
Originariamente Scritto da
Malcomteo
La giunta ha deciso: «Previti deve lasciare la camera»
Andrea Fabozzi
Roma
La giunta per le elezioni della camera ha deciso: Cesare Previti dev'essere considerato decaduto dalla carica di parlamentare. Il voto, a maggioranza, è arrivato giusto cinque minuti prima della mezzanotte.
La maggioranza dell'Unione si è alla fine dimostrata compatta. Diciassette voti del centrosinistra su diciassette componenti della giunta, contro gli otto contrari del centrodestra che ha persino tentato un ennesimo rinvio chiedendo di consultare il presidente della camera Bertinotti. Richiesta respinta. Ma fino all'ultimo c'è stato un braccio di ferro tra la maggioranza e l'opposizione che voleva far slittare ancora il voto sulla decadenza dell'ex ministro della Difesa. Previti è stato condannato definitivamente il 4 maggio del 2006 per corruzione a sei anni di carcere al termine del processo Imi-Sir, con l'aggiunta dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici. E' dunque incompatibile con l'incarico parlamentare. Ma è ancora deputato a tutti gli effetti grazie in buona parte alle manovre dilatorie del presidente della giunta, il previtiano a 24 carati Donato Bruno. Che ieri ha sperato anche nell'emergenza rifiuti in Campania per allontanare il momento della verità per Previti. L'informativa urgente del governo sui rifiuti, e il dibattito che ne è seguito, ha infatti trattenuto i deputati in aula fino alle 22.00, mentre la riunione della giunta era convocata come da prassi un quarto d'ora dopo la fine dei lavori in assemblea.
Alle 22.20 la seduta è finalmente iniziata, con la maggioranza a garantire il numero legale. Per la legge, e per il buon senso, Cesare Previti avrebbe dovuto lasciare il parlamento subito dopo la condanna. Infatti il comune di Roma ha provveduto alla sua cancellazione dalle liste elettorali solo due mesi dopo la sentenza della Cassazione. Ma in parlamento le cose sono state molto più complicate. Anche se un comitato per le decadenze istituito all'interno della giunta già a dicembre aveva stabilito per la decadenza del «falco» di Forza Italia. A risultato raggiunto, il vicepresidente della giunta Gianfranco Burchiellaro (Ds) che ha steso la relazione favorevole alla decadenza ha parlato di «atto dovuto» aggiungendo che «la decisione potrà ridare ai cittadini un minimo di fiducia nelle istituzioni».
In questa lunga vicenda tutto il centrodestra si è schierato in soccorso dell'ex ministro della difesa. Anche alcune assenze del centrosinistra avevano finito per dare buon gioco al presidente Bruno che da gennaio ad oggi ha rinviato più volte la seduta. Fino all'appuntamento di ieri. Previti, che a maggio scorso è uscito dal carcere dopo cinque giorni (grazie alla legge Cirielli), è ancora deputato con tanto di stipendio, ma non può frequentare la camera. E' stato assegnato in prova ai servizi sociali. Dunque può lasciare la sua abitazione solo per andare a lavorare in una comunità di recupero per tossicodipendenti a Castel Gandolfo, in provincia di Roma.
Ma anche dopo il voto della giunta la decadenza di Previti non sarà automatica. Il deputato ha infatti la possibilità di difendersi in giunta, in seduta pubblica, dopo 20 giorni da oggi. Probabilmente passerà ancora un mese, l'orientamento è quello di convocarlo tra il 22 e il 26 giugno. Previti sarà difeso dall'ex senatore dei Ds oggi presidente della provincia di Lecce Giovanni Pellegrino. Poi la giunta dovrà confermare con un voto la sua decisione. E solo allora la questione passerà all'esame dell'aula. Prima del caso Previti, però, la camera deve esprimersi su altre due richieste di decadenza che riguardano deputati del centrodestra, l'autonomista Neri e il leghista Bodega.
TRATTO DA IL MANIFESTO DEL 30 MAGGIO 2007