La Destra e gli Usa
Rauti e Mussolini resistono, Alemanno e Storace “pentiti”. In Piazza? No. Noi ci sfoghiamo sui blog. Mi sembra un modo anche più democratico”. Che fine ha fatto l’antiamericanismo di destra? Per Alessandra Mussolini, che con la lista unitaria insieme a Pino Rauti, a Forza Nuova e ai Volontari Nazionali di Alberto Rossi, rivendica di essere l’unico porto sicuro per quanti non si riconoscono nel “pensiero dominante” filoatlantico, il dibattito è confinato in rete. Non solo perché “le piazze le ha occupate chi mangia nel piatto di Bush”, cioè la sinistra, ma anche perché “siano rimasti solo noi”. Le posizioni lei e Rauti le hanno tenute, tanto che a Vicenza alle ultime amministrative, non hanno fatto l’accordo con il Polo proprio per protestare contro il si al Dal Molin”. Ma sabato non saranno in piazza, perché “non vogliamo confonderci con quelle frange violente della sinistra – spiega Pino Rauti, l’ex segretario del MSI antefiniano – Faremo un comunicato per ribadire le nostre critiche agli americani e alla loro incapacità di risolvere il problema palestinese in quanto molto influenzati dal rapporto speciale con Israele”.
Non è una novità che l’antiamericanismo, dopo il 2001, sia confinato nell’estrema destra. O, come dice lo storico Franco Cardini “a gruppi di intellettuali che non muoveranno certo l’opinione pubblica con i loro studi. Per il resto la destra è diventata liberista e atlantica perché ha inseguito i suoi elettori, il cosiddetto ceto medio allargato, invece di sviluppare un discorso politicamente originale e coerente”. In realtà Cardini, che ritiene ormai “poco significative le posizioni non allineate sugli Usa anche a sinistra”, aveva riposto qualche speranza nella nuova fondazione di Fini “Farefuturo”, che nella prima uscita si era caratterizzata con un discorso fortemente eurocentrico, “ma mi sembra che subito dopo si sia orientata verso posizioni molto filoatlantiche”. Marco Tarchi, che divenne noto come ideologo della Nuova destra anche se si dichiara ormai da vent’anni “ugualmente lontano da destra e da sinistra”, ha comunque continuato a studiare il tema tanto che ne è scaturito anche un libro “Contro l’americanismo” (Laterza, 2004). E’ convinto che sia un questione di moda e di opportunità ad aver spinto la destra a rinnegare le sue idee storiche: “Anche se poi, anche le posizioni strumentali nel tempo maturano e penetrano, fino a diventare condivise”. Nascosto dietro il neoatlantismo di An e della destra (Lega compresa), Tarchi vede due acuse: ”L’espressione antiamericanismo viene da molti assimilata all’antisemitismo e dunque ha un effetto boomerang nei confronti della destra che ha già subito in passato un deficit di legittimazione che non vuole si ripeta. L’antiamericanismo, inteso come occidentalismo, copre negli ambienti più estremi gli umori xenofobi: nello scontro di civiltà si può ben nascondere l’avversione all’islam e al mondo arabo. E così anche chi, come l’ex ministro Gianni Alemanno, che nel ’89 fini anche in arresto (fu poi prosciolto dalle accuse) per aver manifestato a Nettuno davanti a Gorge Bush padre, oggi rivendica “una posizione alla Sarkozy” sulla politica estera: “Sono stato ministro per cinque anni nel governo Berlusconi e nel frattempo è anche successo qualcosa, l’11 settembre. Nella logica della lotta al terrorismo, sto con l’America”, rivendica. Anche per Francesco Storace, di recente uscito polemicamente dalla Assemblea nazionale di An, non ci sono dubbi sulla collocazione in politica estera. E’ vero che da Presidente della Regione Lazio aveva fatto votare un ordine del giorno contro la guerra in Iraq. “Ma poi – racconta – c’è stata Nassirya e le cose sono cambiate. Oggi siamo tutti con l’Occidente nella lotta al terrorismo”. Stessa linea di adesione allo scontro di civiltà del leghista Mario Borghezio. Andò anche lui con le bandiere della Lega a manifestare contro la guerra alla Serbia: allora, erano gli Anni Novanta, l’America era il paradigma del male per i padani, “oggi è il migliore ufficio di propaganda del federalismo oltre che uno Stato amico e alleato. Anzi se a Roma non lo vogliono, potremo chiedere a Bush di venire a trovare la Moratti, sarebbe accolto molto meglio”.
Da “Corriere della Sera” del 5 giugno 2007




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