Ecco due delle famose "Lettere dal carcere"
12 sett. 27 – Caro Delio
[..] La mia posizione morale è ottima: chi mi crede un satanasso, chi mi crede quasi un santo: io non voglio fare né il martire né l’eroe. Credo di essere semplicemente un uomo medio, che ha le sue convinzioni profonde, e che non le baratta per niente al mondo. Ti potrei raccontare qualche aneddoto divertente. Nei primi mesi che ero qui a Milano, un agente di custodia mi domandò ingenuamente se era vero che io, se avessi cambiato bandiera, sarei stato ministro. Gli risposi sorridendo che ministro era un pò troppo, ma che sottosegretario alle Poste o ai Lavori Pubblici
Avrei potuto esserlo, dato che tali erano gli incarichi che nei governi si davano ai deputati sardi. [..]
Dunque, allegro e non lasciarti sommergere dall’ambiente paesano e sardo: bisogna sempre essere superiori all’ambiente in cui si vive, senza perciò disprezzarlo o credersi superiori. Capire e ragionare, non piagnucolare come donnette! Hai capito? [..]
12 ott. 31 – Carissima Tania
[..] mia madre è sarda per il padre e per la madre e la Sardegna fu unita al Piemonte solo nel 1847
dopo essere stata un feudo personale e un patrimonio dei principi piemontesi, che la ebbero in cambio della Sicilia che era troppo lontana e meno difendibile. Tuttavia la mia cultura è italiana
fondamentalmente e questo è il mio mondo: non mi sono mai accorto di essere dilaniato tra due
mondi, sebbene ciò sia stato scritto nel “Giornale d’Italia” del marzo 1920, dove in un articolo di due colonne si spiegava la mia attività politica a Torino, tra l’altro, con l’essere io sardo e non piemontese o siciliano ecc. [..]




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