Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: Lettera Del M.a.r.

  1. #1
    itaglia=paese miserabile
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    Forlì, 25 giugno 2007

    Regione: da un ipotetico policentrismo ad un rafforzato centralismo?


    In una recente intervista a “Il Sole—24 Ore” il Sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia—Romagna, Alfredo Bertelli, ha preannunciato per il nuovo Piano Regionale Territoriale (Tfr), che dovrà essere discusso e votato entro l’estate 2008, una sorta di rivoluzione copernicana.
    Dice, infatti, il Sottosegretario: “Il policentrismo ha dato ottimi risultati. Ha garantito uno sviluppo diffuso, ma ha fatto il suo tempo, Ora occorre esaltare il ruolo di Bologna, come fulcro visibile. I vantaggi che ne deriveranno si amplieranno su tutto il territorio regionale”.
    Policentrismo, dunque, addio, ed ulteriore spazio alla realtà bolognese. Ma, al di là delle parole, il policentrismo, da noi, è veramente esistito? E Bologna non ha avuto tutto lo spazio che voleva, ed oltre?
    Se diamo una occhiata al valore medio aggiunto pro capite delle Provincie emiliano—romagnole relativo all’anno 2004 (l’ultimo disponibile), rileviamo che la posizione di testa è saldamente in mano bolognese, con Ferrara all’ultimo posto e con una differenza che supera il trenta per cento. Ciò che fa del capoluogo regionale, sul tema, la terza Provincia d’Italia, e piazza Ferrara al 48° posto, preceduta anche da alcune realtà meridionali.
    A sua volta la Romagna è distanziata da Bologna di oltre il 20 per cento, nonché da oltre venti posizioni nella graduatoria nazionale. Il sistema regionalistico italiano è stato messo a regime nell’anno 1970 e, da allora, ed ininterrottamente, la maggioranza emiliano—romagnola è incentrata sul PCI—PDS— DS. Una forza politica che, in quanto di sinistra, ha nelle sue priorità programmatiche il “riequilibrio” dei territori egemonizzati. Alimentato da una politica centrale ad un tempo rispettosa del “policentrismo”, e non impegnata a far piovere sul bagnato. Come in effetti è accaduto, coi risultati oggettivi che ci ritroviamo attraverso cifre di sintesi. Che non dicono tutto, ma dicono moltissimo.
    E che cosa significa “esaltare il ruolo di Bologna”, collocando tutto il resto al relativo “traino”? Forse che Bologna e le “zone forti emiliane” (Modena, Parma) in questi 37 anni di vita regionale non hanno fatto, in ogni campo, la parte del leone, con trattamenti, in fatto di finanziamenti, servizi, infrastrutture, ricerca, sperimentazione fortemente premiali nei confronti della restante realtà regionale? Vorrei dire utilizzando anche parte delle disponibilità che, coerentemente coi propri principi programmatici, sarebbero spettate ai territori meno avanzati.
    Ed accentuando il ruolo centralistico bolognese non si va oltretutto contro i principi che hanno presieduto alla nascita stessa dell’istituto regionale e delle autonomie locali, il quale non era certamente quello di sostituire al centralismo romano quello dei capoluoghi delle venti Regioni italiane?
    Sulla base delle esperienze, mi sembra, poi, che esasperare il ruolo del capoluogo regionale, oltreché una ingiustizia ed un sovvertimento dei sani principi gestionali che, lo ripeto, fanno riferimento al riequilibrio dell’intero territorio gestito, sia anche un rischio.
    Intanto Bologna è già fra le 12 aree nazionali destinate ad avere la qualifica ed il ruolo “metropolitano”. Ha già indubbi primati sul restante territorio regionale in fatto di Aeroporti, Università, Fiere, Sanità, ecc. ecc.
    Quale azione di traino ha sviluppato in tali rilevanti settori nei confronti delle aree circostanti o delle più lontane, se non l’imposizione dei propri privilegi?
    Debbo ricordare i presenti atteggiamenti nei confronti, ad esernpio, dell’Aeroporto di Forlì, col quale la S.A.B, ha avuto buoni rapporti soltanto nell’oneroso, per Forlì, periodo nel quale quest’ultimo ha supportato l’intero traffico bolognese?
    Debbo aggiungere che Bologna ha preteso di monopolizzare tutte le grandi e meno grandi vie di comunicazione, non consentendo che nulla nascesse altrove, anche se in termini più economici per il sistema nazionale, e più rispettoso per il suo stesso territorio. Oggi fortemente “tagliato a fette” ai danni soprattutto, anche se non solo, della sua utenza.
    Certo: l’Università di Bologna è una delle più antiche del mondo. Ma è una gloria obnubilata dalla vetustà del suo corpo docente e dei relativi metodi, dalla pregiudiziale Bologna—centrica che ha, purtroppo, attecchito sol tanto nel territorio romagnolo, con risultati non strabilianti se si considera che a 15 anni dalla relativa presenza, la “ricerca” e la “sperimentazione” continuano ad essere “oggetti sconosciuti”.
    E, poi, siamo chiari: Bologna dispone di una classe dirigente in grado, oltreché di vedere e di affrontare adeguatamente i suoi problemi, di conciliarli con quelli dell’intero territorio regionale?
    Se non sbaglio, dopo 60 anni di egemonia politico—amministrativa assoluta, e dopo un imprevisto inciampo elettorale, si è dovuto fare ricorso, per riconquistare il Comune, ad una candidatura esterna, ciò che non esalta certamente le forze locali in campo.
    Coi .suoi Istituti di credito, Bologna era una colonna portante, fino a pochi anni fa, del sistema creditizio nazionale. Oggi l’intero suo sistema creditizio non è più nelle sue mani. Ed anche questo mi sembra il segno di un cambiamento che non esalta. Al contrario, Bologna ha svolto, e svolge, un ruolo trainante per la nascita e lo sviluppo della Holding Hera. Assecondata, bisogna ammetterlo, dalla dirigenza politica romagnola. E di questo, e delle caratteristiche monopolistiche della holding, mi richiamo al giudizio dell’utenza.
    Concludendo, considero pericoloso e grave l’orientamento espresso a “Il Sole—24 Ore” dal Sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia—Romagna sull’imminente futuro del Piano Regionale Territoriale, di tenere in soffitta l’idea base di un serio e sollecito discorso di riequilibrio dell’intero territorio di competenza, di censimento e valorizzazione delle molte potenzialità ancora mortificate, continuando ed intensificando il già consistente impegno su Bologna, nell’errata convinzione che ciò abbia un ruolo trainante sulla complessiva realtà regionale.
    E sulla fondamentale questione, mi permetto richiamare l’attenzione di tutti coloro (forze politiche, culturali, economiche, Sindacali, ecc.) che possono avere voce in capitolo. Che guardano alla realtà senza il persistente handicap della ideologia.



  2. #2
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    Forlì, 25 giugno 2007

    Regione: da un ipotetico policentrismo ad un rafforzato centralismo?


    In una recente intervista a “Il Sole—24 Ore” il Sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia—Romagna, Alfredo Bertelli, ha preannunciato per il nuovo Piano Regionale Territoriale (Tfr), che dovrà essere discusso e votato entro l’estate 2008, una sorta di rivoluzione copernicana.
    Dice, infatti, il Sottosegretario: “Il policentrismo ha dato ottimi risultati. Ha garantito uno sviluppo diffuso, ma ha fatto il suo tempo, Ora occorre esaltare il ruolo di Bologna, come fulcro visibile. I vantaggi che ne deriveranno si amplieranno su tutto il territorio regionale”.
    Policentrismo, dunque, addio, ed ulteriore spazio alla realtà bolognese. Ma, al di là delle parole, il policentrismo, da noi, è veramente esistito? E Bologna non ha avuto tutto lo spazio che voleva, ed oltre?
    Se diamo una occhiata al valore medio aggiunto pro capite delle Provincie emiliano—romagnole relativo all’anno 2004 (l’ultimo disponibile), rileviamo che la posizione di testa è saldamente in mano bolognese, con Ferrara all’ultimo posto e con una differenza che supera il trenta per cento. Ciò che fa del capoluogo regionale, sul tema, la terza Provincia d’Italia, e piazza Ferrara al 48° posto, preceduta anche da alcune realtà meridionali.
    A sua volta la Romagna è distanziata da Bologna di oltre il 20 per cento, nonché da oltre venti posizioni nella graduatoria nazionale. Il sistema regionalistico italiano è stato messo a regime nell’anno 1970 e, da allora, ed ininterrottamente, la maggioranza emiliano—romagnola è incentrata sul PCI—PDS— DS. Una forza politica che, in quanto di sinistra, ha nelle sue priorità programmatiche il “riequilibrio” dei territori egemonizzati. Alimentato da una politica centrale ad un tempo rispettosa del “policentrismo”, e non impegnata a far piovere sul bagnato. Come in effetti è accaduto, coi risultati oggettivi che ci ritroviamo attraverso cifre di sintesi. Che non dicono tutto, ma dicono moltissimo.
    E che cosa significa “esaltare il ruolo di Bologna”, collocando tutto il resto al relativo “traino”? Forse che Bologna e le “zone forti emiliane” (Modena, Parma) in questi 37 anni di vita regionale non hanno fatto, in ogni campo, la parte del leone, con trattamenti, in fatto di finanziamenti, servizi, infrastrutture, ricerca, sperimentazione fortemente premiali nei confronti della restante realtà regionale? Vorrei dire utilizzando anche parte delle disponibilità che, coerentemente coi propri principi programmatici, sarebbero spettate ai territori meno avanzati.
    Ed accentuando il ruolo centralistico bolognese non si va oltretutto contro i principi che hanno presieduto alla nascita stessa dell’istituto regionale e delle autonomie locali, il quale non era certamente quello di sostituire al centralismo romano quello dei capoluoghi delle venti Regioni italiane?
    Sulla base delle esperienze, mi sembra, poi, che esasperare il ruolo del capoluogo regionale, oltreché una ingiustizia ed un sovvertimento dei sani principi gestionali che, lo ripeto, fanno riferimento al riequilibrio dell’intero territorio gestito, sia anche un rischio.
    Intanto Bologna è già fra le 12 aree nazionali destinate ad avere la qualifica ed il ruolo “metropolitano”. Ha già indubbi primati sul restante territorio regionale in fatto di Aeroporti, Università, Fiere, Sanità, ecc. ecc.
    Quale azione di traino ha sviluppato in tali rilevanti settori nei confronti delle aree circostanti o delle più lontane, se non l’imposizione dei propri privilegi?
    Debbo ricordare i presenti atteggiamenti nei confronti, ad esernpio, dell’Aeroporto di Forlì, col quale la S.A.B, ha avuto buoni rapporti soltanto nell’oneroso, per Forlì, periodo nel quale quest’ultimo ha supportato l’intero traffico bolognese?
    Debbo aggiungere che Bologna ha preteso di monopolizzare tutte le grandi e meno grandi vie di comunicazione, non consentendo che nulla nascesse altrove, anche se in termini più economici per il sistema nazionale, e più rispettoso per il suo stesso territorio. Oggi fortemente “tagliato a fette” ai danni soprattutto, anche se non solo, della sua utenza.
    Certo: l’Università di Bologna è una delle più antiche del mondo. Ma è una gloria obnubilata dalla vetustà del suo corpo docente e dei relativi metodi, dalla pregiudiziale Bologna—centrica che ha, purtroppo, attecchito sol tanto nel territorio romagnolo, con risultati non strabilianti se si considera che a 15 anni dalla relativa presenza, la “ricerca” e la “sperimentazione” continuano ad essere “oggetti sconosciuti”.
    E, poi, siamo chiari: Bologna dispone di una classe dirigente in grado, oltreché di vedere e di affrontare adeguatamente i suoi problemi, di conciliarli con quelli dell’intero territorio regionale?
    Se non sbaglio, dopo 60 anni di egemonia politico—amministrativa assoluta, e dopo un imprevisto inciampo elettorale, si è dovuto fare ricorso, per riconquistare il Comune, ad una candidatura esterna, ciò che non esalta certamente le forze locali in campo.
    Coi .suoi Istituti di credito, Bologna era una colonna portante, fino a pochi anni fa, del sistema creditizio nazionale. Oggi l’intero suo sistema creditizio non è più nelle sue mani. Ed anche questo mi sembra il segno di un cambiamento che non esalta. Al contrario, Bologna ha svolto, e svolge, un ruolo trainante per la nascita e lo sviluppo della Holding Hera. Assecondata, bisogna ammetterlo, dalla dirigenza politica romagnola. E di questo, e delle caratteristiche monopolistiche della holding, mi richiamo al giudizio dell’utenza.
    Concludendo, considero pericoloso e grave l’orientamento espresso a “Il Sole—24 Ore” dal Sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia—Romagna sull’imminente futuro del Piano Regionale Territoriale, di tenere in soffitta l’idea base di un serio e sollecito discorso di riequilibrio dell’intero territorio di competenza, di censimento e valorizzazione delle molte potenzialità ancora mortificate, continuando ed intensificando il già consistente impegno su Bologna, nell’errata convinzione che ciò abbia un ruolo trainante sulla complessiva realtà regionale.
    E sulla fondamentale questione, mi permetto richiamare l’attenzione di tutti coloro (forze politiche, culturali, economiche, Sindacali, ecc.) che possono avere voce in capitolo. Che guardano alla realtà senza il persistente handicap della ideologia.



    Curiosità: chi l'ha scritta? Chiesa, Servadei, etc. ?

  3. #3
    itaglia=paese miserabile
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    Servadei.

  4. #4
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    Servadei.
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  5. #5
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    Anch'io ero al corrente dei nuovi piani regionali esposti da Bertelli che mirano a concentrare tutto, come se già non bastasse, su una Bologna sempre più in crisi. Ora è giunto il momento che tutti facciano sentire la loro voce contraria. Bologna tenta un golpe a quel poco di autonomia che le città emiliano-lunensi e romagnole hanno cercato di ottenere col tempo. A Parma, durante le ultime elezioni, c'è stato un primo terreno di scontro e tentativo di "normalizzazione" (fortunatamente fallito), ma quante città come Parma riusciranno a far fronte contro questi nuovi barbari politicocentristi? Lunezia e Romagna sono la speranza per tutti.

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    Forlì, 25 giugno 2007

    Regione: da un ipotetico policentrismo ad un rafforzato centralismo?


    In una recente intervista a “Il Sole—24 Ore” il Sottosegretario alla Presidenza della Regione Emilia—Romagna, Alfredo Bertelli, ha preannunciato per il nuovo Piano Regionale Territoriale (Tfr), che dovrà essere discusso e votato entro l’estate 2008, una sorta di rivoluzione copernicana.
    Dice, infatti, il Sottosegretario: “Il policentrismo ha dato ottimi risultati. Ha garantito uno sviluppo diffuso, ma ha fatto il suo tempo, Ora occorre esaltare il ruolo di Bologna, come fulcro visibile. I vantaggi che ne deriveranno si amplieranno su tutto il territorio regionale”.
    Policentrismo, dunque, addio, ed ulteriore spazio alla realtà bolognese.....


  6. #6
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    questa non la sapevo. stano, per quel che conosco Bertelli non pensavo che il suo pensiero fosse questo, anche in considerazione che lui è ferrarese.

    Comunque sia chiaro che "roma ladrona" insegna! e quindi io non sono d'accordo su un'ipotesi del genere.
    come ha scritto tra le righe l'amico del MAR, anche a Bologna c'è qualcuno che recentemente ha aperto gli occhi e ha mandato un segnale inequivocabile ad una politica che non voleva. Quindi spero davvero che la speranza per una CONFEDERAZIONE EMILIANA INDIPENDENTE venga non solo dagli amici del "far west" e della Romagna, ma anche da quei bolognesi come me che ritengono di essere più avanti della politichina attuale.

    ciao

    Mirko

 

 

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