
Originariamente Scritto da
Kowalsky
Cara sinistra, ascolta la tua base
C.P., 10 giugno 2007
Doveva essere la kermesse della politica, ma piazza del Popolo è lontana dal cuore dei militanti della sinistra. Così, protagonista della giornata è il faccia a faccia di Giordano e Diliberto con una cinquantina di vicentini venuti a chiedere conto delle promesse fatte un anno fa e non mantenute
Chi si aspettava Piazza del Popolo gremita di manifestanti felici di ribadire il loro "No war, no Bush" è rimasto deluso: non più di duemila i presenti assiepati attorno al palco da cui per quattro lunghe ore è stata diffusa una musica così assordante da storpiare melodie e ritmi. "Ma il nostro era un happening", si difendono gli organizzatori dall'evidenza di un ‘flop' visibile ad occhio nudo.
La vera protagonista della giornata è stata però, anche nel sit-in di piazza, la lotta contro l'ampliamento della base militare di Vicenza. I quotidiani di domenica non ne parlano, eppure i vicentini, sabato, si sono fatti "in due" pur di far sentire la loro voce e di cercare di non perdere il contatto con quella sinistra di governo che pure sulla questione della base statunitense aveva protestato e aveva partecipato alla grande manifestazione di protesta lo scorso febbraio. Così, mentre un centinaio di esponenti dei Comitati contro Dal Molin aprivano il corteo di piazza Esedra, altri cinquanta si sono diretti, armati delle loro bandiere, ad incontrare i rappresentanti della sinistra di governo e a chiedere spiegazioni per quel "tradimento" che il 46 % dell'elettorato di centrosinistra proprio non ha digerito e lo ha rimarcato con l'astensionismo durante la recente tornata elettorale.
Per loro, prende la parola un signore di mezza età, coordinatore dei Comitati ‘No Dal Molin', Giancarlo Alberga: "Prodi ascolta la tua base, non fare la base americana. È devastante per l'intera città e ne mina la sicurezza oltre che l'assetto urbanistico", è il pacato ma fermissimo invito rivolto al Premier da Alberga che approfitta dell'occasione per mettere alle corde Franco Giordano e Oliviero Diliberto. "Non sanno che dire e che fare: se siamo delusi? Certamente ma non rassegnati né mortificati", spiega Alberga dopo il faccia a faccia con i due leader politici. "Giordano non fa che ripetere che è dalla nostra parte. Nulla di più che promesse, di più non sa dire e fare". E Diliberto? "Sfuggente in tutto", è il commento amaro dell'esponente dei Comitati contro l'ampliamento della base americana.
"Saremo a fianco della loro battaglia: e loro lo sanno bene", prova a rispondere Giordano. "Sono mesi che aspettiamo l'interpellanza al Governo promessa in un incontro a Vicenza", replica pacatamente il signore vicentino. "Stiano attenti e riflettano - aggiunge - alle ultime elezioni amministrative il 46% dei vicentini non è andato a votare: se vogliono ancora allargare il fossato tra la politica e la gente non hanno che da continuare su questa strada".
Anche Diliberto assicura "siamo dalla loro parte: lo sanno bene". Niente da fare, Alberga non cede. "Non sanno più cosa dire e cosa fare: ma noi anche se delusi, amareggiati, irritati non siamo né mortificati né rassegnati a batterci per un'altra Vicenza, un'altra classe dirigente e un altro mondo".
Quella di sabato, nelle aspettative di Arci, Fiom, Rifondazione, Pdci e Verdi doveva essere una giornata di mobilitazione contro la politica di Bush: "Le due piazze non si contrappongono anche se pensiamo che sia sbagliato equiparare il governo Prodi e quello di Bush che, se è contestato negli Stati Uniti dal Partito democratico americano, non vedo perché non possa essere contestato qui in Italia da tutti quanti noi. Una cosa sono i doveri istituzionali, altra è una critica politica di fondo. E Dio solo sa quanto sia necessaria una critica a chi sta producendo nel mondo tanti dolori e lutti" affermava Giordano varcando l'ingresso della grande piazza desolatamente vuota. "Questa è una kermesse" si giustificava il segretario di Rifondazione. Ma non basta la musica a riempire la lontananza tra partiti e base elettorale e molti militanti del Prc, anche quelli più vicini alla linea del segretario, sono andati a "sbirciare" il corteo oppure hanno preferito restare in casa.
"La nostra è una risposta politica: dall'altra parte stanno manifestando contro il Governo e noi non partecipiamo perché non siamo autolesionisti: oggi fa caldo ma vedrete che poi si riempirà, è presto", ripeteva Diliberto a chi gli si avvicinava desolato. E ancora: "portiamo avanti il tema della pace, il più importante in assoluto oggi nel mondo e per ottenerla non serve cacciare Prodi perché se il premier è abbattuto non viene dopo di lui qualcosa di meglio ma torna Berlusconi". Poi, prima di incontrare il signore vicentino, ha appena il tempo di spiegare di non sentirsi " affatto imbarazzato a essere qui e sarei incoerente a non manifestare perché l'ho fatto anche con l'altro governo. Ora manifesto perché la nostra politica estera è cambiata, ma non quella di Bush che in fatto di mani insanguinate, non se le è lavate nel frattempo".
"Le promesse si mantengono, non si può far spallucce", avverte Alberga. "Se lo mettano bene in testa Giordano e Diliberto, Prodi e gli altri: noi non siamo rassegnati a vedere la nostra città circondata da basi militari sotterranee e non, a far edificare 700 mila metri cubi a due chilometri in linea d'aria dal centro cittadino", è l'ultimo avvertimento di Alberga e dei comitati ‘No Dal Molin' ai politici venuti a Vicenza a far promesse ....
da aprileonline