Dal sito unicef.it
In Darfur, la parola d'ordine è ancora insicurezza
Una bambina nel campo per sfollati di Ottash, nel Sud Darfur - ©UNICEF UK/2005/Broad
Darfur (Sudan), gennaio 2006 - A tre anni dall'inizio della crisi del Darfur, la vasta regione del Sudan occidentale oggetto di un sanguinoso conflitto fra milizie filo-governative di etnia araba e popolazione locale, la situazione continua a essere molto all'insegna dell'insicurezza.
Nonostante il lento ma positivo sviluppo dei colloqui fra le fazioni in lotta sotto l'egida dell'Unione Africana, le scorrerie dei Janjaweed (formazioni militari a cavallo sostenute dal governo di Khartoum) e il banditismo diffuso ormai in quasi tutto il Darfur rendono precarie le condizioni di sicurezza dei civili, persino all'interno dei campi profughi.
Negli ultimi mesi si sono moltiplicati i casi di aggressioni a donne e bambini che si sono avventurati fuori dai campi per raccogliere legna, stupri, ferimenti e uccisioni di operatori umanitari e civili impegnati nelle operazioni di soccorso, persino assalti e saccheggi di ospedali. In alcuni campi vige un rigido coprifuoco notturno.
Oltre un milione di bambini tagliati fuori dagli aiuti
Secondo un recente rapporto dell'UNICEF, oltre un milione di bambini del Darfur non vengono raggiunti dagli aiuti, principalmente per ragioni connesse all'insicurezza delle vie di comunicazione.
Dal rapporto emerge con chiarezza che l'economia della regione è in gravissima crisi, circostanza che rende ancora più vitali gli aiuti umanitari, e che le condizioni di vita stanno peggiorando anche all'interno delle comunità che circondano i campi per sfollati. Anche il tradizionale lavoro nei campi è spesso impedito dal clima di terrore generato dai banditi.
Secondo la definizione utilizzata dall'UNICEF, il Darfur è ormai divenuto un "ghetto", in cui i membri delle comunità non osano uscire dai limiti del proprio territorio.
La sicurezza dei bambini di questa regione dipende ormai dall'esito dei negoziati di pace in corso ad Abuja (Nigeria).
"Gli sforzi per alleviare le sofferenze della popolazione del Darfur hanno portato a un netto miglioramento rispetto alla situazione del 2004" riferisce Ted Chaiban, Rappresentante UNICEF in Sudan.
"Tuttavia, la persistente instabilità politica è una seria minaccia alla speranza di garantire ai bambini un futuro sereno. I partecipanti al processo di pace in corso ad Abuja dovranno prendersi le loro responsabilità anche da questo punto di vista."
Tre milioni di bambini ostaggi della guerra
Ogni giorno, oltre 3 milioni di bambini in Darfur subiscono le conseguenze del conflitto armato in corso.
Malnutrizione, malattie e abusi sono i loro principali nemici. Nonostante le difficoltà, l'UNICEF e le altre organizzazioni umanitarie impegnate nell'area riescono a garantire assistenza e servizi sociali di base a 1,75 milioni di bambini che vivono nei campi di accoglienza e nelle città vicine.
Nei campi, il tasso di mortalità infantile è sceso sotto la soglia di allarme (questo crudo indicatore è fissato dagli esperti quando si hanno 0,79 decessi quotidiani ogni 10.000 bambini). Anche il tasso di malnutrizione è quasi dimezzato rispetto al 2004 (dal 21,8 all'11,9%).
Il problema ora è di come fare a raggiungere anche quegli 1,25 milioni di bambini che rimangono tagliati fuori dagli aiuti a causa dei pericoli che incombono, in alcune zone, anche sugli operatori umanitari e sul personale civile da loro assoldato.
"I bambini del Darfur meritano lo stesso premio - ossia, la pace - che è stato finalmente offerto ai bambini del Sud Sudan [l'altra regione del paese tormentata per ben 21 anni da un conflitto che si è concluso soltanto nel maggio 2004]" conclude Ted Chaiban. "L'esito positivo dei negoziati di Abuja è la pietra su cui fondare la pace per questa regione".
Il tuo aiuto per i bambini del Darfur
L'UNICEF è impegnato in Darfur in una difficile ed estesa azione di assistenza all'infanzia nei settori della sanità, della nutrizione, dell'istruzione e della protezione dell'infanzia.
Sin dall'inizio della crisi l'UNICEF è in prima linea nell'assistenza umanitaria alla popolazione del Darfur, in cooperazione con le altre agenzie ONU, con 39 Organizzazioni non governative e con le autorità locali.
Lo staff UNICEF, attualmente composto da 108 operatori (di cui 39 internazionali) è distribuito in varie sedi operative in Darfur occidentale, settentrionale e meridionale.
Dei 125 milioni di dollari necessari per la realizzazione dei programmi previsti per il 2005 e richiesti in un appello alla comunità internazionale, soltanto 56 sono effettivamente pervenuti. Grazie alla generosità dei suoi donatori, l'UNICEF Italia ha contribuito ai programmi in Darfur con oltre 1 milione di dollari nell'anno appena trascorso.
Anche tu puoi fare oggi stesso un gesto che contribuisce a salvare una vita:
- con carta di credito, effettuando una donazione on line o telefonando all Numero Verde gratuito UNICEF: 800-745.000 con un versamento sul conto corrente postale n. 745.000, intestato all'UNICEF Italia, causale "Emergenza Darfur"
- con un bonifico bancario sul c/c n. 000.000.510051, intestato all'UNICEF Italia, presso Banca Popolare Etica, CIN "R", ABI 05018, CAB 03200, causale "Emergenza Darfur"
- effettuando una donazione presso una delle sedi dei Comitati regionali e provinciali dell'UNICEF in tutte le principali città italiane
Leggi lo speciale sull'emergenza in Sudan.
Per conoscere la condizione dell'infanzia in Sudan e l'azione dell'UNICEF


Una bambina nel campo per sfollati di Ottash, nel Sud Darfur - ©UNICEF UK/2005/Broad 
Rispondi Citando




