Scemi di giuoco. Così vengono definiti quelli che, a un tavolo di gioco, pur conoscendo le regole, non le sanno applicare, non ricordano le carte che sono uscite o che stanno per uscire, non si intendono con il compagno col quale fanno coppia.
Questa definizione mi è venuta in mente alla luce del risultato elettorale di domenica.
Si poteva andare al voto con l'accordo per i contratti del pubblico impiego già siglato, e quindi far andare a votare, soddisfatti, migliaia di elettori del centrosinistra col cuore in pace. Invece no, l'accordo se lo sono trascinato e invece di firmarlo alla vigilia della tornata elettorale, lo hanno firmato all'indomani della consultazione. Stupidi!
Si potrebbe tacitare tutta la polemica sul "tesoretto" destinando, nero su bianco, una sua cospicua e maggioritaria quota alle famiglie, zittendo, in questo modo, anche la chiesa e i centristi che dichiarano che questo governo fa poco per le famiglie; e invece no: stiamo ancora a discutere e a polemizzare. Scusate, ma il sinonimo di famiglie bisognose non è anche il sinonimo di famiglie operaie, proletarie e di pensionati? Quindi dove sta il problema? Dando alle famiglie, accontentiamo la chiesa, i centristi e pure la sinistra radicale. E dopo, forti dell'elargizione, possiamo pure passare, a testa alta, ad approvare i Dico; ma queste son cose semplici, difficili da farsi per questo governo.
Inoltre, chiudendo con gli aumenti contrattuali e sovvenzionando le famiglie, si rilancia anche la domanda interna e si rimette in moto l'economia, per cui se ne avvantaggerebbero anche le imprese. Ma l'effetto del moltiplicatore keynesiano se lo sono scordato?
Non lo so, ma sembra che l'azione di questa maggioranza rasenti l'irrealtà. Sono, per davvero, scemi di giuoco...