Ci credono tutti imbecilli?
Dinanzi al tragicomico hellzapopping della vita pubblica italiana viene sempre più spesso un dubbio.
In tivù un distinto signore ci rivela che, senza i notai, mancherebbe certezza del diritto nel compravendere anche un monolocale con cucinotto, camera e doccia su un qualsiasi incantevole Lido delle Manfrine. Peccato che dimentichi di rivelarci come si compravendano regolarissimamente gli immobili in quei paesi - vedi Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, tanto per fare qualche esempio - dove lo Stato non ha appaltato a costosi professionisti privati il proprio compito di certificare e registrare gli atti fra cittadini. (Per non dire di altri paesi, come la Francia, dove i notai forniscono servizi, garanzie e sicurezze che i colleghi italiani manco si sognano).
Nixon perse la presidenza degli Stati Uniti perché aveva negato mentendo al popolo e, sempre per aver negato mentendo al popolo, Clinton fu costretto a parlare in tivù degli "atti impropri" con una stagista. In Giappone il personaggio pubblico che nega mentendo al popolo, se viene scoperto, si suicida per la vergogna. Da noi personaggi pubblici, che negarono mentendo al popolo di essersi interessati alla scalata di una banca, ora che sono stati scoperti non solo non si dimettono (per carità, nessuno pensa al suicidio: compagni, cent'anni di buona salute!), ma si proclamano vittime di scopritori complottardi e illegittimi. E contrattaccano invocando senza arrossire una legge-bavaglio - da dittatura sovietica, nazista o fascista - che nel futuro impedisca alla stampa la divulgazione al popolo di altre eventuali scoperte.
Un generale della Finanza - Speciale di cognome e ora anche di fatto - è terzo in classifica di durata nella storia della Guardia, risulta universalmente benvoluto e stimato e, quando si congeda per un ukase politico assai peloso, la truppa gli tributa un significativo applauso lungo cinque-minuti-cinque. Ma il Viceministro delle Tasse gli aveva rimproverato di difendere l'autonomia del Corpo e il ministro delle Tasse - un economista di banca che forse due anni fa manco sapeva chi fosse Speciale - accontenta il vendicativo establishment diessino destituendo l'alto ufficiale. Chiamato a spiegare perché, il ministro dice in Senato che era tipo sleale, figura poco raccomandabile, soggetto inadatto al ruolo. Rendendo così sconcertante la meschina offerta di uno scranno alla Corte dei Conti, dignitosamente rifiutata dal presunto "infedele". A margine: una rapida ricognizione cronistica documenta che Corte dei Conti e Consiglio di Stato - due tra le più prestigiose istituzioni della Repubblica - vengono usate dal milieu politico come "cimitero degli elefanti": parcheggio finale per generali, superburocrati e grands commis destituiti.
Ai pensionati che vorrebbero arrivare nei paraggi di Palazzo Chigi per far sapere al governo che è una vergogna senza eguali in Europa la pensione sganciata dalla dinamica di salari e prezzi, tassata come reddito da lavoro e neanche più salvata dalla del fiscal drag (la più truffaldina delle imposte occulte): contro questi duecentomila anziani italiani, giustamente indignati ma assolutamente innocui, lo Stato infierisce col polso energico di scudi, elmetti e manganelli. Come notoriamente non sa o non vuole fare contro disobbedienti, incendiari dei centri sociali e black bloc...
Il dubbio è: questa gente crede che gli italiani siano tutti imbecilli e che la loro pazienza sia eterna?
Gianni De Felice




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