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Discussione: Il Veltronismo

  1. #191
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    appello dei Cristiano sociali
    Luca', il partito sta diventando un condominio
    (ANSA) - ASSISI (PERUGIA), 26 SET - Appello dei Cristiano sociali al segretario del Pd Veltroni, che starebbe deragliando dal suo progetto originario. Il coordinatore, Mimmo Luca', nella relazione al Sesto convegno nazionale dei Cs, ha sostenuto che il Pd da 'soggetto unitario dei riformisti' sta diventando un 'condominio' con 'prime case le correnti'. E per reagire serve 'una rinnovata e corale assunzione di responsabilita' del gruppo dirigente', rilanciando 'collegialita' e spirito di squadra'.

    http://www.ansa.it/site/notizie/awnp...126268302.html


    CONDOMINIO NELLA GRANDE MELA DOVE HA TROVATO CASA UOLTERE_OBBBAMA per la figlia-raccomandata...

  2. #192
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    Talking La paura e la speranza...

    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
    AZZZ...ci pensa l'ADNKRONOS a rilanciare un Veltronismo un pò sbiadito di questi tempi...

    POLITICA: VELTRONI, DEVE ESSERE LUCE PER USCIRE DA CUPEZZA NOSTRI TEMPI

    OGGI VIVIAMO DOMINATI DALLA PAURA

    Palermo, 26 set. - (Adnkronos) - "Viviamo un tempo che appare obbiettivamente cupo, ma la politica deve vedere una luce per uscire dalla cupezza dei tempi che viviamo. Deve essere la speranza di un percorso collettivo. La politica deve essere questo. Altrimenti non e'". Lo ha detto il leader del Pd, Walter Veltroni, intervenendo alla settimana alfonsiana dei padri Redentoristi a Palermo.

    http://www.adnkronos.com/IGN/Politic...1.0.2516535958

    Sfondo di violini,luci soffuse,sguardi profondi con lacrime nascoste....

    Cazzo...Uoltere HA DETTO QUALCOSA e giustamente l'ADNKRONOS registra le Esternazioni che fanno Storia...

    Avrà letto il libro di Tremonti sto fessacchione....

  3. #193
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    Per favore, ridateci il Veltroni buonista

    di Tony Damascelli

    È un problema di ruolo. Sorpassato a sinistra, dall’ala tornante Di Pietro Antonio, marcato, al centro, dall’interno eclettico Casini Pierferdinando, l’ex punta giovane Veltroni Walter ha capito che sta rischiando di finire in panchina, anzi in tribuna, fuori rosa, tra gli esuberi della politica nostrana. Dunque ha deciso di svoltare, cambiando tattica, prendendo un po’ da qua, un po’ da là, mescolando il tutto, abbandonando le figurine Panini e le biglie di vetro e armando la pistola. Ma non si è accorto che l’arnese è di quelli ad acqua. Insomma Veltroni che voleva far l’americano e, durante il viaggio, anche l’africano, adesso fa il paninaro, si esprime per battute, cerca il colpo di scena, è passato dal dialogo alla zuffa, dalla stretta di mano con scambi di gagliardetti al fallo da dietro. Resto in campo e dizionario pallonaro perché Walter Veltroni ama questo sport, prima della pallacanestro, al punto che è riuscito, dopo Emilio Fede, a tradire il primo amore juventino per sventolare la sciarpa della Roma «ma anche» quella della Lazio, tenendo famiglia, municipio e circoscrizione elettorale. Bei tempi quelli, per lui che scendeva in campo a Viareggio con Marcello Lippi e pizzicava, a parole, il sodale D’Alema dandogli del «Pasinato», un centrocampista dell’Inter aduso a correre, correre, correre, tanto che se gli avessero aperto il cancello di uscita di San Siro avrebbe fatto il giro dello stadio e sarebbe tornato in campo senza nemmeno accorgersi dell’accaduto. Erano scherzetti a parte, quando il Veltroni si agitava a sinistra, ma anche al centro, da battitore libero e sembrava essere il futuro moderno di un passato antico della sinistra tutta. Qualche anno dopo e molte speranze in meno, Walter Veltroni si è stufato delle figurine, del volemose bene, lo vuole fare strano, butta via la maschera di Topo Gigio, come lo ha battezzato Beppe Grillo, e prova a fare Ezechiele, non il profeta ma il Lupo, digrigna i denti, sbava e parte all’attacco ma con la frizione che slitta. Alla faccia di I care o di We can, siamo a li mortacci tua, con qualche siparietto da Zelig off. Ha detto che gli incidenti degli hooligans e la liberazione degli stessi dopo i fermi, nella prima partita di campionato di calcio, erano colpa del governo di destra, dimenticandosi della legge e dei magistrati che la applicano. Ha fatto davanti a Vespa la battuta sull’abbigliamento del premier dicendo che Berlusconi indossa da tempo camicie di colore bruno e dunque gli ricorda un po’ i Soprano, qualsiasi riferimento a mafia e pistole era puramente casuale, o no? Si sarebbe potuto controbattere che molti imprenditori «spregiudicati e banditi» come urlano a Fiumicino, indossano la camicia botton down, come il Veltroni medesimo. Ha urlato al popolo di avere LUI salvato l’Alitalia, facendo venire alla mente quel topolino che correndo dietro gli elefanti in carica tumultuosa, a un suo simile che gli domandava dove stesse andando rispondeva: «Non lo so ma sto facendo un casino incredibile!». Ha spiegato, in queste ultime ore, che i poliziotti morti in un incidente stradale mentre inseguivano alcuni camorristi «sono stati lasciati soli dal governo», proprio lui che viene dalla folla che urlava piesse esseesse, nei favolosi anni Settanta, trascurando il fatto che rovistando nella biancheria sporca di casa sua troverebbe chi ha berciato l’immagine delle suddette forze dell’ordine, una, cento, mille Nassirya. Totale: non è roba sua, non è capace di far ridere, non riesce a scuotere il popolo già ronfante per le nenie del predecessore. Dovrebbe tornare alle figurine, alle biglie, alle rassegne cinematografiche, al buonismo che gli sta a pennello, con quella faccia un po’ così tra il malinconico e lo sbattuto e battuto. Del resto qualche collega di cordata glielo aveva suggerito, caro Walter lascia perdere. E, gentilmente, ha perso.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=293945&PRINT=S

  4. #194
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    L'elicottero della Gelmini

    "C'è un clima plumbeo, conformista, come se a chi governa fosse consentita qualsiasi cosa. La Gelmini arriva a Cernobbio in elicottero, come neppure Dick Cheney." La frase è di Veltroni ed è contenuta in una lunga e pensosa intervista rilasciata al Corriere di domenica scorsa. La Gelmini in elicottereo era per Veltroni, l'epitome di "un governo che si trasforma in potere". Solo che la notizia era falsa.

    Se Barak Obama avesse detto di McCain o della Palin che erano arrivati in elicottero in qualche conferenza in giro per l'America e poi fosse risultato falso, con ogni probabilità ora sarebbe fuori dalla corsa per la presidenza.

    Veltroni invece non paga pegno. Il leader dell'opposizione costruisce il suo ragionamento a carico del governo, accusa Berlusconi di essere come Putin, parla di deriva autoritaria e su tutto mette la sua ciliegina: ecco, guardate, la dimostrazione di ciò che dico è il ministro Gelmini che si permette di arrivare a Cernobbio in elicottero. In effetti la notizia faceva colpo, il Corriere aveva (senza fare verifiche) messo la foto del ministro all'interno della pagina e richiamato l'accusa di Veltroni con evidenza, e tra le tante cose astruse contenute nell'intervista, quella storia dell'elicottero balzava all'occhio. Qualcuno avrà pensato al giro in aereo ed elicottero dei ministri Mastella e di Rutelli per andare a vedere il gran Premio di Monza. Qulacuno avrà detto, sono tutti uguali.

    Invece niente di tutto questo. La Gelmini ha smentito con un trafiletto sul Corriere del giorno dopo e la giornalista che aveva dato la notizia si è scusata per l'errore.

    Veltroni non si è preso la briga di verificare le sue accuse e non si è neppure scusato.

    http://www.loccidentale.it/articolo/...elmini.0058764

  5. #195
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    Per Veltroni un settembre nero

    Scritto da Laura Cesaretti

    Lasciamo stare Putin, taglia corto Massimo D'Alema, quando gli viene chiesto se condivide il giudizio sulla deriva autoritaria che sarebbe in corso nel Paese denunciata da Walter Veltroni. Al massimo, si puo' parlare, concede, di una situazione anomala per il troppo potere anche economico concentrato nelle mani del premier. Riformare la scuola e tagliare i costi, e' il messaggio di Giorgio Napolitano per l'inaugurazione dell'anno scolastico. Non saranno due schiaffoni, resta pero' il fatto che il segretario del Pd, dopo aver paragonato a Putin il premier, e non per fargli un complimento, si era anche appiattito sulle posizioni della Cgil lanciata all'attacco del ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini. Che appunto vuole riformare la scuola e tagliare i costi, come ha rilanciato Napolitano con l'auspicio che tutto avvenga all'inegna del dialogo. Insomma, a Veltroni in queste ore e' mancata la sponda di D'Alema, che pure dice di volerlo aiutare in un momento di difficolta'. E sicuramente non gli ha giovato il messaggio presidenziale. Per Veltroni e' un settembre nero. Ieri e' stato persino contestato durante una manifestazione del Pd proprio sulla scuola. E Silvio Berlusconi, che pure gli aveva dato credito senza pero' essere troppo convinto della sua tenuta ("lo conosco da tanto tempo…"), e' giunto alla conclusione che, a questo punto, vale la pena di ripuntare su D'Alema, anche se forse non bastera' e bisognera' attendere una nuova generazione di leader della sinistra, ha allargato le braccia, per poter avere un confronto civile che non annulli la differerenze tra i poli ma che sia segnato dal rispetto reciproco e dal buon senso. Tempi lunghi.

    http://www.legnostorto.com/index.php...=view&id=22959

  6. #196
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    Tenetevi forte : l`Ennesima letterina/testo Libero da squole medie di oltere...


    LA LETTERA

    Perché ho timori per la democrazia

    Caro direttore,
    nel suo editoriale di ieri Pierluigi Battista descrive la preoccupazione e l'allarme che avevo manifestato nell'intervista al Corriere della Sera di domenica come una «vecchia narrazione», come la ripresa di uno scontro muro contro muro in cui viene messa in forse la legittimità democratica dell'avversario. Credo che questa analisi non sia corretta, per due motivi che proverò a spiegare.

    Il primo riguarda il rapporto impostato dalla maggioranza e da Berlusconi per primo con l'opposizione, il secondo la natura e la portata del ragionamento sui rischi di un impoverimento della democrazia che ho avviato ormai da tempo, che era al centro del mio discorso al Lingotto e poi a Sinalunga e dell'intervista al suo giornale.

    Ha certamente ragione Battista a dire che attorno al tema del rapporto maggioranza- opposizione c'è stato un «gigantesco equivoco»: quello che i giornali hanno stucchevolmente chiamato dialogo, ovvero il confronto con il governo sulle riforme istituzionali necessarie al Paese, è diventato una «autocensura moderata dell'opposizione, la sordina sulle critiche anche veementi all'azione di governo ». Uno schema impossibile e irrealistico, prima di tutto per la vita stessa della democrazia, che però è stato adottato per primo proprio da Berlusconi, che è sembrato aspettarsi una opposizione non dialogante ma inesistente. In cinque mesi di vita il Parlamento è stato chiamato a ratificare una lunga serie di provvedimenti, tutti o quasi decreti legge, tutti o quasi votati sull'onda della fiducia. Male sui contenuti (che si tratti di scuola o di sicurezza, di giustizia o di conti pubblici), male nel metodo che è poi sostanza democratica. Su questo insieme a Casini ho inviato una lettera al presidente della Camera per sottolineare come il Parlamento fosse messo nella condizione di non discutere nulla e sostanzialmente espropriato.

    (nota di Mantide : parla dopo che il suo Governo prodi in 2 Anni ha battuto ogni record di Fiducie)

    Su tutto questo, sui concreti contenuti dei provvedimenti del governo Berlusconi e sui rischi di una vera decadenza della democrazia, il Pd ha promosso la sua manifestazione del 25 ottobre a Roma. È, questa, una delegittimazione dell' avversario? Potrei ribattere ricordando come il 2 dicembre del 2006, parlando su un palco in cui campeggiava la scritta «Contro il regime, per la libertà», Silvio Berlusconi affermava di rappresentare la maggioranza dell'Italia in lotta contro l'oppressione «imposta da un governo di minoranza».

    (nota di Mantide : nel 2006 l`Unione aveva "vinto" le Elezioni con lo 0,05% in piu` peraltro contestato e con denunce di brogli)


    Ma non voglio andare così indietro per comprendere chi davvero è abituato a mettere in discussione la legittimità democratica dell'avversario. Mi limito a partire dallo scorso giugno: mentre alle Camere arrivava la norma blocca-processi i magistrati erano definiti metastasi della democrazia e il leader dell'opposizione diventava un «fallito» che dovrebbe «ritirarsi dalla politica».



    Ed è di qualche giorno fa, nel pieno della trattativa Alitalia, la battuta insultante di un «Veltroni inesistente », spesa per conquistare titoloni sui giornali e smentita solo giorni più tardi.

    (falso,povero Uoltere : Berlusconi ha appena detto che "inesistente" era la volonta` di dialogo del PD,precisazione appena fatta a SkyTg24)

    In mezzo, un mare di insulti di tutti gli uomini del Pdl.
    Chi, se non Berlusconi, ha definito la giudice Gandus suo «nemico politico»?

    (la Gandus chi?Quel Magistrato pacato che firmava e scriveva gli appelli alla "resistenza" contro il Governo berlusconi?haaaa!Allora si!!!)


    Chi minaccia la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sul lodo Alfano? Chi parla del governo come di un «consiglio d'amministrazione »? Chi durante una trattativa offende il sindacato con i suoi prendere o lasciare e si esprime nei confronti di una forza dell'opposizione come l'Idv definendola nemica della democrazia e della libertà? Una litania, questa sì, delegittimante per l'opposizione e per le istituzioni.



    È per tutto questo che ho sottolineato quanto sia grande la differenza tra governare pro tempore, come avviene in democrazia, e invece sentirsi «al potere». E a proposito di narrazione, quando Berlusconi dopo essersi dichiarato disposto al confronto sulle riforme strappa la tela di ogni possibile convergenza e riprende come sempre ad aggredire ed insultare i suoi avversari non ripropone, questa sì, la narrazione antica di cui gli italiani si sono stancati?

    Peraltro le mie riflessioni di domenica, sulle quali più del 70% dei lettori del Corriere.it si è dichiarato d'accordo, erano un tentativo di portare lo sguardo un po' più in là rispetto a quanto sta avvenendo nel nostro Paese e alle polemiche contingenti. Non ho interesse, e non ne ho nemmeno la presunzione, ad ascrivere nessuno nella categoria dei «nemici ontologici» della democrazia. A preoccuparmi sono quegli stessi fenomeni di fondo che attraversano le società occidentali e che ovunque richiamano l'attenzione di tanti commentatori e uomini politici. Basti pensare a come in Francia una rivista cattolica del prestigio di Esprit abbia dedicato un intero numero agli attuali rischi di «regressione democratica », alla possibile fine della democrazia come la conosciamo in Occidente.

    A preoccuparmi è questo, è una realtà che si sta incaricandodi dimostrare che nel mondo il mercato può esistere anche senza democrazia o in presenza di democrazie deboli. È la realtà di una diffusa crisi democratica, di pericolose pulsioni xenofobe e razziste che ormai trovano aperta espressione e rappresentanza politica, come il voto austriaco ha appena dimostrato. È la realtà di un generalizzato bisogno di decisione che si manifesta con un insieme di semplificazione mediatica dei problemi, di fastidio per ogni complessità, di richiamo alle paure più profonde delle persone, di tendenze all'investitura plebiscitaria della leadership, di scavalcamento o marginalizzazione delle istituzioni, di noncuranza per la patologica concentrazione del potere, di irrisoria facilità nell'oscillare tra il ruolo di profeti della deregulation e quello di paladini dell'intervento dello Stato.

    (questo e` molto autobiografico)

    Di tutti questi fenomeni il nostro Paese, anche per l'evidente propensione del Presidente del Consiglio ad esserne l'incarnazione, è purtroppo un evidente esempio.


    Non vecchie narrazioni e residui del passato, insomma. Noi siamo l'opposizione dell'innovazione e della democrazia che decide. Abbiamo la preoccupazione per la complessità dei problemi presenti e sentiamo la responsabilità di cercare risposte nuove per difendere e rafforzare la nostra democrazia, per rendere il nostro Paese più moderno.


    http://www.corriere.it/politica/08_o...4f02aabc.shtml


    Veltroni sta scadendo nel PATETICO,cercate di fermarlo!!!Oggi ha accusato pure Di Pietro con cui ieri era d`accordo...sta andando fuori di testa : la sua ultima spiaggia (le elezioni a Novembre e la Manifestazione) lo spingono a dire autentiche sciocchezze senza calcolare che per non perdere la segreteria del loft sta perdendo quel poco consenso che ha raccolto nel discorso del Lingotto...

  7. #197
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    davvero patetica, l'ho letta oggi al bar sul corriere
    non governa lui e c'è rischio per la democrazia
    è una cazzata che ripetono da anni

  8. #198
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    Il Veltronismo come tutte le forme di propaganda-spettacolo sta attraversando un momento di stallo...il pbblico e` scocciato ed interessato ad altro.
    Ultere ha deciso di ravvivarlo alzando i toni dello scontro,un po` come Simona Ventura che per rialzare l`Audience manda Valeria Marini sull`Isola dei Famosi.
    Vedremo se ci riuscira`...per ora l`Auditel segna ascolti bassi perche` le notizie dalla Campania ed in generale il buon governo del PdL suscitano molto piu` interesse.

  9. #199
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    Veltroni va in tv per dire: "L’opposizione non in tv"

    di Marco Zucchetti

    Il leader democratico ospite di Fazio tra paradossi e catastrofismi: "Rischiamo totalitarismo, fughe di cervelli e banlieue in rivolta"


    Non era avvolto in un saio nero e non vagava per gli studi tv brontolando «ricordati che devi morire» come un frate millenarista. Nessuno toccava ferro imbarazzato e nessuno gli rispondeva «mò me lo segno» come Troisi. Eppure per Walter Veltroni «Non ci resta che piangere». Anche se dopo tanto insistere in Rai gli hanno trovato uno spazio su «Che tempo che fa». Anche se ha potuto reclamizzare la manifestazione del Pd del 25 ottobre come «una cosa semplice, solare e bella», una specie di film Disney.

    Anche se nessuno ha aperto bocca quando dal video ha lanciato slogan surreali tipo «l’opposizione non si fa solo in tv, ma in piazza». Poco importa. Lui persiste nella sua personale danza della pioggia morale, addensando nuvole di pessimismo e fastidio sull’Italia.
    È un Veltroni informale ma fosco quello che ieri è stato ospite della trasmissione di Fabio Fazio su Raitre. Eppure i partner di salotto erano stati scelti col bilancino radical-terzomondista, con lo scrittore e regista Alessandro Baricco e il guru di Slow Food Carlin Petrini. Nulla da fare. Perché è inutile, al leader del Pd un Paese che finalmente dimostri gradimento nel governo proprio non va giù: «Berlusconi fa solo fuochi d’artificio. Gli italiani sono inclini a saltare sul carro dei vincitori. E poi diffidiamo di chi vive di sondaggi». Parla lui che prima delle elezioni inzuppava le proiezioni nel caffelatte la mattina per tirarsi su il morale. E fa niente se anche Fazio stenta a riconoscere tutta questa avversione popolare per il governo. Uòlter ha l’alabarda spaziale della verità. Ovviamente catastrofista.

    Si parte dalla congiuntura finanziaria, definita «un precipizio del quale il Pd avrebbe tenuto conto nel momento di organizzare la manifestazione». Il Pd manifesta, ergo l’emergenza non c’è. Eppure è tutto un fiorir di strali. Sarà che Veltroni e i sillogismi non vanno d’accordo. Lo dimostra un altro inciampo: «Il governo ha il controllo dei media». E due minuti dopo: «Il governo è infastidito da sindacati, magistrati e giornalisti». Delle due, l’una. Ma è sull’economia che il nefasto Walter volta la carta della Luna Nera: «La Finanziaria? Non risponde all’economia reale: è contro le piccole e medie imprese, contro chi vive con 1.300 euro al mese, contro le centinaia di migliaia di ricercatori precari che emigreranno». A parte i 1.300 euro, cifra non esattamente da clochard, un quadro abatantuonesco di atrocità, terremoto e tragedia.

    E la Robin Tax su petrolieri e banchieri? La Social Card per i meno abbienti? La detassazione degli straordinari? L’abolizione dell’Ici? «2,5 miliardi di euro buttati, perché così si aiuta chi non aveva bisogno di quell’esenzione». Eppure i proprietari di case non sono tutti palazzinari o «quelli che hanno ville e regge ma nessuno ne parla». Però agli sciamani non si dà torto. Metti che evocano entità oscure e ti fanno cadere i denti davanti...

    Già, perché Veltroni è più Mick Jagger che Obama: vuole tutto dipinto di nero, come in «Paint it black». Una bella mano di buio sul futuro anche dal punto di vista della democrazia: «Il governo cavalca la paura, come nei momenti più drammatici del secolo. Le classi-ponte per gli immigrati sono un segno dello slittamento progressivo verso un sistema totalitario. Così ci troveremo a fare i conti con le rivolte delle banlieue, mai avvenute in Italia». Peccato che alle scene di Castel Volturno ci sia giunti senza Gelmini aggiunte, ma grazie al volemose bene di (antica) veltroniana memoria.

    Perché del Veltroni ridens in effetti rimane poco. Un’innata e involontaria comicità («senza il governo Prodi del ’96 oggi l’Italia sarebbe un mucchietto di cenere») e l’idolatria per Obama, ovviamente riconvertita a simbolo epifanico. Perché se negli Usa vincerà McCain, «ci sarà un clima pesante in Occidente». Tradotto? «Dalla crisi del ’29 si uscì o con il New Deal, o con il nazismo. E oggi è Obama il nuovo corso». Dunque - per la proprietà transitiva - se il senatore dell’Illinois non vince, l’alternativa è il Quarto Reich.
    L’ultima demolizione in nome del disfattismo il segretario del Partito democratico la riserva all’alleanza con l’Italia dei Valori: «È finita all’indomani delle elezioni, quando Di Pietro ha stracciato il programma che aveva controfirmato dicendo di volere un gruppo proprio». Un segreto di Pulcinella, anche se la tesi veltroniana era sempre stata differente. A luglio, mentre l’ex pm manifestava a Piazza Navona, Veltroni a «Matrix» gli aveva lanciato un ultimatum, chiedendogli di scegliere tra l’opposizione parlamentare e «la piazza di Grillo e Travaglio» e lasciando intendere che il cammino proseguiva insieme. Di Pietro aveva scelto la piazza, ma nessuno parlava di alleanza finita.
    Ma l’orrenda falce del mefistofelico Veltroni non guarda in faccia nessuno. Alleanza, «ricordati che devi morire!». Mò Tonino se lo segna, eh...

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=299336&PRINT=S

  10. #200
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    Questo oramai sta dando i numeri...non fa nemmeno piu`ridere nonostante il circo di orsi danzanti e raccomandati al suo seguito...scivola nel patetico e dice banalita`miste a sciocchezze e lontanissime dalla realta`...povera Sinistra.

 

 
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