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  1. #1
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    Predefinito Gramsci, Un Grande Uomo

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    Nel settantesimo della morte di Antonio Gramsci, vogliamo dedicare queste poche righe alla memoria di un uomo che seppe vivere e morire per le sue idee.

    Non ci riferiamo ad Antonio, il pensatore e leader comunista, ma a suo fratello Mario dimenticato da tutti perché ebbe la sventura di vestire la camicia nera.

    Più giovane di dodici anni, Mario Gramsci aderì al fascismo al ritorno dalla prima guerra mondiale che combatté con il grado di sottotenente. A nulla valsero i tentativi del fratello Antonio di convincerlo ad abbandonare la fede fascista per aderire a quella comunista, non ci riuscirono neppure le bastonate dei compagni che lo ridussero in fin di vita.

    Fu il primo segretario federale di Varese, volontario per la guerra d’Abissinia e combattente nel ’41 in Africa settentrionale.

    Dopo l’8 Settembre ’43, quando l’Italia si svegliò col fazzoletto rosso attorno al collo e la bandierina americana in mano, Mario Gramsci, invece di gettare la sua divisa come fecero molti suoi coetanei, continuò a combattere. Ma lo fece dalla parte sbagliata, dalla parte dei perdenti. Aderì infatti alla Repubblica Sociale Italiana.

    Fatto prigioniero, fu torturato per fargli abiurare la sua fede fascista. Poi fu deportato in uno campo di concentramento in Australia dove le durissime condizioni di detenzione riservate ai militari fascisti non renitenti, cominciarono a minare la sua salute.

    Rientrò in Patria sul finire del ’45 e subito dopo morì in un ospedale di terz’ordine attorniato solo dall’affetto dei suoi cari.

    Andò sicuramente meglio al celebre fratello Antonio che quando si ammalò in carcere, a causa di una malattia contratta da adolescente, fu scarcerato e, da uomo libero, poté curarsi a spese del Regime in una famosa clinica privata.

    Non pretendiamo che Mario Gramsci sia ricordato alla stregua del fratello maggiore a cui, giustamente, sono dedicati libri e intitolate piazze - perché al di là del giudizio storico rimane un grande del novecento – ma un piccolo pensiero, crediamo, lo meriti anche lui.

    Con Mario Gramsci vogliamo onorare tutti fratelli “minori”, come il fratello di Pier Paolo Pasolini ucciso dai partigiani comunisti. Dimenticati, questi fratelli d’Italia, perché caddero dalla parte sbagliata.



    Gianfredo Ruggiero, Presidente del Circolo culturale Excalibur

  2. #2
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    per onorarli tutti assieme facciamo "piazza dei fratelli dei grandi del novecento"

  3. #3
    Celibano
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    Non conoscevo questa storia.
    Ho sentito dire che anche Sandro Pertini aveva un fratello nella RSI, vi risulta?

  4. #4
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    Il fratello del Pasolo però era un partigiano bianco, a cui il Pier Paolo era molto legato. La storia del Mario Gramsci non la conoscevo e me ne interesserò. Però l'Antonio è senza dubbio un Grande con la G maiuscola.

  5. #5
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    interessate...il titolo infatti mi preoccupava non poco

  6. #6
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    Ricorrendo in questi giorni il 70° della morte di Antonio Gramsci, si è
    tenuto a Roma con il patrocinio della Presidenza della Repubblica e con
    l'intervento diretto di Napolitano,un convegno di storici per illustrare la
    figura, l'opera e la morte del noto esponente del marxismo italiano. In quel
    contesto lo storico P. Melograni ha sfatato tutte quelle "numerose storie
    inventate" sul conto della pretesa morte di Gramsci in prigionia.
    Melograni ha infatti richiamato l'attenzione dei convenuti sul particolare
    che la scomparsa di Gramsci è avvenuta quando egli era già stato graziato
    dalla sua pena ed era anzi ospite della lussuosa clinica privata "Quisisana"
    a spese dell'allora governo fascista. A questo proposito, obietta Melograni,
    se da parte fascista si fosse mirato alla eliminazione fisica di Gramsci,
    sarebbe bastato prolungare la sua detenzione trascurando magari le
    necessarie cure mediche per stroncare il suo già gracile fisico in modo del
    tutto "naturale". Ancor più intrigante si è rivelata la relazione del prof.
    Luigi Nieddu il quale si è addirittura dichiarato convinto del fatto che
    Gramsci sia stato deliberatamente ucciso per ordine di Stalin. Il prof.
    Nieddu opina infatti che Gramsci sia stato assassinato perchè, pur essendo
    ormai libero, si rifiutava di trasferirsi in Urss come la gran parte dei
    dirigenti comunisti europei, Togliatti compreso. Era in effetti
    politicamente inconcepibile che Gramsci, in piena facoltà di scelta,
    decidesse di rimanere nell'Italia fascista anziché trasferirsi nel paradiso
    sovietico. Sostiene inoltre il prof. Nieddu, che per poter far piena luce
    sull'ultimo squarcio di vita del noto esponente marxista italiano, sarebbe
    molto utile poter recuperare almeno una settantina delle ultime lettere di
    Gramsci alla cognata Tatiana della quale si è accertato il suo ruolo di
    agente del KGB mentre resta ancora il dubbio per la moglie. Le posizioni
    antistaliniane di Gramsci, fatto del tutto fuori discussione, erano spesso
    riportate nelle sue lettere dal carcere indirizzate sia alla moglie che
    alla cognata e pare che buona parte di queste lettere finissero direttamente
    al KGB che ne informava Stalin e pare che molte di tali lettere, specie
    quelle relative al suo ultimo periodo di vita, siano state fino ad oggi
    discretamente occultate. Resta dunque il fatto che prima di morire Gramsci
    non aveva alcuna intenzione di trasferirsi in Urss anche perchè riteneva
    fondatamente che le forti pressioni al suo trasferimento nascondessero una
    presumibile trappola politica. Nell'auspicio di saperne un giorno di più
    sulle cause effettive della morte di Gramsci è comunque stabilito che,
    ucciso o meno da un per ora sconosciuto sicario ( o sicaria?), Gramsci è in
    ogni caso deceduto opponendosi al comunismo dell'epoca totalmente
    incarnato da Stalin. Del resto la scelta dell' l'Italia fascista effettuata
    da Gramsci rispetto al socialismo reale sovietico, tronca a priori ogni
    possibile obiezione in proposito. Si dà così il caso piuttosto curioso che
    dei tre fondatori del PCd.I, Gramsci, Bordiga e Bombacci, il primo sia stato
    probabilmente ucciso per aver optato di vivere in uno Stato fascista anziché
    nella patria internazionale del proletariato. Il secondo, Bordiga, dopo aver
    diretto per alcuni anni il PCd.I, si mise pure lui in contrasto con lo
    stalinismo e successivamente si rifiutò di aderire al movimento partigiano
    antifascista asserendo che un vero rivoluzionario non poteva parteggiare nè
    per l'imperialismo dell'Asse, ma neppure per quello angloamericano e nel
    dopoguerra, Bordiga dirà anche che la peggior eredità lasciata dal fascismo
    rimaneva, per lui, l'antifascismo. Per quanto concerne infine Bombacci, è
    noto a tutti che egli morì a Dongo inneggiando al socialismo e a Mussolini.
    Se finora abbiamo trattato dei massimi esponenti del marxismo italiano con
    posizioni antistaliniane, non mancano d'altra parte dirigenti comunisti già
    ligi a Stalin, che in epoche differenti hanno guardato al fascismo con vari
    gradi di simpatia. Nel 1936, in occasione della campagna etiopica che vide
    l'Italia confrontarsi anche con l'imperialismo britannico, il giornale
    comunista "Stato Operaio" edito in Francia lanciava un "Appello ai fratelli
    in camicia nera" ove si dichiarava che:" Noi comunisti facciamo nostro il
    programma fascista del 1919, che è un programma di pace e di libertà, di
    difesa degli interessi dei lavoratori e vi diciamo: lottiamo uniti per la
    realizzazione di questo programma. Fascisti della vecchia guardia! Giovani
    fascisti! Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere insieme a
    voi...Non vogliamo prestarci al gioco dell'imperialismo inglese". Firmato:
    Grieco, Longo, Dozza, Novella, Di Vittorio, Montagnana, D'Onofrio, Donini
    ecc. Da parte sua anche Togliatti da radio Mosca non mancherà d'inviare un
    altro messaggio indirizzato ai "Fratelli in camicia nera" e, lo stesso
    messaggio, verrà fatto ripubblicare dopo la guerra, stando alla
    testimonianza di Curzi, su un giornale comunista del quale purtropppo non
    viene fornita la testata (Cfr. A. Cazzullo " 8 settembre: le testimonianze
    di Tremaglia e Curzi" in "La Stampa dell'8 sett. 2003).

    Franco Morini
    Giampaolo Cufino

  7. #7
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    Come detto anche da altre parti

    il fascismo in carcere gramsci ce lo mise comunque, quindi troppo buono e bravo non lo era di certo (il fascismo)

    Sulla sua morte, vedrò di informarmi, ma sarebbe come trovare l'assassino (o meglio, il mandante) di trotsky.

  8. #8
    OLTRE LA MORTE
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Come detto anche da altre parti

    il fascismo in carcere gramsci ce lo mise comunque, quindi troppo buono e bravo non lo era di certo (il fascismo)

    Sulla sua morte, vedrò di informarmi, ma sarebbe come trovare l'assassino (o meglio, il mandante) di trotsky.
    L'assassino di Trotsky non era un certo Mercader? Chiedo perche' vado a memoria.

    Il mandante senza dubbi era lo Zar Rosso: Stalin.

  9. #9
    Dio e Po***o
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    Citazione Originariamente Scritto da are(a)zione Visualizza Messaggio
    Come detto anche da altre parti

    il fascismo in carcere gramsci ce lo mise comunque, quindi troppo buono e bravo non lo era di certo (il fascismo)

    Sulla sua morte, vedrò di informarmi, ma sarebbe come trovare l'assassino (o meglio, il mandante) di trotsky.
    sicuramente la carcerazione di Antonio Gramsci e' una brutta pagina del ventennio fascista.
    c'e' da considerare pero' che il fascismo pur essendo una dittatura ( o quasi ) non utilizzo' la magistratura ordinaria per scopi politici ( quindi non la inquino' ), ma creo' una magistratura speciale.
    nella democrazia odierna assistiamo a tentativi invero piu' ignobili, di inquinamento della stessa magistratura ordinaria, che dovrebbe applicare leggi, che non solo sono liberticide e politicizzate , ma allo stesso tempo Anti - Costituzionali.

  10. #10
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da OLTRE LA MORTE Visualizza Messaggio
    L'assassino di Trotsky non era un certo Mercader? Chiedo perche' vado a memoria.

    Il mandante senza dubbi era lo Zar Rosso: Stalin.
    Fosse così facile, non ci avrebbero scritto sopra 1000 libri, tutti contradditori l'uno con l'altro.

    A me risulta soltanto che mi hanno ucciso almeno due personaggi fondamentali del mio pensiero politico.

 

 
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