Di questi tempi, ovviamente, siamo tutti impegnati nella costruzione di questo benedetto nuovo partito. Così, mentre rifletto quotidianamente su scalini, scaloni, pensioni e rapporto fra sindacato e mondo del lavoro, mi capita di girare le Feste dell'Unità, nelle quali sovente mi trovo di fronte a palchi siffatti: un diessino, un sindacalista della CGIL, un giovane diessino (Sinistra Giovanile); a volte, c'è anche qualcuno della Margherita, così, tanto per ornamento (scherzo, ovviamente, ma a volte confesso che la sensazione è quella...). Tema: i giovani e il mondo del lavoro. Urca: tema serio e spinosissimo....sul quale però il leit-motiv di queste discussioni è sempre il solito.
Prende la parola il giovane diessino, e ci racconta che in realtà il famoso "conflitto generazionale" non esiste, ché c'è un patto fra generazioni... Poi tocca al sindacalista, che ribadisce l'importanza di fare spazio ai giovani (???) e di quanto sia importante il sindacato per il mondo del lavoro. Infine, il diessino maggiore, di solito appartenente al nazionale, ci dice che insomma...il problema un po' c'è...ma che comunque...con un po' d'accortezza qua e là...Allora: devo dire, che di solito sono proprio i diessini maggiori che cercano di fare discorsi seri. Quello che mi sconforta è l'atteggiamento del sindacato, e pure quello della Sinistra Giovanile che, stando all'evidenza, è il tentativo di tenere cucito un rapporto organico con la CGIL che si sta velocemente sgretolando.
Io capisco tutto. Ma che un giovane di 23-24 anni mi venga a raccontare che il conflitto non esiste, e che ha ragione il sindacato, testimonia solo di quanta ipocrisia si ammanta la politica ogni giorno.
Io spero che il Partito Democratico vedrà i sindacati per quello che sono. Ovvero un interlocutore importante, con il quale è lecito essere d'accordo e non è un dramma non esserlo. Anzi, con il quale, specialmente in questi periodi difficili, un po' di distanza è bene marcarla.
Il sindacato è una lobby (lobby, lo ripeto, è un termine neutro: significa "gruppo di pressione"), che punta alla tutela di certi interessi. Così come fa Confindustria, o Confesercenti. Vediamo quali possono essere.
In Italia abbiamo (dati 2006) 5.566.609 iscritti alla CGIL, 4.346.952 alla CISL e 1.935.925 alla UIL. Fa 11 milioni e 839 mila quattrocentoottantasei iscritti. Sarebbe una bella fetta del mondo del lavoro, vero? Peccato che lo SPI, il sindacato pensionati CGIL, fa 2.879.511 iscritti da solo. La FNP-CISL 2.173.431. E anche la UIL, che a percentuali è quella messa meglio, ne conta comunque 552.713. In totale, 5.605.655. Il che fa circa un terzo dei pensionati italiani, che sono oltre 16 milioni.
Il resto, poco più di sei milioni di lavoratori, sono circa un quarto degli occupati italiani, che sono più o meno 23 milioni. Il tasso di disoccupazione dei giovani fra 15 e 24 anni è del 21,6%.
Adesso, sulla base di questi dati, le domande ai partecipanti al dibattito.
Al giovane diessino: come fai a dire che non c'è un conflitto? Chi paga le pensioni a chi? Chi impedisce a chi di entrare nel mondo del lavoro (cosa descritta anche nella teoria, vedi i modelli insider-outsider)?
Al sindacalista: chi rappresenti, tu? Il mondo del lavoro, o quello che non lavora più?
Infine, all'amico diessino maggiore. Prendiamo il coraggio a quattro mani. Cominciamo a intrattenere una dialettica, col sindacato. Andando (mi si consenta) riccamente in tasca a chi ci propone (sentito con queste orecchie da un dirigente nazionale CGIL) "Di continuare nel solco del secolo scorso, schierandoci dalla parte del lavoro nel conflitto fra questo e il capitale...un grande partito DI SINISTRA difende il lavoro, non l'impresa". Cominciamo a programmare un futuro per le nuove generazioni, anche prima che a preoccuparci per quelle vecchie. Altrimenti questo Paese arriverà al collasso prima di poter dire "Cigiellecisleuil".
da www.kalash.ilcannocchiale.it



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