Genealogia di Sarkozy
Maurizio Blondet
10/05/2007
Nicolas Sarkozy
Nel luglio dell'anno scorso, Nicolas Sarkozy è stato festeggiato, all'ambasciata francese in Grecia, dalla comunità ebraica di Salonicco, con tanto di targa di bronzo affissa al muro della sede.
Lui era commosso: «Le mie radici sono qui», ha detto.
Nel 2004, in un libro-intervista («La République, les religions, l'espérance») aveva dichiarato: «Devo ricordarvi il viscerale attaccamento di ogni ebreo ad Israele, sua seconda madrepatria? Non c'è nulla di vergognoso in questo. Ogni ebreo porta in sé una paura che ha ricevuto dalle generazioni, e sa che se un giorno non si sentirà sicuro nel suo Paese, ne avrà sempre un altro che lo accoglierà, e questo è Israele».
Ciò ha mandato in visibilio i media ebraici.
Uno di questi, European Jewish Press, ha deciso di «rivelare» tutta la storia delle ascendenze ebraiche del presidente francese. (1)
Una storia interessante.
Sua madre è della famiglia Mallah, «una delle più antiche famiglie ebraiche di Salonicco»; famiglia riparata lì (Salonicco era allora una metropoli ottomana) dopo la cacciata degli ebrei dalla Spagna nel 15 mo secolo.
In Grecia, da due secoli la famiglia ha un ruolo di guida nel movimento sionista.
Il nonno di Nicolas, Aron Mallah detto «Benino», nato nel 1890, aveva uno zio Moshe, famoso rabbino locale, che nel 1898 pubblicò il primo e più importante giornale del movimento sionista in Grecia, «El Avenir» (nello spagnolo ebraico di Salonicco).
Un suo cugino, Asher, membro del senato greco nel 1912, fu uno dei fondatori del «Technion», la più prestigiosa università politecnica… no, non della Grecia, ma di Haifa.
Nel 1919 Asher fu eletto primo presidente della Federazione sionista in Grecia; nel 1930 organizzò il passaggio di decine di migliaia di ebrei in Palestina, dove finì per stabilirsi lui stesso nel 1934.
Un altro cugino, Peppo Mallah, fu parimenti deputato in Grecia e filantropo-finanziatore della causa sionista.
Nel 1920 gli fu offerta la carica di ministro delle Finanze ad Atene, che rifiutò.
Anche lui si stabilì in Israele, e divenne l'ambasciatore israeliano in Grecia.
Nel 1917, dopo che uno storico incendio di Salonicco distrusse le vaste proprietà della famiglia, molti dei Mallah emigrarono in Francia: fra essi Beniko, il nonno, con la madre.
Lì Beniko s'innamorò di una cristiana, Adéle Bouvier.
Per sposarla, si «convertì» al cattolicesimo assumendo il nome di Benoit, Benedetto.
Ma, s'affretta ad aggiungere la EIP, «benchè pienamente integrato nella società francese, Benoit rimase vicino alla sua famiglia ebraica, alla sua origine e cultura».
Durante l'occupazione tedesca la scampò ritirandosi in campagna nella regione di Corrèzes.
Andrée Mallah, una delle figlie di «Benedetto», sposò l'aristocratico ungherese Pal Nagy Bosca Sarkozy.
Il matrimonio, da cui sono nati tre figli, è naufragato presto.
E per questo, dice l'agenzia ebraica, «Andrée ha allevato i suoi tre bambini in casa del nonno Benedetto. Nicolas era particolarmente attaccato al nonno, che è stato come un padre per lui. Passava ore ad ascoltare i suoi racconti sull'occupazione nazista, il 'maquis' (la resistenza francese), su De Gaulle e sullo sbarco in Normandia. E' stato Benedetto a formare le convinzioni politiche di Nicolas».
Insomma, un amico sicuro.
Anzi un presidente francese che considera Israele la sua patria d'affezione in cui sarà accolto, se le cose dovessero andare male nella sua prima.
La EIP avverte i suoi lettori che è difficile per Sarkozy rovesciare in modo fondamentale la politica francese verso lo Stato ebraico.
Dovrà subire l'influenza del ministero degli Esteri, «dove i burocrati non eletti mantengono l'immagine di Israele come un elemento destabilizzante in Medio Oriente piuttosto che la prima linea della democrazia» (sic).
Un «cambiamento positivo» può venire però dal fatto che «il nuovo precedente francese non è amico del Libano quanto lo è stato il suo predecessore», Chirac.
Anzi, Nicolas «ha invocato legami più stretti tra Francia e Siria», e qui può nascere un problema: «Sarkozy può accrescere le pressioni su Israele per l'evacuazione delle alture del Golan in cambio della pace con Assad».
Ma qui, «gli israeliani amici personali del presidente» possono dare una mano a formare le sue idee.
In particolare, fra gli amici personali è nominato Bibi Netanyahu: «I due sono legati da profonda amicizia e non è difficile vedere quanto si somiglino non solo nell'ideologia e nella politica, ma anche nell'immagine pubblica. Se Netanyahu torna a sedere sulla poltrona di primo ministro, sarà interessante vedere se la loro dinamica inter-personale condurrà ad un più costruttivo ruolo dell'Europa nella regione».
Dunque Sarkozy è un allievo e un imitatore di Netanyahu.
Che lo sta istruendo su come svolgere «un ruolo costruttivo» ossia filo-giudaico, in Medio Oriente.
Quanto bene Sarkozy sia stato informato della situazione medio-orientale dai suoi «amici personali», l'ha rivelato in una recente intervista.
Di fronte alla domanda classica: se Al Qaeda sia un movimento sciita o sunnita, Nicolas (questo laudatore della doppia lealtà nazionale) ci ha pensato un po', poi ha risposto: «sciita».
Un quaderno bianco per la disinformacija del Mossad.
Maurizio Blondet
Note
1) Raanan Eliaz, «Nicolas Sarkozy, new president of France: past and future», European Jewish Press, 6 maggio 2007.




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