

LEGGE ELETTORALE: D’ALEMA, LA FAREMO, REFERENDUM E’ STIMOLO
(AGI) - Serravalle Pistoiese (Pistoia), 29 giu. - “Abbiamo bisogno di una nuova legge elettorale e sono persuaso che la faremo. Il referendum e’ uno stimolo in questa direzione, benche’ non mi convinca la legge che ne verrebbe fuori”. Lo ha detto Massimo D’Alema nel corso degli incontri organizzati dalla Cgil a Serravalle Pistoiese. “Il referendum - ha spiegato - produce un effetto che non e’ esattamente cio’ di cui ci sarebbe bisogno. Ma puo’ essere uno stimolo affinche’ si trovi un accordo”. “Il Parlamento sta discutendo: gran parte dei partiti, anche quelli che hanno fatto la legge elettorale, dicono che essa va cambiata. Percio’ sono fiducioso che lo si fara’”. (AGI)
Cab/Bre
Pubblicato June 29th, 2007








La corte costituzionale approva, boccia, interpreta e stravolge tutto quello che vuole nel totale disinteresse del testo Costituzionale, delle leggi e dei trattati comunitari. Pertanto una motivazione qualsiasi per bocciare il referendum la può trovare senza problema.
Se mi chiedi perchè io ritengo che questi quesiti siano da rigettare, ti rispondo che credo che il referendum descritto in costituzione -dandone una lettura "sistematica" come piace dire ai legulei- non sia compatibile con un referendum di questo genere che, di fatto, mira a stravolgere il senso di una legge non ad abrogarla o abrogarla parzialmente. Inoltre ritengo fortemente contrario al principio democratico di rappresentatività la legge che uscirebbe dopo l'approvazione dei referendum.


E' vero. L'iniziativa dei Promotori in questo caso è solo formalmente abrogativa, ma di fatto ha le caratteristiche di un intervento legislativo che persegue finalità indipendenti da quelle della norma preesistente.
Mi pare che non fosse mai successo prima: nei precedenti referendum (anche in quelli non ammessi, direi) si contraponevano solitamente due tesi opposte riguardo ad una medesima questione, con una nitida individuabilità ideale, qui invece siamo ai puri emendamenti tecnici (anche se di grande rilevanza).
Non di meno non ci vedo una inammissibilità conclamata.


Questo referendum è l'ennesima stupidaggine che si somma alla confusione sulla legge elettorale, con effetti gravemente distorsivi, e per di più vincolanti. A testimonianza che Segni, Parisi & C. non hanno ancora finito di arrecare danni al Paese.
Sulla riforma elettorale il Parlamento non è in grado di decidere efficacemente. Ma tantomeno lo è la gente, che si esprime con la pancia e su punti parzialissimi, in una materia delicata che invece può essere pensata solo nella sua globalità. Singoli punti non hanno alcun significato, quando sono approvati in modo decontestualizzato, come il referendum vuole fare. Servono solo a vincolare su determinate scelte tecniche, e a precluderne molte altre, che invece potrebbero rendere efficace un nuovo sistema.
In realtà serve un'Assemblea Costituente. Ma in mancanza di essa, serve un parlamento più serio e meno frammentato, che si spera potrà nascere dalla riorganizzazione in atto delle forze politiche.
Se questo referendum fallisce, sarà la giusta sconfitta di un metodo orribile, di una cura peggiore del male.


Ah, sì sì.
Però in ogni caso il problema della legge elettorale ce l'abbiamo tutto e nessuno ce lo toglie.
Un Parlamento più serio dell'attuale non vedo chi possa darcelo e per fare una Assemblea Costituente ci vorrebbe una guerra o almeno una rivoluzione.
E se alla mia bell'età mi trovo a dover decidere di fare una rivoluzione, magari mi gioco le carte su una bella Assemblea Costituente Europea.


Anche l'attuale eviterebbe i ricatti dei piccoli partiti. Il problema è che Prodi e i suoi collaboratori hanno sbagliato la campagna elettorale, e per questo motivo al Senato ci ritroviamo con una maggioranza risicata.
I sistemi elettorali non garantiscono stabilità a prescindere; la lezione degli ultimi quindici anni è che non è sufficiente il first-past-the-post per trasformare Montecitorio in Westminster, e così via.
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