“il revisionismo storico è una questione di metodo e non un’ideologia”
“è esatto dire che gli ebrei hanno conosciuto le sofferenze della guerra, dell’internamento, della deportazione, dei campi di detenzione, dei campi di concentramento, dei campi di lavoro forzati, dei ghetti, delle epidemie, delle esecuzioni sommarie per ogni sorta di raione; essi hanno anche subito rappresaglie o addirittura massacri, perché non c’è guerra senza massacri. Ma è altrettanto vero che tutte queste sofferenze sono toccate anche a molte altre nazioni o comunità durante la guerra”.
Robert faurisson
Grazie a tutta questa cagnara sulla cacciata di faurisson dall’università di teramo, ho comprato il mio primo libro revisionista. un libretto snello e veloce di neanche 80 paginette: “introduzione a ecrits revisionnistes” di, appunto, faurisson.
Una cosa che mi ha lasciato piuttosto stupito di questo scritto è l’abbondante citazione di autori ebrei “sterminazionisti”. Anzi, a partire dagli anni ’80 gli stessi “sterminazionisti” hanno messo in soffitta parecchi miti sulla shoah che, cmq, ancora oggi sono profondamente radicati nel grande pubblico e nelle menti degli storici conformisti. Ciò sta a significare che le credenze superstiziose hanno vita diversa dalle realtà scientifiche.
Confesso che qualche articolo revisionista in precedenza l’avevo letto, ma ero rimasto nella mia convinzione che le cifre della shoa fossero state debitamente e proditoriamente gonfiate. ma che sì, lo sterminio scientifico di massa degli ebrei c’era stato da parte dei nazisti. Partendo dal razzismo dell’ideologia nazista mi pareva assai probabile e sensato che essi, a un certo punto, avessero messo in moto una qualche soluzione finale.
Dopo aver letto faurisson, mi sto ricredendo.
Specifichiamo subito una cosa: quello dell’olocausto non è solo un problema storico, ma soprattutto politico (un arma nelle mani di Israele), ideologico (la “dannazione” del nazionalsocialismo) ed economico (le riparazioni ai sopravvissuti). questo aspetto del problema dovrebbe essere chiaro a chiunque abbia superato i 13 anni di età.
Vorrei restare sul solo problema storico della shoa e fare un riassunto non esaustivo di quel che dice il revisionismo di faurisson (estrapolato dal libretto citato) e le tesi degli “sterminazionisti”.
La storia ufficiale dell’olocausto fonda, in sostanza, la sua visione su tre pilastri:
1. la soluzione finale
2. le camere a gas
3. i 6 milioni di morti.
allo stato dell’arte la situazione delle conoscenze storiche è la seguente:
a. LA SOLUZIONE FINALE. ai protocolli di wannsee è stata attribuita, da parte degli “sterminazionisti”, il valore di prova provata dell’esistenza della soluzione finale; leggendoli, però, ne viene fuori che c’era la soluzione finale, ma non per l’eliminazione fisica degli ebrei, quanto per la loro definitiva espulsione dall’europa (è scritto in quei protocolli “soluzione finale territoriale”). Se fosse esistito il piano dello sterminio di massa, ne sarebbe necessariamente conseguita una specifica struttura nazista che avrebbe prodotto una quantità notevole di documenti, piani, ordini, direttive generali, istruzioni circostanziate, finanziamenti, controllo delle operazioni, spese, bilanci, ricerca e messa a punto di armi di distruzione di massa. Documentazione che sarebbe stata presente tanto presso archivi tedeschi centrali quanto locali. I documenti di un’operazione del genere sarebbero stati, al minimo, qualche centinaia di migliaia sparpagliati per più centrali operative. E invece? Di documenti del genere non ne esiste neanche uno!
Inizialmente, gli “sterminazionisti” affermarono che di tali documenti ne esistevano in abbondanza. Lo storico raul hilberg affermò (1961) che esistevano due ordini precisi in merito del furher; in seguito (1983) però dovette ritrattare, affermando che lo sterminio di massa si sarebbe sviluppato senza ordini precisi ma per generazione spontanea. hilberg afferma che l’olocausto fu possibile senza un preciso piano per un (testuale) “incredibile incontro di menti” attraverso una “trasmissione di pensiero consensuale”. Hilberg, insomma, ha sostituito a un’affermazione gratuita la spiegazione magica (la telepatia).
Un altro storico sterminazionista, j.c. pressac, alla fine non ha invocato che indizi o indizi di prove. Alla fine, gli “sterminazionisti” hanno dovuto ammettere che non si trova traccia di alcun piano o bilancio stanziato per una simile impresa, né di un qualche organismo incaricato di portare a buon fine una tale politica di sterminio.
b. LE CAMERE A GAS. Non è stato trovato un solo locale che si possa considerare destinato alla gassazione omicida degli ebrei. Per il più grande crimine del mondo, l’accusa non può presentare nessuna perizia dell’arma del crimine. Tra i referti d’autopsia non ce n’è uno che attesti la morte per gas venefico.
I tedeschi usarono lo zyklon b, ma non per uccidere in massa gli ebrei, perché le pretese gassazioni sarebbero state radicalmente impossibili. La camera a gas più visitata al mondo – quella di Aushwitz I – è stata dichiarata, nel 1995, un FALSO. Un luminare del mondo ebraico, theo klein, ha affermato che in queste camere a gas non vede altro che un “artificio”. E lo stesso dice che le autorità del museo di aushwitz sono consapevoli di aver ingannato milioni di visitatori; secondo la direttrice di questo museo “dire la verità su questa camera a gas è troppo complicato. Vedremo più avanti”.
Due storici d’origine ebraica (van pelt e dwork) hanno denunciato alcuni degli imbrogli del museo del campo di aushwitz.
Sulle camere a gas, insomma, non esiste un disegno, uno schizzo, un bozzetto, uno schema di funzionamento, né una foto. Questi mattatoi chimici non presentano alcun valido elemento di riscontro per stabilirne l’esistenza.
Un altro storico ebreo, arno mayer, scrisse nel 1988 che “le fonti per lo studio delle camere a gas sono allo stesso tempo rare e dubbie”.
Jacques baynac, che tacciava i revisionisti di essere falsari, dovette riconoscere su le monde del 1996 che non esisteva nessuna prova delle camere a gas.
All’holocaust memorial museum di Washington è stato deciso di non offrire nessuna rappresentazione fisica delle camere a gas.
Elie wiesel (pontefice dell’ADL)fa appello alla discrezione di tutti: ci scongiura di non cercare più di vedere da vicino o d’immaginare cosa succedeva. secondo lui: “le camere a gas, è meglio che restino chiuse agli sguardi indiscreti. E all’immaginazione”:
le argomentazioni fisico-chimiche sull’uso del gas fanno capire come queste fossero semplicemente inconcepibili (rapporto rudolf gutachten).
Ormai, per gli storici sterminazionisti, le camere a gas sono diventate ingombranti. E Goldhagen ne parla come di un “epifenomeno”.
C. I 6 MILIONI DI EBREI. Questa cifra venne fuori al processo di Norimberga (in cui parecchie “prove” presentate, sono oggi considerate completamente false come i saponi fabbricati con ebrei, i paralumi di pelle umana, le teste rimpicciolite, le gassazioni di dachau e tante, tantissime testimonianze). Autore di questa cifra fu, a guerra ancora in corso, il rabbino weissmandel che organizzava campagne di informazione verso gli alleati affermando che “fino ad oggi, sei volte 1 milione di ebrei d’europa e di russia sono stati distrutti”. Un altro propagandista, il russo ehrenburg, parlava nello stesso periodo di questa cifra.
Nel 1979, i 6 milioni sono stati qualificati dagli sterminazionisti come una cifra simbolica (quindi falsa!).
La storia ufficiale (quella sterminazionista) ha dovuto fare delle ammissioni. Dal museo di aushwitz sono state tolte le targhe che parlavano di 4 milioni di ebrei e ci si accorda su un numero di 1,5 milioni. Ma pressac indica invece una cifra di 6/800mila vittime ebree e non ebree: una cifra inferiore a quella indicata dal revisionista rassinier.
Un computo esatto non è possibile, poiché le fonti che potrebbero fornire risposta sono inaccessibili. In particolare:
- il “servizio internazionale di ricerche” che dipende dalla croce rossa, il cui accesso è gelosamente controllato da 10 stati tra cui Israele;
- -documenti della polonia e della russia di cui solo una parte è stata resa pubblica;
- I nomi dei milioni di sopravvissuti che hanno percepito o continuano a percepire indennità e riparazioni finanziarie.
Fatta questa breve sintesi delle argomentazioni esposte da faurisson, credo che qualche legittimo dubbio sulla shoah balzi alla mente di ognuno.
Come un altrettanto legittimo dubbio dovrebbe sorgere sulla shoah, quando questa viene considerata una cosa diversa dalla storia.
Ci sarebbero poi tutte le “testimonianze” smentite e sbugiardate, ma cito solo una considerazione, perché la lista sarebbe lunghissima.
Samuel gringauz, che aveva passato la guerra nel ghetto di kaunas (lituania), denunciava nel 1950 i misfatti del “complesso iperstorico” - o complesso del sovrappiù rispetto alla storia – presenti nella pubblicistica e nella memorialistica dei sopravvissuti della shoah.
A chi interessato, non resta che acquistare qualche libro revisionista. Magari quello di faurisson che ho indicato per avere un quadro generale.
Chiudo citando le parole di un avvocato francese (bernard jounneau):
“se le camere a gas sono esistite, la barbarie nazista non eguaglia nessun altra. Se non sono esistite, gli ebrei hanno mentito e l’antisemitismo si vedrebbe giustificato. Ecco la posta in gioco del dibattito”.
A voi la parola…




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