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Discussione: Sulla menzogna

  1. #1
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    Predefinito Sulla menzogna

    Sulla “menzogna”

    Non c’è alcun bisogno di essere d’accordo su tutto quando si è d’accordo sull’essenziale, sull’amore che si ha verso il proprio paese, sui doveri che ognuno di noi sente di assumere nei suoi confronti. Non c’è alcun bisogno di essere d’accordo su tutto perché ciascuno possa lavorare assieme con gli altri per il bene comune, per uno stesso ideale.
    Nella maggioranza presidenziale che intendo riunire devono poter riconoscersi tutti i francesi, quali che siano la loro visione, la sensibilità, le loro origini. Tutti i francesi devono poter ritrovare quella parte di se stessi, quella parte della loro identità che li fa sentire parte della stessa Repubblica.
    Quando parlo di autorità, ordine, immigrazione selettiva, di nazione, e di lavoro come valore non mi rivolgo solo alla Francia di destra, ma parlo a tutti i francesi. Quando parlo di fratellanza, giustizia, protezione sociale, non mi rivolgo solo alla Francia di sinistra, ma a tutti i francesi.
    L’identità nazionale, la ricompensa del merito, la fermezza contro la delinquenza, la frode, la violenza, la lotta contro l’immigrazione clandestina non sono un’esclusiva della destra. Il potere d’acquisto, la moralizzazione del capitalismo, la protezione contro la delocalizzazione, il piano Marshall per dare a tutti i giovani delle banlieue una formazione che porti a un posto di lavoro, le scuole della seconda chance, le garanzie professionali, i contributi alla formazione per quanti si impegnino negli studi, il diritto opponibile all’accoglienza, all’alloggio, alla cura dei figli, alla scolarizzazione dei figli handicappati, la garanzia pubblica per quanti non possono accendere un mutuo perché mancano di relazioni, per quanti vengono da una famiglia che non ha i mezzi per fornire la cauzione, per i malati che devono pagare di più perché si considera che rappresentino un rischio maggiore, la mano tesa agli esclusi non sono appannaggio esclusivo della sinistra. Ma riguardano tutti quelli che un giorno o l’altro potranno trovarsi di fronte a un incidente della vita. Riguarda tutti coloro che vogliono darsi da fare, ma hanno bisogno d’aiuto perché non ce la fanno da soli.
    Come l’ordine non è appannaggio della destra, il movimento non lo è della sinistra. E’ quello che fece il Generale De Gaulle, che diceva: “La Francia non è la sinistra, non è la destra. La Francia sono tutti i francesi”.
    I francesi hanno voluto il dibattito tra due progetti politici, due visioni della Francia, due concezioni della società e della politica.
    proposte, delle Ma l’insulto, la menzogna, il discredito lanciato contro l’avversario attraverso insinuazioni e maldicenze devono restarne fuori. Non apportano niente al dibattito, ma lo snaturano, impedendo di andare sino in fondo nella discussione delle idee, delle convinzioni di ognuno. Sì, tra questi due progetti e queste due concezioni della società e della vita, c’è posto per un dibattito, che può e dev’essere un dibattito senza concessioni. Noi abbiamo opinioni, convinzioni, idee diverse, persino opposte, dobbiamo discuterne, e discuterne liberamente, gentilmente, come dev’essere in una democrazia pacificata dove i cittadini si rispettano. Ma allora perché tanti attacchi personali, perché tanta violenza, perché tanto odio? Perché io parlo della Francia? Della sua identità, dei suoi valori? Perché sono diventate parolacce? Perché sostengo che nell’identità francese ci sono valori non negoziabili? L’eguaglianza tra uomo e donna, la laicità, la libertà di coscienza, il no alla poligamia, all’infibulazione, al matrimonio forzato sono valori non negoziabili.
    Perché non accetto il pentimento? Non voglio che si chieda ai figli di espiare le colpe presunte dei padri. Considero che la Francia non deve vergognarsi della sua storia, perché non ha inventato la soluzione finale, non ha commesso un genocidio ed è il paese che al mondo ha operato più per la libertà degli uomini.
    Perché tanto odio? Perché dico che non tutti i francesi erano petainisti, che molte madri hanno nascosto bambini ebrei come se fossero loro figli, e i resistenti sono morti alla macchia? Perché sostengo che non tutti i coloni erano sfruttatori, che molti di loro avevano passato la loro vita a costruire, curare, educare, coltivare un pezzo di arida terra per trarne i mezzi
    per nutrire la propria famiglia e sostengo che erano persone rispettabili? Perché sostengo che se la Francia ha un debito morale è nei confronti di gente come loro che un giorno si son trovati a scegliere tra una valigia e la bara e hanno perso tutto?
    Perché tanto odio? Perché dico che se la Francia deve qualche compensazione è a quanti hanno combattuto come ausiliari in
    Indocina e agli Harkis, i soldati ausiliari di origine araba, che hanno perso tutto per averla servita? Perché sostengo che questo debito della Francia verso di loro è un debito d’onore? Perché sostengo una verità evidente, e cioè che per un francese odiare la Francia vuol dire odiare se stesso? Perché dico che a quelli che vogliono diventare francesi dobbiamo offrire la fierezza di essere francesi e di condividere l’identità francese?
    Perché tanto odio? Perché dico ad alta voce quello che tutti quanti pensano a bassa voce, e cioè che se uno non ama la Francia non è obbligato a venirci e nemmeno a restarci, ma se ci resta è tenuto a rispettare le sue leggi, i suoi valori e i suoi modi di vivere?
    Perché sostengo che il ricongiungimento familiare dev’essere possibile solo per chi è in condizione di far vivere la sua famiglia grazie ai redditi del proprio lavoro e non solo grazie ai redditi dell’assistenzialismo?
    Perché sostengo che se uno vuole venire a vivere in Francia deve fare lo sforzo di imparare il francese prima di trapiantarsi qui?
    Perché tanto odio? Perché non voglio lasciar credere che la Francia potrebbe accogliere tutta la miseria del mondo? Perché voglio un’immigrazione ragionata, negoziata con i paesi d’origine? Perché voglio che l’immigrazione sia controllata in modo da poter accogliere degnamente gli immigrati?
    Perché tanto odio? Perché dico che il comunitarismo che rinchiude tutti nelle proprie origini non è compatibile con la Repubblica e che il rifiuto del comunitarismo non è negoziabile?
    Perché tanto odio? Perché dico che la laicità non è l’odio di tutte le religioni bensì il rispetto di tutte le credenze?
    Perché dico che ammiro Giovanni Paolo II per il suo coraggio, la sua fermezza, per il ruolo che ha avuto nella fine del comunismo in Europa, per la sua profonda spiritualità?
    Perché tanto odio? Perché dico questa verità, che siamo gli eredi di duemila anni di cristianesimo i cui valori sono stati inglobati nella nostra morale laica? Perché sono pronto ad affermare come Jaurès: “La parola Dio non mi fa paura”?
    Perché tanto odio? Perché dico che voglio chiudere la pagina del maggio del ’68? Perché dico che voglio finirla con l’eredità del maggio del ’68, con il relativismo intellettuale e morale del maggio del ’68? Perché tanto odio? Perché non accetto che l’allievo sia alla pari con il maestro? Perché non accetto che si confonda la democratizzazione dell’insegnamento con l’abbassamento del livello scolastico? Perché non accetto che la
    scuola non sia in grado di garantire l’accesso del maggior numero possibile di giovani alle grandi opere dello spirito umano?

    Dal discorso di Sarkozy

    (segue)

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Perché tanto odio? Perché dico la verità sulla scuola che è latitante, che non soddisfa più il suo ruolo, che aggrava le diseguaglianze sociali invece di compensarle, che non trasmette più una cultura comune e una morale condivisa ?
    Perché tanto odio? Perché dico questa verità, che senza una cultura comune e una morale condivisa la nostra capacità di convivere, di comprenderci o persino di sopportarci viene gradualmente rimessa in discussione?
    Perché tanto odio? Perché dico che voglio una scuola dell’eccellenza, che sospinga in alto, che giri le spalle all’egualitarismo, che permetta ai ragazzi di estrazione modesta di accedere alla promozione sociale, che aiuti i ragazzi a diventare adulti e non a restare degli eterni bambini?
    Perché tanto odio? Perché auspico una scuola del rispetto dove gli allievi si alzano in piedi quando il professore entra in classe? Ma dove mai i ragazzi potranno imparare il rispetto se non lo imparano a scuola?
    Perché tanto odio? Perché voglio una scuola che dia ai ragazzi il gusto dello sforzo intellettuale e dello studio? Ma dove si imparerà il senso dello sforzo, se non a scuola?
    Perché tanto odio? Perché parlo di autorità?
    Perché dico che non tutte le cose si equivalgono? Perché dico che il disordine è dannoso in primo luogo per i più modesti, i più vulnerabili?
    Perché dico che non può esistere una società senza autorità?
    Perché dico che quando l’autorità dello stato non viene più rispettata prevale la legge del più forte?
    Perché tanto odio? Perché auspico che a scuola si insegni il civismo e perché dico che la crisi francese è prima di tutto una crisi morale, una crisi dei valori, una crisi di identità?
    Perché tanto odio ? Perché voglio che la polizia faccia il suo mestiere? Che arresti i delinquenti e i truffatori? Che persegua le canaglie?
    Perché dico che la vittima per me vale più del delinquente? Non li metterò mai sullo stesso piano.
    Perché tanto odio? Perché chiamo un furfante con il suo nome? Perché un giorno (Jean-Louis, non posso tacere) ho dato dei delinquenti a della plebaglia? Ma che educatori saremmo per i nostri figli se non avessimo il coraggio di chiamare delinquenti i delinquenti? Se si perdonasse tutto? Se il criminale se la cavasse sempre? Se il teppistello restasse impunito? Se il plurirecidivo non venisse punito più seriamente di colui che commette un crimine per la prima volta? Vi garantisco che se sarò eletto prima della fine dell’estate del 2007 i delinquenti incalliti verranno condannati con più rigore di quanto avviene oggi.

    saluti

    (continua)

  3. #3
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    Predefinito Perchè tanto odio?

    Ci sono anche cose che non si possono dire, ma io le dico.
    Perché tanto odio? Perché dico che anche i giudici devono essere responsabili dei loro atti e devono essere sanzionati quando commettono degli errori.
    Perché dico che nella Repubblica nessuno può sfuggire alle sue responsabilità? Sì, allora è ancora più grave, quando dico che voglio recuperare il valore lavoro, è più grave, lo so. E’ bello promettere di guadagnare di più lavorando meno, ma questo è mentire ai francesi.
    Perché dico che l’assistenzialismo è degradante per la persona umana?
    Perché auspico che non vengano più versate rendite assistenziali a chi è in grado di lavorare senza esigere come contropartita un’attività di interesse generale?
    Perché tanto odio? Voglio aumentare il potere di acquisto dei salari? Non voglio più che ci siano lavoratori poveri che non possono vivere del frutto del loro lavoro? Non accetto lo scandalo di chi lavora e non ha soldi?
    Perché tanto odio? Perché voglio affrontare il problema delle condizioni di lavoro che spingono tanti lavoratori verso la depressione o il suicidio? Perché voglio proteggere i lavoratori contro le delocalizzazioni e perché voglio una preferenza comunitaria?
    Perché sono contro il dumping e la concorrenza sleale? Voglio che l’impresa che delocalizza rimborsi gli aiuti pubblici che ha ricevuto. Voglio che l’imposta sulle società sia più elevata per le imprese che distruggono posti di lavoro e che delocalizzano rispetto alle imprese che creano posti di lavoro e che investono: priorità al lavoro, agli investimenti e alla creazione di occupazione.
    Perché tanto odio? Perché ho osato dire che l’euro aveva fatto aumentare i prezzi e che pesa sul potere di acquisto dei francesi?
    Perché ho detto che l’euro sopravvalutato pesava sulla nostra industria e accelerava le delocalizzazioni? Che la tassazione del lavoro era troppo elevata? Che se si aumentava ancora la tassazione del lavoro, si sarebbero persi posti di lavoro? Che se il capitale fosse stato tassato ancora, sarebbe uscito dal paese? Ho detto che poiché non si poteva più tassare né il lavoro né il capitale, l’unico modo per lottare contro le delocalizzazioni era di tassare meno il lavoro e tassare di più l’inquinamento e i consumi, che bisognava tassare meno il lavoratore e tassare di più il consumatore e chi inquina, meno la produzione di ricchezza rispetto alla ricchezza prodotta? Bisogna pur cercare un sistema diverso da quello che va a gravare interamente sul lavoro, altrimenti si distrugge il lavoro.
    Perché tanto odio? Perché questa verità, la sinistra che avrebbe dovuto dirla non l’ha detta.
    Perché tanto odio? Perché dico che l’agricoltura non è finita, che l’artigianato non è finito, che il piccolo commercio non è finito, che la Francia rurale non è finita, che la viticoltura francese non accetterò mai che muoia?
    Perché dico che l’industria non è finita?
    Perché ho salvato Alstom?
    Perché dico che non lascerò che tutte le nostre fabbriche si trasferiscano altrove, perché se tutte le nostre fabbriche se ne vanno, anche tutto il resto se ne andrà, perché per me una Francia senza operaio, senza artigiano, senza contadino sarebbe una Francia impoverita, impoverita economicamente, socialmente, culturalmente?

    saluti

    (continua)

  4. #4
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    Predefinito

    Perché tanto odio? Perché è la sinistra che avrebbe dovuto dirlo e invece non lo ha detto? Perché la sinistra avrebbe dovuto farlo e non lo ha fatto? Perché la sinistra non ha salvato Alstom e ha svenduto la siderurgia con la scusa che la siderurgia non aveva più un futuro?
    Perché tanto odio? Perché voglio moralizzare il capitalismo?
    Perché voglio finirla con la detestabile pratica dei paracadute dorati?
    Perché voglio altrettanta severità nei confronti dei padroni furfanti che dei piccoli delinquenti?
    Perché voglio che le stock options siano disponibili per tutti e non solo per alcuni, perché tutti i dipendenti contribuiscono al successo dell’impresa e non solo i dirigenti?
    Perché tanto odio?
    Perchè sono tutte cose che la sinistra avrebbe dovuto far sue?
    Perché parlo di Jaurès di cui la sinistra non parlava più?
    Perché parlo del lavoro che la sinistra ormai ignorava?
    Perché parlo ai lavoratori a cui la sinistra non parlava più?
    Perché il potere d’acquisto, la casa, la moralizzazione del capitalismo sono argomenti che la sinistra avrebbe dovuto far suoi?
    Perché tanto odio?
    Perché voglio che ciascuno possa trasmettere ai figli senza diritto di successione il frutto di una vita di lavoro e di risparmio?
    Perché credo che la famiglia sia importante, che la famiglia non sia un’istituzione odiosa, che la solidarietà familiare è la solidarietà primaria? Perché tanto odio?
    Perché non voglio che le tasse possano incidere per più del 50 per cento sul reddito?
    Perché preferisco che quelli che hanno successo tornino in Francia per creare attività e occupazione invece di crearle all’estero?
    Perché tanto odio? Perché voglio instaurare il servizio minimo nei trasporti? Perché voglio far rispettare il principio fondamentale della continuità del servizio pubblico?
    Perché non confondo il diritto di sciopero con il diritto di bloccare l’intero paese ?
    Perché tanto odio ?
    Ve lo dirò. Prima di tutto perché ci sono i furfanti, i trafficanti, i truffatori, i prepotenti, le bande che vogliono fare i loro sporchi affari tranquillamente, che vogliono truffare, trafficare, esercitare il racket senza essere disturbate. Ci sono i teppisti che vogliono agire impunemente. Non si è molto popolari tra i furfanti quando si vuol far rispettare la legge.
    E poi ci sono quelli che rifiutano ostinatamente di inserirsi nella Repubblica laica, che non vogliono separare lo spirituale dal temporale.
    E’ difficile raccogliere consensi tra questi quando si difende la laicità.
    Ci sono anche gli apparati che hanno degli interessi da difendere, che si sentono minacciati da una sconfitta elettorale e che sono pronti a tutto.
    C’è l’estrema sinistra con la sua ideologia di altri tempi, il suo spirito chiuso, la sua intolleranza, i suoi riflessi condizionati, che non raccoglie molti voti, che è organizzata, che ha le sue reti, che ha la sua influenza.

    (continua)

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Per finire

    E poi c’è la sinistra che non crede più alla politica, non crede più alla nazione, non crede più alla Repubblica, non crede più allo stato.
    La sinistra che non crede più che la politica possa cambiare il mondo e neppure che possa permettere di raggiungere la piena occupazione.
    La sinistra che non ha più altro programma che la difesa dei diritti acquisiti, delle rendite di situazione e dello status quo.
    La sinistra che è nella politica, nei media, nella pubblica amministrazione, nell’economia.
    Questa sinistra che ha preso gusto al potere, ai privilegi, questa sinistra che non ama la nazione perché non vuole condividere più nulla, questa sinistra che non ama la Repubblica perché non ama l’eguaglianza, questa sinistra che pretende di difendere i servizi pubblici ma che non sale mai su un mezzo pubblico, questa sinistra che ama talmente la scuola pubblica che non vi manda i suoi figli, questa sinistra che adora la banlieue ma che si guarda bene dall’andarci a vivere, questa sinistra che trova sempre delle scuse per i furfanti a condizione che restino nei quartieri dove la sinistra non va mai, questa sinistra che fa grandi discorsi sull’interesse generale ma che si rinchiude nel clientelismo e nel corporativismo, questa sinistra che firma delle petizioni quando si espelle chi ha occupato abusivamente una casa ma che non vorrebbe mai queste persone a casa propria, questa sinistra che passa il tempo a fare la morale agli altri senza applicarla a se stessa, questa sinistra che tra Jules Ferry e il maggio del ’68 ha scelto il maggio del ’68, questa sinistra condanna la Francia a un immobilismo le cui vittime principali sarebbero i lavoratori, e soprattutto i lavoratori più modesti, più poveri, che soffrono già abbastanza.
    Questa sinistra condanna la Francia a un assistenzialismo e a un egualitarismo generalizzati che ledono la dignità della persona umana e che portano in nuce la regressione sociale.
    Questa sinistra della buona coscienza è pericolosa perché non vuole mai misurare le conseguenze di ciò che predica.
    Non vuole vedere le conseguenze dell’impunità del furfante che ritorna da eroe nella sua città.
    Non vuole vedere le conseguenze del lassismo di fronte all’immigrazione clandestina.
    Non vuole vedere lo sfruttamento dei clandestini nel lavoro nero che rovina gli imprenditori e gli operai che dichiarano tutto e che pagano imposte e oneri. Non vuole vedere il legame tra l’immigrazione incontrollata e le famiglie costrette ad ammassarsi in abitazioni sordide e pericolose.
    Non vuole vedere l’impossibilità di accogliere degnamente tutta la miseria del mondo.
    Non vuole vedere lo sconvolgimento che causerebbe una regolarizzazione massiccia e automatica dei “sans papiers” e se ne ride delle conseguenze.
    La buona coscienza di sinistra dice che per diminuire la frode basta offrire la gratuità (dei trasporti) agli Rmistes (coloro che ricevono il Revenu Minimum d’Insertion, ndt). Non vuole vedere che in questo modo favorisce l’assistenzialismo.
    Pensate che se ritrovano un lavoro perderanno il beneficio della gratuità: sicuramente per i socialisti un bel modo per incoraggiare il lavoro!
    I socialisti vogliono sempre la gratuità in risposta alla povertà.
    Io voglio che i poveri possano guadagnarsi da vivere.

    Che dire di più, se non queste magnifiche parole: Viva la Repubblica! Viva la Francia!

    Stralci del discorso fatto prima del voto da Nicolas Sarkozy da il Foglio

    (traduzione di Mirella Sanviti )

    fine

    Quanta ragione ebbe il nostro Silvio quando chiamò "coglioni" che votava per Prodi e la nostra italica sinistra, delle banche e delle Coop.

    saluti

 

 

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