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Discussione: E ce lo dicono adesso

  1. #1
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    Predefinito E ce lo dicono adesso



    Questa è la copertina americana di Newsweek, in uscita domani col titolo "Victory at last – The emergence of a democratic Iraq" con foto di Bush che ha appena finito di parlare dietro il famigerato striscione "Mission Accomplished". Avete capito? Newsweek. E' come se domani Il Fatto titolasse "In fondo Berlusconi è innocente".

    Camillo - Il blog di Christian Rocca
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  2. #2
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    Predefinito Rif: E ce lo dicono adesso

    Una bella cover

    Via Camillo, la straordinaria copertina di Newsweek che riabilita la guerra in Iraq. Una piacevole sorpresa, anche se arriva con un tantino in ritardo, visto che l’Iraq non è più la tomba dei soldati americani e dannare Bush non si porta più nell'Upper West Side.

    di Giulio Meotti


    Zakor [ Il Foglio.it ]
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  3. #3
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    Predefinito Rif: E ce lo dicono adesso

    Missione compiuta

    Il settimanale della cultura liberal americana Newsweek scrive che il presidente Bush aveva ragione. In Iraq ha vinto lui e ha portato una democrazia, tumultuosa e problematica. Petraeus la chiama “Iraqrazia”

    Il Foglio.it - [ Edizione online ]
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  4. #4
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    Predefinito Rif: E ce lo dicono adesso

    Il Presidente Bush aveva ragione. Pian piano, come previsto, emerge una limpida verità, confermata anche dalle decisioni strategiche del nuovo inquilino della Casa Bianca, che in teoria avrebbe dovuto disfarsi completamente della politica estera del predecessore, e favorire in breve tempo una cessazione totale delle ostilità in Medio Oriente, Iraq ed Afghanistan. L'aumento del numero dei soldati americani in questo paese, i mai cessati bombardamenti sulle aree tribali del Pakistan e sulle aree controllate dai talebani, convalidano - ma era del tutto naturale e pacifico - la Dottrina della Guerra al Terrorismo. Anzi, le parti maggiormente criticabili delle decisioni di Obama riguardano proprio la mancanza di ulteriore coraggio e dimostrazione di forza (falle che permettono a paesi come l'Iran di allargare la propria influenza sulla regione). La copertina di Newsweek anzi giunge troppo tardi, e si limita ad una presa d'atto della realtà e della Storia. Bush non ha bisogno di alcuna riabilitazione, da parte nostra possiamo solo ribadire il sostegno e la vicinanza ad un personaggio importante per gli Stati Uniti e per il mondo, che non sarà mai dimenticato, semmai apprezzato come doveroso e giusto.

  5. #5
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    Predefinito Rif: E ce lo dicono adesso

    La notizia è che la democrazia, o almeno qualcosa che ci si avvicina il più possibile dato il contesto di quel Paese, è stata "esportata". Ed usiamo consapevolmente in modo provocatorio questo termine anche se non è il più appropriato. Già alle scorse elezioni in realtà gli iracheni avevano dimostrato di saper mettere la sordina alle esplosioni degli attentati terroristici con i loro voti, di non esserne intimiditi. Nel 2005, in piena era Bush e quando il Paese sembrava allo sbando, in preda agli insorti e ad al Qaeda, alle prime elezioni dopo la caduta della dittatura votò il 13 per cento in più degli iracheni rispetto al 62,4 per cento di questa volta, che è comunque oltre il 10 per cento in più delle provinciali dell'anno scorso.

    Insomma, anche se i mainstream media sembrano essersene accorti solo ora, è dalla fine di Saddam che gli iracheni rispondono alle bombe a suon di voti. Solo che prima c'era Bush, non Obama, e non bisognava trasmettere all'opinione pubblica la speranza - almeno quella - di un Iraq democratico, ma l'immagine di un Paese sprofondato a causa dell'intervento americano in un girone infernale di violenza senza fine e senza voglia di riscatto. Ma alle elezioni di domenica scorsa è accaduto qualcosa in più, hanno votato per la prima volta in massa gli iracheni delle province sunnite, segno che la riconciliazione è davvero partita e il Paese si sta abituando al compromesso politico come prassi.

    Anche se a Obama va dato il merito di non aver assunto decisioni irresponsabili sull'Iraq, nonostante la sua contrarietà alla guerra, oggi un discorso intellettualmente onesto non può prescindere dal riconoscere i meriti di George W. Bush, senz'altro superiori agli errori commessi (e poi rimediati con il coraggioso "surge"), e di quanti hanno sempre sostenuto la politica del regime change, anche per via militare, come possibilità di espansione - certo non automatica e irreversibile - della lbertà e della democrazia anche nel mondo arabo.

    Oggi non manca nel campo dei realisti doc chi, come Richard Haass del Council on Foreign Relations, in ragione del fallimento della politica di engagement nei confronti di Teheran, comincia a prendere in considerazione il regime change anche per l'Iran, seppure ovviamente da perseguire dall'interno. Né manca chi, come Fareed Zakaria di Newsweek, comincia davvero a credere che l'esempio iracheno possa ridisegnare il Medio Oriente.

    E oggi, sentito dal Corriere della Sera, l'editorialista del più famoso quotidiano liberal, Thomas Friedman, ricorda che l'Iraq è «riuscito a tenere due libere elezioni in cinque anni, sicuramente macchiate da violenze, ma sempre libere elezioni», e ammonisce che «non dobbiamo mai e poi mai sottovalutare l'importanza di questo fatto, nel contesto della storia del Paese e della regione. È un fatto enorme, fisicamente e simbolicamente». E inoltre, aggiunge, «non ci dobbiamo illudere neppure per un secondo che ciò che sta accadendo in Iraq non sia importante» per l'Iran. «Gli sciiti persiani dell'Iran guardano con senso di superiorità» ai loro vicini, ma ora «vedono gli sciiti iracheni tenere libere elezioni, mentre loro hanno dovuto scegliere da una lista predigerita di candidati. È un esempio dall'impatto potenziale immenso. Che siamo stati pro o contro la guerra in Iraq, credo sia tempo di concentrarsi su ciò che conta».

    Le elezioni democratiche in Iraq si svolgono mentre Hollywood premia con sei oscar un film, come The Hurt Locker, che come ha scritto giustamente Maurizio Molinari, su La Stampa, «riconcilia l'America con gli eroi delle guerre del nuovo secolo». E premia «la volontà di informare sulla guerra rispetto al giudizio sulla guerra stessa». Una riconciliazione paragonabile, seppure in scala minore, a quella sul Vietnam con i film Il Cacciatore, di Michael Cimino, e Vittime di Guerra, di Brian De Palma. «Loro sono lì per noi. E noi siamo qui per loro», sono state le parole rivolte nella sua dedica dalla regista Kathryn Bigelow ai soldati in Iraq e Afghanistan, mostrando di essere consapevole di quanto vale il fronte interno («noi siamo qui per loro»). Una vittoria - e parole - impensabili qualche anno fa sul palcoscenico degli Oscar.

    E con la sconfitta di Avatar, inoltre, osserva Il Foglio, a perdere sono anche un ecologismo e un pacifismo tanto ingenui al punto di apparire disumani, con il loro pregiudizio secondo cui a scatenare le guerre sono sempre gli americani – o gli occidentali – per sottrarre le ricchezze a popoli pacifici che vorrebbero solo vivere in armonia con la natura. Più umana la guerra rappresentata dalla Bigelow: un affare sporco e confuso, a volte necessaria e persino eroica.

    Da: JimMomo - il blog di Federico Punzi

    Il Legno storto, quotidiano online - Politica, Attualità, Cultura - La storia comincia a vendicare Bush

  6. #6
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    :gluglu::gluglu::gluglu:

    Che dire...quelli come me lo dicevano fin dal 4 novembre 2008, la nottew degli imbrogli e dei sotterfugi


    W il Gran Texano!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    IO REGNERO' malgrado satana e i suoi satelliti

    http://vandeano2005.splinder.com/

  7. #7
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    Predefinito Rif: E ce lo dicono adesso

    Citazione Originariamente Scritto da vandeano2005 Visualizza Messaggio
    :gluglu::gluglu::gluglu:

    Che dire...quelli come me lo dicevano fin dal 4 novembre 2008, la nottew degli imbrogli e dei sotterfugi


    W il Gran Texano!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Siamo in pochi ad averlo sempre pensato, e ribadito in numerosi interventi ed articoli. Ancora oggi la maggior parte dei miei interlocutori strabuzza gli occhi se "oso" dichiarare la mia simpatia e vicinanza ideale a George W. Bush. Purtroppo la propaganda sinistra ha fatto molti danni. Comunque, piano piano, come sempre accade, la verità si svela.

 

 

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