Risultati da 1 a 2 di 2
  1. #1
    alfredoibba
    Ospite

    Predefinito repressione anti-operaia in Sardegna

    Repressione anti-operaia ed anti-popolare in Sardegna
    L’ ingiustizia regnante in molte nazioni tra cui l’ Italia, comporta ad esempio che quasi tutti i 10 indagati dirigenti dell’ENI e di società correlate all’ENI per aver usato contatori del gas truccati in modo da indicare quantità di gas superiori a quelle consumate determinando bollette gonfiate che gli ignari cittadini hanno dovuto pagare, ne escano bene tra processi tirati per le lunghe, prescrizioni e assoluzioni, mentre le cose possono essere molto dure per dei poveracci che hanno compiuto in condizioni di reale disperazione qualche piccolo reato per far presente la propria precaria condizione occupazionale oppure per sistemarsi in un’ abitazione disabitata quando li è negata la casa.
    È notizia di oggi che 26 ex-operai, ora cassintegrati, dei 3 stabilimenti ora chiusi dell’azienda tessile Legler di Macomer, Siniscola, Ottana, nel nord-ovest della Sardegna, provincia di Nuoro, hanno ieri ricevuto un avviso di garanzia per il reato di interruzione di pubblico servizio, punibile con un massimo di 5 anni di reclusione, in merito all’occupazione dell’inceneritore di rifiuti di Tossilo, un piccolo comune di quella zona, durata dal 20 al 23 febbraio 2006. Gli operai decisero di occupare l’inceneritore in seguito alla presentazione del nuovo piano industriale da parte dei vertici della Legler prevedente la chiusura dello stabilimento di Macomer e il ridimensionamento degli altri 2. Le finalità della protesta furono richiamare l’ attenzione sul destino nefasto dei lavoratori e ottenere risposte certe sul loro futuro. L’intervento del presidente della Regione Renato Soru pose fine all’occupazione attraverso la promessa di un piano di salvataggio delle fabbriche che poi non ha visto, e forse non vedrà mai, la luce. Agli inizi del 2007 gli stabilimenti chiusero tutti e 3, mandando a casa senza neanche un ammortizzatore sociale oltre 800 operai, con rischio per altri 400 operai di piccole aziende locali esistenti in funzione degli stabilimenti Legler. Dopo 2 mesi partirono blocchi stradali sulla 131, la statale che collega Sassari a Cagliari, manifestazioni, e a marzo l’inceneritore venne nuovamente occupato per un po’ di giorni, per ottenere certezze lavorative sul futuro e avere al momento in cui si resta senza lavoro la cassa integrazione, possibilmente con pagamento dei primi mesi dell’anno in cui da licenziati non hanno avuto nessuna retribuzione. L’occupazione cessò quando venne decretata la cassa integrazione. Non essendo disponibili subito i soldi, l’anticipo della cassa integrazione a partire dai primi mesi dell’anno fu possibile solo con l’ “aiuto” della banca BNL (che ci sarà sotto?), così il tanto agognato ammortizzatore a fine aprile gli ex-operai hanno potuto percepirlo ma a prezzo di recarsi in banca e barcamenarsi tra procedure ignote e complicate. Giustamente i malumori non sono finiti perché passati 1 o 2 anni dopo di che finita la cassa integrazione si ritorna disoccupati senza percepire alcun reddito, non si sa cosa fare in futuro; la prospettiva di non lavorare è un incubo, anche se in famiglia ci può essere l’ altro partner che lavora, oggi un solo stipendio se ci sono figli a carico è insufficiente per vivere. Quindi gli ex-operai esigono un piano che permetta loro in futuro di lavorare. Ancora non ci sono risposte certe, se non notizie altalenanti di salvataggi parziali degli stabilimenti.
    Già a 40-50 anni trovare un nuovo lavoro è difficilissimo col mercato occupazionale iper-selettivo fino alla paranoia, in più se arriva una denuncia, per aver fatto una protesta contro le ingiustizie relative al mondo del lavoro, si è ancora più condannati a non essere assunti.
    Le 26 denunce, frutto di un inchiesta della procura di Oristano, purtroppo potrebbero non essere le sole, dato che sarebbe in corso un inchiesta sulle proteste di quest’anno come l’occupazione dell’inceneritore a marzo che potrebbe aggiungere un bel po’ di denunce.
    Potete immaginare la rogna per chi già è cassintegrato in ritardo, già colmo di debiti, non sa cosa riserverà il futuro, magari con la famiglia che incomincia a incrinarsi, ora che arriva pure l’urgenza di cercare qualche avvocato da pagare per difenderlo da un processo circa un episodio in cui ha protestato senza comunque fare del male a nessuno per chiedere di lavorare. È vero che uno può mettersi l’avvocato d’ufficio che è gratuito, però funziona meno con le leggi piene di cavilli e facilmente applicabili a discrezione degli organi giudicanti.
    Esprimo totale solidarietà ai 26 indagati e la speranza che la cosa si risolva nel migliore dei modi, e ora mi domando come si possa avere il coraggio (in senso ironico!) di incasinare delle persone disperate, per aver occupato un inceneritore per chiedere di continuare a lavorare. È vero che l’inceneritore per alcuni giorni non ha funzionato creando disagi riguardo la spazzatura, ma non è stato danneggiato niente, nulla è stato rubato, nessuno è stato ucciso. Dunque tale denuncia mi sembra una cattiveria. Forse il troppo agio impedisce di capire certe situazioni.
    Un altro episodio di repressione contro i ceti in difficoltà lo dobbiamo registrare a Quartu (CA) e riguarda il problema della casa, che a Cagliari e nell’hinterland si sta facendo così drammatico al punto che a Cagliari si è innescata una guerra tra poveri per cui famiglie con bambini e anziani a carico occupano appartamenti popolari già abitati da altri approfittando delle assenze momentanee di questi ultimi, in genere anziani.
    A Quartu, vi erano 3 palazzine disabitate da 7 anni in Via Fratelli Bandiera, di proprietà dell’impresa Del Man che aveva avviato trattative per cederle al comune della città che avrebbe dovuto definirle in case popolari, trattative mai andate in porto per cui le palazzine restano in possesso della Del Man. Da tempo sono sottoposte a sequestro giudiziario, non si capisce perché. Ebbene, 15 famiglie con bambini all’alba del 24 maggio in 2 blitz distinti hanno occupato altrettanti appartamenti di 2 dei 3 palazzi (quello rimasto vuoto è ora presidiato da guardie giurate per prevenire altre occupazioni): a differenza di analoghi blitz a Cagliari che finora avevano riguardato case popolari, stavolta sono stati occupati appartamenti privati ma pur sempre disabitati da 7 anni. L’impresa proprietaria non ha gradito, quindi le famiglie entro il 6 giugno dovranno andarsene da sole altrimenti arriverà lo sgombero forzato, e le famiglie sono state denunciate per occupazione abusiva. Insomma non basta essere sgomberati, anche qui le rogne giudiziarie. Oltretutto pensavano che fossero case popolari, errore comprensibile visto lo stato ingarbugliato dei palazzi. Le famiglie occupanti con bambini, chi ha vissuto anni per strada, chi ha dovuto andarsene da altri posti perché non riusciva più a pagare l’affitto, sono decise a resistere. Mi chiedo come mai se è giustamente reato l’occupazione abusiva, allora non diviene reato detenere ingenti patrimoni immobiliari in disuso? Perché non vengono vietati i giochi speculativi a base di compravendita sui palazzi dove la gente vive? Perché è legale che uno Stato ceda gli appartamenti popolari ai privati? Perché sulla casa non si fa una politica di prezzi fissi per venire incontro alla gente? La risposta è che le leggi sono fatte per tutelare la solita gentaglia capitalistica che naviga nell’oro.
    Esprimo piena solidarietà alle 15 famiglie vittime del futuro sgombero e di una denuncia.
    Ipocrisia vuole che si faccia sapere al telegiornale che in Venezuela c’è gente che si mette a fare casino con vandalismi e incendi perché è stata chiusa una TV privata guidata da capitalisti per manovrare le menti per indurre a consumare, per inculcare i valori occidentali e soprattutto per promuovere colpi di stato a danno di un capo di stato regolarmente eletto 3 volte, per instaurare una dittatura liberista e reazionaria solo un po’ progressista rispetto a precedenti dittature sudamericane tipo i boia Pinochet e Videla, asservita agli interessi delle multinazionali americane, con i giornalisti nostrani che piagnucolano gridando alla dittatura se quei privilegiati vengono toccati dalla polizia, e non si fanno sapere le vicende di nostri connazionali comuni mortali che disperati e rovinati dal capitalismo e dalla burocrazia si ritrovano costretti a commettere piccoli reati per far sentire le loro ragioni o per abitare sotto un tetto e che dopo non aver ottenuto nulla la finiscono denunciati, ben sapendo quanto la giustizia italiana con tutto il suo garantismo a volte da far schifo mostri inaspettatamente doti “nascoste” di severità contro dei poveracci che non sono nemmeno delinquenti.
    Questi episodi di repressione non devono affatto indurre gli operai e i sottoproletari a chinare la testa dinnanzi alla progressiva perdita dei loro diritti; devono ovunque siano vittime di ingiustizie e di imbrogli protestare, senza fare del male a nessuno, certo, ma con fermezza e determinazione.



    Alfredo Ibba
    29 maggio 2007



    www.avanguardia.tv

  2. #2
    petronius
    Ospite

    Predefinito

    Zitto pecoraio.

 

 

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