
Originariamente Scritto da
alfredoibba
In un mondo che muore non è mai detta l’ultima parola
Se uno ha sensibilità e si guarda attorno, se legge assiduamente giornali e ha la volontà di guardare qualche buon documentario tipo “c’ era una volta” in ore notturne finché verrà ancora consentito informare sui problemi reali del mondo pur che non sia la solita asfissiante cronaca nera, si rende conto che il mondo scivola precipitosamente verso il baratro e si rattrista constatando come questo mondo non abbia più speranza. Il mondo va ristrutturandosi secondo le direttive della massoneria: il modello definito occidentale impera in gran parte degli stati, spesso combinandosi a vizi locali, portando sfruttamento, disparità sociali e distruzione sia materiale che spirituale.
Si parla dell’imperialismo americano, guidato dalle lobby di potere economiche e anche religiose predominanti negli USA, si potrebbe parlare del ruolo nefasto delle multinazionali europee nel terzo mondo e anche qui da noi. Adesso l’espansionismo sionista-americano ha trovato davanti a se potenze emergenti: la Cina e l’ India neoliberiste, la Russia di Putin. Il problema è che le suddette potenze non esprimono affatto un modello alternativo a quello americano, bensì qualcosa di analogo: in Russia, Cina e India infatti imperano il rampantismo, l’arrivismo, il materialismo e il consumismo; c’è una vergognosa ostentazione di lusso, mondanità, ricchezze; il liberismo crea spaventose disparità sociali, lo stato sociale viene ridotto, si permette ad imprese locali oppure straniere (occidentali) di fare scempio del territorio distruggendo l’habitat di tante specie animali e vegetali e di tante popolazioni tradizionali legate ai modi di vita e alle spiritualità più arcaiche. La contrapposizione USA-Cina o USA-Russia, è semplicemente per questioni economiche, un po’ come quando un quartiere viene conteso tra una banda di spacciatori albanesi e un’altra di spacciatori nigeriani!
L’Africa sembra perduta: gli occidentali dopo il colonialismo formale hanno proseguito un colonialismo più informale guidato dalle multinazionali e dagli organismi bancari che finanziano le innumerevoli guerre civili, pagano politicanti e funzionari africani corrotti per poter fare i porci comodi sul territorio: così possono come in Congo diboscare foreste a più non posso distruggendo la fonte di sostentamento materiale quanto spirituale per milioni e milioni di esseri umani che così si trovano alla fame più tremenda e allo sradicamento dal proprio territorio, costretti poi a mendicare ad associazioni umanitarie o a ingrossare le baraccopoli delle città, perdendo valori e conducendo una vita bestiale in tutti i sensi; possono imporre a tanti contadini dell’Africa centro-settentrionale di usare solo sementi prodotti dalle multinazionali ovviamente da comprare, leggi di produzione e vendita, così da avvantaggiare sempre le multinazionali; possono privatizzare l’ acqua, un bene usato come comune da quei popoli, e far si che si beva e ci si lavi solo pagando caro, cosa difficile per i più da quelle parti; possono nello sfruttamento delle risorse minerarie di quei territori inquinare a piacimento.
Qualche idiota bianco dal pulpito del pub in cui si diverte (?) nell’opulento occidente, giudicherebbe l’umanità africana inferiore, ma non potrà mai capire che solo il contatto con l’uomo bianco che ha instillato lì i suoi veleni, dal liberalismo al materialismo sino al marxismo, unitamente alle sue condotte di sfruttamento e sradicamento, ha degradato tanta umanità. Ancora per fortuna sopravvivono comunità tradizionali che mantengono inalterati usi e schemi millenari, quelle i cui contatti con l’uomo bianco si limitano a pacifici ricercatori e studiosi, ma c’è da dire che gli scombussolamenti del clima causati dalla stoltezza dell’uomo moderno minacciano molte di queste comunità scampate all’infezione mondialista e lontane dai conflitti civili.
Non va tanto meglio nel sud-est dell’Asia, dove spadroneggiano le multinazionali, con paesi come Cambogia, Tailandia, un tempo terre di grandiose civiltà, diventati sfogatoi per le più infami pulsioni sessuali di milioni di pedofili bianchi europei e americani; il Viet Nam dal comunismo materialista sta passando all’iper-capitalismo, facendo perdere al paese poesia legata ai paesaggi e ai modi di vita.
L’ Asia Centrale e il Caucaso, che fanno parte dell’ex-URSS, depositari di popoli tradizionali da un islam moderato e “dolce” ma non in senso moderno ad eccezione degli Armeni che conservano il retaggio di un cristianesimo legato all’antico, vengono anch’essi aggrediti dall’imperialismo euro-americano e da quello cinese ricchi come sono di petrolio e metano.
L’Europa si avvia verso la dittatura dei mercanti e dei massoni, amministrata da apparati burocratici mangiasoldi e, se escludiamo la Svezia dove grazie a intelligenti politiche sociali e relative al mondo del lavoro si mantiene una media di oltre 2 figli per donna, all’estinzione demografica a causa del consumismo e delle scellerate politiche neoliberiste.
Ma, in questo mondo che muore, la speranza è l’ultima cosa che non muore.
Proprio nell’America Latina, continente oppresso per decenni da regimi reazionari e dall’influenza statunitense di cui hanno fatto le spese in primo luogo le genti indie, avviene un risveglio nazional-rivoluzionario sotto l’egida dell’eroico sovrano del Venezuela Hugo Chavez, che non manca mai di farci sognare, gli ultimi 2 suoi atti sono: la nazionalizzazione della raffinazione del petrolio sottratta così agli stranieri, e l’ uscita del Venezuela dal FMI e dalla Banca Mondiale, dopo aver pagato tutti i debiti del Venezuela con il FMI, cosa che fino ad ora quasi nessuno era riuscito a fare, dimostrando che il suo regno socialista nazionale è più efficiente di qualsivoglia governicchio servo di quelli istituti.
Di tale sovrano va ricordata l’espulsione degli evangelisti protestanti finanziati dalla cerchia di Bush, che nel terzo mondo cercano di convertire al protestantesimo creando una forma mentis favorevole al modello mercantilista di vita: una protezione verso il cattolicesimo, malgrado le gerarchie ecclesiastiche si lagnino contribuendo alla campagna diffamatoria ordita ai danni di Hugo Chavez. In Bolivia c’è a capo adesso l’ indigeno Evo Morales che cerca di costruire un socialismo fondato sulle radici culturali indie e sulla comunità di popolo, ha esordito con la nazionalizzazione degli idrocarburi e aumenti degli stipendi minimi per certi lavori (e rifiuta giacca e cravatta). In molte zone di quel continente assistiamo al sorgere di movimenti indigenisti che puntano al controllo comunitario della terra e all’indipendenza degli amerindi dalle caste governanti liberiste asservite agli USA, che si sono scontrati in Equador e Colombia contro formazioni marxiste.
In Medioriente, i popoli arabi forti del loro identitarismo religioso e della loro impermeabilità ai virus occidentali, mostrano tramite l’arma della fede una resistenza forte all’imperialismo israelo-statunitense, mentre nel vicino Iran dal popolo che conserva la memoria del retaggio persiano pre-islamico, il glorioso presidente Ahmadinejad sfida il giogo sionista, promuove provvedimenti tesi a rilanciare l’identità culturale iranica e lotta contro i traditori sabotatori interni dell’Iran.
Anche nella martoriata Africa, nel sud della Nigeria, vasti strati di popolazione stufi delle rovine al loro habitat arrecate dalle multinazionali petrolifere e dal disinteresse della burocrazia governativa nigeriana, hanno intrapreso una severa ma decisa lotta per far rispettare i loro diritti.
In Europa, è sterile e disfattista contemplare questi esempi piangendosi addosso circa l’impossibilità di migliorare le cose da noi, non bisogna estraniarsi; le esperienze citate, devono essere da esempio e poi da stimolo all’azione politica e culturale utilizzando il vasto patrimonio che la storia plurimillennaria dell’Europa ci offre riproponendolo in una forma comprensibile alla gente ed evitando ogni autoreferenzialità; so che viviamo in un contesto di ignoranza e di apatia, ma non bisogna desistere dal far notare agli altri gli imbrogli quando divengono palesi, dall’essere di esempio per la forte fede e lo stile di vita, dal provare con i mezzi che il sistema ci offre a battersi per dei miglioramenti come proibire la pubblicità che offende la dignità della donna o per impedire scellerati atti come la privatizzazione dell’acqua, aggiudicandosi come guida quando la baracca occidentale imploderà.
Alfredo Ibba
7 maggio 2007
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