Sulla “menzogna”
Non c’è alcun bisogno di essere d’accordo su tutto quando si è d’accordo sull’essenziale, sull’amore che si ha verso il proprio paese, sui doveri che ognuno di noi sente di assumere nei suoi confronti. Non c’è alcun bisogno di essere d’accordo su tutto perché ciascuno possa lavorare assieme con gli altri per il bene comune, per uno stesso ideale.
Nella maggioranza presidenziale che intendo riunire devono poter riconoscersi tutti i francesi, quali che siano la loro visione, la sensibilità, le loro origini. Tutti i francesi devono poter ritrovare quella parte di se stessi, quella parte della loro identità che li fa sentire parte della stessa Repubblica.
Quando parlo di autorità, ordine, immigrazione selettiva, di nazione, e di lavoro come valore non mi rivolgo solo alla Francia di destra, ma parlo a tutti i francesi. Quando parlo di fratellanza, giustizia, protezione sociale, non mi rivolgo solo alla Francia di sinistra, ma a tutti i francesi.
L’identità nazionale, la ricompensa del merito, la fermezza contro la delinquenza, la frode, la violenza, la lotta contro l’immigrazione clandestina non sono un’esclusiva della destra. Il potere d’acquisto, la moralizzazione del capitalismo, la protezione contro la delocalizzazione, il piano Marshall per dare a tutti i giovani delle banlieue una formazione che porti a un posto di lavoro, le scuole della seconda chance, le garanzie professionali, i contributi alla formazione per quanti si impegnino negli studi, il diritto opponibile all’accoglienza, all’alloggio, alla cura dei figli, alla scolarizzazione dei figli handicappati, la garanzia pubblica per quanti non possono accendere un mutuo perché mancano di relazioni, per quanti vengono da una famiglia che non ha i mezzi per fornire la cauzione, per i malati che devono pagare di più perché si considera che rappresentino un rischio maggiore, la mano tesa agli esclusi non sono appannaggio esclusivo della sinistra. Ma riguardano tutti quelli che un giorno o l’altro potranno trovarsi di fronte a un incidente della vita. Riguarda tutti coloro che vogliono darsi da fare, ma hanno bisogno d’aiuto perché non ce la fanno da soli.
Come l’ordine non è appannaggio della destra, il movimento non lo è della sinistra. E’ quello che fece il Generale De Gaulle, che diceva: “La Francia non è la sinistra, non è la destra. La Francia sono tutti i francesi”.
I francesi hanno voluto il dibattito tra due progetti politici, due visioni della Francia, due concezioni della società e della politica.
proposte, delle Ma l’insulto, la menzogna, il discredito lanciato contro l’avversario attraverso insinuazioni e maldicenze devono restarne fuori. Non apportano niente al dibattito, ma lo snaturano, impedendo di andare sino in fondo nella discussione delle idee, delle convinzioni di ognuno. Sì, tra questi due progetti e queste due concezioni della società e della vita, c’è posto per un dibattito, che può e dev’essere un dibattito senza concessioni. Noi abbiamo opinioni, convinzioni, idee diverse, persino opposte, dobbiamo discuterne, e discuterne liberamente, gentilmente, come dev’essere in una democrazia pacificata dove i cittadini si rispettano. Ma allora perché tanti attacchi personali, perché tanta violenza, perché tanto odio? Perché io parlo della Francia? Della sua identità, dei suoi valori? Perché sono diventate parolacce? Perché sostengo che nell’identità francese ci sono valori non negoziabili? L’eguaglianza tra uomo e donna, la laicità, la libertà di coscienza, il no alla poligamia, all’infibulazione, al matrimonio forzato sono valori non negoziabili.
Perché non accetto il pentimento? Non voglio che si chieda ai figli di espiare le colpe presunte dei padri. Considero che la Francia non deve vergognarsi della sua storia, perché non ha inventato la soluzione finale, non ha commesso un genocidio ed è il paese che al mondo ha operato più per la libertà degli uomini.
Perché tanto odio? Perché dico che non tutti i francesi erano petainisti, che molte madri hanno nascosto bambini ebrei come se fossero loro figli, e i resistenti sono morti alla macchia? Perché sostengo che non tutti i coloni erano sfruttatori, che molti di loro avevano passato la loro vita a costruire, curare, educare, coltivare un pezzo di arida terra per trarne i mezzi
per nutrire la propria famiglia e sostengo che erano persone rispettabili? Perché sostengo che se la Francia ha un debito morale è nei confronti di gente come loro che un giorno si son trovati a scegliere tra una valigia e la bara e hanno perso tutto?
Perché tanto odio? Perché dico che se la Francia deve qualche compensazione è a quanti hanno combattuto come ausiliari in
Indocina e agli Harkis, i soldati ausiliari di origine araba, che hanno perso tutto per averla servita? Perché sostengo che questo debito della Francia verso di loro è un debito d’onore? Perché sostengo una verità evidente, e cioè che per un francese odiare la Francia vuol dire odiare se stesso? Perché dico che a quelli che vogliono diventare francesi dobbiamo offrire la fierezza di essere francesi e di condividere l’identità francese?
Perché tanto odio? Perché dico ad alta voce quello che tutti quanti pensano a bassa voce, e cioè che se uno non ama la Francia non è obbligato a venirci e nemmeno a restarci, ma se ci resta è tenuto a rispettare le sue leggi, i suoi valori e i suoi modi di vivere?
Perché sostengo che il ricongiungimento familiare dev’essere possibile solo per chi è in condizione di far vivere la sua famiglia grazie ai redditi del proprio lavoro e non solo grazie ai redditi dell’assistenzialismo?
Perché sostengo che se uno vuole venire a vivere in Francia deve fare lo sforzo di imparare il francese prima di trapiantarsi qui?
Perché tanto odio? Perché non voglio lasciar credere che la Francia potrebbe accogliere tutta la miseria del mondo? Perché voglio un’immigrazione ragionata, negoziata con i paesi d’origine? Perché voglio che l’immigrazione sia controllata in modo da poter accogliere degnamente gli immigrati?
Perché tanto odio? Perché dico che il comunitarismo che rinchiude tutti nelle proprie origini non è compatibile con la Repubblica e che il rifiuto del comunitarismo non è negoziabile?
Perché tanto odio? Perché dico che la laicità non è l’odio di tutte le religioni bensì il rispetto di tutte le credenze?
Perché dico che ammiro Giovanni Paolo II per il suo coraggio, la sua fermezza, per il ruolo che ha avuto nella fine del comunismo in Europa, per la sua profonda spiritualità?
Perché tanto odio? Perché dico questa verità, che siamo gli eredi di duemila anni di cristianesimo i cui valori sono stati inglobati nella nostra morale laica? Perché sono pronto ad affermare come Jaurès: “La parola Dio non mi fa paura”?
Perché tanto odio? Perché dico che voglio chiudere la pagina del maggio del ’68? Perché dico che voglio finirla con l’eredità del maggio del ’68, con il relativismo intellettuale e morale del maggio del ’68? Perché tanto odio? Perché non accetto che l’allievo sia alla pari con il maestro? Perché non accetto che si confonda la democratizzazione dell’insegnamento con l’abbassamento del livello scolastico? Perché non accetto che la
scuola non sia in grado di garantire l’accesso del maggior numero possibile di giovani alle grandi opere dello spirito umano?
Dal discorso di Sarkozy
(segue)
saluti




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