

Il muro fu voluto dai comunisti russi e della DDR altrimenti nella DDR restavano solo i burocrati del Partito Comuinista.
Se ne andarono in milioni.Comunque io nella DDR ci sono state varie volte a partire dal 1957 e fino a poco prima della caduta del muro ed ho ricordi vivissimi di quei soggiorni.
Era un ambiente tra la caserma il cimitero ed il manicomio.Gente passata senza soluzioni di continuita' dal anzismo al comunismo.
Ma sempre Germania era.Nel bene e nel male. Certamente non era uno stato qualsiasi.


La droga sta rovinando lo sport ovuqne nel mondo.Ma quelle volta non era questione di droga..........................ho voluto sottolineare il lato comico di certe vittorie " addomesticate ". Devo essere state delle scorregge ...........epocali, bibliche e da donne poi !




Nella Conferenza di Teheran del 1943 USA e Gran Bretagna erano orientati verso un deciso smembramento della Germania. In particolare, prevedevano la suddivisione politica di quel paese in cinque piccoli Stati, il ridimensionamento del suo potenziale industriale, e uno sviluppo economico centrato essenzialmente sull'agricoltura. Fautore di questa politica era l'allora ministro delle finanze del governo Roosevelt, Henry Morgenthau. Ben presto, però, questo piano trovò una decisa opposizione nei potentati economici americani che avevano interesse a sviluppare stretti legami economici con il capitale monopolistico tedesco. Tutto questo, nel quadro di una Germania economicamente, politicamente e militarmente sottomessa e subordinata agli Stati Uniti d'America.
All'interno della coalizione alleata antinazista, l'Unione Sovietica era decisamente impegnata da un lato a distruggere alla radice il sistema hitleriano e la sua base economica, sociale ed ideologica; ma, anche, a non identificare i legittimi interessi del popolo e della nazione tedesca con il nazismo. Gli antifascisti e i democratici tedeschi trovarono proprio nell'URSS l'alleato più sincero. Col suo netto rifiuto nella Conferenza di Teheran ad acconsentire a qualsiasi ipotesi di smembramento della Germania, Stalin volle affermare appunto il diritto del popolo tedesco, una volta liberatosi definitivamente dal nazismo, a decidere della sua rinascita e del suo sviluppo economico in una prospettiva democratica e di pace. Così anche a Jalta, pur ribadendo i loro convincimenti circa lo smembramento della Germania, Roosevelt e Churchill ben consapevoli della posizione sovietica non esposero piani concreti sul problema tedesco. Stalin il 9 maggio 1945, all'indomani della capitolazione hitleriana, nel suo messaggio al popolo sovietico ribadì che: "L'Unione Sovietica celebra la sua vittoria, pur non proponendosi né di smembrare, né di annientare la Germania".
Con ben altro metodo e volontà politica, i governi di Washington e Londra attuarono la "loro" soluzione del problema tedesco in totale spregio e violazione dello spirito di Jalta e degli accordi di Potsdam. In quella conferenza si era infatti raggiunto un accordo in merito al ruolo e alla funzione che dovevano guidare la temporanea occupazione e gestione alleata della Germania, divisa in quattro zone controllate e amministrate da USA, URSS, Gran Bretagna e Francia. Scopo principale era attuare la demilitarizzazione del paese, la sua denazificazione e democratizzazione.
Il 5 giugno 1945 i quattro comandanti militari, con l'autorizzazione dei rispettivi governi, firmarono la dichiarazione che sanciva regole e scopi delle amministrazioni d'occupazione e l'istituzione del Comitato di Controllo che rappresentava il massimo organo di potere della Germania per il periodo d'occupazione. Non era prevista dunque la formazione di un governo tedesco, ma si convenne che, principalmente sul piano economico, si doveva agire guardando alla Germania come ad un'entità unita e, infatti, per specifici e importanti settori come ad esempio finanze, industria, commercio con l'estero, comunicazioni e trasporti si crearono dipartimenti statali tedeschi sotto la supervisione del Comitato di Controllo.
Nel luglio 1945 il Comitato di Controllo iniziò la sua attività. Ma soprattutto a partire dal 1946 con il dispiegarsi del vento aggressivo e antisovietico della "guerra fredda", cominciò col perdere progressivamente ogni sua funzione propulsiva e di controllo stabilita dagli accordi internazionali, ormai considerati dall'imperialismo americano vuoti pezzi di carta.
Nella zona orientale della Germania, sotto il controllo sovietico, già dal giugno 1945 fu riammessa la formazione dei partiti antifascisti che dovevano contribuire alla totale eliminazione del nazismo e alla ricostituzione dell'iniziativa e dell'attività democratica. Furono istituiti nuovi organi di amministrazione locale costituiti da rappresentanti dei partiti democratici appartenenti al blocco antifascista. Fu avviata inoltre con discreto successo la ricostruzione economica, soprattutto in campo agricolo con l'attuazione della riforma agraria e, con più difficoltà, in campo industriale. Questo sia perché la zona orientale della Germania era quella che aveva subito i danni materiali più gravi dalla guerra, sia perché la maggior parte dell'apparato produttivo industriale tedesco si trovava nella zona occidentale del paese. In concomitanza con la ripresa dell'attività di ricostituzione economica, l'amministrazione militare sovietica operò anche per la riattivazione dell'attività sindacale e delle stesse organizzazioni sindacali. In base alle direttive sulla demilitarizzazione e la denazificazione che prevedevano lo smantellamento totale delle forze armate aeree, marittime e terrestri della Germania, delle formazioni e delle organizzazioni naziste, delle SS, delle SA, della Gestapo, ecc., il comando sovietico ne impose lo scioglimento, nonché il sequestro e la confisca di tutti i beni.
Il Comitato di Controllo alleato emanò i decreti sulla denazificazione: scioglimento e messa fuorilegge del partito nazista; divieto di diffusione di opere a carattere nazista e della propaganda nazista; allontanamento dei nazisti, dei collaborazionisti e degli esponenti collusi col vecchio regime da tutti gli incarichi istituzionali e di rilevante responsabilità in campo economico e sociale; punizione dei criminali di guerra nazisti. Il 20 novembre 1945 ebbe inizio il processo di Norimberga conclusosi con la condanna a morte di dodici tra i maggiori esponenti del regime hitleriano tra cui Goring, Ribbentrop e Frank, tre condanne all'ergastolo e, altre quattro, a pene detentive di diversa entità.
Il comando sovietico nella zona orientale di propria competenza pose particolare attenzione nell'epurazione dei nazisti, così come alla possibilità di libero reinserimento sociale per quanti avevano appartenuto al partito nazista in modo passivo, o costretti dalla situazione, e che seppero coerentemente rompere con il loro passato e con l'ideologia fascista.
Nelle zone occidentali della Germania i capi delle forze armate di occupazione americana, britannica e francese, in base alle indicazioni provenienti dai rispettivi governi dimostrarono, con il loro operato, il progressivo distacco dagli accordi scaturiti dalle conferenze alleate, incrinando l'attività e il funzionamento stesso del Comitato di Controllo. Sul piano della demilitarizzazione furono violate le principali decisioni del Comitato di Controllo. In particolare inglesi e americani mantennero le basi militari e le fortificazioni esistenti nei loro settori. I reparti dell'esercito furono mantenuti sottoforma di "battaglioni di lavoro", né furono smantellati gli arsenali bellici e altre installazioni militari. La denazificazione venne "attuata" tramite la distribuzione capillare di questionari zeppi di decine di domande. Una montagna di carta che nessuno controllò, ma che permise a molti attivisti e militanti nazisti di sfuggire alle proprie responsabilità ed alla giusta punizione. Oltre a ciò per determinate categorie di persone quali industriali, scienziati, specialisti dei vari settori economici ed anche alcuni militari, furono promulgate leggi "ad hoc" che li mantennero attivi in cariche e ruoli dirigenti, mentre dalle commissioni di denazificazione venivano estromessi gli antifascisti tedeschi e, soprattutto, i comunisti.
Sul piano economico i più importanti monopoli industriali quali Siemens, Krupp, ecc., rimasero sotto il diretto controllo dei capitalisti tedeschi che avevano dato il loro incondizionato appoggio a Hitler. Di fatto vennero solo attuati cambiamenti azionari e create nuove società fittizie che mantennero inalterato il controllo della proprietà ai vecchi padroni, così come praticamente intatta rimase la grande proprietà terriera. Con decisioni unilaterali ed arbitrarie dal punto di vista degli accordi internazionali gli inglesi assunsero il controllo diretto delle miniere e delle industrie della Ruhr, i francesi quello degli stabilimenti industriali nella regione della Saar, mentre gli Stati Uniti attraverso il "piano Marshall" puntarono al controllo economico e politico del paese.
Nella riunione dei ministri degli esteri delle quattro potenze svoltasi a Mosca nel 1947, ancora una volta Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia proposero lo smembramento della Germania. Molotov ribadì la totale contrarietà dell'Unione Sovietica a questa proposta e la volontà di Mosca di arrivare ad uno Stato autonomo ed unitario della Germania come unica soluzione in grado di soddisfare le legittime aspettative e le aspirazioni del popolo tedesco e creare le condizioni di una pace durevole. Molotov propose di far esprimere direttamente il popolo tedesco attraverso un plebiscito sulla forma istituzionale da dare alla Germania, ricevendo un netto rifiuto dai suoi interlocutori.
L'atteggiamento delle potenze capitalistiche era ormai chiaro. Nel dicembre 1946 USA e Gran Bretagna costituirono la cosiddetta "Bizona". Si procedette in pratica all'unificazione dei settori anglo-americano, sottraendoli al controllo del Comitato alleato. La "Bizona" assunse di fatto sotto il profilo economico, politico e istituzionale l'assetto di uno Stato autonomo, ormai isolato dal resto del paese.
L'URSS tentò ancora una volta di bloccare il piano di divisione della Germania. Alla fine del 1947 si svolse a Londra la riunione dei ministri degli esteri alleati, anche se questo termine alla luce degli atti e degli atteggiamenti concreti appariva ormai un termine assai improprio. In questa riunione l'Unione Sovietica propose nuovamente l'adozione di un programma concordato per la smilitarizzazione, la democratizzazione e la ricostruzione economica di tutta la Germania. Propose l'elezione di un governo tedesco democratico e unitario col quale giungere alla stipulazione del trattato di pace. Ma tutto fu inutile. Nel 1948 anche la zona tedesca controllata dalla Francia venne unita alla "Bizona". Nel giugno 1948 venne istituito il cosiddetto "Consiglio parlamentare" con la presidenza di Adenauer. I governi di Washington, Londra e Parigi lavorarono alacremente alla formazione del nuovo Stato. Nell'aprile 1949 approvarono lo "Statuto d'occupazione" della zona occidentale del paese col quale vennero "superati" gli accordi interalleati di Jalta, Potsdam, nonché quelli scaturiti dall'attività del Comitato di Controllo. Lo "Statuto d'occupazione" fu anche lo strumento attraverso il quale Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia esercitarono il loro diretto controllo sul governo tedesco della Repubblica Federale Tedesca, nata ufficialmente nel settembre 1949 e che sancì la separazione della Germania e del suo popolo.
Un mese dopo, nell'ottobre 1949, si costituì la Repubblica Democratica Tedesca il cui primo atto ufficiale fu l'invio a tutti i governi di una dichiarazione di fedeltà del governo di questo Stato agli accordi di Potsdam.


Peccato che Piotr non si sia ancora fatto vedere su questo thread, perchè avrebbe cose interessanti da raccontare.






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