è il secondo metodo peggiore).
    La soluzione politica deve partire dalla fine progressiva dello sfruttamento dei paesi di emigrazione, con immediato indennizzo a nostre spese dei danni inflitti dalle multinazionali protette dai poteri italiani ai popoli vittime.
    Immediata allacciamento di relazioni diplomatiche forti con i paesi ad alta emigrazione. pressione sui governi implicati nel traffico umano.
    Trattamento umano di tutti i migranti che entrano in Italia, con cure e assistenza gratuita, ma immediato tentativo di reinegrazione nelle patrie d'origine con rigidi controlli dell'effettiva reintegrazione del migrante da dove viene ( con garanzia di casa e lavoro )...il governo italiano dovrebbe, e sarebbe sacrosanto, sborsare molto denaro per avere garanzie di questo tipo.

    5 Per chi già è in Italia sfruttato o regolare che sia, massima integrazione, residenza, diritto di voto, apprendimento gratuito dell'italiano, obbligo scolastico. spesa pubblica e lavoro dato dallo Stato per chi è rimasto senza. Ma tutto ciò è possibile solo se da un momento in poi si stabilisce una politica di discontinuità totale, con il blocco del flusso e la reintegrazione nei loro paesi d'origine, da noi finanziata, di ogni nuovo arrivo . Altrimenti nulla sarebbe più fattibile, e si ripiomeberebbe nel caos.

    6 Per i rifugiati politici, piena accoglienza sempre.

    7 Ovviamente non sto parlando della chiusura totale delle frontiere, ma della possbilità di ingresso in unanazione, se motivata da ragioni estranee alle cause di sfruttamento. ovvero se ci si vuole trasferire volontariamente in Italia per ragioni affettive, o di altro tipo, lo si può fare sulla base dei normali ingressi volontari controllati. Ma in tal caso si tratterebbe di un fenomeno naturale e non indotto dal sistema capitalistico, e quindi positivo.


    Infine, parallelamente a tutto ciò si dovrebbe avere una politica estera completamente nuova, antimperialista, e il più pssibile indipendente.
    Tutto ciò che ho detto nei punti relativi alle soluzioni è possibile solo in un contesto di forte discontinuità politica, buttando a mare l'attuale classe dirigente, e attuando politiche economiche di stampo socialistico,con la fine dell'imperialismo economico.

    Tuttavia non significa che per farlo sia necessario attendere la rivoluzione comunista delle comunità, quale l'auspichiamo nel lungo termine.
    Basterebbe un processo di cambiamento radicale politico ( come in Venezuela ) per attuare un approccio completamente nuovo al problema migratorio.


    Infine, è imporantissimo, il modo di parlare del problema con la gente, con il popolo, sempre più rincoglionito dalle rispettive propagande securitarie, o politicamentecorrette.
    Bisogna marxianamente spiegare a tutti cos' è l'immigrazione, a cosa serve, chi la vuole. altrimenti non si va da nessuna parte.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    La migrazione è un problema globale e va affrontato globalmente abolendo il capitalismo con le sue profonde disuguaglianze e la sua divisione in stati-nazione.
    Concordo e sottoscrivo.
    Davide Zerillo

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Apro questo thread sulla scia delle discussioni che sono state intervallate qui e lì da altri argomenti, lette un po' dappertutto, che hanno avuto come argomento molto dibattuto l'immigrazione. Anche dal vivo, con i compagni di Roma, abbiamo discusso a lungo sui vari piani del "problema" immigrazione, cercando di sviscerare tutte le tematiche ad esso collegate.
    Mi piacerebbe che tutti e tutte ne dibattessero qui, in modo tale da avere un quadro generale sulle posizioni dei forumisti.

    Ricordiamoci che il discorso è molto importante ai fini della battaglia anticapitalista, ma lo è anche su un pino più strettamente legato alle politiche locali, soprattutto quando c'è una destra (più o meno estrema) che vive delle pulsioni securitarie della gente, fatte emergere da abili comunicatori, che spostano l'asse dei problemi dove meglio credere. Dall'altra parte abbiamo una sinistra che "ama" l'immigrazione come "bene assoluto" e ne auspica un ingresso in massa.

    Insomma, cari compagni, ci sono vari piani su cui discutere: linguistico (migranti o immigrati ed emigrati?), politico, sociale, filosofico, realistico, etc...

    Discutiamone.

    Riporto il mio parere comunque noto a tutti i forumisti abituali del forum.
    La questione dell'immigrazione è un non problema, il problema è la percezione alterata che se ne da e che si da la gente.
    Tutti i fenomeni di emerginazione sociale, delinquenza e microcriminalità, sfruttamento lavorativo degli immigrati, xenofobia di reazione da ambo le parti in campo (e già dover parlare di due parti è già creare un fenomeno distorsivo a mio parere) sono dovuti alla concezione di comunità chiusa e ad una concezione dell'idea di nazione (non stato-nazione) e di nazionalità reazionaria e basata su astratte radici fondazionali assunte come concetti metafisici ed eterni.
    Non ha senso parlare di politica di contenimento aldilà di quanto detto pocanzi oltretutto, basta ricordare che il confine più sorvegliato del mondo (dopo quello tra le due Coree) è quello tra Messico e Stati Uniti e nonostante tutto è anche il confine più varcato illegalmente al mondo.
    Il problema ora è stabilire politiche e strategie in grado di aprire le comunità di riferimento.
    I discorsi metafisici di caduta dell'idea nazionale presuppongono una visione altrettanto reazionaria in quanto implicitamente avallano l'idea di nazionalità intesa come etnico-metafisico e non come evoluzione e contaminazione, fenomeno questo non peculiare di quest'epoca ma della storia umana, bastaportare l'esempio più stupido del mondo: il famosissimo piatto nazionale italiano ovvero gli spaghetti al pomodoro sono il risultato dell'introduzione in Italia di un ortaggio nativo del Sudamerica: il pomodoro.

    Infine vorrei anche proporre di cominciare a parlare della questione immigrazione con una tempistica differente. Noi partiamo sempre (per noi intendo noi italiani, o noi occidentali per esteso) a parlare del problema dal momento in cui l'extracomunitario mette piede in Italia o in Europa o in Occidente. Continuiamo a voler considerare così la questione in un senso prettamente eurocentrico o occidentalocentrico. Mai si tenta di partire da tutto ciò che c'è prima che paradossalemente è la parte più importante del discorso. L'arrivo è solo la fase finale, il punto finale del processo che inizia nei propri paesi di origine. Non la voglio fare troppo lunga ma la gente se ne va dal proprio paese nativo quando in quel paese si vive male o malissimo o proprio di merda e di solito l'ultima sfumatura è proprio la più frequente. Perchè ad esempio in Nigeria o in Colombia si vive di merda? Perchè c'è una economia assolutamente assoggettata alle logiche neocoloniali e liberiste dell'Occidente. C'è chi rimane lì e ad un certo punto decide con coraggio e sacrificio che noi nemmeno possiamo tentare di immaginare di combattere la situazione per il proprio paese (come il Mend o le Farc-Ep riportandoci ai casi citati da me) e chi non se la sente di fare una scelta simile e allora decide per la soluzione migratoria. Ma sino a che il processo predatorio dell'Occidente sulla periferia capitalista continua non si può certo pensare che i flussi migratori diminuiscano con politiche di chiusura e di contenimeno nè tantomeno è pensabile che si possa spiegare a questa massa di nullatenenti e di disperati che se vengono in Occidente saranno sfruttati come bestie da soma. Lo sanno già, non è che siano "boveri negri con la sveglia al collo", ma tra una certezza di merda e una possibilità anche minima preferiscono la seconda ipotesi.
    La natura tende a ritrovare i propri equilibri da sola (anche quelli di giustizia sociale ed economica) e l'uomo è un ente naturale. I popoli sono fatti di esseri umani ed i fenomeni naturali non sono controllabili una volta messisi in moto.

    A luta continua

  7. #7
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    Varie volte sono intervenuto sul tema, in particolare in polemica anche forte -con R. Buffagni- e mi avrebbe fatto piacere conoscere il punto di vista di voi c.n.

    Leggo la tua, terraamore:

    Concordo:
    • Il capitale favorisce l'immigrazione quando questa contribuisce a depotenziare il potere contrattuale della forza-lavoro nostrana.
    • Tiene sotto schiaffo gli immigrati con una legislazione concepita ad hoc, così sta buona e non rompe i gabasisi.
    • La soluzione non può essere né quella securitaria (repressione ed espulsione) né buonista (siamo tutti fratelli ma state buoni altrimenti... c'è la destra cattiva).
    • Riconoscimento dei diritti sindacali e civili dal momento i cui si è riconosciuti come lavoratori.
    Critico:
    • Quella degli immigrati che vengono da noi perché accecati dal "mito dell'occidente ricco" sinceramente mi sembra frutto di sopravvalutazione del mezzo mediatico; chi è quel fesso disposto a patire le pene dell'inferno perché è stato a sciropparsi tanta tv da illudersi di trovare qui da noi l'eden? Da noi non c'è l'eden, ma chi prova la via della migrazione sa bene di trovare una situazione sicuramente migliore del proprio paese.
    • Non si tratta di spalancare o no le frontiere: finché da noi si starà meglio gli immigrati verrano sempre. Non c'è niente da fare. Il resto è propaganda.
    • Da ciò ne consegue l'errata impostazione della questione della discontinuità. Solo un governo dichiaratamente anticapitalista frutto di un processo rivoluzionario può affrontare la questione senza che si instaurino rapporti di dipendenza nei confronti dei paesi "terzi". Il che non significa rimandare alle calende greche: come ci si batte su tutti i terreni sapendo che la definitiva soluzione delle questioni potrà avvenire solo fuori del capitalismo così per l'immigrazione.
    Se monta la campagna xenofoba, come quella islamofoba, come altre quando ne sorgerà il bisogno, bisogna capire che il lavoro da fare è semplicemente rafforzare ogni tipo di legame tra lavoratori immigrati e non e combattere le politiche di aggressione nei confronti di altri popoli sottoposti ai vari bombardamenti umanitari. Evitando di cadere nelle trappole continuamente tese da chi -sempre in mala fede- cerca di sviare l'attenzione facendo leva sui buoni sentimenti per attizzare sentimenti di ostilità nei confronti degli immigrati, cioè contro noi stessi che lottiamo per modificare lo stato di cose presenti.

  8. #8
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    Solo dopo aver postato la mia leggo la tua, Sandinista. Devo andare, riprenderemo il discorso. Ciao.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    Varie volte sono intervenuto sul tema, in particolare in polemica anche forte -con R. Buffagni- e mi avrebbe fatto piacere conoscere il punto di vista di voi c.n.

    Leggo la tua, terraamore:

    Concordo:
    • Il capitale favorisce l'immigrazione quando questa contribuisce a depotenziare il potere contrattuale della forza-lavoro nostrana.
    • Tiene sotto schiaffo gli immigrati con una legislazione concepita ad hoc, così sta buona e non rompe i gabasisi.
    • La soluzione non può essere né quella securitaria (repressione ed espulsione) né buonista (siamo tutti fratelli ma state buoni altrimenti... c'è la destra cattiva).
    • Riconoscimento dei diritti sindacali e civili dal momento i cui si è riconosciuti come lavoratori.
    Critico:
    • Quella degli immigrati che vengono da noi perché accecati dal "mito dell'occidente ricco" sinceramente mi sembra frutto di sopravvalutazione del mezzo mediatico; chi è quel fesso disposto a patire le pene dell'inferno perché è stato a sciropparsi tanta tv da illudersi di trovare qui da noi l'eden? Da noi non c'è l'eden, ma chi prova la via della migrazione sa bene di trovare una situazione sicuramente migliore del proprio paese.
    • Non si tratta di spalancare o no le frontiere: finché da noi si starà meglio gli immigrati verrano sempre. Non c'è niente da fare. Il resto è propaganda.
    • Da ciò ne consegue l'errata impostazione della questione della discontinuità. Solo un governo dichiaratamente anticapitalista frutto di un processo rivoluzionario può affrontare la questione senza che si instaurino rapporti di dipendenza nei confronti dei paesi "terzi". Il che non significa rimandare alle calende greche: come ci si batte su tutti i terreni sapendo che la definitiva soluzione delle questioni potrà avvenire solo fuori del capitalismo così per l'immigrazione.
    Se monta la campagna xenofoba, come quella islamofoba, come altre quando ne sorgerà il bisogno, bisogna capire che il lavoro da fare è semplicemente rafforzare ogni tipo di legame tra lavoratori immigrati e non e combattere le politiche di aggressione nei confronti di altri popoli sottoposti ai vari bombardamenti umanitari. Evitando di cadere nelle trappole continuamente tese da chi -sempre in mala fede- cerca di sviare l'attenzione facendo leva sui buoni sentimenti per attizzare sentimenti di ostilità nei confronti degli immigrati, cioè contro noi stessi che lottiamo per modificare lo stato di cose presenti.

    Sottoscrivo pienamente

  10. #10
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    Benvenuto Hammers!Sei nuovo di questo Forum se non sbaglio..Puoi darci una tua sintetica presentazione politica?

 

 
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