
Originariamente Scritto da
edera rossa
credo che la riservatezza sia un corollario indispensabile dell'esercizio di un diritto civile. Così come a nessuno può essere ufficialmente chiesto di quale religione o di quale fede politica egli sia ed ancor meno quali siano i suoi comportamenti concreti in fatto di pratica religiosa, di impegno civile, di impegno politico, di frequentazioni erotiche. Nel caso dell'aborto lo è in modo particolare visto quante forti siano le cstrizioni psicologiche organizzate contro la possibilità di effettuarlo. Ed anche in termini di riservatezza, vi sono ancora donne che sono costrette a cambiare città per poterlo fare, ritengo sarebbe stato, anche sotto questo aspetto, preferibile quanto previsto dal referendum radicale. In altri termini oggi posso andare in una clinica privata pe rnon far sapere che ho fatto un intervento di chirurgia plastica od una frenulotomia; ma per un aborto una donna è costretta a ricorrere alla sanità pubblica, e questo ovviamente con minor possibilità di riservatezza.