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Discussione: Evola citato

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    Arrow Evola citato

    Evola citato
    di Maurizio Murelli

    Nell'arco di un mese ho ricevuto una trentina di e-mail riguardo a Evola (dal momento che me ne sono occupato e me ne sto occupando). Molte di esse hanno un minimo comune denominatore e fanno riferimento a dibattiti in corso su vari siti che io non seguo (non ce la faccio ad occuparmi d'altro oltre a quello di cui mi sto già occupando... mi piacerebbe ma non ce la faccio proprio).
    Da quanto mi viene riportato si conferma la caduta in disgrazia di Evola presso l'area variamente definita e composta (so che si litiga e discute sulla definizione: destra/fascista/neofascista/estrema destra/destra radicale...): comunque sia e comunque la si pensi ovunque il Barone è in calo di popolarità. Questo ci può stare e io personalmente me lo spiego molto bene. Ci sta meno il messaggio che qualcuno pare stia lanciando. La premessa di costoro è sempre la stessa: "ho letto Evola che ho incontrato da giovane ma poi sono andato oltre". Quasi sempre questo oltre sarebbe rappresentato dalla dimensione dell'Anarca là dove si è "legge a sé stessi", oltre il bene e il male, si determina soggettivamente ciò che è giusto e ciò che non lo è. I princìpi sono sub-ordinati ad una sorta di decisionismo faustiano sulla scorta di una conseguita libertà... (sulla base di cosa venga stabilito questo è un misterio tanto più che questa individuale comvinzione poi non ha riconoscimenti... nemmeno di tipo élitario). S'avanza l'etica del "libero arbitrio" (ma è mai esistito un arbitro "libero"?, cioè non subordinato ad una regola/regolamento?) a fronte dell'etica del valore e del principio. Per certi versi anche questo ci potrebbe stare. A voler fuggire dalla modernità oltre all'uomo che si richiama alla Tradizione ci sono diversi "tipi umani": il Nichilista, il Cacciatore, l'Avventuriero, l'Anarca... Non ho lezioni da dare e men che meno punteggi da assegnare ai vari "tipi umani" qui elencati. Mi limito solo a mettere in guardia - sopra tutto i più giovani - dal considerare in ambito politico (e quindi a qualsiasi livello dentro quel che resta dell'"area") chi fa del soggettivismo senza limiti la propria base di partenza. C'è un pensiero che vien giù da Nietzsche e passa attraverso Heidegger (il cui senso per altro non è sconosciuto alla sapienza greca o a quella indù, a quella confuciana o a quella zen) e che Evola ha magistralmente affrontato (anche sistematizzato nelle elaborazioni dedicate alla "Via della Mano Sinistra" con il richiamo all'apologo per cui "se il cardine è forte la porta può anche sbattere") che è di una pericolosià estrema. Introduce ad una sorta di relativismo empirico che incenerisce.
    Mi è stato riferito in una di queste e-mail che in uno stesso luogo di discussione si ragiona attorno alla costruzione di un unico soggetto politico basato sulla riproposta della dottrina fascista e parimenti si suggerisce di agire senza porsi domande per valutare in seguito se si è sbagliato oppure no. Se questo corrisponde al vero (e il mio corrispondente non ha equivocato) siamo davanti a qualcosa di molto grave e pericoloso. Non può essere che l'aderente ad una comunità che vuole essere politica (o metapolitica) decida motu proprio il tipo d'azione da compiere e dopo averla portata a termine da solo valuti pure se era giusta o sbagliata. E non può essere che si suggerisca l'idea che ad ostacolare questo percorso sia il pensiero di Evola mentre quello nietzscheano lo autorizzerebbe.
    Credo che non siano pochi gli intellettuali che hanno letto e studiato Evola e poi ne abbiano travisato completamente l'insegnamento (basti pensare che Marcello Veneziani si è laureato con una tesi su Evola... intellettualmente stupido non lo è, quanto al resto ognuno valuti da solo). Evola non dice nulla di "originale": piuttosto è un testimone dell'"originarietà" di una certa visione del mondo e dell'uomo detta appunto "tradizionale". Come tutti i testimoni la sua prospettiva può anche essere oggetto di critica e dibattito, di studio e conversazione. E c'è anche la possibilità di essere in linea con il tipo umano definito da Evola senza neppure leggere un rigo di quel che ha scritto Evola, ma questo non autorizza nessuno, sopra tutto vantando una conoscenza dell'essenza del pensiero (che in tutta evidenza non c'è) ad indicarlo come "incapacitante" e in antitesi rispetto al superiore concetto di libertà. Grazie agli dèi Evola non è per tutti e spesso non corrisponde proprio a chi maggiormente lo ha letto. Sopra tutto non è pane per chi pone sé stesso come principio e valore, non è pane per chi non è capace di una disciplina interiore che si invera poi nei comportamenti. C'è etica quando c'è "etnia" (comunitaria razza dello spirito) e persino l'Anarca, per essere tale, è sub-ordinato, non alla Regola ma alla Norma. Di fatto esser liberi non significa fare ciò che vuole l'istinto, e l'agire per l'agire non è roba neppure per la bestia... È libero solo colui che è in grado di aderire fedelmente ai principi che lo trascendono e che ha riconosciuto come tali. Se, per esempio, ha valore la fedeltà o l'onore non è certamente libero chi avendoli evocati poi li disattende. Si dovrebbe riflettere, sempre ad esempio, sul perché dell'esistenza della guerra ritualizzata (o del duello) e perché quando l'uomo non fa la guerra GIOCA e il gioco per esser tale ha base nella regola e nella norma non scritta (oggi volgare "spirito sportivo")... E si dovrebbe ben riflettere su tante altre cose prima di indurre i giovani (direttamente o indirettamente) a ritornare alla dicotomia anni 1970 Evola o Nietzsche, ordine e gerarchia (in sé e per sé) piuttosto che "spontaneismo" armato o disarmato che sia.
    Essere liberi significa sopra tutto poter corrispondere alla propria natura e non sono certo tutte le biblioteche di questo mondo a fare la differenza tra l'Uomo Libero (che corrisponde alla Tradizione) e il liberto fuggito (o che tenta di fuggire) dal manicomio della modernità. Cultura significa coltivarsi ma ci sono vari modi. C'è la possibilità che coltivando il cuore si renda fertile l'intelletto e di dura tempra l'anima, oppure c'è la possibilità che coltivando l'intelletto (pre-scindendo dai principi e valori) si rendano fertili gli istinti avviandosi con ciò sulla strada dell'ipertrofia dell'io.
    In questo momento in cui l'ambiente ("politico"-ideologico-cameratesco) è polverizzato dove non c'è più né alto né basso e in cui l'attrito tra fazioni (e individui) è massimo, secondo me, è certamente il momento in cui c'è più bisogno di Evola (che è ben altro rispetto a quello descritto da chi oggi lo rinnega... o lo ha superato - modestamente eh!?) piuttosto che di altri (che pure sono indispensabili).
    Io spero che i più anziani e quelli che hanno una qualche ascendenza sui giovani, al di là di tutte le insanabili divisioni e incomprensioni, mettano un sicuro paletto tra chi spinge per la soggettività e la sperimentazione empirica e chi no. Il vaneggiamento attorno alla "libertà del superuomo" (ovviamente tutti si sentono superuomini) non può lasciare indiffrenti. La posta in gioco è alta.

    AGGIORNAMENTO
    Questa comunicazione era qui nel sito da meno di tre ore che subito mi sono arrivate diverse e-mail con richiesta di specificare, andare a fondo, sviluppare. Prima di tutto mi stupisco di quanta gente in un afoso sabato di luglio entra in "Orionlibri" persino di pomeriggio: io davanti alla tastiera in questo momento ci sono per forza di causa maggiore ma sinceramente avrei preferito esser sperso su per i ghiacciai. Comunque sono onorato e ringrazio tutti.
    Vorrei però avvertire che l'argomento di cui sopra oltre a mille altri è oggetto del mio "compito per l'estate", il preannunciato libro "Intervista sul neofascismo" che spero di stampare a settembre-ottobre. Dal momento che su Evola, Nietzsche, manifesti politici, ambiente, area etc. mi sono state fatte tante domande avrò modo di dare risposte. Prego i miei interlocutori di avere pazienza. Qui non ho potuto che essere telegrafico. Sono intervenuto anticipando un tema perché se le cose stanno come mi vengono raccontate - cioè sono stati miscelati due differenti piani e mjesso in correlazione due diversi universi senza nessuna cautela - significa che siamo davanti ad un'enormità che è meglio prender subito di petto. Grazie anora per l'attenzione.

    ....

    Avevo segnalato qui, prima della pausa estiva, la distorsione in atto del pensiero evoliano e promesso di ritornarci, in particolare per rispondere ad alcuni giovani che mi hanno interpellato in proposito. Sono veramente invalidanti il pensiero e la dottrina evoliana?
    A questi giovani vorrei rispondere con il lavoro sui DVD dedicati a Evola, perché il linguaggio filmico oggi è il linguaggio più idoneo per introdurre ad un mondo complesso e variegato come quello evoliano, in cui l'essenza si coglie solo dopo molti anni di paziente studio e pratica. Ma i giovani non sono (giustamente) pazienti e il mio lavoro richiede tempo, molto tempo. Quindi, tanto per cominciare e non venir meno alla promessa, faccio mie le parole che lo stesso Evola dedicò negli anni '50 ai giovani. A quel tempo lui aveva l'età che ho io oggi.

    «È inutile crearsi illusioni con le chimere di un qualsiasi ottimismo: noi oggi ci troviamo alla fine di un ciclo. Già da secoli, prima insensibilmente, poi col moto di una massa che frana, processi molteplici hanno distrutto in Occidente ogni ordinamento normale e legittimo degli uomini, hanno falsato ogni più alta concezione del vivere, dell'agire, del conoscere e del combattere. (...)
    Ciò che solo conta è questo: noi oggi ci troviamo in mezzo ad un mondo di rovine. Il problema da porsi è: esistono ancora uomini in piedi in mezzo alle rovine? E che cosa debbono, che cosa possono essi ancora fare?

    Un tale problema va invero di là dagli schieramenti di ieri, essendo chiaro che vincitori e vinti si trovano ormai su di uno stesso piano e che l'unico risultato della seconda guerra mondiale è stato di ridurre l'Europa ad oggetto di potenze e di interessi extraeuropei. Devesi riconoscere poi che la devastazione che abbiamo d'intorno è di carattere soprattutto morale. (...) il cedimento del carattere e di ogni vera dignità, il marasma ideologico, la prevalenza dei più bassi interessi, il vivere alla giornata, stanno a caratterizzare, in genere, l'uomo del dopoguerra. Riconoscere questo, significa anche riconoscere che il problema primo, base di ogni altro, è di carattere interno: rialzarsi, risorgere interiormente, darsi una forma, creare in sé stessi un ordine e una dirittura. Nulla ha imparato dalle lezioni del recente passato chi si illude, oggi, circa la possibilità di una lotta puramente politica e circa il potere dell'una o dell'altra formula o sistema, cui non faccia da precisa controparte una nuova qualità umana. (...) La misura di ciò che può esser ancora salvato dipende invece dall'esistenza, o meno, di uomini che ci siano dinanzi non per predicare formule, ma per esser esempi, non andando incontro alla demagogia e al materialismo delle masse, ma per ridestare forme diverse di sensibilità e di interesse. Partendo da ciò che può ancora sussistere fra le rovine, ricostruire lentamente un uomo nuovo da animare mediante un determinato spirito e una adeguata visione della vita, da fortificare mediante l'aderenza ferrea a dati principii - ecco il vero problema.

    Come spirito, esiste qualcosa che può servir già da traccia alle forze della resistenza e del risollevamento: è lo spirito legionario. È l'abitudine di chi seppe scegliere la vita più dura, di chi seppe combattere anche sapendo che la battaglia era materialmente perduta, di chi seppe convalidare le parole dell'antica saga:

    «Fedeltà è più forte del fuoco»

    ed attraverso cui si affermò l'idea tradizionale, che è il senso dell'onore o dell'onta - non piccole misure tratte da piccole morali - ciò che crea una differenza sostanziale, esistenziale fra gli esseri, quasi come fra una razza e un'altra razza.
    (...) Queste forme dello spirito possono essere le basi di una nuova unità. L'essenziale è di assumerle, di applicarle e di estenderle dal tempo di guerra al tempo di pace, di questa pace soprattutto, che è solo una battuta di arresto e un disordine malamente contenuto - a che si determini una discriminazione e un nuovo schieramento. Ciò deve avvenire in termini assai più essenziali di quel che non sia un "partito", il quale può essere solo uno strumento contingente in vista di date lotte politiche; in termini più essenziali perfino che non come un semplice "movimento", se per "movimento" s'intende solo un fenomeno di masse e di aggregazione, un fenomeno quantitativo più che qualitativo, basato più su fattori emotivi che non di severa, chiara aderenza ad un'idea (...). Lo "stile" che deve quadagnar risalto è quello di chi si tiene sulle posizioni di fedeltà a se stesso e ad un'idea, in una raccolta intensità, in una repulsione per ogni compromesso, in un impegno totale che si deve manifestare non solo nella lotta politica, ma anche in ogni espressione dell'esistenza: nelle fabbriche, nei laboratori, nelle università, nelle strade, nella stessa vita personale degli affetti. Si deve giungere al punto, che il tipo, di cui parliamo, e che deve esser la sostanza cellulare del nostro schieramento, sia ben riconoscibile, inconfondibile, differenziato, e possa dirsi: "È uno che agisce come uomo del movimento"».

    È così che comincia "Orientamenti", libretto di imprescindibile lettura per ogni giovane (la versione curata dalle Edizioni di Ar è quella che ci sentiamo di caldeggiare, anche per l'importante 'Corollario') e che già in queste poche righe smentisce quanti vogliono Evola arroccato. Il punto è che è troppo facile lisciare il pelo alle iconografie fasciste e naziste facendosi forti di altrui storie e battaglie nel tentativo di elevarsi agli onori, mentre è decisamente meno semplice lavorarsi sul piano etico-spirituale per essere il tipo d'uomo indicato da Evola.
    È l'orrore per la fatica della palestra a far gridare che la ginnastica fa male. Vale per il fisico, vale per lo spirito. Evola è impegnativo, non è per tutti, come già detto. Esistono alternative dignitose. Può anche essere che ci sia di molto meglio, di certo a questo "molto meglio" non si fa onore denigrando l'insegnamento evoliano.

    http://www.orionlibri.com/index.php?...owbyid&idn=155
    http://www.orionlibri.com/index.php?sezione=home
    http://www.orionlibri.com/index.php?page=orion

  2. #2
    Vittima del kali yuga
    Data Registrazione
    25 Feb 2006
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    Il desiderio, è come un fuoco insaziabile. Grazie alla barca della conoscenza certamente varcherai tutto l'oceano del male (b. gità)
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    ottimo. Ora lo riporto nel thread dedicato a Evola sul forum orientale

 

 

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