Il
pirata è tornato.
Purtroppo torna a fare parlare di sé l'uomo che ha tentato di
brevettarci e rubarci l'intero DNA, l'individuo che sta provando a trasformare la biologia in un'
impresa privata a fini di lucro, il megalomane che ha voluto sequenziare ed analizzare il suo corredo genetico.
Sto naturalmente parlando di
Craig Venter. Se quanto ho scritto nei confronti di questo soggetto vi sembra troppo duro, continuate a leggere sotto.
Dopo il naufragio della Celera Genomics, Venter ha fondato il
Venter Institute (poteva chiamarlo diversamente?) E' di oggi
l'annuncio che la sua equipe è riuscita a trapiantare il genoma di un batterio nella cellula di un batterio dello stesso genere, ma di altra specie.
I ricercatori sostengono di avere dato inizio alla
genomica sintetica, cioè di avvicinarsi alla possibilità di creare un
genoma artificiale e quindi di
riprogrammare i batteri per svolgere funzioni utili. «E' proprio come se trasformassimo un computer Macintosh in un PC semplicemente inserendo una scheda software diversa», ha dichiarato Craig Venter.
Evidentemente i fallimenti passati non hanno insegnato la prudenza a questi signori. Se da un lato sono
scettico che l'approccio
riduzionistico di Venter possa funzionare, dal momento che l'intera
rete epigenetica di una cellula è cosa assai più complicata della
mother board di un computer, dall'altro sono piuttosto preoccupato per gli sviluppi possibili di queste tecniche.
Se infatti dovessero avere successo, i primi progetti non servirebbero certo a debellare la lebbra, ma sarebbero assai più probabilmentre finanziati dal Pentagono...
Alla fine del secolo scorso con la
Celera Genomics ha tentato di sequenziare il
genoma umano in modo da poterlo brevettare e vendere le informazioni alle aziende farmaceutiche e biotecnologiche.
Se la sua impresa
privata ha fallito in questo
arrembaggio al nostro DNA è stato grazie agli scienziati dell'università
pubblica del Maryland che sono arrivati prima di lui e pubblicando la scoperta l'hanno resa pubblica e imbrevettabile. Questa storia è raccontata brevemente in
Wikipedia ed è spiegata molto bene da
Fritjof Capra nel libro
La scienza della vita, (Milano 2002, pp 241-242)
Onore agli scienziati del Maryland che
hanno salvato la scienza come impresa pubblica ed in particoalre al giovane programmatore
James Kent che è riuscito nel miracolo di scrivere in sole quattro settimane il complesso codice software che ha permesso di ricostruire il DNA.