Fino agli settanta si svolgevano nel mese di maggio le rogazioni; una sorta di processione che si faceva di primo mattino, lungo i viottoli dei campi, tra i filari delle viti o di altre coltivazioni che permettevano il passaggio del gruppo di fedeli accompagnati dal sacerdote.
Si recitavano speciali preghiere, si cantavano inni sacri a protezione e tutela dei raccolti e delle messi affinché il Buon Dio tenesse lontane la grandine, la siccità e ogni altra possibile calamità naturale.
La mattiniera processione passando vicino alle fattorie e alle case coloniche, si fermava per dar modo al prete di benedire le croci che sarebbero poi state piantate negli angoli dei campi e dei vigneti.
Tutto avveniva nell’ambito di una campagna veneta ancora integra, piena di colori e profumi inebrianti, non ancora aggredita dal cemento e dall’asfalto che nel giro di pochi anni l’avrebbe resa moribonda e irriconoscibile.
Sembrano passati secoli, eppure solo pochi decenni ci separano da quella che fu una terra verde e rigogliosa, abitata da una società contadina profondamente religiosa, legata alle proprie tradizioni, consuetudini e riti che spesso diventavano poesia allo stato puro, sempre e comunque con i ritmi imposti dal lavoro nei campi.
Ora tutto questo è soltanto uno struggente ricordo; è rimasto soltanto il rito della benedizione delle croci (ogni anno sempre di meno), che avviene in occasione della santa messa celebrata in una sera di maggio nel cortile di una casa della contrada.
Ho presenziato l’altra sera al sacro rito e mi è particolarmente piaciuta la preghiera che ha preceduto la benedizione delle poche croci disposte vicino all’improvvisato altare.
La riporto a beneficio di chi si riconosce ancora nei tradizionali valori di quel Veneto antico e per ottenere qualche testimonianza di quelle stupende manifestazioni di fede.
ROGAZIONI
Noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie,
Dio di bontà infinita,
per i grandi segni del tuo amore
profusi nel corso dei secoli sulle generazioni umane
che hanno edificato questa nostra casa comune.
Per tua grazia, Signore,
i nostri antichi padri
dissodarono palmo a palmo questa cara terra
e la resero fertile e ospitale.
Essi appresero da te, o divino Seminatore,
la difficile arte di seminare in solchi di pazienza
per mietere nella gioia;
e alla scuola del Vangelo
vissero i drammi e i travagli della vita contadina
come una parabola della croce e del regno.
Con il tuo aiuto, Signore,
fa fiorita questa piccola patria campestre,
sostenuta dai valori della fede
e da un istinto tenace di giustizia e di libertà.
Guarda benigno, o Padre,
le nostre campagne (gli oliveti, ... i boschi);
dona alle zolle assetate il refrigerio della pioggia,
alle nostre famiglie l'armonia e la pace;
allontana il flagello delle tempeste
e fa' che nel tranquillo svolgersi delle stagioni
sia fecondato e rimunerato l'impegno quotidiano
per il benessere della nostra gente
e di tutti gli uomini.
Circonda del tuo amore i lavoratori della terra;
fa' che non si estingua nelle nuove generazioni
la luce della tua verità e il dono della tua grazia;
resti vivo e coerente
il senso dell'onestà e della generosità,
la concordia operosa,
l'attenzione ai piccoli, agli anziani e ai sofferenti,
l'apertura verso l'umanità
che in ogni parte del mondo soffre, lotta e spera,
perché non manchi mai ad ogni uomo,
la casa, il pane e il lavoro.
Intercedano per noi la Vergine Maria
(invocata sotto il titolo di ....)
e tutti i testimoni di Cristo
i cui nomi sono nel libro della vita.
Risplenda la luce del tuo volto, o Padre,
sulle case e sui campi
e la tua benedizione ci accompagni
nel tempo della semina e del raccolto,
della mietitura e della vendemmia;
fa' che al termine dei nostri giorni
possiamo ricevere dalle tue mani
il frutto delle opere buone compiute nel tuo nome
Per Cristo nostro avvocato e mediatore
che ascende accanto a te nella gloria,
e vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.
Quindi il ministro può aspergere i presenti e il luogo
(o verso il luogo) dicendo queste parole o altre simili:
Ravviva in noi Signore,
nel segno di questa santa aspersione
in ricordo delle nostre origini dall’acqua e dallo Spirito Santo, nell’attesa dei cieli nuovi e della terra nuova.




Rispondi Citando
