Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Presente da laureati e futuro da disoccupati

    Presente da laureati e futuro da disoccupati
    Incertezza contrattuale e stipendi irrisori per i neolaureati italiani

    Chi più studia più guadagna? Non è più questa l'equazione che per generazioni ha accompagnato fiduciosi studenti universitari nel loro tortuoso iter scolastico. Stipendio irrisorio e la condanna al precariato, con una permanente discriminazione verso l'universo femminile, questo l'allarmante situazione professionale dei laureati italiani, che difficilmente sbarcano il lunario senza l'aiuto dei genitori fino agli "enta", con uno stipendio medio di 1.042 Euro netti.Se è vero che i laureati guadagnano ancora qualche euro in più dei diplomati, non si può dire che le cose rimarranno così a lungo visto che le differenze si vanno assottigliando sempre di più. Tanto più che ora i loro coetanei diplomati, che hanno avuto sempre una paga più bassa, cominciano a rimontare diversi punti percentuali e pare quasi che per le imprese laureati o diplomati pari sono. Tanto che non sono pochi i laureati che a un colloquio di lavoro hanno smesso di raccontare la verità sul percorso di studi. Meglio non dire della laurea. Le aziende quasi si spaventano.

    Dati alla mano nel 2003 un laureato con un'età compresa tra 24 e 30 anni occupato in un'attività impiegatizia si portava a casa uno stipendio lordo annuo pari a 22.936 euro. Nel 2006 lo stipendio supera di poco i 24 mila euro.

    Se si tiene conto del costo della vita, vuol dire che quel laureato oggi guadagna meno (-1 per cento) di quattro anni fa. Meglio è andata invece ai diplomati professionali che sono passati da poco più di 19 mila euro a 21.817 euro, ovvero il 5,9 per cento in più al netto del costo della vita. In quattro anni le diverse dinamiche delle retribuzioni hanno messo in moto una specie di sommovimento tellurico con i laureati che arretrano e i diplomati che avanzano. Nel 2003 il laureato guadagnava 2.500 euro in più di un diplomato di medie superiori e circa 3.543 euro in più di un diplomato tecnico-professionale.

    In quattro anni il "premio" rispetto ai suoi coetanei diplomati è diminuito quasi di un quarto ed è divenuto rispettivamente di 1.815 euro e di 2.362 euro. E i laureati "semplici" perdono anche se messi a confronto con chi ha conseguito un master. I dati sono quelli del rapporto di OD&M sulle retribuzioni dei giovani realizzato per Miojob.

    Nei dati messi a punto dall'azienda di consulenza nei sistemi incentivanti e delle politiche retributive delle risorse umane, la rimonta diventa ancora più esplicita se si pensa che nel 2003 lo stipendio del diplomato era l'89,1 per cento del laureato mentre nel 2006 è divenuto il 92,5 per cento. La paga del diplomato professionale è passata dall'84,7 per cento del 2003 al 90,2 per cento del 2006.

    Il problema è quello di sempre, le aziende preferiscono i diplomati perché più giovani, meno pagati ma allo stesso tempo più operativi. Il tessuto di piccole e medie imprese nostrano non necessita in effetti di grosse specializzazioni quindi perché pagare per competenze in esubero pressoché inutili?
    Qualche nota positiva c'è e riguarda l'assottigliamento delle discriminazioni salariali di genere. Tra gli "under 30" si riduce infatti il gap salariale tra uomini e donne. Se nel 2003 le ragazze con un'età compresa tra 24 e 30 anni guadagnavano l'88 per cento di quello che prendevano i loro colleghi maschi, nel 2006 la percentuale è salita al 92 per cento. In altri termini le retribuzioni delle "under 30" sono cresciute in termini reali del 5 per cento mentre quelle dei loro coetanei sono rimaste pressoché bloccate. Nel dettaglio territoriale si scopre che al Sud le retribuzioni dei giovani con un'età tra 24 e 30 anni sono cresciute del 7,8 per cento mentre al Centro si è fermata al 2,8 per cento e al Nord Ovest. In termini di settori, le imprese che pagano meglio i giovani sono quelle che operano nel credito e nell'assicurativo. Qui la paga nel 2006 tocca i 24.809 euro lordi l'anno. Ma le imprese dove le retribuzioni hanno mostrato una maggiore dinamica negli ultimi anni sono quelle attive nella comunicazione, spettacolo e sport.

    Rimane il fatto allarmante che mentre le università traboccano di iscrizioni e si moltiplicano i "master-parcheggio" per studenti indecisi, i nostri laureati sono tra i meno pagati d'Europa. Una generazione "mille Euro al mese" le cui prospettive non sembrano migliorare almeno nel breve periodo.
    Buone speranze di impiego rimangono per chi abbia avuto l'opportunità di viaggiare assicurandosi un'esperienza formativa all'estera. Secondo Almalaurea, chi ha aderito all'Erasmus ha più facilità di trovare lavoro, rispetto a chi ha frequentato un corso di studi senza esperienze fuori confine. Se a un anno dalla laurea, infatti, il tasso di occupazione è del 52,7% per chi ha frequentato Atenei stranieri, e di poco inferiore (51,4%) per chi non l'ha fatto, a cinque anni il divario cresce, arrivando all'89,1% contro l'84,9%. Gli studenti che partono per il progetto Erasmus, in genere con entrambi o almeno uno dei genitori laureati, vengono soprattutto dai corsi di lingue moderne (27,2%), seguiti da quelli di scienze politiche e sociali (12,5%) e architettura (11,2%), infine Agraria (8,8%) e Lettere (7,9%). In fondo alla graduatoria si trovano gli studenti delle materie scientifiche.

    Ma sotto il profilo della retribuzione la musica non cambia di molto rispetto a chi è rimasto a casa. Secondo l'indagine, lo stipendio risulta di poco superiore rispetto al totale dei laureati, sia ad un anno che a cinque anni dalla conclusione degli studi. Nonostante i clamori, quindi, l'inserimento lavorativo post-laurea non ha ancora assunto sembianze rosee, amplificando, inoltre, un senso diffuso di sfiducia da parte dei giovani verso il mondo occupazionale.

    (da FTAonline)

  2. #2
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    ma guarda qualcuno si è accorto che le lauree italiane ottenute da teleimboniti con il CEPU non valgono nulla.
    il sistema di formazione italico è generosissimo: ti promuove e fa diventare laureato anche se sei un'idiota (figurati tutti i politici che non hanno raggiunto neanche la laurea...).
    poi si va sul mondo del lavoro e se sei molto bravo o figlio di papà con 2 cognomi vai avanti, diversamente ti attacchi e ti rendi conto che con la preparazione che hai vali meno di un cinese capace di montare le cucine IKEA.

  3. #3
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    Il futuro dei giovani italiani vede molte possibilita' di successo:

    - laurearsi e poi emigrare all'estero
    - candidarsi in politica, anche localmente (una circoscrizione o una comunita' montana la si trova tutti)
    - proseguire l'attivita' imprenditoriale del papa'

    Se uno sceglie qualcosa di peggio, e' solo colpa sua

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Arthur Visualizza Messaggio
    ma guarda qualcuno si è accorto che le lauree italiane ottenute da teleimboniti con il CEPU non valgono nulla.
    il sistema di formazione italico è generosissimo: ti promuove e fa diventare laureato anche se sei un'idiota (figurati tutti i politici che non hanno raggiunto neanche la laurea...).
    poi si va sul mondo del lavoro e se sei molto bravo o figlio di papà con 2 cognomi vai avanti, diversamente ti attacchi e ti rendi conto che con la preparazione che hai vali meno di un cinese capace di montare le cucine IKEA.
    Che le lauree di adesso acquisite con i crediti valagano molto meno non ci piove. Di sicuro però oggi più di ieri il mondo lavorativo snobba e non è in grado di accogliere personale laureato o con preparazione alta o medio alta.

    Il nostro non è mai stato un paese che cerca queste figure. Difficilmente ha avuto bisogno di assumere queste figure all'estero. E' sempre stata l'Italia a fornire personale di qualifiche elevate.

    Queste figure lavorative richiedono forti investimenti ed a lungo termine cosa difficile per il tessuto industriale italiano e per il comportamento del mondo economico/finaziario italiano.

    Da noi si possono fare solo investimenti a breve scadenza e sempre di bassa entità. I progetti più lunghi si risolvono sempre in progetti inconcludenti e creati appositamente per ottenere finaziamenti a fondo perduto. Tanto per truffare soldi a qualcun altro...

    Le imprese sono sempre piccole ed un laureato spesso non sanno come impiegarlo. Essendo sempre progetti rifacimenti di altri, aggiustamenti ecc. le figure qualificate spesso sono inutili. Formare dal punto di vista operativo costa tempo e denaro cosa che da noi manca sempre.

    Le imprese poi spesso non sanno neanche trattenere incentivando i giovani laureati formati. Questo spinge le imprese a non investire su giovani che poi ovviemente una volta formati potrebbero chiedere di più. Il loro costo sommato al tempo ed al denaro speso per formali rende la loro formazione non conveniente per cui non si investe in formazione. O uno se la fa da solo a costo zero o quasi per l'azienda o niente!

    Si preferisce puntare quindi sul costo del lavoro e sulla ristrettezza dei tempi in modo di assicurarsi il massimo guadagno con il minimo sforzo. Per cui investimenti minimi su progetti, formazione e personale. E' logico che poi la qualità dei prodotti e servizi offerti dalle nostre aziende di livello medio o medio-basso. Ovvia la scarsa competitività del paese, la incapacità a competere con imprese di altri paesi con personale più qualificato e meglio incentivato.

    Così le nostre imprese cercano di competere soprattutto sui costi e non sulla qualità. Così facendo però si trovano poi a competere con imprese di paesi poveri od emergenti con costi del lavoro e della vita molto diversi dai nostri.

    Quando poi questi riescono ad avere anche personale qualificato motivato ed incentivato è facile capire perchè le nostre imprese si trovano in difficoltà.

    Saluti

  5. #5
    trilex
    Ospite

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    Dipende pure in cosa ci si laurei, le universita' sono piene di indirizzi esotici ma inutili, oltre a facolta' tradizionali ma a livello occupazionale altrettanto inutili, tipo: sociologggia, psicologggia, lettereee, giuuurisprudenzaa....


    a pescara a lingue c'e' pure l'albanese....in compenso non s'insegna il russo e le lingue baltiche.....mercato verso cui esporta alla grandissima il comparto delle industrie del mobile presente in prov. di Teramo.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da il Pasquino Visualizza Messaggio
    Che le lauree di adesso acquisite con i crediti valagano molto meno non ci piove. Di sicuro però oggi più di ieri il mondo lavorativo snobba e non è in grado di accogliere personale laureato o con preparazione alta o medio alta.

    Il nostro non è mai stato un paese che cerca queste figure. Difficilmente ha avuto bisogno di assumere queste figure all'estero. E' sempre stata l'Italia a fornire personale di qualifiche elevate.

    Queste figure lavorative richiedono forti investimenti ed a lungo termine cosa difficile per il tessuto industriale italiano e per il comportamento del mondo economico/finaziario italiano.

    Da noi si possono fare solo investimenti a breve scadenza e sempre di bassa entità. I progetti più lunghi si risolvono sempre in progetti inconcludenti e creati appositamente per ottenere finaziamenti a fondo perduto. Tanto per truffare soldi a qualcun altro...

    Le imprese sono sempre piccole ed un laureato spesso non sanno come impiegarlo. Essendo sempre progetti rifacimenti di altri, aggiustamenti ecc. le figure qualificate spesso sono inutili. Formare dal punto di vista operativo costa tempo e denaro cosa che da noi manca sempre.

    Le imprese poi spesso non sanno neanche trattenere incentivando i giovani laureati formati. Questo spinge le imprese a non investire su giovani che poi ovviemente una volta formati potrebbero chiedere di più. Il loro costo sommato al tempo ed al denaro speso per formali rende la loro formazione non conveniente per cui non si investe in formazione. O uno se la fa da solo a costo zero o quasi per l'azienda o niente!

    Si preferisce puntare quindi sul costo del lavoro e sulla ristrettezza dei tempi in modo di assicurarsi il massimo guadagno con il minimo sforzo. Per cui investimenti minimi su progetti, formazione e personale. E' logico che poi la qualità dei prodotti e servizi offerti dalle nostre aziende di livello medio o medio-basso. Ovvia la scarsa competitività del paese, la incapacità a competere con imprese di altri paesi con personale più qualificato e meglio incentivato.

    Così le nostre imprese cercano di competere soprattutto sui costi e non sulla qualità. Così facendo però si trovano poi a competere con imprese di paesi poveri od emergenti con costi del lavoro e della vita molto diversi dai nostri.

    Quando poi questi riescono ad avere anche personale qualificato motivato ed incentivato è facile capire perchè le nostre imprese si trovano in difficoltà.

    Saluti


    la mia convinzione è un'altra.
    è vero che il tessuto italiano è fatto di piccole imprese con scarsa vocazione innovativa, ma un buon capitale umano, ben formato e capace, prima o poi qualcosa da fare la trova e se non la trova se la inventa.
    ci sarà una ragione per cui per esempio l'italia è un importatore di servizi di alta consulenza tecnica e professionale (tradotto : per grandi opere o grandi problemi chiamiamo tecnici dall'estero, molto più di quanto dall'estero chiamino i nostri che comunque non sono all'altezza neanche del mercato locale).
    un buon capitale umano con grandi capacità prima o poi permea il sistema. pensa alla pubblica amministrazione: se inglobasse ogni anno un discreto numero di persone capaci migliorerebbe naturalmente.
    per me il punto è la bassa qualità della formazione -problema che parte dagli anni 70- figlia di un sistema che ha abdicato al suo ruolo di selezione ed educazione per diventare un parcheggio-diplomificio che fabbrica illusorie carriere universitarie e spesso , di seguito, anche professionali.
    qualsiasi grossa azienda o multinazionale operante in italia ti dirà che da tempo ha accettato la deficenza del sistema e prevede propri investimenti per formare le proprie risorse.
    la morale secondo me è che la scuola illude tanti che la vita sia facile come essere promossi, quando gli studentelli vengono sbattuti -molto tardi, anche per colpa loro- su un mondo del lavoro spietato e competitivo realizzano di essere stati ingannati, ma ormai è troppo tardi.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da trilex Visualizza Messaggio
    Dipende pure in cosa ci si laurei, le universita' sono piene di indirizzi esotici ma inutili, oltre a facolta' tradizionali ma a livello occupazionale altrettanto inutili, tipo: sociologggia, psicologggia, lettereee, giuuurisprudenzaa....


    a pescara a lingue c'e' pure l'albanese....in compenso non s'insegna il russo e le lingue baltiche.....mercato verso cui esporta alla grandissima il comparto delle industrie del mobile presente in prov. di Teramo.


    si vabbè. entriamo nel XXI secolo e cominciamo a superare l'idea che il mondo lo mandano avanti i geometri o i ragionieri. servono soggetti superspecializzati per competere.
    per il resto il problema non è quello che si studia ma come lo si studia.
    se avessimo solo laureati in giurisprudenza, sociologia, psicologia e scienzaddelcomunicazioni persino, ma bravi e preparati staremmo comunque a posto. il problema è cha abbiamo laureati di bassa qualità anche nei settori scientifici o tecnici.
    è tutto il sistema che deve cambiare.
    non è possibile avere un'università che non fa ricerca, assorbe un sacco di soldi per fare didattica e poi fa proliferare CEPU e compagnia sulla propria inefficienza.
    ma oggi cosa vuole il popolo italiano?
    vuole un figlio diplomato anche se ignorante (diversamente picchi i professori).
    laureato anche se impreparato.
    iscritto ad un albo professionale anche se incompetente e futuro disoccupato.
    chi dovrebbe selezionare asseconda questa voglia, intanto le generazioni passano...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da il Pasquino Visualizza Messaggio
    Queste figure lavorative richiedono forti investimenti ed a lungo termine cosa difficile per il tessuto industriale italiano e per il comportamento del mondo economico/finaziario italiano.

    ...

    Le imprese poi spesso non sanno neanche trattenere incentivando i giovani laureati formati. Questo spinge le imprese a non investire su giovani che poi ovviemente una volta formati potrebbero chiedere di più. Il loro costo sommato al tempo ed al denaro speso per formali rende la loro formazione non conveniente per cui non si investe in formazione. O uno se la fa da solo a costo zero o quasi per l'azienda o niente!
    Questo deriva ancora una volta dalla mentalita' molto sospettosa e con poca educazione civica che l'italia si porta dietro da sempre.

    Negli altri paesi un'azienda non ha paura di investire in formazione perche' sa che lo fanno anche le altre aziende. In italia domina l'idea che e' da fessi fare formazione, perche' poi il lavoratore se ne va e i soldi x la formazione sono persi. Ma se tutti fanno formazione, il lavoratore va in un'altra azienda la quale quei soldi li ha risparmiati, trovandosi il lavoratore gia' "formato". Il fatto e' che in un paese dove la formazione professionale la fanno tutti, nessuno ci rimette veramente a causa della mobilita'! Invece in italia siccome tutti dicono "no! io non sono fesso, e quindi cerco lavoratori gia' formati", la conseguenza e' tutti sono fessi allegramente insieme perche' nessuno forma il personale e poi nessuna azienda migliora veramente...

    Dico che e' una questione di educazione civica perche' ciascuna azienda se ne frega del settore come insieme di aziende, e punta tutto su se stessa, senza rendersi conto che piu' ricco e' il settore, meglio sara' per tutte le aziende compreso la nostra!
    Da noi nessuna azienda vuole contribuire, ma guardate che in altri paesi non e' cosi'... molte aziende ci tengono a investire nella qualita' del lavoro (formazione ma non solo) perche' diventano fiore all'occhiello del loro paese e attirano giovani migliori, piu' clienti e perche' no anche migliore immagine sociale.

 

 

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