Io lo dico da sempre, deve essere una priorità di qualunque politico, la gente deve sentirsi al sicuro e vedere che chi sbaglia paga. Un concetto semplicissimo, parrebbe... ed invece
www.lastampa.it
8/5/2007 (13:40) Napolitano parla dell'indulto: "E' stato un fatto necessario"
Il Presidente durante la visita a Rebibbia: «Detenzione per solo per i crimini che allarmano»
ROMA
L’indulto è stato «un fatto eccezionale ma necessario per rendere più vivibili e degne carceri italiane». Lo ha ricordato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano intervenendo a un incontro con alcuni rappresentanti dei detenuti e dell’amministrazione carceraria durante la sua visita alla Casa circondariale di Rebibbia. «È pensando alla condizione di chi paga soffrendo il suo debito con la giustizia che ho salutato positivamente - ha ricordato Napolitano davanti al ministro della Giustizia Clemente Mastella - l’accordo in Parlamento sul provvedimento di indulto come fatto eccezionale ma necessario» anche considerando le difficoltà dell’edilizia carceraria.
«CARCERE SOLO PER I REATI CHE DESTANO ALLARME»
Il presidente della Repubblica auspica poi che, in una complessiva e necessaria revisione del sistema delle sanzioni e delle pene, la detenzione debba essere riservata solo ai reati più gravi e che suscitano allarme.«Ribadisco la convinzione che la pena detentiva - ha detto Napolitano - debba essere riservata a chi commette crimini che destano allarme, che ledono gravemente valori e interessi preminenti e intangibili». Il capo dello Stato, accolto tra gli applausi nel piccolo auditorium della Casa circondariale, ha ribadito che «l’esecuzione della pena deve avvenire nel rispetto della dignità del detenuto e offrendo condizioni per favorire il suo reinserimento sociale».
L'APPELLO DEI DETENUTI AL CAPO DELLO STATO: «SERVONO SEGNALI FORTI»
La visita del Capo dello Stato «è un momento da ricordare in modo indelebile», ha detto un detenuto prendendo la parola durante la cerimonia nel teatro di Rebibbia: «La preghiamo di dare un segnale forte per l’efficienza della giustizia - ha aggiunto rivolgendosi al Capo dello Stato - e degli istituti di pena. Il vero dilemma presente in noi è il reinserimento, la nostra volontà è l’uguaglianza davanti alla legge, senza condanne all’emarginazione. Un detenuto recuperato è un danno in meno per la società».
Anche una detenuta di Rebibbia femminile ha voluto ricordare al Presidente come l’indulto non sia stato «la soluzione di tutti i nostri problemi», e dunque la necessità di maggiori aperture alle misure alternative che, ha detto, «sarebbero più adeguate per il reinserimento». Alla luce di ciò, «il problema della lentezza della giustizia è vissuto un pò in tutte le carceri - ha aggiunto la detenuta - vogliamo sperare che nel corso di questa legislatura qualcosa cambi. Lo Stato si deve adoperare per le politiche sociali, per poter guardare al futuro e ad una vita migliore».
LA RISPOSTA DI NAPOLITANO: «MI SENTO PERSONALMENTE INVESTITO»
«Terrò conto di questo suo invito nell’ambito delle mie responsabilità e dei miei poteri di stimolo e controllo» ha detto il Capo dello Stato, dopo aver ascoltato l’intervento di una detenuta nel corso della visita di questa mattina a Rebibbia. Analogo impegno Napolitano lo ha promesso ad un rappresentante dei detenuti uomini, soprattutto nel campo «del reinserimento nel mondo del lavoro» dopo la fine della detenzione. «Di questo problema mi sento personalmente investito» ha aggiunto.
Non è mancato il «plauso» del capo dello Stato agli agenti penitenziari di cui, ha detto Napolitano, «non mi sfuggono i delicati problemi» ma il presidente si è anche detto «certo che
dallo sforzo congiunto e competente ispirato ai principi della Costituzione e al senso umanità si potrà trovare impulso per una moderna politica della giustizia e della gestione della pena».
www.corriere.it
Sono usciti in 26.201, di cui il 38% stranieri
Indulto: 9 mesi dopo il 12% tornato in cella
Per il ministro della Giustizia Mastella «soltanto» il 12% hanno fatto rientro in carcere. Ma nel periodo furti e rapine in aumento
ROMA - Dall'ultima indagine del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) risultano essere 26.201 (di cui 16.158 italiani e 10.043 stranieri - il 38,33%) i detenuti usciti dal carcere negli ultimi nove mesi grazie all'indulto, varato il 31 luglio scorso dal Parlamento. Di questi - ha sottolineato il ministro della Giustizia, Clemente Mastella - «soltanto» il 12% sono tornati a delinquere e, quindi, hanno fatto rientro in cella.
CARCERI - La Regione con il primato del maggior numero di scarcerati grazie all'indulto è la Lombardia (3.787), seguita da Campania (2.988), Sicilia (2.724) e Lazio (2.530). Attualmente nelle 258 carceri italiane sono presenti 42.702 detenuti (su una la capienza regolamentare di circa 43.500), ma il dato è in aumento e Mastella ha indicato la necessità di puntare su pene alternative al carcere. Nove mesi fa in galera c'erano circa 60 mila carcerati.
«COLLERA INCONTENIBILE» - «Se non ci fosse stato l'indulto, nelle carceri italiane avremmo avuto un'esplosione di collera incontenibile», ha dichiarato Mastella, al termine della visita al carcere romano di Rebibbia insieme al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Secondo Mastella, «statistiche alla mano, non c'è stata alcuna crescita dei fenomeni criminali. Anzi, la recidiva dei soggetti beneficiari dell'indulto si è mantenuta nei limiti più bassi delle attese».
REATI AUMENTATI - Non è di questo parere il capo della polizia Giovanni De Gennaro, che ha presentato martedì mattina alla commissione Affari costituzionali l'indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza in Italia nel periodo agosto-ottobre 2006. «Si è registrata rispetto all'anno precedente un incremento di 1.952 rapine e di 28.830 furti», ha illustrato De Gennaro, dovuto al «fattore indulto». Infatti «fino al mese di luglio, ossia fino a prima dell'indulto, tali fenomeni presentavano una leggere flessione».
09 maggio 2007




Rispondi Citando
...
