….per cosa?
Roma. A pensarci bene, sarebbe perfetto. “Centrista sexy”: proprio così, proprio come era scritto sulle magliette dei giovanotti sostenitori di François Bayrou durante la campagna presidenziale.
Da ministro della Cultura è certo che Francesco Rutelli molto sponsorizza Leonardo da Vinci, e di conseguenza, quale custode del bello nazionale, molto apprezza anche se stesso.
“Centrista sexy”, ecco, sarebbe perfetta definizione, non fosse che, in tanto fervore sensuale, potrebbe scappargli via la Binetti. Che poi, al momento, tanto quello da un lato delle Alpi, tanto quello dall’altro, centristi sono di sicuro, sexy dipende (i gusti sono soggettivi), sexy politicamente non pare.
Da qualche tempo François il francese e Francesco l’italien formano una grande e affiatata coppia continentale.
Nei giorni passati, quelli caldi della contesa per l’Eliseo, certe cronache sfioravano il sentimentalismo.
“Ho parlato con Bayrou due volte, mi ha detto: rifletto”, confidava Rutelli (accidenti, che discussione).
E Bayrou: “Dico (ahi!, ndr.) a Francesco Rutelli tutta l’amicizia e l’ammirazione che provo per lui. Egli ha avuto un ruolo di grande leader, ha fatto quello che i leader veri fanno…”.
Il francese mandava un video al congresso della Margherita (nel contesto di Cinecittà stava meravigliosamente bene), Prodi poi mandava un video al comizio di Ségolène, così che il mirabile Partito democratico europeo, seppur ancora ideologicamente indefinito, praticamente si avvicinava moltissimo a un Blockbuster, con affitto per tre sere.
Vero che l’uomo propone e il sistema elettorale dispone, così che il bipolarismo morbido in salsa prodian-rutelliana da quelle parti diventa bipolarismo secco, così secco che una volta si sono ritrovati a scegliere tra Chirac e Le Pen, roba tanto secca che alle urne un poveretto rischiava di restarci secco.
Ora, ha voglia Prodi a raccomandare al Nouvel Observateur “una France à l’italienne” – da una parte c’è più pratica di delicata mozzarella e dall’altra di robusto rochefort – ma adesso che lì si va alla conta finale e il sogno centrista inevitabilmente s’accascia, tener viva la faccenda risulta piuttosto complesso.
Il cerino è rimasto in mano a Bayrou, e per domenica prossima sarà del tutto consumato.
E calerà mesto il sipario sui “bayrouiani d’Italia” che hanno vissuto la loro più intensa stagione.
Bayrouiano numero uno (numero un, diciamo), è appunto François Rutellì.
I giornali italiani si sono sprecati a definire Bayrou “il Follini di Francia”, come i reali, Ugo Intini l’ha definito “il Casini francese”, ma è indubbio che il rapporto più stretto è stato tra i due Franceschi.
Un giorno a Repubblica, un giorno al Corriere, il ministro della Cultura ha lodato l’amico d’Oltralpe non meno di quanto doverosamente ha fatto con le nostrane bellezze archeologiche.
Oddio, pure Mastella ha infilato un sospiro, ma onestamente la grandeur ceppalonese non è purtroppo ancora abbastanza nota sulle rive della Senna.
Non si sa se François avrebbe mai voluto essere “il Rutelli francese”, ma certo che a Francesco non sarebbe dispiaciuto essere “il Bayrou italiano”. Non fosse, con rispetto parlando, per il numero dei voti.
Avesse, la Margherita, quel 18 per cento, si sentirebbe come Nicola di Bari, “i prati sono in fiore/ profumi anche tu” – ed è risaputo che se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari: tutto si tiene – stando alla sua mesta media da via Gluck dove manca pure l’erba, l’aggancio con l’estero ha il suo perché.
Nel complimentarsi a vicenda (Delors dice che “l’Italia di Prodi è un modello e un esempio da seguire”), nel miracoloso sistemare i pezzi, certo l’ennesima fine della centralità del centrismo francese non parrà a Rutelli gran bella cosa.
“Al momento non so quel che farò, ma comincio a sapere quel che non farò”, ha detto Bayrou – niente a che vedere, per capirsi, con la faccenda che volere è potere. François e Francesco inevitabilmente si attraggono – avendo già messo su pure un Pd continentale – e inevitabilmente rischiano d’incartarsi. Anche perché il centrista sarà pure sexy – e Rutelli in gran spolvero cita “la nostra Alliance of Democrats” e ammonisce contro “l’ossificato Droite-Gauche” – ma non la faccia troppo semplice o dialettale, come con scienza e coscienza avverte Barbara Spinelli:
“I centristi italiani ad esempio non hanno ancora appreso la Koalitionsfähigkeit ad ampio raggio”.
Pare niente, ma è tutto.
Perciò, “Bayrou non è centrista come son centristi alcuni italiani”.
Ma come sa François, e come sa Francesco, ci sono più cose tra cielo e terra che in tutta la Koalitionsfähigkeit.
Il Foglio di oggi
saluti




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