
Originariamente Scritto da
Dottor Zoidberg
Diavoli! Quant’ero contento. Papà uscì prima dal lavoro quel giorno. Io ero dai nonni, venne a prendermi: “Andiamo Agostino” – non aggiunse altro, non me lo feci certo ripetere due volte. In macchina, andiamo a Frosinone, avevo otto anni, ogni “viaggio” fuori dal paesino era un’avventura per me. Arriviamo, parcheggiamo, e poi a piedi (di corsa, col senno di poi) verso una piazza. Arrivati, finalmente mio padre mi lascia la mano, diventata quasi viola tanto me la teneva stretta, alcuni suoi amici ci venivano incontro; qualcuno lo avevo già visto, altri no. Quanta gente, le bandiere, i carabinieri! Mille input, troppi per un bambino di otto anni, contento solo di poter passare un pomeriggio col papà, che di solito va al lavoro al mattino e torna alla sera. I megafoni gracchiavano strane canzoni, poi… l’Inno Nazionale, tutti a cantare! Io l’avevo appena imparato a scuola (solo le prime strofe in verità) e mi misi a cantare anch’io; gli amici di mio padre mi guardavano sorridenti. All’improvviso il silenzio. Solo in quel momento m’accorgo che c’è un palchetto in un lato della piazza, sale un signore (anni dopo scoprirò essere il segretario provinciale del MSI) e annuncia che Almirante sta arrivando. “Papà, Almirante?” – chiedo io, ricordandomi di quel signore con gli occhi chiari (non sapevo fossero azzurri, la tv era in bianco e nero) che tanto affascinava mio papà le poche volte che appariva in tv. Qui il mio ricordo si interrompe, ricordo solo le mani di mio padre strette sulle mie spalle dall’inizio alla fine del comizio (adesso comprendo la paura che avrà avuto quel giorno, in quel periodo si sparava facilmente sui “fascisti”).
A distanza di quasi trent’anni m’è improvvisamente tornato in mente: Grazie Papà!