La riduzione della disoccupazione al 6,2 per cento nel primo trimestre dell’anno – un livello che non aveva dal 1992 – indica che le norme sulla flessibilità hanno funzionato.
La diminuzione è di 1,2 punti rispetto al dato (7,6) del primo trimestre del 2006. Questa diminuzione si spiega anche con la riduzione delle persone in cerca di occupazione, oltre quattrocentomila.
E non tutto riluce nelle cifre. Se si considerano i dati disaggregati, la disoccupazione maschile è scesa al 5,3 per cento, ma quella femminile è ancora l’8. Inoltre mentre al Nord la disoccupazione è al 3,8 – situazione di virtuale pieno impiego (il 3 per cento è mera disoccupazione frizionale) - nel Mezzogiorno è all’11.
Ora bisognerà aumentare la flessibilità e differenziare le retribuzioni contrattuali del Mezzogiorno rispetto al Nord.
Invece la politica dell’attuale governo e del sindacato va nella direzione opposta, mirando alla revisione in senso restrittivo delle leggi Treu e Biagi.
Questa politica riduce le possibilità di lavoro regolare della fascia meno robusta dell’offerta di lavoro.
Queste considerazioni si rafforzano se si pensa che al calo della disoccupazione ha dato un contributo la diminuzione delle persone in cerca di occupazione, massiccia nel Mezzogiorno.
E’ fondata la supposizione che la congiuntura economica favorevole riguardi anche l’economia sommersa e che il fatto di potervi trovare occupazione induca una consistente quota di persone, che prima si affacciavano al mercato del lavoro ufficiale, a non interessarsi più a questa prospettiva.
Ferrara su il Foglio
saluti




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